lunedì, 01 febbraio 2010
Il solito comunista
Spesso mi sento dire: sei il solito comunista. Ebbene, si lo sono. Essere comunisti oggi non è facile, e più facile dirsi fascisti, l'essere comunisti è quasi una vergogna, ti ripetono voi siete contro la proprietà privata, siete solo tasse, siete per i gay ed i stranieri, drogati e terroristi. Queste sono spesso le perle di saggezza che gli italidioti esprimono quando si confrontano con noi comunisti, ed in genere di sinistra, tanto che gli illustri signori del PD in tutti i modi cercano di prendere le distanze dal "rosso", come stanno facendo in Lombardia e come hanno cercato di fare in Puglia. Brunetta vuole cambiare il primo articolo della Costituzione, ed in effetti anche Marx diceva che la Costituzione va cambiata se non esprime più la volontà del popolo, il primo articolo dovrebbe quindi essere: L'Italia è una repubblica delle Banane fondata sull'ignoranza. In questo periodo anch'io metto in discussione le mie idee, cerco sempre di provare a me stesso di essere nel giusto, e quando si prende un percorso determinato non si deve per forza andare avanti con i paraocchi (certo manco andare dove soffia il vento!) e quindi mi chiedo "cos'è essere comunisti oggi?" Non tutti i giorni trovo una risposta. Essere comunisti, è sostanzialmente essere diversi, guardare la società da un altro punto di vista, non accettare le "verità" confezionate, è guardare dagli ultimi in su, è sentire le ingiustizie e combattarle. Essere comunisti è credere in un mondo diverso, fatto di giustizia, di diritti, di democrazia e di uguaglianza, in cui la dignità dell'uomo sia il centro da cui partire, un mondo non retto dall'arrivismo individualista ma dal raggiungere il benessere della società intera. Essere comunisti, alla fine nel corso degli anni è diventato tante cose racchiuse sotto un unico termine. Spartaco fu un "comunista" perchè capì che l'uomo è uguale e non esiste una distinzione di razza per cui uno può rendere schiavo un altro, non esiste una distinzione sociale tra uomo e donna, tra nero e bianco, e che ribellarsi ad una condizione sociale di sottomissione non è violenza, ma l'imporre quella condizione è violenza. Comunista, come lo erano tre contadini che capirono che la propria terra poteva produrre di più se collettivizzavano le proprie forze. Comunista, come i rivoluzionari francesi della Comune Parigina. Comunista, come chi mette a rischio la propria vita per lottare per il diritto di un altro. Comunista, come chi crede che il lavoro sia un diritto e non una concessione, come chi crede che la casa sia un diritto, come lo studio e l'assistenza sanitaria. Essere comunisti è avere una storia, una scienza ed una cultura da leggere, studiare e capire tramite il quale analizzare la società ed il mondo. Essere comunisti è una scelta di campo: "La questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c'è via di mezzo poiché l'umanità non ha creato una «terza» classe e, d'altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi. Perciò ogni diminuzione dell'ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell'ideologia borghese." (Lenin) Per questo motivo, non può esistere alternativa ad essere Comunisti! Chi si pone tra i comunisti e la borghesia non può essere quindi considerato un alleato. (Se lo ricordi Segr.Ferrero)
Fino agli anni '70, la gente decideva ed imponeva a chi era preposto ad amministrare la nazione le tematiche ed i problemi, scendeva in piazza e si prendeva i suoi diritti. Oggi invece il padrone decide e il dipendente deve abbassare la testa, perchè è solo una pedina, un numero del mercato. Oggi, a decidere quali sono i problemi sono i "lor signori", il popolo discute di quello che dall'alto impongono. Se per la gente le prime preoccupazioni sono lavoro, salari, pensioni, tasse, casa e futuro, il governo parla di processo breve, se per gli studenti la preoccupazione è una migliore qualità della scuola pubblica, il governo parla di tagli al pubblico e favorire il privato, se la gente si preoccupa dello stato della sua terra, il governo parla di TAV e di Ponte sullo Stretto. E cosi via. Ed il popolo? Il popolo asseconda, i giornali martellano sui temi che "i lor signori" decidono a turno e la gente parla di veline, gossip, persecuzioni giudiziarie, processi brevi, bamboccioni, grembiulini e voti di condotta, crocefissi e via dicendo. Quindi voglio fare il solito comunista, andare all'attacco, è la gente che deve imporre i temi di cui parlare, il proletario non deve mettersi a discutere se il processo breve è giusto o no, il proletario deve ribellarsi al fatto che i salari italiani sono in picchiata tra i più bassi al mondo, che il lavoratore italiano è quello che ha il maggior rischio di non tornare a casa dalla propria famiglia da lavoro sano e non in una bara, deve ribellarsi al fatto che la legge 30 sia una forma di schiavitù legalizzata, deve ribellarsi agli attacchi "impreditorial-politici" al lavoratore, deve reclamare il diritto al lavoro e la democrazia sul posto di lavoro, la democrazia sindacale. Come dicevo prima, a differenziare un comunista dal resto è la capacità di analisi della società, o meglio questo dovrebbe essere uno dei compiti dei “comunisti”. Molti ignorano la scienza marxista, la dileggiano, pochi la leggono e sanno cos’è, neanche solo a sommi capi (e lo capisco a me la testa è cominciata a fumare dopo poche pagine!) ma poi, in questi periodo di gravissima crisi, molti intellettuali dell’economia hanno rispolverato gli studi marxisti.
Incominciamo a parlare quindi di cosa è questa crisi?
