Blog di un comunista senza tessera

mercoledì, 25 gennaio 2012

Per il Partito Comunista

partito comunista,csp,sinistra popolareIn occasione del 91 anniversario della fondazione del Partito Comunista d'Italia ad opera di Gramsci e Bordiga, un partito di tipo nuovo, nato sulla scia della Rivoluzione Bolscevica del 1917, a Roma si è svolto un partecipato Incontro Internazionale organizzato dal partito Comunisti-Sinistra Popolare, con il Partito Comunista di Grecia (KKE) avanguardia della lotta di classe a livello nazionale ed europeo, il Partito Comunista dei Popoli di Spagna(PCPE) un partito a "sinistra" del PCE di cui contesta la sua linea eurocomunista, revisionista e riformista, ed infine l'Unione Comunisti Rivoluzionari di Francia (UCRF) anch'esso posizionato a "sinistra" del PCF di cui contesta la linea opportunistica e socialdemocratica.

Il Comitato Centrale svolto la mattina, ha votato all'unamità la decisione del cambio del simbolo del partito con la dicitura PARTITO COMUNISTA, trasformando così il nome del Partito in CSP-Partito Comunista. Una decisione frutto di un percorso politico iniziato fin dal primo congresso in contrapposizione netta contro qualsiasi forma di sinistra opportunista e subordinata alle politiche capitaliste, considerando il sistema imperante imposto dal grande capitale statunitense ed europeo irriformambile anzi sistematicante diretto ad attaccare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e delle classi popolari, fino al loro annientamento, allo scopo di massimizzare i profitti ed il controllo politico. Le parole d'ordini lanciate da mesi dal CSP-Partito Comunista sono "No all'UE, No alla Nato, per il Socialismo", è stato il primo partito in Italia ad avanzare la proposta della cancellazione unilaterale del debito cossidetto pubblico e di uscire dall'Unione Europea e dal sistema monetario unico dell'Euro. Il cambio del nome in Partito Comunista, rappresenta un punto fondamentale nel processo di riorganizzazione dei Comunisti d'Italia, dopo i disastrosi anni della gestione politica ed ideologica di Rifondazione Comunista seguita all'ultimo atto della dissoluzione del più grande Partito Comunista nel mondo capitalista, ad opera dell'azione revisionista dell'eurocomunismo, dei miglioristi di destra, fino per l'appunto all'ultimo atto di formale scioglimento ad opera di Occhetto. Il Csp-Partito Comunista, fin dai suoi primi passi, si è costituito con l'intento di costruire una forza politica comunista e marxista leninista, che persegua unicamente gli interessi della classe operaia e delle masse lavoratrici italiane in netta contrapposizione con le forze politiche e sociali della borghesia italiana, che esse siano di destra di centro o di "sinistra", oggi tutte a sostegno del governo "tecnico" Monti, che come sottolineato in apertura dal segretario Rizzo è "il peggior governo politico di sempre" che risponde solo ai centri di potere oligarchico finanziario e imperialisti che lo hanno incaricato di questo ruolo esecutivo; in contrapposizione anche a questa "sinistra radicale" subalterna al centrosinistra e conciliatrice con i desideri del capitalismo e della classe borghese.

La linea politica stabilita nel corso del Comitato Centrale è sintetizzata nello slogan "No a Monti, UE e Nato per il socialismo", prevede in linea con l'analisi marxista leninista comune agli altri partiti comunisti interventui all'Incontro, l'Uscita dall'Ue e dall'Euro, il ripristino della sovranità nazionale e monetaria, l'internazionalismo tra i popoli ed il sostegno ai popoli minacciati ed attaccati dall'imperialismo Usa-Nato (su tutti la Siria e l'Iran, ma anche la Corea del Nord e Cuba i cui rappresentanti erano presenti all'incontro lungamente applauditi dai presenti), l'opposizione ad ogni governo borghese ed imperialista, la costituzione del Fronte Unico dei Lavoratori per il Socialismo che unisca in un unico grande movimento popolare trasversale all'appartenenza politica e sindacale ogni categoria lavorativa; operaio, contadino, trasporto pubblico, taxista, benzinaio, lavoratore marittimo, vittime del sistema capitalistico dominato dai monopoli euroatlantici e dall'oligarchia finanziaria. Come sottolineato dal segretario Marco Rizzo "conta di più essere alla testa di movimenti come quello dei forcono che avere 20 deputati in parlamento", solo così possono esser modificati i rapporti di forza esistenti. Questo modello di organizzazione della lotta nell'attuale fase del capitalismo, è rappresentato dal PAME in Grecia con l'avanguardia politica del Partito Comunista Greco (KKE), che da anni lavora tra le masse e nei posti di lavoro per realizzare una tale alleanza sociale da contrappore alle opportuniste alleanze tra partiti in vista delle elezioni borghesi. Un simile progetto è presente anche in Spagna, con la costituzione dei Comitati d'Unità Operaia con all'avanguardia il PCPE. Anche in Italia, quindi, il CSP-Partito Comunista in questo anno "determinante" persegue questo obiettivo della costruzione del FUL (Fronte Unito dei Lavoratori).

Lo slogan scelto per la campagna tesseramento del 2012 "NON C'E' VITTORIA NON C'E' CONQUISTA SENZA UN VERO PARTITO COMUNISTA", che fa seguito al richiamo dello scorso anno di Y.Gagarin, per testimoniare anche nell'immagine la propria appartenenza alla storia del socialismo sovietico e a quello che fu il primo assalto al cielo del proletariato internazionale. Presenza nelle lotte, locali e nazionali, piccole e grandi, radicamento nei territori, costruzione del Partito Comunista saldo ideologicamente e fedele al marxismo leninismo, unico strumento d'analisi e d'azione capace di sconfiggere il sistema borghese e capitalista. Un anno decisivo per la lotta di classe nazionale ed internazionale, che richiede il protagonismo delle masse popolari e lavoratrici e la forte guida del Partito Comunista leninista rivoluzionario.

Sito Nazionale: http://www.comunistisinistrapopolare.com/

Resoconto della giornata del 21 Gennaio 2012: http://www.comunistisinistrapopolare.com/?p=2444

Programma Politico: http://www.comunistisinistrapopolare.com/?page_id=2257

A disposizione per adesioni o informazioni per gli interessati della provincia di Messina.

E' il Capitalismo da Licenziare!!!

401606_278404405555364_100001574203223_799138_1141950632_n.jpgLa crisi strutturale del capitalismo si approfondisce ed impone ai lavoratori un alto livello di peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita. Dalla Grecia, al Portogallo, alla Spagna, ai paesi dell'ex blocco socialista, come in Italia, è in atto un attacco generale contro le conquiste sociali strappati con dure lotte sociali e politiche negli anni precedenti, quando i rapporti di forza garantiti dal blocco socialista e dalla forte azione della classe operaia, obbligavano i capitalisti a delle concessioni; lo stato sociale, che è stato l'illusione di una conquista duratura ed un bloccare ogni processo rivoluzionario in Occidente.

La crisi internazionale del capitalismo rende le oligarchie finanziarie, industriali e militari, ancora più autoritarie e bellicose nella loro corsa ai profitti ed al controllo, lo sfruttamento ed il dominio di nazioni da sottomettere alla loro sfera d'influenza. I regimi "democratici" bipolaristi (costituiti da due grandi poli centrodestra e centrosinistra, come da modello imposto dagli Usa) in tutta Europa assolvono al compito di applicare leggi e misure anti-popolari che servono a conservare privileggi e profitti della classe dominante al potere, perseguendo nei diktat imposti dal FMI, dalla BCE, dal WTO, tutti organismi sovranazionali globali e totalitari che hanno cancellato ogni sovranità nazionale a governi e parlamenti che si confermano semplicemente come dei comitati d'affari, in cui la tanta celebrata democrazia liberale è in realtà una dittatura della classe dominante e dei monopoli bancari, finanziari ed industriali. In Italia ed in Grecia sono stati imposti governi di diretta emanazione dei centri di potere imperialisti e dell'oligarchia finanziaria.

Negli ultimi vent'anni almeno, abbiamo assistito gradino dopo gradino ad un progressivo e costante peggioramento delle condizioni di lavoro, dei salari e sociali dei lavoratori, con la compiacenza attiva della socialdemocrazia e dei sindacati ad essa collegati della condederazione Sindacale Internazionale (di cui fan parte la triade CGIL-CISL e UIL). Oggi le cifre nella sola Italia, dicono che sono più di 2 milioni di persone più del 30% della popolazione giovanile è senza lavoro, a cui vanno aggiunti i sotto-occupati ed i cassaintegrati. La grande maggioranza dei giovani occupati è precario, senza tutele e con un salario inferiore. Un disoccupato al giorno si toglie la vita, più di 3 lavoratori al giorno perdono la vita sul lavoro. Negli ultimi dieci anni c'è stata un impennata del 108% negli sfratti per morosità, che riguardano nella maggioranza dei casi, operai, giovani e pensionati, ma nell'ultimo periodo riguarda anche artigiani e piccoli commercianti. Licenziamenti, delocalizzazioni, sfruttamento di manodopera a basso costo e concorrenziale, perdita di diritti e tutele, l'ultimo attacco alle pensioni (dopo una lunga serie di controriforme), numerose piccole attività costrette a chiudere, sono il concreto risultato delle spietate leggi del mercato e del potere dei grandi monopoli "multinazionali" (cossidetti multinazionali ma che hanno le loro radice in una ristretta cerchia di stati, gli Usa su tutti).

Si inaspriscono, altresi, le contraddizioni inter-imperialiste, con la perdita di egemonia da parte degli Usa, che rischiano di esser superati dall'ascesa della Cina, che costringono gli Usa ad inasprire la sua attività militare e di controllo, volta contro la Cina, i suoi alleati e le sue fonti energetiche. Tutte le misure "tecniche" che vengono ratificate dai parlamenti, servono a scaricare sui lavoratori i costi della crisi e gli interessi del cossidetto debito pubblico (che tramite le agenze di rating, salgono e rappresentano un cappio al collo delle nazioni dominate e subalterne), in larga parte posseduto da quei monopoli bancari e finanziari che agiscono "sul mercato" e sulla "fiducia" (tutte parole usate dalla dottrina mediatica dominante); si obbligano così gli stati a privatizzare ed a smantellare il proprio patrimonio, i servizi pubblici, il sistema pensionistico ecc..., convincendo della bontà e della necessità di tali misure con lo spettro del fallimento e della miseria, con una forte azione dei media. In realtà si rafforzano il capitale monopolistico e si estende il potere economico e finanziario dei grandi gruppi bancari e finanziari.

