Analisi del Partito Comunista di Grecia (KKE) sul referendum UE in Gran Bretagna

Tratto da: Gli sviluppi politici in Grecia, il referendum sull’UE in Gran Bretagna e la posizione del KKE. Testo completo: http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtgf13-018056.htm  Sabato 04/06 l’organizzazione del KKE in Gran Bretagna ha tenuto un evento politico a Londra. L’oratore principale è stato Giorgos Marinos, membro dell’Ufficio Politico del CC del KKE. Il titolo della manifestazione: “Gli sviluppi politici in Grecia, il referendum sull’UE in Gran Bretagna e la posizione del KKE”.

“(…) Cari compagni e amici,
come sapete, la possibilità di una uscita dall’Euro e dall’Unione europea è stata discussa in Grecia e questa esperienza ci aiuta a prendere posizione sugli sviluppi in ‪#‎GranBretagna‬ e sulla questione di una ‪#‎Brexit‬.

Nonostante l’attività di un apparato di propaganda ben finanziato, nonostante l’intervento delle forze borghesi che tentano di soggiogare il popolo, nonostante gli sforzi dei partiti opportunisti, come il Partito della Sinistra Europea che sostiene e mitizza l’UE, sezioni significative delle forze popolari resistono, con vari livelli di comprensione rispetto al carattere imperialista della UE.

L’UE non ha portato alla soddisfazione dei bisogni contemporanei delle persone, infatti anche i popoli degli stati membri si trovano ad affrontare l’inasprimento di problemi cronici.

Persino le statistiche ufficiali mostrano che la disoccupazione nell’UE tormenta più di 22 milioni di persone, mentre la percentuale di individui a rischio di scivolare sotto la soglia della povertà si aggira al 25%. La disoccupazione giovanile è superiore al 20%, più di 4 milioni di giovani in termini assoluti.

I trattati europei e le strategie degli organismi dell’UE mirano a rafforzare la competitività e aumentare la redditività dei monopoli in modo che possano soddisfare le esigenze della competizione internazionale e aumentare la loro forza. Nel passato recente, si è proceduto alla liberalizzazione dei mercati in settori strategicamente importanti dell’economia, così come all’espansione di rapporti di lavoro flessibili con l’obiettivo di aumentare il tasso di sfruttamento della forza lavoro.

Negli ultimi anni, l’arsenale della UE è stato rafforzato con armi moderne come la strategia “Europa 2020” e la “governance economica rafforzata” e altri strumenti che vengono utilizzati per il controllo permanente delle economie degli stati membri nella direzione di dare attuazione a dure misure antipopolari.

L’UE è sinonimo di guerre e interventi. La UE si allea con gli Stati Uniti e la NATO come testimoniato le guerre imperialiste contro l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, la Libia, con il pretesto della lotta al terrorismo e di sconfiggere lo “Stato islamico”, ovviamente creati, addestrati e armati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

L’UE svolge un ruolo di primo piano nell’anticomunismo, che è diventata la sua ideologia ufficiale, nella distorsione della storia, nella diffamazione del grande contributo del socialismo al progresso sociale, nascondendo il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del fascismo nella 2° Guerra mondiale .

In conclusione, l’Unione europea dalla sua creazione ad oggi (con l’evoluzione della CEE) è un’alleanza imperialista tra stati che esprime e serve gli interessi dei gruppi monopolistici contro la classe operaia, i contadini poveri e gli altri strati popolari in Europa.

Questo percorso storico confuta ed espone le forze socialdemocratiche e opportuniste che cercano di inculcare ai lavoratori l’idea che l’Unione europea possa essere una buona cosa per le persone ma che abbia perso la sua strada.

Cari compagni e amici,
gli interessi comuni dei monopoli europei sono espressi dai piani per l’ulteriore approfondimento dell’EMU, l’unione monetaria, e più in generale una maggiore unificazione capitalista.

La “Relazione dei Cinque presidenti” (della Commissione, dell’Eurogruppo, del Consiglio europeo, della Banca Centrale Europea, del Parlamento Europeo) dal titolo “Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa”, pubblicato nel giugno 2015 va in questa direzione.