Una falsa leggenda metropolitana, molto diffusa nell’ultimo periodo, ci sta raccontando che l’attuale recessione economica globale affonda le sue radici nell’orbita delle speculazioni affaristiche compiute dal sistema delle grandi banche, delle borse mondiali e dell’alta finanza internazionale. Non a caso, la rabbia si è rivolta, apparentemente in modo spontaneo, contro determinati soggetti, individuati come capri espiatori (in maniera pilotata ad arte dai mass-media ufficiali) nei megadirigenti e nei manager super-pagati delle società finanziarie, bancarie e assicurative multinazionali.(qual è secondo voi lo scopo di rendere pubblici i stipendi dei manager? Alla fine a cosa serve tutto questo) La depressione economica in atto nel mondo è stata senza dubbio aggravata da fenomeni speculativi di origine affaristico-finanziaria. Tuttavia, la matrice reale della crisi è sistemico-strutturale ed è di portata globale, è un crollo derivante dalle contraddizioni insite nella natura stessa dell’economia di mercato. Infatti, un’economia di mercato senza mercato, cioè priva di una domanda (ovvero quando l’offerta supera nettamente la domanda), è una contraddizione in termini, per cui rischia di precipitare in una crisi acuta difficilmente sanabile; se la crisi non trova una risposta risolutiva, rischia la bancarotta finale. Come del resto sta accadendo in questa fase, in cui si assiste al crollo vertiginoso degli investimenti, dei salari e dei prezzi, quindi alla caduta verticale del saggio (o tasso) di profitto, che approfondisce la crisi provocando un circolo vizioso non superabile. Dunque la crisi odierna investe l’apparato politico-economico complessivo, mettendo in discussione l’intero modo di produzione capitalistico su scala planetaria. Infatti, quella in corso è una crisi di sovrapproduzione e di sottoconsumo. Ciò significa che negli ultimi lustri si è determinato un ciclo di sviluppo produttivo e di accumulazione smisurata di profitti economici privati, generati da un eccessivo sfruttamento materiale dei produttori, ossia degli operai e dei lavoratori salariati. I quali, a dispetto dei ritmi, degli orari e degli standard di rendimento produttivo indubbiamente elevati, si sono progressivamente impoveriti e indeboliti. E ciò è avvenuto in tutto il mondo, compresa l’Italia, per effetto di un processo di globo-colonizzazione economico-imperialistica che ha generato condizioni sempre crescenti di miseria, sottosviluppo, sfruttamento e precarietà materiali, permettendo o imponendo livelli sempre più bassi del costo del lavoro (vale a dire dei salari) su scala planetaria, malgrado gli operai delle fabbriche abbiano fatto e facciano molto più del loro dovere. Le conseguenze immediate sono evidenti a tutti: un drastico calo dei consumi, destinati a ridursi ulteriormente, alimentando e accrescendo in tal modo la tendenza recessiva in atto; un incremento esponenziale della disoccupazione e della precarizzazione, con inevitabili e drammatiche conseguenze in termini di costi sociali ed umani, di ulteriore indebolimento e degrado dei lavoratori del sistema produttivo e, quindi, un progressivo abbassamento degli acquisti di beni di consumo. La ragione ultima, che spiega le crisi capitalistiche, risiede nel progressivo impoverimento dei lavoratori e nel crescente indebolimento del loro potere d’acquisto(basta fare una ricerca su google per trovare i dati sul calo del potere d’acquisto in italia), quindi nel crollo dei consumi delle grandi masse, un dato che contrasta con la necessità, connaturata al sistema capitalistico, di espandere i mercati ed accrescere sempre più il bacino dei consumatori. In parole semplici, quando i salari si riducono troppo, calano inevitabilmente anche i consumi delle masse lavoratrici, e tale processo non può non incidere anche sui profitti capitalistici, che precipitano in caduta libera determinando effetti di crisi spaventosa, di impoverimento e proletarizzazione anche di vasti strati della piccola e media borghesia economico-imprenditoriale, generando fenomeni di crescente conflittualità tra le potenze capitalistiche esistenti. Cosa è successo dopo le grandi crisi nella storia? Ricordiamo il New Deal, imperialismo, conservatorismo ed colonialismo, in modo da allargare il proprio mercato delle merce, trovare nuove materie prime e manodopera a buon mercato. Oltre questo, si intensificò la corsa all’armamento e la conversione bellica dell’industria, con le conseguenti guerre. Nulla è successo a caso, neanche il nazifascismo! Riflettere sulle analogie con la storia contemporanea. Da questa analisi della crisi economica e della società si possono costruire i temi di cui parlare ed obbligare i politici a trattare. (Continua)
15:20
Scritto da : dalai87
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venerdì, 22 gennaio 2010
Auguri amari
Sono tempi bui e difficili. Il 21 Gennaio del 1921 nasceva il Partito Comunista d’Italia - sezione italiana di quella che allora era l’Internazionale Comunista- dalla scissione durante il XVII congresso del PSI che si teneva al teatro Goldoni di Livorno. Gli scissionisti, i comunisti, aprirono così al teatro San Marco di Livorno il primo congresso del PCd’I, che poi divenne il più grande d’Europa. I motivi che portarono alla nascita del PCI sono gli stessi a distanza di 89 anni, di quelli di oggi per cui si resiste e si lotta. Anni di conquiste e di lotte, dalla resistenza al nazifascismo alla conquiste sociali, le lotte contadine, operaie e studentesche. Ha rappresentato l'emancipazione delle classi subalterne in Italia. Sono auguri amari però, amari per la situazione sociale ed amara per cosa è rimasto di questa lunga storia. Nella società contemporanea, lo sfruttamento del capitale sul lavoro e la violenza sulle classi subordinate esistono ancora e sono più amplificate di prima, grazie al camuffamento dei capitalisti tramite il buonismo e l'ipocrisia di cui sono complici gli opportunisti (come li chiamava Lenin). Il partito comunista nasceva anche per questi motivi, oggi quei fondatori avrebbero fondato un partito per contrastare l'opportunismo che pultroppo contraddistingue l'attuale "comunismo istituzionale" rappresentato da Prc e PdCI. Questa è l'amara realtà che si prospetta ancora una volta in vista delle regionali, solo opportunismo, alleanze con i partiti borghesi e gli anticomunisti pur di racchettare qualche poltrona. E' una politica che non mi appartiene, e non appartiene neanche alla storia del Comunismo e mi auguro che essi non tradiscano ancora una volta il nome che portano. Le conquiste sociale ottenute dalle lotte comuniste, sono un patrimonio non solo dei comunisti ma di tutta l'italia, ma in questi giorni nessuno ricorda questa data (tranne i soliti nostalgici) si preferisce ricordare il latitante traditore del popolo Craxi. Io chiedo a chiunque legge, comunista, di sinistra, liberale, cattolico, di destra, fascista, cittadino "ne di destra e ne di sinistra" oggi senza i comunisti, la vita sociale è migliore? I diritti dei lavoratori sono migliori? Lo stato della democrazia è migliore? I diritti dei cittadini sono migliori? La richezza del paese è ecqua? Le classi lavoratrici stanno bene? Le classi più povere stanno meglio? Il livello e la qualità dell'Istruzione è migliorato? Studenti, precari, disoccupati,lavoratori, operai, i tempi bui a cui sono costretti per miopie e tradimenti i comunisti corrispondono ai tempi bui della democrazia e della vita sociale dell'Italia. 89 anni dopo il PCI c'è ancora bisogno dei comunisti, e di un organizzazione vera dei comunisti e non di opportunisti.