Le liberlizzazioni (in particolare, taxisti, benzinai ed edicolanti) si inseriscono nello stesso contesto; sconfitta, divisa ed incastrata la classe operaia come soggetto sociale in grado di esprimere un blocco sociale resistente ed alternativo, il capitalismo globale e monopolista vuol introdurre in tutti i settori le leggi del mercato e la concorrenza tra lavoratori. Solo tra lavoratori, in quanto ogni settore liberalizzato finisce in mano alle grandi aziende e multinazionali(altro che concorrenza ed abbassamento dei costi al consumatore). Dopo l'eliminazione delle barriere degli stati nella corsa al mercato unico(pochi Stati ancora resistono e vengono calunniati ed attaccati militarmente), l'imposizione a livello globale delle leggi funzionali all'arricchimento delle multinazionali, all'espropriazione delle risorse naturali, la sconfitta (momentanea) dei paesi anti-imperialisti e socialisti, l'imposizione di una società ed un modello consumista, la classe operaia divisa e schiacciata ed illusa dal "sogno americano", ogni "barriera" che il capitale monopolistico ed oligarchico si trova davanti verrà distrutta.

Il movimento siciliano che unisce gli autotrasportatori, gli agricoltori ed i lavoratori marittimi, rappresenta proprio l'esplodere delle contraddizioni del sistema capitalistico dominato dall'oligarchia finanziaria e dai monopoli euro-atlantici, che schiaccia i piccoli produttori, l'agricoltura locale, causa l'aumento dei costi e dei prezzi, ed il peggioramento delle condizioni di lavoro e l'esistenza di molti settori. A differenza dei finti movimenti come il "popolo viola", ha una base popolare ed un piano di rivendicazione vero, che parte dal lavoro e dalle necessità concrete delle masse popolari. Ciò che accusano è difatti, l'aumento del costo del gasolio, delle autostrade, il monopolio della grande distribuzione, le imposizioni di regolamenti da parte dell'UE. La piccola produzione e distribuzione, viene difatti schiacciata dai grossi monopoli dei settori e dalla globalizzazione. I prodotti locali dell'agricoltura, subiscono la concorrenza di prodotti a minor costo prodotti e distribuiti su larga scala da questi monopoli, che conquistano i mercati e ne traggono il massimo profitto, a discapito della piccola produzione e distribuzione. Questo modo di produzione, più che mai putrescente e parassita, è incapace di soddisfare anche i bisogni primari dell'umanità.

Solo unendo tutte le realtà ed i settori lavorativi, precarizzati e carne da macello ogni giorno di più al servizio delle multinazionali (controllate o compartecipate dalle banche), in un alleanza sociale (come la realtà greca del PAME) diretta contro le varie misure emanate da questi governi e parlamenti, contro i monopoli e l'imperialismo (che è un sistema socio economico, e non qualcosa di astratto o riservato ad un ambito di politica estera). Un alleanza sociale, un movimento popolare, che solo un Partito Comunista vero, può guidare verso la vittoria, superando le posizioni riformiste ed illusorie al servizio della conservazione dello status quo, ed il populismo qualunquista, che fanno breccia in molti disillusi dall'organizzazione politica e dalla lotta politica e sociale, e che nei fatti rende vana ogni lotta isolata o settoriale, portata avanti anche con grande sacrificio. Assistiamo a grandi piccoli lotte, contro i licenziamenti, contro la chiusura di uno stabilimento, nella difesa del posto di lavoro, contro la delocalizzazione, contro il caro vita ecc... che sono portate avanti, a causa dell'abbandono della lotta comune e di classe, in modo isolato, con l'azione tesa in questo senso delle organizzazioni sindacali al servizio del capitle. E' il capitalismo da licenziare!!! Senza i lavoratori, che producono quei beni necessari all'intera società, nulla gira!!!

venerdì, 06 gennaio 2012

Che cosa sta realmente succedendo in Ungheria?

403099_267758133286658_100001574203223_772333_908217210_n.jpg

Dal 1° gennaio 2012 una nuova costituzione è entrata in vigore in Ungheria.In relazione ad essa la stampa occidentale ha pubblicato molti materiali per "informare" su ciò che sta accadendo oggi in Ungheria, affermando che "porta all'impoverimento della gente" e "minaccia la democrazia e stringe la presa del governo contro i media e la magistratura nonostante le critiche provenienti da Europa e Stati Uniti ".

Il 2 gennaio una grande manifestazione ha avuto luogo al Teatro dell'Opera di Budapest. L'organizzatore ufficiale della manifestazione, il movimento di nuova formazione Solidarietà, ha un paio di dozzine di membri. Il suo leader è l'ex presidente del sindacato dei militari dell'esercito e della polizia, egli stesso è un ex ufficiale dell'esercito addestrato tra l'altro in uno degli istituti militari Usa.

Dietro la manifestazione si può trovare il Partito Socialista ungherese e le forze liberali e anche le organizzazioni "civili", formate da loro. In questa manifestazione non ha partecipato alcuna organizzazione civile che in realtà lotta contro la povertà, per proteggere le famiglie, contro lo sfratto, ecc, o per esempio le organizzazioni studentesche tradizionali. Né i movimenti dei lavoratori agricoli, né i sindacati erano presenti. Tra gli slogan di quella manifestazione non si trova nulla sul nuovo codice del lavoro e nessuna protesta contro la pressione e intervento del FMI. La reazione dei media occidentali per questi eventi è il risultato delle stesse fonti, che in precedenza hanno sostenuto l'ex governo social-liberale e la loro politica di austerità.

Ma che cosa sta davvero succedendo in Ungheria?

1. Nel mese di aprile 2010 il partito conservatore Fidesz - Unione Civica Ungherese ha vinto le elezioni parlamentari e ha sostituito il precedente governo social-liberale guidato dal Partito socialista ungherese (MSZP).

I partiti considerano le elezioni parlamentari del 2010 come un punto di svolta nella storia ungherese. Il Fidesz ha dichiarato che era "l'inizio di una nuova rivoluzione". I socialisti e i suoi alleati lo considerano come il "principio dell'autocrazia e della dittatura".

2. Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese è del parere che il vero cambiamento storico non ha avuto luogo nel 2010, ma nel 1989-1990, quando fu distrutto il socialismo in Ungheria. E 'stata una controrivoluzione capitalista. Il potere della classe operaia è stato sostituito dal potere delle forze capitalistiche. Le fabbriche e le banche di proprietà statale, le aziende agricole collettive sono state privatizzate. L'Ungheria ha aderito alla NATO nel 1999 ed è entrato nell'UE nel 2004. Il sistema capitalista basato sull’economia privata e la democrazia borghese è stato stabilizzato.

E 'stato il passaggio dal socialismo al capitalismo che ha portato all'impoverimento generale del popolo ungherese. L'Ungheria ha una popolazione di 10 milioni di abitanti. 1, 5 milioni di ungheresi vivono sotto la soglia di povertà il che significa che vivono di un reddito inferiore ai 200 euro al mese. Quasi 4 milioni vivono di un reddito di 250 euro al mese. Il numero ufficiale dei disoccupati è pari a mezzo milione, in realtà ci sono circa 1 milione di persone senza alcuna possibilità di trovare un lavoro.

La limitazione della democrazia non è iniziata nel 2010, ma nel 1989-1990. Le forze politiche in lotta contro il sistema capitalistico, primo fra tutti il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese, non hanno accesso ai media pubblici. La stella rossa, falce e martello - "come simboli della tirannia" - sono stati vietati nel 1993. Nel 2007 tutta la dirigenza del Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese è stata accusata di "diffamazione in pubblico". Le campagne anti-comuniste hanno avuto luogo a prescindere da quale partito borghese è al potere.

3. La classe capitalista ungherese ha partiti differenti con i quali esprimere i propri interessi. Da un lato c'è il Fidesz - Unione Civica Ungherese- che esprime gli interessi dei conservatori, orientamento nazionale della classe capitalista. È tradizionalmente legato alla Germania.

D'altra parte ci sono il Partito Socialista Ungherese e il Partito "La politica può essere diversa", che rappresentano la parte liberale e socialdemocratica della classe capitalista. Essi sono più vicini agli Stati Uniti e Israele.

La lotta tra le due parti della classe capitalista ungherese ha radici storiche profonde. Prima del 1989 c'erano due correnti principali nel movimento d'opposizione anti-socialista, la linea nazionalista conservatrice e la tendenza liberale. Nel 1990 il primo governo capitalista è stato formato dai conservatori. Allo stesso tempo, i liberali si misero d'accordo per una cooperazione a lungo termine con il Partito Socialista Ungherese, un partito socialdemocratico di destra. Molti dei leader di questo partito provengono dal periodo ex socialista, ma hanno cambiato completamente la loro posizione e molti di loro divennero ricchi capitalisti.

Dopo aver distrutto il sistema socialista, le forze capitaliste hanno creato una nuova struttura politica che è esistita fino al 2010. Era basato sui seguenti principi:

•        Le forze nazionaliste - conservatrici e liberali insieme con i socialisti ruotavano al potere.

•        Nessuno di loro poteva avere il potere assoluto.

•        Evitavano che le forze anticapitaliste entrassero nel parlamento.

•        Entrambi rispettavano gli obblighi con la NATO e l'UE e non c'erano discussioni sulle questioni inerenti alla politica estera.

Tutte le elezioni parlamentari tra il 1990 e il 2006 hanno dimostrato un chiaro equilibrio tra i due gruppi di partiti. La situazione cambiò drasticamente dopo il 2006. E' diventato chiaro che il capitalismo ungherese è in crisi profonda. La crisi ha tre ragioni principali. In primo luogo, l'economia ungherese dipende completamente dal capitale straniero. In secondo luogo, il popolo ungherese è povero, ha esaurito le sue riserve. In terzo luogo, la corruzione è diventata un problema serio, paralizzando il normale funzionamento dello Stato.

Nel 2010 le forze capitalistiche si resero conto che il governo social-liberale, non poteva garantire la stabilità interna del capitalismo e non era in grado di prevenire le esplosioni sociali. Ecco perché hanno deciso di cambiare la coalizione socialista-liberale per aprire la strada del Fidesz.

Il compito principale del partito conservatore Fidesz, e il suo governo guidato da Viktor Orban è stato quello di prevenire eventuali sviluppi simili agli eventi in Grecia. Il Fidesz ha vinto le elezioni con slogan sociali (piena occupazione, sicurezza sociale ecc.) La maggior parte delle persone erano profondamente insoddisfatti con il governo socialista-liberale. Il Fidesz ha potuto facilmente manipolare per ottenere una maggioranza dei due terzi nel nuovo parlamento.

4. Il governo conservatore ha realizzato cambiamenti in diverse direzioni:

Hanno rafforzato la propria classe base. Il Fidesz ha messo la sua gente su tutte le posizioni della vita politica, dei media e della cultura. Essi hanno dichiarato la loro idea di creare una nuova classe media.

Hanno soddisfatto le forze nazionaliste in Ungheria con l'introduzione della doppia-cittadinanza per le persone di nazionalità ungherese che vivono all'estero, l'introduzione di nuovi eventi in memoria del trattato di pace di Trianon del 1920.

Hanno intrapreso una chiara svolta della tradizione conservatrice e nazionalista in politica, nella cultura e nell'istruzione.

Hanno deciso di evitare un’esplosione sociale, con diversi mezzi. In primo luogo, ha introdotto un nuovo codice del lavoro che dà ampie libertà ai proprietari capitalisti e trasforma i lavoratori praticamente in schiavi. In secondo luogo, si sono divise le masse operaie con un forte contributo alla ferrovia, con l'innalzamento del salario minimo ai lavoratori del settore. In terzo luogo, hanno concluso un accordo con le principali confederazioni dei sindacati. Hanno salvato i loro privilegi e al tempo stesso hanno rinunciato alla lotta di classe.