Questo cosiddetto “salto in avanti” è un tentativo di rispondere ai problemi causati dal rafforzamento delle tendenze “centrifughe”, l’orientamento delle sezioni della classe borghese e delle forze politiche che si oppongono all’unificazione e desiderano l’allentamento dei meccanismi e degli impegni per ogni stato membro nell’ambito della UE.

L’obiettivo di unificazione capitalista non può negare la tendenza verso uno sviluppo ineguale all’interno dell’UE, né può cancellare il ruolo degli Stati borghesi (sulla base dello stato-nazione). Ogni monopolio ha la sua sede in uno specifico stato borghese e questi stati costituiscono anche un campo significativo per l’accumulazione di capitale. Gli stati borghesi costituiscono la base per l’attuazione delle politiche fiscali, di programmi di finanziamento e esenzioni fiscali a beneficio dei loro monopoli.

Le difficoltà nella gestione della crisi del capitalismo, i rapporti ineguali e la concorrenza all’interno dell’UE, all’interno degli stati e all’interno della borghesia di ogni stato stesso sono fattori che portano alla nascita e allo sviluppo di ciò che è noto come “euroscetticismo”.

In sostanza, questo esprime gli interessi e gli obiettivi di specifiche sezioni del capitale. Tuttavia, questa tendenza si manifesta in varie forme. Nazionalismo, razzismo e partiti fascisti come, ad esempio, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (United Kingdom Independence Party – UKIP) di Farage, il Fronte Nazionale di Lepen in Francia, Alternativa per la Germania, formazioni simili in Austria, Ungheria e Grecia con la formazione fascista Alba Dorata, sono veicoli di “euroscetticismo”.

Ma la tendenza “euroscettica” viene espressa anche da partiti che hanno una etichetta di sinistra, criticano o rifiutano l’UE e l’euro, sostengono una valuta nazionale e cercano altre alleanze imperialiste, con una strategia che opera nel quadro del capitalismo.

Cari compagni e amici,
la Gran Bretagna è una forte potenza imperialista; la ricchezza prodotta dai lavoratori registra un prodotto interno lordo (PIL) superiore a 2.200 miliardi di euro.

La Gran Bretagna ha aderito alla CEE nel gennaio 1973 ed è stato il suo 7° membro. Ciò è avvenuto nel contesto di intensi scontri in particolare con la Francia che ha usato il suo veto nel 1961 e nel 1967 contro l’ingresso britannico, nel periodo della presidenza De Gaulle, che aveva definito la Gran Bretagna “il cavallo di Troia degli Stati Uniti all’interno dell’Europa”.

Storicamente, potenti sezioni della borghesia britannica hanno espresso la loro opposizione agli assi portanti dell’unificazione europea.

Nonostante abbia ratificato il Trattato di Maastricht e gli altri Trattati, non partecipa alla zona euro, non ha firmato l’accordo di Schengen e ha, per così dire, uno status che gli consente di godere di speciali esenzioni, come la sua non-partecipazione al sistema europeo di consolidamento e vigilanza bancaria, rifiutando in questo modo la sorveglianza sul suo sistema bancario e finanziario ovvero sulla City di Londra, che è anche la sede di importanti compagnie di navigazione appartenenti ad armatori greci.

L’accordo speciale tra l’UE e la Gran Bretagna firmato a febbraio 2016 non riguarda solo la limitazione delle prestazioni sociali per gli immigrati e i loro figli, ma fornisce alla Gran Bretagna la possibilità di monitorare le proprie istituzioni finanziarie, mettendo un freno al processo di unificazione.

Il ‪#‎referendum‬ del ‪#‎23giugno‬ che il governo conservatore ha deciso di indire va oltre i referendum che hanno avuto luogo in passato sull’approvazione dei trattati, come in Francia e Danimarca negli anni 1990, o all’approvazione della costituzione europea, come in Francia e Irlanda nel 2005.