15:28
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sabato, 09 gennaio 2010
Che classe...Fratelli!
Ho sempre sostenuto come la mancanza di coscienza di classe sia il risultato più importante ottenuto dal berlusconismo in Italia e non è quindi un caso che la parte più cosciente della propria condizione sia quella non condizionata da tale "fenomeno". Gli immigrati, clandestini e non, hanno dato vita alla seconda rivolta dopo quelle di un anno fa in Campania, in seguito dell'uccisione di 6 loro compagni da parte della camorra. Questa di questi giorni a Rosarno, è forse ancora più importante e da il segnale del livello di conflitto nascosto che esiste nel nostro paese. Oggi Liberazione titola con "La cacciata degli schiavi", è una vergogna come in un paese che si dice civile e democratico che delle persone vivano in quelle condizioni e per lo più sono aggredite dagli italiani. La gente di Rosarno si è dimostrata ignorante e senza dignità, ma purtroppo rappresentano bene l'italia, e la guerra tra poveri che soprattutto questo governo ha generato. Ma a questi rosarnesi vorrei chiedere, perché questi migranti erano lì? A questo i rosarnesi, ma come loro la maggioranza degli italiani, non risponderanno mai, non perché non conoscono la risposta ma perché mentono sapendo di mentire. Tra le frasi più usate da questi italiani, c'è: "gli abbiamo dato lavoro, casa e mangiare". Qui sta il tutto secondo me, per l'italiano medio, il lavoro è una concessione, la casa una conquista, il mangiare un di più. L'Italiano ormai è diventato schiavo dei padroni nel cervello, per cui lavorare a 2 euro all'ora è una fortuna di questi tempi, nn lamentarti ringrazia che hai un lavoro. Per i Rosarnesi, la mafia, i caporali, come per la maggioranza degli italiani, l'immigrato non è una persona, ma uno schiavo che fino a che utile e silente va sopportato, ma quando questi chiedono e rivendicano il diritto di vivere vanno cacciati. Questi signori hanno sfruttato il loro lavoro, molti degli stessi che portavano il bastone in mano, sentendosi per un giorno uomini, sono gli stessi che fino a ieri li sfruttavano e si arricchivano sulle loro spalle. Da Rosarno è arrivato un segnale importante che spero si ripeta in molte altre città, come accaduto nelle banlieue parigine, e senza timore hanno ed avranno l'appoggio della parte sinistra e sana di questo paese disastrato. La rivolta vada presa d'esempio, dai lavoratori, dai precari, dagli sfruttati legalizzati, vada presa d'esempio dagli italiani che finalmente capiscano che il lavoro è un DIRITTO, che la casa è un DIRITTO, non sono concessioni o conquiste. Quasi tutti gli immigrati del luogo si occupano per lo più della raccolta di agrumi. Spesso sono sfruttati e sottopagati, e il business è gestito dalla 'ndrangheta. Nell'ultima stagione le problematiche climatiche e la crisi economica ha portato le aziende agricole ad abbassare le retribuzioni, il che rende più difficile la sopravvivenza dei lavoratori stranieri. Agli immigrati in protesta si sono uniti altri gruppi provenienti dai centri dell'hinterland. "Chiedono diritti. Il diritto di lavorare senza essere uccisi per le strade".Vivono in ex capannoni industriali, in casolari abbandonati ed in capanne di cartone gli oltre 2.500 immigrati che si trovano nella zona della Piana di Gioia Tauro dove lavorano come braccianti agricoli. Gli stranieri arrivano nella zona di Rosarno a fine novembre dove si occupano della raccolta degli agrumi. Ogni singolo bracciante straniero lavora mediamente dalle 10 alle 14 ore giornaliere ed il denaro guadagnato viene utilizzato per il sostentamento delle loro famiglie che vivono ancora in Africa. L'attività di raccolta degli agrumi svolta in Calabria si conclude a marzo quando i 'braccianti itineranti' si spostano in Sicilia per la raccolta delle patante. Poi a luglio è la volta della Puglia, in modo particolare in provincia di Foggia, dove si dedicano alla raccolta dei pomodori. In queste zone il lavoro è assicurato per tutto il periodo estivo e poi il viaggio riprende alla volta del Trentino Alto Adige per la raccolta delle mele. C'è anche chi si dirige verso le zone del Piemonte e della Toscana per la raccolta dell'uva. Ma poi a novembre rientrano in Calabria per riprendere la raccolta degli agrumi. Questi schiavi per chi lavorano? Non sono gli stessi rosarnesi ed italiani che fanno lavorare 10-14 ora al giorno queste gente? Ed allora il degrado a cui li obbligano a vivere, l'umiliazione che devono sopportare e l'egoismo ed il razzismo che quella cittadina ha dimostrato di avere, che indubbiamente nasce da una condizione di povertà (ma nn solo economica e sociale, ma soprattutto culturale), merita quella reazione e quella rivolta, come i romani hanno meritato la rivolta di Spartaco. L'Italia merita questa rivolta, che l'immigrato segni la strada per il risveglio della classe!!!
Sfruttati, sparati, insultati (dal ministro) da Liberazione:
Calma, calma. Non è successo nulla, è solo finita la stagione del raccolto. E' finita a San Nicola d'Arco nella Piana del Sele e sta finendo nella Piana di Rosarno. Anche la raccolta delle arance e dei mandarini a gennaio ormai avanzato si va avvicinando alla conclusione. Ormai gli immigrati regolari e irregolari, cittadini di stati membri dell'unione e cittadini - come usa dire - extracomunitari non servono più. A San Nicola d'Arco già il mese scorso si è provveduto a uno sgombero con la scusa delle illegalità compiute da qualche immigrato per sbattere via in malo modo centinaia e centinaia di onesti lavoratori.