Il nuovo governo ha lanciato una generale campagna anti-comunista. Nel 2010 il codice penale è stato modificato. Essi hanno dichiarato che il comunismo e il fascismo sono uguali e quelli che rifiutano la legge "crimini del comunismo e del fascismo" possono esser condannati fino a 3 anni di reclusione. (Fino ad ora non ci sono state condanne legali.)

Negli ultimi giorni del 2011 una nuova legge è stata accettata con la regolazione del processo di transizione verso la nuova costituzione. Tra gli altri si dichiara che il periodo del socialismo (1948-1990) era illegittimo, pieno di crimini. Personalità di spicco del periodo socialista possono essere così accusati e condannati. Le loro pensioni possono essere ridotte. La legge contiene una generale affermazione: il contemporaneo Partito Socialista Ungherese come successore legale del partito di governo nel periodo socialista ha la responsabilità di tutto quello che era successo a quel tempo. Non sono ancora chiare quali conseguenze può portare ciò.

5. Le forze social-liberali hanno lanciato da poco una seria contro-offensiva contro il governo.

Il Partito Socialista ha assunto molti slogan sociali e le richieste del Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese. Hanno cominciato a usare il colore rosso che è il colore tradizionale dei comunisti.

I socialisti e liberali hanno cominciato a creare nuove organizzazioni della società civile e movimenti. Nel mese di ottobre 2011 il movimento di solidarietà è stato creato con un chiaro orientamento filo-socialista.

Hanno introdotto una nuova richiesta: giù il governo Orban! Il loro programma è quello di creare un nuovo governo socialista-liberale.

6. Gli Stati Uniti d'America hanno apertamente interferito negli affari interni dell'Ungheria. L'ambasciatore statunitense a Budapest critica apertamente il governo ufficiale e sostiene la posizione delle forze liberal-socialista. Il segretario di Stato Clinton ha fatto lo stesso nella sua lettera in data 23 dicembre 2011. La lettera è stata pubblicata dalla stampa liberale.

 

6. Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese ritiene che:

Il capitalismo ungherese è in crisi. La crisi generale del capitalismo in Europa rende la situazione ungherese ancora peggiore e imprevedibile.

La classe capitalista ungherese capisce che se il sistema euro o la stessa UE crolla, porterà a esplosioni sociali ancora più drammatiche che in Grecia. Capiscono che le persone sono insoddisfatte e molti di loro considerano che il socialismo fosse meglio che il capitalismo reale.

I gruppi della classe capitalista, sia i conservatori sia i social-liberali, desiderano impedire qualsiasi esplosione sociale. Non sono diversi nei loro sforzi principali, ma nei metodi che utilizzano.

Il corso attuale in Ungheria, è da un lato una lotta comune della classe capitalista contro le masse lavoratrici, e contemporaneamente, una lotta tra i due gruppi della classe capitalista. Ancor di più si tratta di una lotta tra le potenze capitalistiche, gli Stati Uniti e la Germania per la dominazione europea.

Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese non supporta nessuno dei partiti borghesi. Dichiara che i principali problemi del popolo lavoratore sono la disoccupazione, i bassi salari, i prezzi alti, lo sfruttamento e il futuro incerto. Questi problemi sono le conseguenze del capitalismo. I governi capitalistici non possono e non vogliono risolverli.

L'unica soluzione dei problemi del popolo lavoratore è la lotta conseguente contro il capitalismo e la lotta per la prospettiva socialista.

Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese non supporta le dimostrazioni di massa delle forze socialiste e liberali. Il loro scopo non è quello di cambiare il sistema capitalista. Il loro scopo è di cambiare il governo conservatore capitalista con un governo socialista-liberale capitalista.

Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese non supporta neanche il Fidesz. Il loro scopo non è quello di creare una società socialista, ma di riformare e rafforzare il capitalismo.

Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese considera suo obbligo spiegare alla gente che c'è un solo modo per risolvere il loro problema: Lottare contro il capitalismo.

Vogliamo essere presenti ovunque ci sono persone che lavorano. Noi vogliamo aiutarli nelle piccole cose al fine di ottenere la loro fiducia nelle cose grandi.

Svelare tutti gli sforzi delle forze revisioniste e opportuniste che vogliono manipolare i lavoratori e vincere loro per la social-democrazia.

Non c'è nessuna situazione rivoluzionaria in Ungheria. Ma le cose possono girare male in Europa e in Ungheria. È per questo che prepariamo il partito, i nostri militanti e l'unità per una più radicale lotta di classe, che può accadere in qualsiasi momento.

Siamo convinti che corrisponda alla nostra comune posizione adottata al 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai.

Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese

http://www.solidnet.org/hungary-hungarian-communist-workers-party/2467-hungarian-cwp-what-is-really-going-on-in-hungary-en

mercoledì, 28 dicembre 2011

Un altro genocidio in divenire, quello del popolo siriano

imperialismo,anti-imperialismo,siria,comunisti,guerra,libia,usa,nato,israele,politica,notizie,internazionalismoDi Iñaki Urrestarazu http://www.lahaine.org/index.php?blog=3&p=58435 traduzione dallo spagnolo di Salvatore Vicario

Ancora una volta, le ONG e le agenzie delle Nazioni Unite difensori dei 'diritti umani "aprono la strada alla guerra con le loro menzogne.

E' sempre la stessa storia, continuamente ripetuta, un giorno dopo l’altro, il che significa che stiamo assistendo alla stessa storia anche con la Siria. Ci dicono che il governo di Bashar al-Assad è una dittatura assassina che spara alla gente senza pietà, che ci sono già 5.000 persone uccise e torturate a morte e che le diserzioni dei soldati che non obbediscono agli ordini di uccidere aumentano, per cui si è arrivati fino ad uno scontro armato.

Ma la realtà è ben diversa. Questa è la storia, una bugia enorme, fabbricata e “narrata” dalla macchina della massiccia propaganda della NATO, che affida l’elaborazione delle prime falsità alle ONG controllate, presunti difensori dei diritti umani. L'informazione ha ormai acquisito una dimensione globale attraverso una stretta collaborazione con le agenzie leader al servizio dell'imperialismo come CNN, BBC, AFP, Al Jazeera, Associated Press e altri, con le informazioni  prefabbricate che vengono prese e diffuse dalla gran parte dei media occidentali senza preoccuparsi di verificare o senza ricorrere a mezzi alternativi, in modo passivo e acritico.

La funzione della storia propagandata a noi sulla Siria è quella di preparare l'opinione pubblica internazionale, predisporla a quello che stanno organizzando un vero e proprio intervento militare in stile Libia. E la questione non è ristretta solo ad ora. Da molti anni la criminale alleanza militare USA, NATO e Israele vogliono la Siria. E in questo caso non è per le loro risorse, ma per ragioni geo-strategiche. Perché la Siria è sempre stato un nemico giurato di Israele, perché l'area ha ospitato generazioni di esuli palestinesi dalle origini di Israele e 1,5 milioni di rifugiati iracheni fuggiti dopo l'invasione americana dell'Iraq nel 2003, e anche perché è stata la copertura di forze rivoluzionarie, come Hezbollah in Libano e di Hamas in Palestina, ed in quanto con queste forze e l'Iran sono un importante baluardo anti-israeliano e anti-nordamericano e un importante centro alleato di Russia e Cina. Un vero ostacolo nella strategia imperialista di controllo delle risorse,  dominio dei territori ed isolamento e soffocamento dei loro concorrenti più grandi.

Piani di destabilizzazione e lo screditamento della Siria hanno trovato la "congiuntura favorevole" della primavera araba, che li ha portati a perseguire i loro obiettivi, manipolare e distorcere il movimento popolare originale di protesta. C'erano motivi per chiedere il miglioramento delle condizioni di vita e maggiore libertà, e forse la riflessione più genuina è stata la "Dichiarazione di Damasco" fatta da intellettuali che protestavano. Ma l'imperialismo ha interrotto questo processo interno, intervenendo su di esso per incanalarlo su altre direzioni, che corrispondono agli interessi dell'imperialismo affidandosi, al suo interno, all’area più settaria e all'Islam radicale.

Quello che sta accadendo in Siria è una insurrezione armata condotta principalmente da mercenari armati di organizzazioni radicali arabi ed islamici di vari paesi, (come i mujaheddin islamici reclutati per combattere in Afghanistan) con il supporto di settori interni legati, reclutati, organizzati, addestrati, armati e finanziati dagli Stati Uniti, Israele, e i paesi europei, i loro servizi segreti come la CIA, Mossad, MI6 e il sostegno incondizionato, finanziario e militare dell’Arabia Saudita e altri paesi del Golfo. La Giordania, il Libano (settori reazionari di Hariri) e soprattutto la Turchia sono da supporto con le infrastrutture, retroguardia e vie d’accesso per mercenari ed armi, e la copertura delle operazioni militari. Grandi quantità di armi moderne vengono forniti attraverso tali confini. Questi fucili, mitragliatrici, kalashnikov, lanciarazzi RPG, granate ed esplosivi vengono prodotti in Israele.

Dall'inizio dei disordini nel marzo 2011, i gruppi armati agiscono come autentici squadroni della morte. Terrorizzano la popolazione, uccidendo a destra e a sinistra, la polizia, i militari e i civili per creare confusione e di intensificare i combattimenti, uccidono chiunque per strada, bruciano negozi ed edifici, creano il caos nelle città e nelle strade, tendono agguati all’Esercito ed alla polizia e tagliano i corpi delle vittime per creare terrore nella popolazione. La gente è scioccata e si è progressivamente allontanata da loro e ha dato vita ad imponenti e numerosi dimostrazioni a marzo, giugno e ottobre, in tutto il paese a sostegno di Bashar Assad contro i ribelli. Ma questi eventi sono riportati dalla stampa estera in come manifestazioni in contrasto al governo. Inoltre, come dimostrano i corrispondenti esteri, visitando ospedali ed obitori, che le cifre citate dei morti, almeno la metà, corrispondono a persone vive i cui nomi vengono tratti dalle guide telefoniche, e gran parte dei morti corrispondono ad agenti di polizia e militari. Invenzioni sono anche casi come la ragazza Zainab Hosni, torturata e uccisa dalle forze di sicurezza della Siria, che invece appare poi in una conferenza stampa dicendo che era viva e in buona salute.

Un altra delle grandi bugie che ci viene raccontata è che nell’esercito c’è un gran numero di disertori per non obbedire agli ordini di sparare per uccidere contro la popolazione, e sarebbe questa la base della opposizione armata al regime. In primo luogo, devo dire che, secondo molti testimoni indipendenti, le truppe non solo non hanno l'ordine di sparare per uccidere, ma hanno forti restrizioni nello sparare ogni qualvolta vi sia un civile, il che li porta a frequenti situazioni di impotenza contro le azioni dei mercenari. In realtà ci sono state solo poche decine di abbandoni che sono fuggiti in Turchia.