Cari compagni e amici,
al fine di esaminare le condizioni in cui potenti sezioni del capitale inglese sostengono la Brexit, dobbiamo notare che l’impatto della legge sullo sviluppo ineguale ha portato a un cambiamento nei rapporti di forze all’interno dell’UE e questo si è manifestato con evidenza durante la crisi dimostrando che la Germania era in una posizione concorrenziale più forte di Gran Bretagna, Francia e Italia.

Allo stesso tempo, abbiamo assistito a cambiamenti a livello internazionale nelle posizioni di forti stati capitalisti a spese degli Stati Uniti e in favore della Cina, che sta svolgendo un ruolo speciale nell’alleanza capitalista dei BRICS insieme alla Russia, all’India, al Brasile e al Sudafrica.

Si formano nuovi consistenti mercati; le operazioni tra Cina e Gran Bretagna si aggirano attorno a un valore di oltre 70 miliardi di sterline.

Le sezioni della borghesia inglese sono preoccupate per la direzione e le condizioni del grande mercato liberalizzato che si crea attraverso il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership – Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti) su iniziativa degli Stati Uniti e Unione europea.

Il recente intervento di Obama perché la Gran Bretagna resti nella UE sottolinea il desiderio degli Stati Uniti di avere un fedele alleato all’interno di questa alleanza predatoria e di gestire congiuntamente gli sviluppi del TTIP. Ciò dimostra che in questa fase gli Stati Uniti guardano agli sviluppi all’interno dell’UE molto seriamente e cercano di scongiurare elementi di disturbo che potrebbero incidere negativamente sulla fragile situazione economica internazionale e sull’economia stessa degli Stati Uniti.

In queste condizioni:
La sezione della borghesia britannica che sostiene il voto per restare nell’Unione, ritiene di avere la forza per far fronte alla competizione all’interno dell’UE e identifica i propri interessi con la permanenza nell’UE, avvalendosi delle sue esenzioni storiche e scegliendo di lottare in alleanza con gli USA per conquistare una migliore posizione nella sua competizione con la Germania.

L’altra sezione della borghesia che sostiene il voto per l’uscita valuta di trovarsi in una posizione di svantaggio a causa della forte presenza della Germania e di essere ostacolata da un quadro giuridico dell’Unione pregno di restrizioni e controlli. Si pone l’obiettivo di formare nuove condizioni per mantenere i mercati che ha già e conquistare posizioni nei nuovi mercati dei paesi del BRICS e altrove. Sembra persino cerchi di formare un centro nel quadro del Commonwealth britannico, che comprende India, Australia, Sudafrica e altri stati ex colonie britanniche.

In ogni caso, vinca il voto per restare o per lasciare, la borghesia inglese continuerà a negoziare con l’Unione europea per servire i propri interessi.

Compagni e amici,
una caratteristica attesa e specifica degli sviluppi è il finanziamento alle campagne referendarie, per restare o lasciare, con milioni di sterline di donazioni da parte del grande business.

Tra i potenti gruppi economici che sostengono la campagna per restare nella UE ci sono:
– La Confederazione delle industrie britanniche (CBI) e la maggioranza dei membri dell’Institute of Directors.

– Le grandi property companies, come il gigante dei media Bloomberg, le banche come Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Citibank e altre imprese.

A livello politico la permanenza nella UE, è sostenuta da:

– Il partito conservatore e altri partiti borghesi riuniti nella campagna ufficiale trasversale “La Gran Bretagna più forte in Europa”.

– Il partito laburista e il suo leader Jeremy Corbyn, promosso come riformista dal volto umano, si è rivelato un sostenitore della UE di cui tenta di nascondere il carattere antipopolare. Egli sostiene che l’alleanza predatoria porti posti di lavoro, protezione per i lavoratori, i consumatori e l’ambiente, investimenti e crescita capitalistica, rigurgitando tutte le posizioni utopistiche della socialdemocrazia che è in realtà un pilastro del sistema di sfruttamento.