A Rosarno invece non c'è stato bisogno di alcuna montatura: si è immediatamente passati alla pratica dell'obiettivo. Era prevedibile una reazione esasperata dei lavoratori immigrati dopo che dei criminali avevano sparato a due di loro. Dico reazione esasperata non tanto per commentare il carattere della reazione quanto per spiegare il perché di quel tipo di reazione.
Esasperata è la reazione di chi è senza speranza, di chi non ne può più e di chi sa di non essere difeso da nessuno - men che meno dallo Stato - e che è destinato a veder solo peggiorare la propria situazione. Al danno non segue la beffa ma un danno ancora peggiore di quello di prima. I giornali avranno raccontato in dettaglio le condizioni di estrema miseria e squallore nelle quali questi lavoratori sono costretti a vivere. A volte dagli articoli sembra che squallore e miseria siano una loro scelta. Eppure se i salari per il loro duro e onesto lavoro fossero regolarmente pagati - e poi se le politiche sindacali alle quali hanno diritto fossero applicate e se le politiche sociali relative all'accoglienza degli immigrati, previste peraltro dalla legge, fossero effettivamente praticate - essi vivrebbero ben diversamente.
Si dice solitamente che questi immigrati clandestini (e buona parte non lo sono) forniscono la manodopera per la criminalità organizzata. Per quel che riguarda i fatti di Rosarno e Gioia Tauro il ministro Maroni è arrivato a dire che per loro colpa degli arrivi dei clandestini la criminalità organizzata si è sviluppata in Calabria. La frase non merita commenti. Questi lavoratori - e forse va sottolineato che di lavoratori di tratta - stanno qui per rendere produttiva e competitiva una agricoltura anche e soprattutto grazie ai loro infimi salari.
Enrico Pugliese
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13:00
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giovedì, 07 gennaio 2010
Peppino è vivo e lotta insieme a noi
Un sogno che diventà realtà. Il 5 Gennaio di 62 anni fa, nasceva in una famiglia mafiosa un bambino di nome Giuseppe e di Cognome Impastato, 62 anni dopo il suo ricordo è vivo nei giovani ragazzi siciliani liberi, che ritengono la mafia una montagna di merda. Peppino ha lottato ed ha pagato per tutti, quel ragazzotto di un comunista osava mettere in ridicolo la persona di Toro Seduto, osava denunciare, osava aprire le coscienze dei tanti rassegnati e conviventi forzati del sistema mafioso, osava portare in politica la sua lotta. Pagò con la vita, il suo corpo fu massacrato, ma non una delle sue idee sono state uccise e così oggi, dall'esperienza delle radio libere anni '70, radio Sud e la sua radio Out, dalla quale denunciava, sbeffecciava quel suo parente e vicino di casa di nome Badalamenti che per questo fece massacrare e ridurre il suo corpo in pezzettini nel maggio del '78, nasce radio 100 passi, nei giorni della sua nascita perchè "i nostri martiri vogliamo ricordarlo con gioia perchè siamo contenti che siano esistiti". Non abbassò mai la testa e mai la girò dall'altra parte, sfidò la mafia ed il potere insieme ai suoi compagni ed amici, non prese mai una pistola per difendersi, la sua arma erano le idee di giustizia e di uguaglianza, la parola e la voglia di denunciare ed informare. Per molti anni il potere lo fece passare per terrorista, in una sicilia in cui carabinieri, magistratura, mafia, politici e neofascisti spesso erano "compari", ma la verità e la giustizia hanno dato onore e merito ad un ragazzo, comunista di Democrazia Proletaria, che ha lottato per liberare la Sicilia e l'Italia dall'ingiustizia. Nell'Italia in cui dirsi comunista è vergogna, nell'Italia che toglie le targhe ricordo a te Peppino Impastato perchè comunista e siciliano ed invece il ladro latitante Bettino Craxi va ricordato perchè uomo che ha segnato la storia dell'Italia... io urlo che sono siciliano, comunista ed antimafioso e riprendo le tue parole...
NOI CI DOBBIAMO RIBELLARE,IO VOGLIO SCRIVERE CHE LA MAFIA E' UNA MONTAGNA DI MERDA
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mercoledì, 16 dicembre 2009
Cos'è la violenza?
“…La società nella quale ci costringete a vivere e che noi vogliamo distruggere, è tutta costruita sulla violenza: mendicare la vita per un tozzo di pane è violenza; la miseria, la fame a cui sono costretti milioni di uomini è violenza; il denaro è violenza; la guerra; e persino la paura di morire che abbiamo tutti ogni giorno, a pensarci bene, è violenza."
Violenza è il capitalismo, violenza è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, violenza è non aver futuro, violenza è scappare dalla propria terra, violenza è la povertà, violenza è l’ingiustizia sociale, violenza è lavorare per vivere, violenza è morire per lavorare, violenza è l’ignoranza, violenza è l'alienazione, violenza è sentir dire al proprio figlio “perché lui si ed io no?!”, violenza è morir di freddo perché non hai una casa, violenza è l’emarginazione, violenza è la diseguaglianza, violenza è la Borghesia, violenza è doversi chinare per avere i diritti, violenza è il sistema, la violenza legalizzata è un crimine contro i popoli, la reazione a questo crimine si chiama Rivoluzione, non violenza. La crisi del capitalismo è stata sfruttata dalle destre liberali e fasciste, per stabilire il loro ordine fatto di diseguaglianza e di disgregazione sociale, dimostrato dagli ultimi dati che rivelano ciò che sosteniamo da tempo, chi è ricco è diventato più ricco chi è povero è diventato più povero. Il 10% più ricco delle famiglie possiede il 44% della ricchezza e il 50% più povero possiede solo il 10%, questo è il risultato delle politiche di Berlusconi e della sua destra liberale, i soldi dei lavoratori, dei giovani precari e dei pensionati sono stati rapinati da questa politica per arricchire chi già era ricco. La violenza, la paura dello straniero, la tv, la giustizia, face book, servono solo a nascondere questi crimini, ecco perché il sistema non tollera che la violenza sia propagandata e praticata perché deve rimanere un monopolio del sistema in modo di essere sempre sottomesso nei suoi confronti, sottomesso “al dialogo civile”. Diffondere, informare, lottare, protestare, organizzarsi, unirsi, occupare, nessun divieto e nessuna censura ha mai fermato “il movimento reale che abolisce lo stato di cose”. Viva il socialismo e la democrazia reale.