Ancora una volta, le ONG e le organizzazioni delle Nazioni Unite 'difensori dei diritti umani "stanno spianando la strada alla guerra con le loro menzogne. Si tratta di una catena di organizzazioni che generano e trasmettono gravi menzogne ai più alti livelli delle Nazioni Unite per fornire la copertura ai criminali poteri occidentali per compiere, senza il minimo imbarazzo, genocidi come in Libia e che di fatto sono pronti a fare anche in Siria. Queste organizzazioni sono finanziati e controllate tutte dal NED (National Endowment for Democracy), considerato il braccio visibile della CIA, finanziato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La catena inizia con l'Osservatorio siriano per i diritti umani (OSDH) e altri gruppi per continuare con la Federazione Internazionale per i diritti umani (FIDH), la guardia delle Nazioni Unite, la Human Rights Watch e altri, fino all'Alto Commissario delle Nazioni Unite con la HR (con il famigerato Navi Pillay al comando, autore del rapporto che incolpa la Siria di crimini contro l'umanità) e la Corte penale internazionale, anch'esso finanziato e gestito dagli Stati Uniti, col suo infuocato procuratore Luis Moreno Ocampo. Entrambi i personaggi si sono caratterizzati dall’ infame ruolo essenziale svolto nel genocidio in Libia. I veti di Russia e Cina hanno bloccato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma l'imperialismo ha bypassato attraverso la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite e la sessione plenaria delle Nazioni Unite. Dopo aver posto l'embargo selvaggio, intravediamo un altro genocidio in corso, se non ci sono grandi mobilitazioni per impedirlo.

La Haine

Messaggi di solidarietà internazionalista al popolo siriano:

L'ALBA contro l'ingerenza straniera in Siria

384368_247401251989013_100001574203223_717580_1900950464_n.jpgL'Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) composta da Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Saint Vincent e Grenadine, Dominica e Antigua e Barbuda, ha dichiarato durante una riunione della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, la sua solidarietà con il governo e il popolo della Siria e ha respinto la manipolazione di alcuni paesi interessati col fine di giustificare l'intervento straniero.

L'ambasciatore dell'Ecuador, Luis Gallegos, incaricato di rappresentare l'ALBA, ha inviato un messaggio per il ripristino della pace e di rispetto per il popolo della Siria, affermando che "I paesi dell'ALBA ribadiscono l'importanza del rispetto della sovranità, l'integrità territoriale e autodeterminazione del popolo siriano".

A nome dell'ALBA, Gallegos ha inoltre ribadito la preoccupazione che anche per la Siria si ripetano le interferenze subite dal popolo libico ad opera delle potenze occidentali e dei loro alleati.

Dichiarazione del KKE riguardo l'aggressione imperialista in Siria:

Il KKE denuncia l'intensificazione dell'aggressione imperialista in Siria che, come in Libia, viene promossa con il pretesto della "democrazia" e della "libertà". Con questo intervento imperialista, hanno superato ogni confine di ipocrisia e cinismo. A invocare la "democrazia" e la "libertà" sono le monarchie antipopolari del Golfo, la Turchia, che con il suo esercito occupa la metà di Cipro, la UE, che in molti dei suoi Stati membri bandisce i PC, gli Stati Uniti, che da tempo hanno provocato o sostenuto golpe militari ai quattro angoli del pianeta.

Il KKE esprime la sua solidarietà con il popolo e i comunisti di Siria e riconosce che solo il popolo siriano ha il diritto di determinare il futuro del proprio paese, senza ingerenze o interventi esterni.

Invita il governo greco a fermare immediatamente qualsiasi cooperazione militare con Israele. Di non fornire il territorio, i porti e lo spazio aereo della Grecia per l'aggressione imperialista contro la Siria e l'Iran, che trascinerebbe la popolazione della Grecia e gli altri popoli della nostra regione in avventure pericolose.

Minaccia imperialista contro la Siria (Comunicato del Partito Comunista del Brasile)

393401_245771152152023_100001574203223_714343_306251383_n.jpgStiamo assistendo all'altezza del cinismo dell'imperialismo in questa campagna per il dominio del Medio Oriente. Confrontiamo quello che sta accadendo nei due paesi (Egitto e Siria). In Egitto, quasi esclusivamente ci sono manifestazioni contro il governo militare: la maggioranza, pacifiche, autentiche, spontanee e costanti. Nessuna manifestazione in favore del governo. L'imperialismo chiude un occhio alla violenza dello stato che proprio questa settimana, ha fatto più di cinquanta manifestanti uccisi e migliaia di feriti. I media e i leader delle maggiori potenze non parlano di "aiuti umanitari", "diritti umani", "sanzioni", "dittatori", "ribelli". Richiedono il "senso comune" su entrambi i lati, come se fosse uguale la potenza di fuoco. Dopo la grande manifestazione del popolo egiziano, lo scorso Venerdì, gli yankee pressano il governo militare per consegnare il governo ai civili, è chiaro che il campo politico è lo stesso. Una soluzione mediata in Egitto dà anche legittimità all'imperialismo per isolare e invadere la Siria. Certo. Il governo egiziano è un alleato degli Stati Uniti e della NATO. E 'il secondo più grande destinatario "aiuti militari" gli Stati Uniti, dopo Israele, di cui il grande alleato Egitto sta contribuendo a placare i palestinesi ai confini con la Striscia di Gaza. In Siria, le manifestazioni maggiori invece sono in difesa del governo civile. Dopo aver iniziato ad ottenere i cambiamenti reclamati, politiche sociali ed economiche, ora hanno come tema centrale l'opposizione alla crescente minaccia di invasione militare dell'imperialismo. Ci sono milioni di persone, che protestano contro l'intervento straniero. Le manifestazioni contro il governo, infinitamente inferiori a quelle favorevoli, sono sovradimensionati e manipolate dai media. Super mercenari armati dalla CIA(Usa), il Mossad(Israele) e la M16(Inghilterra), con il supporto delle oligarchie arabe, si infiltrano nei confini della Turchia e Giordania, che sostengono il gioco dell'imperialismo. Lo scontro è tra provocatori e cecchini da una parte e le truppe e la polizia dall'altra, ci sono vittime da entrambe le parti e finiscono per provocare vittime civili. Questo scenario viene utilizzato per giustificare l'intervento militare nel paese. I centri imperialisti, stanno mascherando i loro artigli, in quanto si parla di "zona di esclusione", "corridoio umanitario", "ribelli", "peacekeeping", "sanzioni", tutta l'intera litania dei preparatori all'occupazione militare . I vettori aerei degli Stati Uniti sono già sulla costa siriana, crescono le sanzioni per strangolare il paese e le tradizionali chiamate a lasciare la Siria delle grandi potenze straniere che vogliono invadere il paese. Certo. La Siria è un grosso ostacolo per le mire espansionistiche dell'imperialismo ed il sionismo. E' uno dei pochi paesi con cui i palestinesi sono in grado di collaborare. Ha una posizione strategica per il progetto di espansione chiamato "Grande Israele" e crea le condizioni per l'aggressione contro l'Iran e poi forse il Libano, per aiutare a completare la pulizia etnica che ha effetto il sionismo in Palestina e l'egemonia imperialista in tutto il Medio Oriente. In Libia, i "ribelli", applauditi e guidati da alcuni media di "sinistra", si sono impegnati da subito a trasformare il Paese in un imperialismo con un enorme base militare per dominare il continente africano. Con quale morale gli Stati Uniti e la NATO - che hanno ucciso, torturato e ferito negli ultimi anni più di un milione di persone, la stragrande maggioranza civili, in diversi paesi - possono parlare di diritti umani? Con quale morale Arabia Saudita, le monarchie ed emirati arabi, i regimi più conservatori e autoritari nel mondo possono parlare di democrazia? Pertanto, il PCB non tentenna. La lotta di classe è sempre di campo. Il nostro campo sono i lavoratori e coloro che lottano contro l'imperialismo. Pertanto, esortiamo il governo brasiliano a riconsiderare il proprio voto alla condanna delle Nazioni Unite della Siria, e dei lavoratori brasiliani di parlare in solidarietà con il popolo siriano. Pertanto, tutti la nostra solidarietà per la stragrande maggioranza degli egiziani e siriani. Rio, Partito Comunista del Brasile

lunedì, 26 dicembre 2011

Gestiamo la dittatura del capitale o vogliamo esercitare la dittatura del proletariato?

394510_256081607787644_100001574203223_736958_441374942_n.jpgCari compagni:

Il PCPE ha sempre considerato il progresso del coordinamento internazionale del movimento rivoluzionario come un elemento essenziale del proprio progetto politico. Quindi per noi è molto importante la partecipazione a questo 13 ° Incontro Internazionale. Consideriamo azzeccato il titolo scelto per questa occasione, perché sicuramente il socialismo è il futuro, l’unico futuro che possa garantire la dignità di tutta la classe operaia e dei settori popolari nel mondo.

Riteniamo che sia fondamentale conseguire accordi e progressi concreti in questo 13° incontro internazionale, in quanto la situazione che abbiamo di fronte è veramente grave.

Sono passati 20 anni dal trionfo della controrivoluzione in Unione Sovietica e del blocco socialista europeo nel suo insieme e stiamo oggi assistendo che il sistema capitalista, che si credeva invincibile, attraversa una crisi brutale risultato di dinamiche interne e delle proprie leggi di sviluppo. La crisi generale del capitalismo non è scomparsa con la scomparsa del campo socialista, ma si è aggravata e minaccia seriamente la sopravvivenza stessa dell'umanità.

I partiti che proveniamo dai paesi membri dell'Unione europea, ci troviamo ad affrontare una sfida di grande importanza: l'illusione generata negli anni nei lavoratori dei nostri paesi, basata su un capitalismo dal volto umano ipocritamente chiamato "stato sociale" che si sta sgretolando sotto la pressione esercitata dai capitalisti per cercare di mantenere il tasso di profitto. Questo "welfare state", che si basa su organizzazioni social-democratiche per convincere la classe operaia che non ha bisogno di prendere il potere, è servito da freno alle aspirazioni rivoluzionarie dopo la vittoria contro il nazi-fascismo, non è mai stato una negazione del modello capitalista, non ha mai abbandonato i criteri di sviluppo e di accumulazione capitalistico, non ha significato altro che una forma raffinata della dittatura del capitale. Oggi, quando la crisi capitalista spinge i capitalisti e li rende consapevoli del fatto che l'auto-limitazione concordata con i social-democratici non sono utili per riprendere il ciclo della riproduzione allargata del capitale, avanzano rapidamente verso un modello più grintoso e più violento, mettendo in dubbio anche molti meccanismi della formale democrazia borghese.

La domanda che poniamo è qual è il compito dei comunisti in questa situazione? Dobbiamo condurre la lotta per recuperare un modello obsoleto, come lo stato sociale, senza mettere in discussione le fondamenta stesse del capitalismo e raccontare alla classe operaia ed ai settori popolari che quello che noi proponiamo è una migliore gestione del capitalismo? Oppure, abbiamo intenzione di condurre la lotta per il rovesciamento del capitalismo morente, dicendo alla classe operaia ed ai settori popolari che non possono avere una vita dignitosa sotto il capitalismo, dal momento che è il capitalismo come sistema che ha causato la crisi e l'impoverimento di grandi masse di lavoratori e che lo continuerà a fare? Cioè, la domanda che ci poniamo è gestiamo la dittatura del capitale o vogliamo esercitare la dittatura del proletariato?