17:17
Scritto da : dalai87
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martedì, 17 novembre 2009
Il sol dell'avvenire
La critica: Ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto questo mondo sia alla rovescia, il giusto diventa sbagliato o utopico, ed il sbagliato diventa giusto o realtà indiscutibile. A Roma(il vertice Fao) si riuniscono i potenti della terra per discutere di fame, loro i potenti che discutono del problema della fame. Ma questa fame chi la crea? Non si sanno mai i colpevoli, esistono solo i problemi che puntualmente vengono discussi, dibattuti attraverso la bontà ed i sani propositi. Stavolta, neanche quelli, neanche i finti impegni sono riusciti a prendere, sarà colpa della crisi. Ma questa crisi chi l'ha causata?
La borghesia ha "sconfitto" un sistema economico giusto, per imporre un sistema economico sbagliato, millantando "il sogno americano", un castello di cartone per la gente comune, mentre una reggia dorata per i potenti. Il capitalismo è la più grande ingiustizia creata dall'uomo per sfruttare l'uomo stesso, ed è un sistema totalmente sbagliato, e come tutti i mali non si può regolare ma solo estirpare dalla radice e sostituirlo. Questo sistema mondiale attraverso la globalizzazione, ha generato una profonda ingiustizia sociale sia a livello mondiale e sia all'interno dei singoli stati, grazie al liberismo economico e cioè un appropriazione indebita della parola libertà che viene trasformata in libertà di sfruttare, umiliare e arricchirsi sulle spalle dei lavoratori, del proletariato. Questi signori sono quelli che ci parlano della libertà (loro), dello sviluppo, del progresso, della democrazia, della crisi, del pil, della finanza, sono gli stessi che guadagnano miliardi ogni mese e parlano di costo del lavoro elevato, bisogna tagliare, i contributi, le pensioni, sono quelli che vanno in vacanza nelle mete esotiche e i suoi "dipendenti" magari sono in Cig o peggio in obitorio, e sono gli stessi che parlano senza vergogna della fame e del lavoro. Questo sistema produce una richezza finta e non distribuita equamente, per cui ad esempio l'1% della popolazione americana detiene più del 50% della richezza nazionale, rapporto simile in tutti gli altri paesi capitalisti (come il nostro) ed allargando anche al mondo. Produce ingiustizie e calamità, sfruttamento delle terre, delle culture e delle persone, produce la morte di un bambino ogni sei secondi. Il male assoluto del nostro tempo è il capitalismo, vera e propria forma di rapina collettiva istituzionalizzata mossa da pochi privilegiati ai danni del Pianeta tutto. Un nemico assoluto e totale contro il quale non esiste riforma che tenga: del capitalismo (o con lui) non si discute e non si riforma: si può solo abbatterlo. Esso si diffonde con un perverso rapporto d'amore tra chi lo ha instaurato e chi gli è devoto (inconsapevolmente schiavo!): Un rapporto d'amore che ha il nome di consumismo.
I concetti di uguaglianza e di giustizia sociale, sono termini "anacronistici" nella civiltà dello sviluppo democratico occidentale, termini che nella storia prima di tutti sono stati enunciati da un certo Gesù Cristo, venerato e oggetto per le crociate da parte dei suoi seguaci fedeli, che oggi definiscono anacronistici e superati certi concetti socialisti. Ecco, il sistema economico che garantisce questo, un sistema sociale sconfitto dalla leggenda del "Muro di Berlino", attraverso il quale i potenti hanno affermato il loro strapotere, aprendo una stagione di guerre e aumentando a dismisura lo sfruttamento dei popoli. Oggi a distanza di 20 anni da quel crollo dei "regimi dell'est", è certa l'ingiustizia del capitalismo che viene tenuto in vita dalle dittature democratiche borghesi e dalla schiavitù psicologica dell'opinione pubblica. In questi vent'anni, anche utilizzando lo spauracchio dell'Unione Sovietica si è approfittato per limitare ancor di più le libertà e la giustizia sociale. Il solco tra le varie classi continua ad aumentare, e lo vediamo in Italia come approfittando della crisi, si cerca di picconare ogni diritto del lavoratore. L'abbattimento del Capitalismo liberista è un passo fondamentale verso un futuro migliore, basterebbe chiedere oggi, invece di sventolare solo la bandiera (o il crocefisso per taluni) ideologica dell'anticomunismo, alle popolazione dell'est come giudicano il capitalismo per realizzare che questo mondo (in)giusto ci è stato imposto e fatto digerire come "bello e libero". Un recente sondaggio del governo tedesco ha dato come risultato che più della metà dei tedeschi rimpiange la DDR, con la quale era garantito un minimo di benessere per tutti, con tutti i mali che aveva e che nessuno rinnega...
http://mixzone.myblog.it/archive/2009/08/30/l-analisi-mar...
http://scribarosso.myblog.it/archive/2009/11/17/l-ablativ...
Il Percorso: Questi mali non devono essere rinnegati, ma allo stesso non possiamo permettere che essi vengono utilizzati per demonizzare il nome "comunismo" e farlo diventare indicibile (come da Occhetto fino a Bertinotti). Perché è vero che il comunismo ha portato nella sua realizzazione degli aspetti negativi, soprattutto lo stalinismo, totalitarismo, burocrazia e mancanza di alcune fondamentali libertà, ma da questo bisogna ripartire verso una vera rifondazione del pensiero comunista, senza dimenticare la nostra natura marxista-leninista, che abbia un volto umano il cui unico scopo deve essere quello di annullare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e far ritornare il nome "comunismo" dicibile. Comunista non si nasce e spesso non si riesce a diventarlo nell'arco di una vita, bisogna avere un proprio codice morale e non accettare passivamente un'idea o uno stile di vita imposto da altri solo perché è quello più seguito, o per ricavarne vantaggi. Non bisogna mai rinunciare alla propria libertà di giudizio e anche saper ammettere i propri errori quando li si comprende. Bisogna saper capire il mondo che ci circonda e progettare quello futuro. Bisogna però pensare e non agire solo per ideologia, in quanto essa non ha un senso se non messa alla prova ed adattata alla realtà.
Bisogna avere la capacità di pensare in grande, non ristretti all'oggi, alle situazioni contingenti, ma saper vedere una via d'uscita per abolire lo stato di cose presente e sostituirvi senza forzature un mondo migliore. Il Che Fare di Lenin era adatto alla Russia degli Zar, oggi invece è pure difficile rispondere per molti alla domanda "cos'è il comunismo?"
Bisogna produrre un Che Fare del 2000, dove non esiste più il concetto del proletariato, dell'operaio, del contadino come nel 1917, dove uno dei più grandi rivoluzionari della storia portò il movimento operaio al potere in Russia, grazie al Partito Bolscevico bloccando la guerra e scatenandola contro la borghesia russa. Quella rimane una delle pagine storiche più importanti, ma oggi il mondo del lavoro è disgregato, non esistono più dei grandi centri in cui sono concentrati migliaia di operai, come nel '68, e soprattutto è cambiata la visione del lavoro. Manca la coscienza di classe, per cui esiste un rapporto in alcuni casi "amichevole" e di "gratitudine" nei confronti dell'imprenditore, e manca in alcuni casi l'unità tra gli stessi operai, come manca la coscienza di poter vedere "un mondo diverso", quindi anche se non è scomparso il proletariato, anzi forse è anche in numero maggiore, e cambiato il suo modo di vivere e vedere il lavoro, ed è maggiore il suo livello di alienazione ed è disgregato in varie forme, dall'operaio, al dipendente pubblico, al dipendente privato, al precario. A cui si aggiunge il disoccupato. Il primo passo quindi, è far riprendere la coscienza a questo proletariato tramite l'informazione e la divulgazione del nostro "sapere", senza imporgli un fucile nelle braccia, ma proponendo una presenza classista, che abbia a cuore esclusivamente l'interesse di questa classe, senza se e senza ma. Comunismo è "quel movimento reale che abolisce lo stato di cose" quindi è sempre possibile oggi come nel 1917, ma prima di tutto bisogna capire ed entrare nella società d'oggi, senza azioni "solitarie" e "egoistiche"(terrorismo). Bisogna tornare a far comunismo e non governismo, porci all'estremità della politica di governo parlando al nostro mondo, al proletariato e con esso arrivare al comunismo democraticamente, alle quali il sistema risponderà sicuramente in modo violento ed a quel punto non denigrare la lotta come legittima offesa. Il modello più attuale è di certo Chavez e non la rivoluzione d'Ottobre di Lenin. Presenza nella lotta ma non solo quella, costruire un progetto unitario di comunismo e farlo arrivare al proletariato, in tutti i modi possibili, un progetto che abbia come scopo il potere proletario e l'estinzione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che è ciò che ci distingue da tutto il resto. Liberamente in cammino per essere comunisti oggi, liberi dai fantasmi dello stalinismo e dagli esempi di un "socialismo reale" importante storicamente, ma mal realizzato, possiamo rilanciare la sfida in termini nuovi. Oggi più che mai il mondo conosce fenomeni di sfruttamento, guerre, prepotenza dei forti sui deboli, divisione iniqua delle risorse tra i popoli e tra i ceti sociali ritornati prepotentemente alla ribalta. Oggi più che mai c'è bisogno di comunisti senza se e senza ma che cambino quindi i concetti di democrazia, di libertà e di giustizia, della società attuale fino alla costruzione della società del sol dell'avvenir...
La federazione, unità, conflitto e proporre l'alternativa:
Apro la terza parte di questo lungo post, da una data:
Il 5 dicembre, può essere il primo giorno di un futuro migliore!
In concomitanza con la partecipazione al No B. day, nasce la federazione della Sinistra, con l'intento di riunire partiti diversi e soggetti sociali per costruire un polo politico per l'alternativa di società; un polo politico capace di lottare fin da subito per un presente più giusto, per realizzare un futuro migliore. La federazione è l'idea di mettere insieme tutti quanti sono disponibili a realizzare una sinistra autonoma, indipendente e strategicamente alternativa rispetto al Pd, cioè alla sinistra moderata e social liberista: nella consapevolezza che non solo il liberismo è fallimentare e dispotico ma anche che la socialdemocrazia è defunta. Si tratta perciò del tentativo di rottamare una volta per tutte l'automatismo che per 15 anni ha macinato ininterrottamente la sinistra fino a provocarne l'assoluta inattendibilità. Queste sono le parole del segretario Paolo Ferrero, che apre questo nuovo soggetto politico a tutta l'area dei movimenti politici e sociali che si riconoscono in questo spazio.
Bisogna trovare una strada unitaria ed autonoma, che parli ed organizzi il proletariato, rendendolo cosciente e partecipe, ritengo quindi giusta la federazione purchè conservi l'identità e non si trasformi in un nulla pieno. Bisogna tracciare le linee guida di questo progetto e la sua finalità, cioè costruire la società del sol dell'avvenir. Come detto in precedenza, no alla lotta armata egoistica, ed ad una prospettiva rivoluzionaria modello Lenin, in quanto impossibile nella condizione attuale, dell'italia e del mondo. Ma il primo passo è quello che questo soggetto politico nascente, sia classista e proletario, totalmente indipendente dalle forze social-liberiste come il Pd e l'IdV. Esse non sono un alternativa sociale e come tale sono da considerare forze politiche avverse a noi, con la quale si può dialogare per una opposizione a Berlusconi. Ma un comunista non ha nulla a che fare con una manifestazione come quella del 5 Dicembre, una manifestazione priva di contenuti e di pratica politica, che è volta solo alla persona Berlusconi e non alle sue politiche economiche e del lavoro. Chi avrà il viola in quella piazza, vuole solo sostituire un borghese "cattivo" con uno "buono", ma non propone e non rappresenta una vera alternativa sociale e per questo sarà una manifestazione vuota di senso e di tematiche politiche. Noi siamo contro il Berlusconismo di destra e contro il Berlusconismo di sinistra. Il punto importante invece è, chi avrà il rosso cosa rappresenta o cosa vuole rappresentare? Quello che manca realmente è la presenza di un vero programma unitario nel quale riconoscersi e senza il quale non si è credibili e visibili alla classe di riferimento e questo causa la non partecipazione di molti compagni e compagne che preferiscono starne fuori e continuare le loro battaglie, magari sognando o organizzando una rivoluzione sulla carta.