Dalla risposta che diamo a questa domanda dipende la nostra credibilità come organizzazioni rivoluzionarie con le masse, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Non è quindi un argomento che deve essere discusso solo in un area regionale di lotta o in un altra, ma è un dibattito che interessa l'intero movimento comunista internazionale nel suo insieme, perché la strategia dei comunisti e dei lavoratori deve essere coordinata, deve essere consensuale, ma  deve essere diretta in senso rivoluzionario e non può perdere di vista il compito storico della classe operaia, che non è altro che la costruzione del socialismo-comunismo. Quelli che come noi caratterizziamo l’attuale epoca come la transizione dal capitalismo al socialismo, non abbiamo alcun dubbio su quale sia il nostro compito.

Questa è la tribuna da cui si dovrebbero evidenziare e ricordare queste importanti questioni. I partiti e le organizzazioni che sono qui sono comunisti, non qualcos’altro. Come partiti comunisti rappresentiamo ed organizziamo un settore specifico e la maggioranza della società, la classe operaia, dobbiamo cercare alleanze con altri settori sociali, ma non abbiamo mai perdere di vista né la nostra natura, né la natura di classe della società e dello Stato. Non dobbiamo mai perdere di vista questo fatto, o tentare di camuffare ricorrendo a vecchie posizioni ideologiche che tanto danno hanno fatto al nostro movimento ed alla classe operaia internazionale.

Compagni, la nostra lotta è una lotta politica, ma anche ideologica. Le situazioni di relativa debolezza che soffriamo di fronte agli attacchi del capitalismo in tutte le sfere non può farci dubitare degli elementi essenziali che compongono il partito della rivoluzione, ed i nostri obiettivi da perseguire come comunisti.

L'America Latina, che per molti anni ha sofferto saccheggi e ruberia da parte delle potenze imperialiste dell'Unione europea e degli Stati Uniti sono ora in una situazione molto diversa dall'Europa: i processi popolari avanzano e i partiti comunisti si rafforzano, ma c'è una forte confusione ideologica indotta da gruppi che non vogliono che la classe operaia prenda il potere, che il progresso di tutti i processi si muova per porre fine alla contraddizione principale, che rimane tra capitale e lavoro. Con una posizione umile e di supporto ai processi di liberazione in America, chiediamo ai partiti fratelli presenti e assenti di non ridurre la battaglia ideologica in modo che non vengano catturati dalle vedute ideologiche degli altri, per mantenere il loro profilo autonomo in questi processi in modo che quando le contraddizioni esplodono, la classe operaia e il suo partito comunista possano compiere il passo finale verso la conquista del potere.

Il sistema imperialista è il nemico di tutti i popoli. Il sistema imperialista non è solo rappresentato dagli Stati Uniti, ma anche da altre strutture come l'UE, la NATO, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. La nostra lotta non è contro l'imperialismo in astratto, ma contro i suoi meccanismi e strumenti. Il caso della Libia, o gli eventi in corso in Siria, stanno mostrando che alcune organizzazioni comuniste, sistematicamente, non analizzano la natura e il modus operandi delle potenze imperialiste. Ci sono momenti in cui non si può prendere una posizione intermedia, poiché questa posizione intermedia non dimostra l'autonomia del partito della classe operaia, ma, al contrario, mostra la paura di contraddire apertamente la posizione ideologica dominante, che non è altro che la classe dominate. La guerra è parte integrante della strategia di dominazione dell'imperialismo mondiale, la lotta contro la guerra imperialista richiede l'azione coordinata delle masse in tutto il movimento comunista internazionale.

Compagni, abbiamo davanti a noi un'opportunità storica di sfruttare la crisi strutturale del capitalismo per mostrare alla classe operaia e ampi settori della società i limiti storici del capitalismo. Si tratta di un compito di grande responsabilità e di grande importanza, che ci impone di essere il più coordinati possibile, ma anche il più ideologicamente uniti, sulla base del marxismo-leninismo. Il PCPE è disposto a prendere le misure necessarie per muoversi in tale unità.

Sviluppare azioni coordinate globali e / o regionale per il Movimento Comunista Internazionale è una priorità, e ci muoviamo in quella direzione. Azioni coordinate contro la guerra imperialista, per l’uscita dall'Unione europea, contro gli attacchi alla classe operaia da parte dei governi borghesi che approvano una riforma del lavoro dopo l'altro. Tutte queste azioni devono essere risolte sotto la direzione dei comunisti verso la rivoluzione socialista.

Iniziamo a creare strutture organizzative per permettere questo intervento nella realtà immediata dello sviluppo della lotta di classe internazionale.

Intervento del compagno Carmelo Suárez 'per il Partito Comunista dei Popoli di Spagna all'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai ad Atene 9/11 Dicembre 2011

traduzione dalla spagnolo di Salvatore Vicario

giovedì, 15 dicembre 2011

KKE: la soluzione è potere popolare, disimpegno dall’Ue, cancellazione unilaterale del debito!

getImage.do.jpg

Cari compagni,
 
vi estendiamo nuovamente un caloroso benvenuto ad Atene. Come sapete, su iniziativa del nostro Partito, il primo Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai ha avuto luogo qui nel 1998 per il coordinamento, l'azione congiunta e la ricomposizione del Movimento comunista internazionale, che vive una crisi ideologico-politica e organizzativa.
 
Nel 2005 abbiamo stabilito collettivamente che da Atene questo Incontro internazionale avrebbe viaggiato verso altri stati e continenti: in Europa, in America Latina, nel Medio Oriente, in Asia e in Africa. Ci ritroviamo oggi ad Atene per studiare l'esperienza, per trarre conclusioni da questo importante processo, per intensificare i nostri sforzi nelle nuove condizioni stabilitesi con l'acuirsi della crisi del capitalismo e il rinfocolarsi di vecchi e nuovi conflitti per la redistribuzione dei mercati.
 
I primi segni della crisi nel nostro paese ci hanno trovati ideologicamente e politicamente preparati e capaci con un rapido adeguamento, di affrontare le sfide crescenti e perfezionare la nostra strategia e tattica per contribuire a unire e accrescere la militanza della classe lavoratrice e delle forze popolari con rivendicazioni radicali e avanzate forme di lotta. Questa prontezza da parte nostra deriva, a nostro avviso, da due ragioni correlate, la cui importanza va al di là del contesto nazionale:
 
1. Il KKE ha difeso il socialismo e il contributo dell'URSS alla lotta dei popoli dalla furiosa offensiva anticomunista, anche nelle condizioni più difficili. Ma non si è limitato a questo. Fin dall'inizio degli anni '90, abbiamo assegnato una priorità, necessariamente a lungo termine, all'indagine scientifica, avvalendoci di materiale d'archivio, sulle cause della vittoria della controrivoluzione in URSS e negli altri paesi socialisti. Dopo 18 anni di studio, siamo giunti alla Risoluzione del 18° Congresso, continuando ad approfondire la ricerca sulle questioni della sovrastruttura politica, degli organi di potere, del controllo operaio. E' un fatto che l'esperienza acquisita sottolinea la necessità del potere della classe operaia, della socializzazione dei mezzi di produzione e della pianificazione centralizzata in opposizione alla prospettiva del "socialismo del 21° secolo" o del "socialismo di mercato", che nulla hanno a che fare con il socialismo scientifico e l'esperienza di edificazione del socialismo. Quando durante l'edificazione socialista si introdussero le leggi di mercato, mentre si indebolivano i rapporti di produzione socialisti e il controllo operaio, iniziò il conto alla rovescia per la controrivoluzione.
 
2. Allo stesso tempo, abbiamo prestato particolare importanza allo studio degli sviluppi economici e politici in Europa, delle contraddizioni e rivalità nel suo sistema imperialista, e, naturalmente, all'evoluzione economica in Grecia, concentrando l'attenzione sulle implicazioni da affrontare in particolare come stato membro dell'UE, mentre emergono evidenti tendenze centrifughe. Anche lo studio di 20 anni di storia del Partito e del movimento in Grecia, nel periodo 1949-1968, si è dimostrato molto utile per la comprensione della situazione odierna. Questo periodo consente di rivedere criticamente e valutare la strategia del Partito durante il periodo di sviluppo del capitalismo greco e del suo adeguamento alla Comunità europea. Abbiamo esaminato la questione con occhio critico e autocritico, tenendo in considerazione le influenze del corso del Movimento comunista internazionale, di cui eravamo parte integrante.
 
In questi ultimi anni non ci sono stati problemi politici di maggiore o minore importanza e soprattutto nessun problema socio-economico della classe lavoratrice o popolare su cui non ci siamo cimentati, lavorando tra la base, per mobilitare le forze sull'appartenenza di classe. Abbiamo parlato diffusamente al popolo della crisi, del suo carattere e della via d'uscita, abbiamo organizzato e intensificato la lotta di classe in tutte le sue forme, dall'alto verso il basso e viceversa per attrarre nuove masse lavoratrici e popolari. C'è stato un tentativo relativamente inedito di organizzare la resistenza collettivamente con nuove forme di lotta e slogan di disobbedienza e di sfida, che hanno consentito alle persone di non pagare i pedaggi nei fine settimana estivi, di entrare nelle spiagge privatizzate senza biglietto e, recentemente, di respingere l'imposta sugli immobili inserita nella bolletta dell'energia elettrica, per veicolare l'inaccettabile minaccia di tagliare la corrente anche se l'importo relativo al consumo di energia è stato pagato. I principali fronti di lotta sono ovviamente diretti contro la disoccupazione, contro la riduzione dei salari e delle pensioni, i licenziamenti nel settore pubblico e privato, contro l'abolizione dei contratti collettivi, contro le forme temporanee e flessibili di lavoro, contro l'aspra riduzione dei finanziamenti ai fondi di previdenza, all'istruzione, alla salute, alla prevenzione e al welfare, contro i gravi tagli a scapito delle persone con disabilità, contro la riduzione e l'abolizione delle prestazioni per la maternità, il finanziamento di asili nido, ecc.
 
In questi anni non abbiamo trascurato un esteso lavoro ideologico-politico con dibattiti e conferenze sui grandi temi: come il socialismo, la storia del Partito, il tema della crisi economica capitalistica e la riorganizzazione del movimento operaio.
 
La partecipazione al dibattito nel Partito è stata organizzata in varie forme al livello delle organizzazioni di base ed esteso agli organi della KNE [Gioventù Comunista di Grecia] e alle sue organizzazioni di base.
 