Non è più il momento della linea Staliniana, chi non è d'accordo è contro di me, ma quella di trovare una sintesi comune che abbia un fine comune. Il primo obiettivo è quello di mettere in comunicazione i conflitti e di crearne di nuovi, proponendoci quindi come il soggetto politico che è dentro il conflitto sociale e lo organizza. Il proletariato è troppo frammentato e non ha un voce, noi dobbiamo essere la voce di quei milioni di cittadini che non coscienti, e senza una via alternativa sono persi nei partiti della borghesia reazionaria di destra ed in quella moderata di sinistra. Il liberismo è fallito e la socialdemocrazia è defunta, quindi bisogna proporre un alternativa ad essi che proponga un comunismo democratico che abbia al suo centro l'uomo e la sua dignità, ma per cercare consensi elettorali non si possono dimenticare i nostri principi e le nostre lotte, noi non siamo amici degli industriale ma siamo contro di essi, soprattutto i grandi industriali, siamo contro la precarizzazione del lavoro, la mobilità e cioè di un lavoratore oggetto di un padrone, quindi riaffermazione del lavoro a tempo indeterminato e solo per lavori stagionali o temporanei sia consentito un contratto a tempo determinato. Siamo un forza classista e che quindi lotta i privilegi delle classi benestanti, senza aver paura della parola tassazione, soprattutto delle rendite finanziarie, dei redditi alti e della patrimoniale, attraverso questa tassazione e con un forte controllo dell'evasione fiscale sarà possibile tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti, ai quali bisogna equiparare anche i piccoli lavoratori autonomi (come artigiani e agricoltori) quanto a tutela sociale e previdenziale. Il superamento del liberismo è possibile con il possesso dei mezzi di produzione di interesse generale sotto il controllo di tutti, in alcun modo privato, in alcuni casi sociale ed in altri statale. La proprietà privata è un nodo del liberismo e per questo va combattuta, ovviamente sono esclusi i beni necessari alla realizzazione della persona umana, anche differenziati per persona, ma tutte le risorse e servizi comuni come Acqua, Energia, Trasporti, Sanità ed Istruzione non possono essere privatizzati. La privatizzazione è infatti il terreno per espropriare le masse dei beni comuni a vantaggio dei padroni, delle mafie e delle caste. Le grandi aziende devono essere rilevati dallo stato e date in gestione ai lavoratori con un piano di produttività stabilito, e cioè lo Stato dice quanto si deve produrre ed il resto della gestione sia diretta dei lavoratori, garantendo la democrazia all'interno delle fabbriche. Nazionalizzazione delle banche, ovvero abolire le banche private, compresa la banca d'Italia che è controllata dai privati ed istituirne una statale, che non abbia quindi la logica del profitto privato ai danni del cittadino. Altri due punti importanti sono la difesa dell'ambiente, con una riconversione ambientale dell'economia e l'utilizzo delle energie alternative a gestione pubblica, e della pace per cui occorre intraprendere una battaglia a livello mondiale contro gli armamenti e l'economia che gli gira intorno alle spese di milioni di esseri umani uccisi da essi. Il 90% degli armamenti sono costruiti dai membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e quindi la causa dei conflitti non è ideologica ma economica, ad esempio in Africa non credo esistano fabbriche di armi, eppure ci sono le guerre, di chi è quindi la colpa? Chi causa la povertà e la conseguente migrazione? Taglio delle spese militari e dell'esercito, uscita dalla Nato e ritiro da tutte le missioni estere, con l'utilizzo delle risorse destinate ad esse, alla cooperazione internazionale e di conseguenza all'emancipazione di quei popoli. Con un taglio netto delle spese militari e di armamento, sarebbe possibile attuare il salario sociale di cittadinanza, oltre ad un salario di disoccupazione, ed inoltre una serie di lavori ed opere pubbliche di rilevante importanza diretta alla società, come strade, ferrovie, scuole, case popolari, asili nidi pubblici e gratuiti, sanità ed edifici scolastici, oltre ad un ampia informatizzazione del paese, che garantirebbero una crescente domanda di manodopera che diminuirebbe il problema dell'occupazione e l'inserimento nel mondo del lavoro soprattutto dei migranti, con un conseguente miglioramento della sicurezza anche grazie all'applicazione del diritto all'abitare con nuove case popolari che garantiscono a tutti questo diritto.
Infine, siamo a difesa della Costituzione in quanto una delle migliori tra gli stati borghesi, ma dovremmo anche essere coscienti e leali nel dire che siamo per un superamento di essa con una Costituzione Socialista. E senza timori combattare i privileggi della classe politica a partire dagli stipendi parlamentari e delle indennità di consiglieri ed assessori in tutti i livelli, oltre allo loro riduzione. Finchè la politica è un business o un posto di lavoro non sarà possibile intaccare la sua immoralità. Su questo punto, bisogna che avvenga il superamento dell'attuale sistema democratico che deve essere sostituito con un modello di democrazia diretta, nel quale i cittadini in quanto popolo sovrano non siano semplici elettori che delegano il proprio potere politico ai rappresentanti ma siano protagonisti sul modello della comune parigina, e quindi di una democrazia partecipativa dal basso che renderebbe inutili i partiti in quanto il protagonista politico è il cittadino che non ha quindi bisogno di aderire ad un movimento di opinione pubblica. Questo tipo di democrazia con la sconfitta della proprietà privata dei mezzi di produzione, consentirebbe una società veramente libera con la possibilità dell'estinzione dello Stato. In uno spazio pubblico non ci si dilegua ma lo si abita(parole di Ferrero sulla federazione) io quindi ho provato ad abitarlo con tutta questa serie di proposte comuniste, in quanto credo che questo progetto di federazione non debba ridurre ed annacquare l'idea comunista, ma debba sintetizzarla in un progetto alternativo vero, reale e possibile.
22:58
Scritto da : dalai87
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mercoledì, 11 novembre 2009
Il ritorno dello stile fascista.
Continuano gli atti di repressione politica e sindacale, nell'italia delle destre. Dopo gli omicidi in carcere, dopo la caccia al diverso, dopo la repressione politica nei confronti dei compagni prima di Milano e poi di Catania, nella Roma neofascista di Alemanno, tornano in azione i "squadroni della morte" che al servizio dei padroni si scagliano contro gli operai. Oggi si chiamano vigilantes, ossia servizio di sicurezza privata, non c'è molta differenza con quello che avveniva nel ventennio. Anche quelli non erano ufficiali, ed allo stesso modo andavano a picchiare nelle fabbriche gli operai in sciopero. Il livello è alto, è la prima volta dall’avvento del fascismo nel 1922, nella lunga storia d’Italia, che una fabbrica, nel nostro Paese, viene sgomberata da una squadraccia paramilitare privata. I fatti: Quando una squadra di quindici uomini, in piena notte, scardina con i piedi di porco i cancelli della sede di Agile (ex Eutelia) sulla Tiburtina, Nando è lì dentro, insieme agli altri. Romano, 55 anni, è uno dei dipendenti del gruppo che da 13 giorni occupano la società per protestare contro i 1.200 licenziamenti annunciati. «Ci hanno presi nel sonno - racconta -. Urlavano, dicevano di essere della polizia. Poi ci hanno chiesto i documenti puntandoci in faccia le torce e minacciandoci». In realtà, però, i quindici guastatori non appartengono alle forze dell´ordine, ma alla Berani Group, agenzia di sicurezza privata. E non si muovono da soli: a guidarli c´è Samuele Landi, membro di spicco della famiglia proprietaria di Eutelia ed ex ad. «Cercavano lo scontro - racconta Nando - ma noi fortunatamente non abbiamo reagito fino all´irruzione della polizia. A quel punto la situazione si è calmata e Landi è stato portato in questura». I lavoratori sono rimasti lì. Il vero pericolo però non è ancora scampato e si chiama licenziamento. «Se non interviene la presidenza del Consiglio - spiega Alessandra Carnicella, che ha interrotto l´occupazione la notte precedente per tornare dal figlio malato - presto saremo in mezzo alla strada. Anche per questo siamo determinati a continuare la nostra battaglia». Sono 1.200, 284 solo a Roma, i lavoratori che rischiano a breve di essere licenziati. Sono i dipendenti di Agile, società contenitore creata da Eutelia nel maggio scorso e venduta un mese dopo per soli 96mila euro al gruppo Omega (che in un comunicato si definisce «estraneo» alla vicenda). «Siamo stati acquistati da Omega a giugno - ricorda Nando - e già da luglio hanno smesso di darci lo stipendio; 90 giorni dopo ci hanno annunciato il licenziamento». Una forma di killeraggio industriale che il 55enne romano conosce bene: è infatti uno dei lavoratori di Getronics Italia, la multinazionale con 1.500 dipendenti e 222 milioni di fatturato che Eutelia ha comprato nel 2006, incamerando immobili e una liquidità disponibile di 47 milioni. Costo dell´operazione? Un euro, quanto un caffè. In questo video quello che è successo, lo consiglio ai destroidi che hanno parlato di "pura fantasia".
La manifestazione dei lavoratori
Ed oggi sono saliti sul tetto, sventola bandiera rossa sulla protesta!!!
Il 30 Ottobre scorso, la repressione politica avvenne ai danni dei compagni militanti del Centro Popolare Occupato Experiavia plebiscito 782 – Catania. Qui è stata la polizia a caricare ragazzi inermi con le braccia alzate come testimoniano i video. Questo è stato uno sgombero politico che ha l’obiettivo di far tacere e cancellare un’esperienza sociale e politica che lotta da 17 anni e che ha ridato al quartiere popolare come l’Antico Corso uno spazio di aggregazione che per decenni era abbandonato. Doposcuola popolare, una palestra popolare, la ciclofficina etnea, il laboratorio di giocoleria e decine di altre attività di aggregazione sociale cancellati a colpi di manganelli. Prima della polizia:
A quanto pare lo sgombero è stato richiesto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Catania nella persona di Gesualdo Campo lo stesso che nel 1999 avvallò i lavori da parte della Facoltà di Giurisprudenza nell’area della Purità (nella parte esterna del Centro Popolare) ben sapendo che l’area conteneva reperti archeologici importantissimi per la storia della città. Solo una lunga lotta del Centro Popolare e del Comitato Antico Corso sono riusciti a bloccare questi lavori speculativi rilanciando proposte concrete per l’utilizzo dell’area: riapertura di via bambino, la realizzazione di una bambinopoli nello spazio esterno del Centro Popolare espropriato da Giurisprudenza, la creazione di un Parco Archeologico per valorizzare i ritrovamenti. Forse lo sgombero è anche una ritorsione del dottor Campo? Visto che assisteva compiaciuto alle cariche e allo sgombero del Centro Popolare Experia?Supposizioni visto che nessuno si è assunto la responsabilità politica di comunicare le reali motivazioni. L’unica risposta è stata la violenza della polizia.Le proposte pratiche si scontrano con quello che l’Amministrazione Comunale a Catania ha espresso in questi ultimi 12 anni: degrado economico e conseguente ricaduta sul sociale. E' una città in emergenza e in pieno dissesto finanziario, è una città in ginocchio e, nonostante ciò, quello di cui si preoccupa la politica è di chiudere, far tacere ogni pratica di autorganizzazione dal basso che risponde allo stato di crisi generale con le sue proposte, le sue attività e anche il suo dissenso a questa chiara volontà politica dell’amministrazione di desertificare il territorio della città.Qui lo sgombero:
Il nostro sottosegretario all’economia, nonchè candidato ideale per Berlusconi alla regione Campania è indagato per convivenze mafiose con i Casalesi. Chissà se questi grandi uomini in divisa blu gli riserveranno lo stesso trattamento, chissà se questo “mafioso” avrà in carcere il trattamento dato al “proletario” Stefano Cucchi. Tanta violenza, contro lavoratori, studenti, precari e disoccupati che non ci stanno perchè proletari, nessuna violenza contro i mafiosi, gli imprenditori che sfruttano lavoro e vita di operai, contro i banchieri, contro i politici corrotti. E' un mondo capovolto quello della destra, il potere borghese si è impossessata della democrazia, saccheggiando e distruggendo la società e l'equaglianza. 10 100 1000 Occupazioni, 10 100 1000 lotte proletarie!!!
23:01
Scritto da : dalai87
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