Oggi poniamo l'accento e monitoriamo molto da vicino il pericolo di un conflitto militare relativamente più generalizzato nell'area geo-strategica del Mar Nero, del Medio Oriente, del Mediterraneo orientale, e, naturalmente, abbiamo elaborato una specifica posizione contro la guerra imperialista, indipendentemente dai pretesti che saranno utilizzati, e soprattutto abbiamo messo a punto la strategia per trasformare la guerra in una lotta per il potere. La classe borghese del nostro paese si troverà al fianco dell'uno o dell'altro asse o polo imperialista con l'obiettivo di partecipare alla spartizione dei mercati, per non trovarsi emarginata. Il popolo non deve versare sangue per gli interessi degli imperialisti, né il suo né di altri. Lo stesso vale per gli altri popoli.

Questo è un problema che richiede la posizione comune dei partiti comunisti e dei movimenti del lavoro, una questione in cui l'unità è di importanza cruciale. Dobbiamo avere la possibilità, nel prossimo incontro regionale o locale, di scambiare opinioni su questo grave problema, rafforzando in ogni caso il fronte contro il cosiddetto "mondo multipolare", che costituisce un tentativo di manipolare i popoli e integrarli nel sistema imperialista e nelle sue contraddizioni.
 
Oggi è più che mai evidente la difficoltà nella gestione borghese della crisi, in cui le ricette classiche non possono essere applicate con la facilità del passato; la gestione delle conseguenze della crisi è impossibile, soprattutto sotto il profilo della disoccupazione e della povertà. Valutiamo che la ripresa, quando verrà, sarà anemica e forse sarà preceduta da un ciclo di nuova crisi.
 
Il movimento operaio e i suoi alleati, in particolare i lavoratori autonomi senza dipendenti, gli altri piccoli imprenditori poveri sull'orlo della bancarotta, i contadini poveri con piccole aziende, devono dimostrare resistenza di fronte alla durezza e alla complessità della lotta, a fronte dell'intransigenza del nemico. L'atteggiamento difensivo oggi non produce alcun risultato, perché siamo nelle condizioni di un attacco che mira ad abolire le conquiste faticosamente raggiunte nel 20° secolo soprattutto dopo la 2° Guerra Mondiale in Europa.

Oggi è necessario pianificare e intensificare la lotta di classe per erigere ostacoli, per quanto possibile, alle misure peggiori che si profilano all'orizzonte, in modo da ritardare i nuovi provvedimenti e guadagnare tempo per il contrattacco, il cui esito deve essere diretto al rovesciamento del potere dei monopoli e del sistema politico borghese, per il potere della classe operaia-popolare, per il socialismo. Le misure adottate in nome della crisi o per la sua amministrazione a favore dei monopoli, vanno oltre la crisi stessa: sono misure che mirano al recupero di redditività nel periodo di ripresa, che gli stati capitalisti stessi non prevedono stabile e dinamico. La Grecia è nell'orbita di una bancarotta controllata ma un default non controllato non è escluso, così come la sua uscita dalla zona euro o l'uso di una doppia valuta: un euro interno deprezzato e un euro per l'estero il cui valore sarà determinato dalla UE e dal FMI in modo da proteggere, per quanto possibile, i creditori.
 
Nessuna proposta politica borghese, liberale, socialdemocratica, di sinistra o di "rinnovamento" può costituire un via d'uscita favorevole per il popolo, nessuna può proteggere il popolo dalla miseria anche solo momentaneamente e tanto meno nel lungo periodo, a meno che non ponga come questione di principio, la rottura con i monopoli - industriale, bancario, armatoriale, commerciale - vale a dire la rottura con la proprietà capitalistica, le sue istituzioni statali, le sue alleanze internazionali.
 
E' fondamentale oggi nel nostro paese e più in generale in Europa che siano respinti dal punto di vista di classe: l'inganno universale per cui stiamo vivendo una crisi del debito, una crisi degli indici finanziari; che la crisi è nata a causa di una cattiva gestione, dallo spreco di denaro nei servizi sociali anziché nella produzione o in altri investimenti; che colpevole è il modello produttivo di sviluppo e il basso livello di competitività, ossia che è colpa di tutti, tutte le classi e strati sociali che consumano più del loro reddito; o ancora che è responsabile la cattiva architettura della struttura europea, idea promossa con piccole differenze dai partiti borghesi e dai partiti riformisti e opportunisti.
 
Tutte le versioni summenzionate distorcono la realtà, nascondono che si tratta di una crisi di sovraccumulazione di capitale che si esprime nell'acuirsi della contraddizione di fondo del capitalismo. Separano l'economia dalla politica, impediscono lo sviluppo di una radicale coscienza antimonopolista e anticapitalista. I lavoratori in Grecia e nella zona euro devono rigettare la teoria che fa della protezione dello Stato dalla bancarotta un obiettivo nazionale e i sacrifici necessari per raggiungere tale obiettivo, definiti patriottismo moderno. I lavoratori non sono responsabili e non devono pagare per il debito pubblico.

La rabbia espressa dalla gente non è sufficiente per portare avanti il contrattacco popolare, se non acquista un contenuto antimonopolistico e anticapitalista. L'esperienza della classe borghese e dei suoi partiti nel disinnescare e deviare il malcontento del popolo, cosa evidente nel caso della cosiddetta "primavera araba", secondo le caratteristiche specifiche dei vari paesi, non deve essere sottovalutata affatto. Di conseguenza la questione "rottura o sottomissione" è più che mai opportuna.

Il cosiddetto fronte contro il memorandum

Nel nostro paese anche le forze politiche borghesi, così come quelle opportuniste e soprattutto gli intellettuali apologeti del sistema capitalistico e del suo rinnovamento, criticano il memorandum, lo ritengono inefficace per una via d'uscita dalla crisi, sostengono che impone sacrifici unilaterali. Denunciano il memorandum dettato dalla UE, la BCE e il FMI, perché, dicono, rompe la "coesione sociale", avvicinano il pericolo - espressione questa sintomatica - di un'esplosione sociale, dimostrando la loro ostilità nei confronti della lotta di classe. Promuovono varie versioni di gestione borghese che presumibilmente porterebbero equilibrio e coesione cosicché i capitalisti e i monopoli da un lato e i lavoratori e il popolo dall'altro, possano vivere in accordo, e tutti insieme servano lo sviluppo capitalistico, con una Grecia forte nell'Eurozona, nel cuore della UE. Alimentano l'illusione che esistano interessi comuni nella strada della ripresa. Il più grande servizio che fornisce l'opportunismo nello sforzo di stabilizzare il sistema politico borghese è la posizione che una via d'uscita dalla crisi e il sollievo per il popolo non deve essere combattuto a livello di Stato-nazione ma a livello europeo, in considerazione che nessuna rottura può essere conseguita a livello nazionale attraverso l'intensificazione della lotta di classe e la risoluzione della questione del potere.

Di fronte all'empasse della gestione del sistema, è accaduto quello che è naturale e prevedibile per i difensori del sistema capitalista: è stato formato, nell'ambito delle procedure parlamentari e con l'intervento attivo della UE, un governo di coalizione tra i due maggiori partiti borghesi e un piccolo partito di estrema destra, lo stesso che negli ultimi anni ha fatto il lavoro sporco, di provocazione e in chiave anticomunista, per conto in particolare del PASOK(socialisti,centrosinistra) ma anche di ND(centrodestra).
 
L'avvicinamento dei partiti borghesi, di fronte al movimento emergente, ha moltiplicato dubbi e interrogativi sulla capacità del sistema politico borghese di gestire la situazione attraverso una coalizione ampia dei partiti borghesi oppure se sia preferibile una cooperazione nell'alternanza dei due poli di centro-destra e centro-sinistra. La classe borghese naturalmente preferisce una cooperazione tra due partiti borghesi, quello liberale e quello socialdemocratico, tuttavia teme che questa configurazione consenta alla classe operaia e alle forze popolari di dissociarsi dai due partiti, soprattutto dal socialdemocratico PASOK. Recentemente è stato detto apertamente che ci deve essere un fronte più ampio in grado di imporre il consenso popolare e prevenire la diffusione e l'impatto della proposta politica del KKE.
 
E' interessante osservare la spregiudicatezza della corrente opportunista nella politica delle alleanze, che si modifica di giorno in giorno. A volte si parla di unità delle forze di sinistra, a volte di forze progressiste e di sinistra, a volte di forze patriottiche e progressiste, a volte di forze democratiche nel tentativo di avvicinare forze dello spettro del partito borghese liberale.
 
La posizione su cui rimane stabile è la promozione di proposte alternative per una soluzione politica all'interno del quadro delle principali potenze capitaliste. Una proposta emblematica è la cosiddetta soluzione dell'Eurobond, con il prestito esclusivo da parte della BCE, la cancellazione parziale del debito e la negoziazione tra i governi. Insistono che l'unità e la salvezza della zona euro è a tutto vantaggio del popolo, ne adottano parte o perfino l'intero sistema economico di governo, promuovono come questione cruciale il rafforzamento della competitività, la nazionalizzazione delle banche; a volte sono attratti dall'esempio dell'Argentina, a volte si esaltano con quello dell'Ungheria, a volte ritengono che un altro governo in Europa gestirebbe meglio le cose. Dimostrano così di essere soggetti affidabili per il sistema. Tutto ciò vale per il Partito della Sinistra Europea che sostiene posizioni simili.
 
Il fronte progressista contro il memorandum, proposto dalle forze opportuniste, non rappresenta alcuna minaccia per il sistema, è una variante della negoziazione borghese. Allo stesso tempo, promuovono un atteggiamento patriottico in relazione a Germania e Francia. Chiudono un occhio sul fatto che le unioni capitaliste regionali, interstatali o internazionali, così come ogni tipo di cooperazione, sono disciplinate dalla legge dello sviluppo ineguale che comporta disuguaglianze nelle relazioni politiche. Fingono di non vedere la competizione tra gli stati capitalisti, tra i monopoli all'interno dello stesso settore. Oggi in Grecia sono caduti moltissimi miti e tabù che hanno influenzato il popolo e crediamo che altrettanto accada negli altri paesi capitalistici, soprattutto nella vecchia Europa. Il nucleo principale di tali miti è che l'UE sia inevitabile, che è inconcepibile per un popolo non perseguire l'adesione alla UE o cercare il disimpegno da essa, o ancora che l'UE possa essere trasformata in un'Europa dei popoli attraverso l'emergere di governi di sinistra o di coalizioni di forze di sinistra e progressiste. Questi i miti che sono stati letteralmente confutati oggi:
 
Primo: che l'UE è una famiglia, un'alleanza per la solidarietà sociale e l'unità permanente e che al di là dell'Unione europea non può esistere che il caos.
 
Gli Stati borghesi sono del tutto uniti e solidali per lo sfruttamento di classe e l'attacco al movimento ma sono divisi e antagonisti nella distribuzione dei profitti nei periodi di intenso sviluppo e per la distribuzione delle perdite in periodi di crisi.
 
Secondo: il breve lasso di tempo tra il 2008 e oggi è stato sufficiente per demolire le teorie borghesi e opportuniste, e cioè che gli stati siano in grado di controllare il capitale, i monopoli e il loro predominio sull'economia. Annientati gli slogan sul controllo dei mercati da parte del potere politico, sul primato della politica rispetto ai mercati e lo slogan opportunista presumibilmente innovativo "le persone prima dei profitti".
 
Terzo: che la cosiddetta globalizzazione e cioè l'economia capitalistica mondiale rafforza la cooperazione, assicura lo stesso ritmo e la convergenza tra i paesi capitalisti. Nei primi anni '90 ci dicevano addirittura che la guerra era stata abolita e la soluzione pacifica delle controversie aveva preso la precedenza.
 
Dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale la guerra non è mai stata abolita. Si è evoluta assumendo la forma di decine, centinaia di conflitti locali. Oggi è in corso un nuovo round per la spartizione dei mercati. La crisi profonda che sperimentiamo annuncia nuovi focolai di guerra e non è improbabile un conflitto generalizzato tra le potenze imperialiste nel prossimo futuro. Il coinvolgimento della Grecia diventerà ancora più pericoloso per il popolo. Il suo coinvolgimento è già un dato di fatto a causa della partecipazione della Grecia nelle guerre locali attraverso le basi militari, il transito delle truppe, la partecipazione nelle forze di occupazione.
 
E' possibile minare la cosiddetta obbedienza alla legittimità borghese, alla disciplina e alla sottomissione alle barbare leggi di classe adottate dal parlamento borghese in Grecia e dagli organi dell'Unione europea. Ci sono diversi casi, come quello dei marinai, dei conducenti delle autocisterne e dei taxi che hanno continuato lo sciopero nonostante i giudici l'abbiamo dichiarato illegale, nonostante gli ordini di precettazione.
 
Solo il potere popolare può garantire la sovranità popolare e il disimpegno reale dalle alleanze imperialiste come l'UE e la NATO.

Promuoviamo la seguente piattaforma su tre assi: potere popolare-disimpegno-cancellazione unilaterale del debito. Il disimpegno senza socializzazione sarebbe deleterio per il popolo, mentre la socializzazione è impossibile senza disimpegno.

Oggi, con maggior nitidezza che mai, tutti possono constatare che il capitale, i monopoli e il loro potere non condividono la stessa patria con il popolo. Pongono il profitto sulla lingua nazionale e sul patrimonio culturale. Formano le loro alleanze in base al profitto e sacrificano tutto per questo.

Per questo motivo il termine patria acquista un contenuto sostanziale per il popolo solo con il potere popolare, con le istituzioni di partecipazione, difesa e protezione dei lavoratori e del popolo.

La politica delle alleanze [del fronte contro il memorandum] si limita ad accordi su un programma minimo, mentre guarda al movimento soltanto come una leva per il riallineamento delle forze politiche in alleanze di centro-sinistra e per la gestione del sistema.

Noi parliamo apertamente al popolo di un'alleanza politico-sociale della classe operaia con gli strati piccolo borghesi popolari nella città e nella campagna, dell'unione del movimento operaio e del movimento popolare con un chiaro orientamento antimperialista e antimonopolista, in ultima analisi anticapitalista. Esso dovrebbe avvalersi di ogni frattura, ogni crepa nel governo borghese per il suo indebolimento, per il suo rovesciamento.

La politica delle alleanze, a prescindere dalla varietà di forme che può assumere, oggettivamente è di due specie: può mirare alla conservazione e alla stabilità del potere politico borghese o può costituire l'accordo di base per la conquista del potere popolare.

Ogni crepa nel sistema politico, nei meccanismi del potere capitalista, tutto ciò che indebolisce il governo borghese e in generale i partiti borghesi contribuisce al rafforzamento delle forze dell'alleanza popolare per il rovesciamento radicale del sistema di sfruttamento capitalista, della dittatura dei monopoli.

Ci scontriamo sistematicamente contro visioni del tipo: "il problema dell'economia greca deriva dai superprofitti accumulati nel sistema bancario o nelle borse in opposizione al profitto nel settore industriale, nella produzione". Questo approccio separa i profitti "legittimi" da quelli "illegittimi", alimenta l'idea che il capitalismo sano si sia sviluppato in "capitalismo casinò". Particolare attenzione riserviamo alla riduzione dell’imperialismo ad un tipo di forma di politica estera e di relazioni interstatali, invece di un sistema socio-economico cioè regime monopolistico del capitale.

Un'altra versione della percezione socialdemocratica adotta la posizione della necessità di una "riabilitazione" del capitalismo, della sua umanizzazione, mediante il controllo delle attività più parassitarie del sistema finanziario. Non vogliono e non possono riconoscere il fatto che non esiste impresa, gruppo monopolista la cui gran parte dei capitali attivati non sia esterna, vale a dire capitali prestati e non dei loro azionisti. In condizioni di saggio medio di profitto con tendenza decrescente, queste imprese trovano difficoltà ad ottenere prestiti, rendendo così più difficoltosa l'espansione della produzione e producendo una recessione. Inoltre, non vogliono riconoscere che le banche non prestano, non investono solamente nel mercato del denaro ma acquisiscono o partecipano al capitale industriale. Non accettano la fusione del capitale bancario e del capitale industriale.

È chiaro che in condizioni di crisi ci sono possibilità di brusca acutizzazione della lotta di classe, di un'entrata repentina di più ampie masse popolari senza l'esperienza sociale e politica necessaria. Siamo coscienti del pericolo che il movimento si trovi in fase di ritirata poiché sperimenta la barbarie della disoccupazione, povertà, indigenza, le conseguenze della violenza statale e padronale, così come l'influenza dell'ideologia borghese, del riformismo e dell'opportunismo, e sotto l'impatto dell'anticomunismo più sfrenato adottato ufficialmente dagli organi dello Stato e dei suoi meccanismi ideologici.
 
Nonostante le difficoltà derivanti dalla campagna d'intimidazione del popolo in nome della crisi, l'intimidazione nei luoghi di lavoro, l'impazienza delle masse soprattutto di quelle provenienti dai settori popolari piccolo borghesi che fino ad oggi avevano un livello di vita relativamente buono, il KKE si è mantenuto fermamente orientato sulla necessità e attualità del socialismo.

L'aggravarsi della crisi economica, le contraddizioni dentro l'UE, l'emergente coscienza anticapitalista contribuiscono affinché il popolo comprenda più facilmente che è richiesto un cambiamento radicale profondo. Ovviamente questi processi non conducono di modo automatico alla scelta del conflitto, alla stabile partecipazione all'organizzazione della lotta di classe. Senza dubbio, oggi, il terreno per un conflitto ideologico-politico più profondo è relativamente più agevole se rapportato agli anni precedenti quando il peggioramento della condizione dei lavoratori si evolveva più lentamente rispetto alla tempesta attuale.

Il KKE chiama il popolo a lottare affinché i mezzi concentrati di produzione nell'industria si trasformino in proprietà popolare, per la socializzazione della terra, delle grandi imprese del settore agricolo e del commercio concentrato. Sulla base di questi rapporti, l'agricoltura deve essere riorganizzata incentivando la sua concentrazione, inizialmente in cooperative di produzione.

La socializzazione dei mezzi di produzione e la pianificazione centrale nazionale mediante strumenti scientifici, libereranno grandi capacità produttive inutilizzate, assicureranno la priorità e soddisfazione scientificamente combinate delle necessità popolari, a condizione che si attivi l'ampio controllo operaio e popolare per la piena soddisfazione delle necessità sociali fondamentali, per esempio l'alimentazione, la casa popolare, l'educazione, la salute e il benessere, le opere infrastrutturali.

L'espansione del tempo libero per i lavoratori contribuirà alla loro essenziale partecipazione al controllo. Il controllo operaio popolare comincerà dalle unità di produzione con rappresentanti eletti e revocabili e si estenderà a tutto il settore e alla regione. Gli organi eletti includeranno i lavoratori delle unità di produzione e si garantirà la partecipazione dei membri delle cooperative, di studenti e pensionati. I rappresentanti eletti nell'organo di potere più alto, non saranno permanenti bensì revocabili.

Allo stesso tempo, il potere popolare, che per il KKE è il socialismo e non uno stadio intermedio tra capitalismo e socialismo, risparmierà risorse importanti mediante l'abolizione delle spese militari per i piani aggressivi imperialisti della NATO, mediante l'effettiva e totale cancellazione del debito, mediante l'abolizione dei molteplici pacchetti di aiuto ai gruppi monopolisti e alle banche. In ciò si basa l'immensa superiorità del potere popolare che può garantire il benessere sociale in luogo del vecchio capitalismo monopolista, il quale attua i piani dei vari gruppi e settori del grande capitale in competizione tra loro per il maggiore profitto possibile.

Solo la pianificazione centrale può superare le disuguaglianze nello sviluppo delle regioni del paese. Solo il potere popolare può siglare accordi commerciali di mutuo beneficio con altri popoli, con altre economie popolari e sradicare il fenomeno della competizione imperialista per l'utilizzo delle risorse naturali marine e terrestri.

Solo questa lotta, che punta al vero nemico, vale a dire il potere dei monopoli, e che include iniziative di contrasto all'offensiva antipopolare nel quadro di organizzazione del contrattacco del movimento popolare, può garantire la continuità e la durata della lotta stessa alternandone costantemente le forme, nonchè la prospettiva vittoriosa per la classe operaia e i suoi alleati sociali.
 
Ogni riflessione, ogni slogan e posizione che entra in conflitto con i rapporti capitalistici di proprietà e di potere ha subito l'attacco di tutti i partiti che utilizzano l'argomentazione del fallimento del socialismo e che, pertanto, non c'è altra soluzione che la gestione dei problemi all'interno del capitalismo. Conseguentemente, analizzare la vittoria della controrivoluzione è un tema cruciale e non deve riguardare solamente il periodo della costruzione ma anche quello della concentrazione di forze.
 
In Grecia non c'è ovviamente una situazione rivoluzionaria che ponga il rovesciamento del sistema capitalista come compito immediato, ma tutto dimostra che se il movimento operaio, il settore più radicale del popolo, non dirige la lotta in direzione del potere operaio, sarà intrappolato nelle varianti della gestione borghese e perderà ogni opportunità di ascesa e prospettiva.
 
Prima della crisi, la questione del potere operaio a molti sembrava un mero tema di dibattito. Oggi però, la realtà dimostra come sia un fine di lotta obbligato, che dà un senso alla lotta quotidiana in condizioni di crisi profonda e con una borghesia intransigente. Il problema del potere investe oggi le forme di lotta, dà priorità all'organizzazione e sviluppo dell'iniziativa operaia e popolare dal basso, al rifiuto dell'obbedienza e all'indisciplina verso le leggi borghesi, alla formazione dei germi del nuovo potere e degli organi del controllo operaio.

La soluzione per il popolo non sta nell'allinearsi a una sezione della borghesia nazionale, a uno dei centri imperialisti per abbandonarne un altro, in un periodo in cui le loro contraddizioni si sono acutizzate. La soluzione non sta nell'appoggio dei nuovi partiti borghesi contro i vecchi, dei governi di coalizione invece che di quelli di un partito.
 
La soluzione sta nella lotta organizzata con al centro i luoghi di lavoro e i sindacati, che sarà orientata verso la sfida, il conflitto e la rottura coi monopoli, i partiti, i governi e le loro alleanze imperialiste, nella prospettiva di un loro rovesciamento. Questo è l'unico indirizzo di lotta realistico.

Non si tratta di un'opera in un solo atto, per questo i movimenti, i passi e le fasi non devono separarsi da questo obiettivo.
 
Nei prossimi mesi e nel prossimo anno deve essere moltiplicata la partecipazione di massa alle assemblee in tutti i grandi luoghi di lavoro, alle riunioni nei quartieri operai e popolari, alla resistenza e contrattacco organizzati contro le conseguenze delle leggi antipopolari, contro le tasse e i tagli a salari e pensioni, alla lotta per gli assegni di disoccupazione e il funzionamento delle unità sanitarie, educative e del welfare, per la difesa delle famiglie popolari.
 
Il conflitto col dominio economico dei monopoli e il loro potere politico si determina in primo luogo laddove si produce o ci si appropria del plusvalore, dove il profitto capitalista è creato, cioè nelle unità industriali capitaliste, nei centri commerciali, negli ospedali privati, nelle banche, nelle imprese a grande concentrazione di lavoratori salariati, indipendentemente dalla specializzazione del lavoro. In questi ambiti la lotta va intesa non in modo parziale bensì contro l'intera linea politica antipopolare. L'unico criterio per l'affidabilità di ciascuna organizzazione sindacale o politica è la sua posizione dinanzi alla succitata necessità, verso l'organizzazione e il successo dello sciopero in ogni luogo di lavoro. Le dichiarazioni sono insufficienti se non sono accompagnate dalle relative attività di organizzazione e protezione delle mobilitazioni di sciopero.
 
In questi luoghi di lavoro deve forgiarsi la lotta di classe unificatrice avendo come criterio la lotta d'avanguardia contro i capitalisti, contro il sindacalismo giallo e filo-governativo, contro i partiti e il potere dei monopoli. È lì che saranno valutati il proseguimento e la prospettiva d'indebolimento delle politiche antipopolari fino al loro radicale rovesciamento.
 
E 'evidente che gli sviluppi attuali, la crisi capitalistica e l'aggressività imperialista impone il rafforzamento della lotta del movimento comunista internazionale per gli interessi della classe operaia, gli strati popolari, per il rovesciamento della barbarie capitalista, intensificando gli sforzi per una unificata strategia rivoluzionaria. Il KKE dispiega le sue forze in questa direzione.

 

Discorso di Aleka Papariga, segretaria generale del Partito Comunista di Grecia all’incontro internazionale dei partiti comunisti ed operai.

 

Atene, 9-11 Dicembre 2011

 

domenica, 04 dicembre 2011

In Unione Sovietica si viveva meglio

Postcard.jpgL'introduzione del capitalismo ha significato una battuta d'arresto per tutti i paesi dell'Europa dell'Est, sia economico che sociale. Un rapporto delle Nazioni Unite afferma: "La transizione da un'economia pianificata a un'economia di mercato è stata accompagnata da importanti cambiamenti nella distribuzione della ricchezza nazionale e del benessere. I dati mostrano che si è trattato del più rapido cambiamento mai registrato... ed ha portato ad un alto costo umano".

Tra il 1990 e il 2002, il prodotto interno lordo (PIL, l'insieme di beni e servizi prodotti in un anno) pro capite dei paesi dell'Europa orientale è diminuito del 10%, mentre è aumentato del 27% nei paesi di un livello comparabile. Ciò rappresenta una perdita effettiva di quasi il 40%. Questa regressione è valida per tutti i paesi ad eccezione di Polonia e Slovenia. Oggi, il PIL pro capite dei paesi ex comunisti dell'Europa centrale e orientale è meno di un quarto di quella di Latina. Per le repubbliche dell'ex Unione Sovietica, la situazione è ancora più drammatica. Negli anni '90, il PIL è sceso del 33%. L'Ucraina ha avuto anche un calo del 48% tra il 1993 e il 1996, e la Russia il 47% .

Le azioni dell'economia di Stato sono stati venduti a prezzi irrisori. Una gran parte del potente apparato economico e industriale è stato smantellato. In alcuni anni, la Russia che è stata la maggiore potenza industriale, è diventato un paese del terzo mondo. Il PIL della Russia (144 milioni di abitanti) è inferiore a quello dei Paesi Bassi(16 milioni di abitanti). L'Unione Sovietica è regredita di circa 100 anni. Al tempo della rivoluzione socialista nel 1917, il PIL pro capite ha raggiunto il 10% degli Stati Uniti. Nel 1989, nonostante il fatto che l'Unione Sovietica è stata distrutta in gran parte della seconda guerra mondiale, il PIL pro capite ha raggiunto il 43% degli Stati Uniti. Oggi è inferiore al 7%.

La situazione sociale

Secondo un recente studio condotto da Unicef, oggi un bambino su tre degli ex paesi dell'est vivono in povertà. Un milione e mezzo di bambini vivono in orfanotrofi. In Russia, il numero dei bambini abbandonati è raddoppiato, nonostante il forte calo delle nascite. A Bucarest, la capitale rumena, centinaia di bambini vivono per le strade, 100 000 bambini sono stati abbandonati. Più di 100 000 bambini dell'ex blocco orientale sono spinti alla prostituzione. L' assistenza infantile è stata quasi smantellata. Per molte donne, la transizione al capitalismo è stata una vera e propria catastrofe, "Un numero crescente di donne sono vittime di violenza. Molte donne che sono alla disperata ricerca di un lavoro e una vita migliore sono costretti a prostituirsi da reti criminali". Ogni anno, circa mezzo milione di donne nella regione sono letteralmente esportati verso l'Europa occidentale.

Prima del passaggio al capitalismo, la regione ha conosciuto un benessere sociale garantito. Un rapporto delle Nazioni Unite dice: "Prima degli anni Novanta, le infrastrutture sociali nei paesi dell'Europa centrale e orientale dei paesi della CEI* erano notevolmente buoni. C'era un alto livello di sicurezza sociale e tempo pieno di lavoro garantito a vita. Anche se il reddito era basso, era stabile e sicuro. Molti beni di consumo e servizi di base erano sovvenzionati dallo Stato e la fornitura è stata regolare. C'era abbastanza cibo, vestiario e alloggi. L'accesso all'istruzione e alla sanità era libero. La pensione è stata assicurata e la gente poteva godere di molte altre forme di protezione sociale." Il rapporto continua: "Oggi, un educazione corretta, un alimentazione sana ed adeguata non sono assicurati. Gli aumenti del ​​tasso di mortalità, nuove epidemie potenzialmente distruttive minacciano e rendono la vita (e sopravvivenza) in un pericolo crescente e allarmante.."

Il risultato: il drastico spopolamento di alcuni paesi. In Ucraina, la popolazione è diminuita di 1,2 milioni dal 1991. In Russia, tra il 1992 e il 1997, la popolazione è diminuita di 5,7 milioni, nonostante l'arrivo di 3,7 milioni di immigrati dai paesi vicini, il che significa che ci sono 3500 russi in meno al giorno. Le Nazioni Unite stimano che se il trend non si inverte, la popolazione dei paesi dell'Est saranno diminuite del 20% entro il 2050: 307-250 milioni.

Cosa ne pensa il popolo dell'Est?

La popolazione è tra la delusione, la rassegnazione e la rabbia. Alcuni esempi.

La Polonia è stato il paese che ha subito di meno dal passaggio al capitalismo. In questo paese molto cattolico, il comunismo non aveva e non ha una vita facile. Ma comunque oggi, il 44% dei polacchi ritiene il periodo del blocco orientale come positivo. Il 47% crede che il socialismo è una buona dottrina, ma che «è stato disatteso". 37% dei polacchi da un giudizio positivo del partito comunista quando era al potere dal 1945-1989. Il 31% sono insoddisfatti di questo periodo. Solo il 41% trova che il capitalismo è un sistema migliore.

76% dei tedeschi orientali credono che il socialismo è "una buona idea che è stata mal applicata" e solo uno su tre è soddisfatto dell'attuale funzionamento del sistema "democratico".

Secondo un sondaggio del 1999, il 64% dei rumeni preferivano la vita sotto Ceausescu.

In Russia Lenin è ancora popolare. 67% dei russi ha espresso un parere positivo e solo il 15% ne parla in termini negativi.Stalin risulta essere il terzo personaggio più amato della stroria russa.

Ci sono una moltitudine di insoddisfazione e il potenziale rivoluzionario è grande. Le ferite del passato sono ancora fresche e la confusione ideologica è ancora grande, ma non è escluso nel prossimo futuro, il ritorno al socialismo. Nelle prime elezioni seguite al colpo di Stato in Russia il Partito Comunista rifondato da Zjuganov ha ottenuto oltre il 30% dei voti poco meno del corvo bianco Eltisn l'uomo delle oligarchie e degli americani, e solo brogli elettorali e la corruzione permisero a quest'ultimo ed all'oligarchia di prendere il potere in Russia e relegare i comunisti all'opposizione. Oggi, il Partito Comunista guidato da Zjuganov è dato sopra il 20% con una crescente popolarità nel paese, radicamento e militanza che va oltre lo zoccolo duro dei nostalgici. Nell'ultima campagna elettorale ancora in corso, il Partito Comunista ha alzato i toni della contesa, utilizzando le "icone" della grande patria sovietica, di Lenin e di Stalin, denunciando pericolo di brogli da parte del partito delle oligarchie di Putin e minacciando che in caso migliaia di militanti sono pronti ad assediare le piazze ed i palazzi.

Dal momento dell'avvento del capitalismo, l'Europa dell'Est sembra sempre più "un paese terzo mondo".

- Un decimo degli abitanti dei paesi dell'Est sono malnutriti. In Russia, è un bambino su sette che soffre di malnutrizione cronica.

- Per la prima volta in 50 anni, l'analfabetismo è riapparso.

- La tubercolosi è ancora una volta quasi altrettanto estesa come nel terzo mondo.

- Il numero di casi di sifilide in Russia nel 1998 è quaranta volte più alto rispetto al 1990.

- L'aspettativa di vita dei maschi russi è sceso dal 63,8-57,7 anni tra il 1992 1994. In Ucraina è diminuita dal 65,7-62,3 anni.

- Dal 1992, il numero degli alcolisti in Russia è raddoppiato.

- Di 100 gravidanze, ci sono 60 aborti in Russia. Conseguenza: 6 milioni di donne sono sterili.

- In Polonia, il numero di suicidi è aumentato del 25%. In alcuni paesi dell'ex Unione Sovietica, questo numero è addirittura raddoppiato.

- Il numero di crimini in Bulgaria, è quattro volte superiore rispetto al 1989 in Ungheria e nella Repubblica Ceca, è triplicato. In Polonia, è aumentato del 60% il numero di morti in altri paesi è aumentato al 250%.

- Le Nazioni Unite stimano che il numero di morti nei paesi ex socialisti che sono attribuiti a nuove malattie (facilmente curabile) e violenza (guerra), è di 2 milioni nei primi 5 anni della transizione al capitalismo.

Nota *CEI: Comunistà Stati Indipendenti composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Uzbekistan, Kirghistan, Tadjikistan, Moldavia, Ucraina, Azerbajan, Mongolia