– Il Trades Union Congress of Britain (TUC) è a favore della permanenza e sta cercando di travisare la realtà presentando l’UE come il campione dei diritti dei lavoratori, dimostrando così in modo tangibile quanto siano pericolose per i lavoratori in tutti i paesi le visioni riformiste e il sindacalismo concertativo. Possiamo annoverare anche il signor Varoufakis nella campagna per rimanere, uno spettacolo ridicolo se ricordiamo il suo ruolo in Grecia. Naturalmente, non commentiamo oltre, ma ci limitiamo a notare che non è nuovo per il sistema utilizzare questi personaggi per ingannare le persone in modo vile.

La Brexit è sostenuta da:
– l’organizzazione “Business per la Gran Bretagna”, composta da imprenditori e dirigenti di primo piano.

– Le grandi compagnie di assicurazioni private, società finanziarie e di software.

– L’ex sindaco di Londra, Boris Johnson partecipa ad un blocco di deputati e ministri del partito conservatore a favore dell’uscita. Anche alcuni deputati del partito laburista supportano il voto per l’uscita.

La campagna “Left Leave-Lexit” è stata realizzata per lasciare la UE, con la partecipazione del PC della Gran Bretagna (CPB), altri partiti e sindacati dei trasporti, del settore alimentare, ecc.

Il CPB stigmatizza correttamente l’Unione europea come un’unione dei monopoli e si concentra sul suo carattere antipopolare, sostenendo come conclusione centrale della sua analisi che l’UE non può essere riformata.

Compagni e amici,
salutiamo caldamente gli uomini e le donne comuniste in Gran Bretagna e Irlanda e valutiamo che una gran parte della classe operaia, degli strati popolari e della gioventù sostiene il voto di uscita dall’UE.

Il movimento comunista deve utilizzare le contraddizioni del campo imperialista, rafforzando la sua lotta ideologica e politica indipendente che tragga forza e si nutra nella lotta per rovesciare il potere dei monopoli.

Questo è di particolare importanza, perché se pensiamo a ciò che sarà il giorno dopo in Gran Bretagna, sappiamo prevedere che qualunque blocco prevarrà tra le forze borghesi, il potere rimarrà nelle mani della borghesia, la classe operaia e gli strati popolari rimarranno vittime della linea politica antipopolare e dello sfruttamento capitalistico. La Gran Bretagna continuerà ad adempiere ai propri obblighi nella NATO e parteciperà nei piani di guerra imperialista.

Continuerà la disoccupazione e sotto-occupazione nella Gran Bretagna capitalista, aumenteranno i contratti a zero ore, che già affliggono 800.000 lavoratori, i tagli ai salari e ai servizi sociali per coprire l’avanzo primario di 3,5 miliardi di sterline fino al 2020.

Continueranno i congedi obbligatori non retribuiti, le minacce di licenziamento, la cassa integrazione come nella casa automobilistica Ford e Npower il gigante dell’energia.

Migliaia di lavoratori pagheranno un prezzo elevato per le contraddizioni del sistema, la concorrenza monopolistica, la crisi in settori importanti come dimostra l’esempio del settore siderurgico e gli sviluppi della società indiana Tata Steel che deve fronteggiare una forte concorrenza da parte dei monopoli cinesi.

E tutto questo mentre la Gran Bretagna attraversa condizioni di fase di crescita economica, con un aumento della ricchezza e l’acuirsi delle contraddizioni tra capitale e lavoro, preparando il terreno per la prossima crisi del capitalismo.

Cari compagni e amici,
molti stati non sono membri dell’UE, molti governi borghesi di varie sfumature hanno provato diverse forme di gestione, ma il denominatore comune in tutti i continenti è l’accumulo della ricchezza di una parte della società e povertà per tutti gli altri con il mantenimento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Quando abbiamo una tale ricca esperienza, inclusa l’esperienza del referendum in Gran Bretagna con la divisione dei gruppi monopolistici nei campi per restare o lasciare la UE, possiamo più decisamente fronteggiare l’illusione che il ritiro dall’UE e dall’euro costituisca di per sé un passo o trampolino di lancio per cambiamenti radicali e rotture senza porre condizioni che connettano la necessaria condanna dell’UE e il disimpegno da essa con la lotta per il rovesciamento del capitalismo, per il socialismo.

Perché questo è il presupposto indispensabile per la socializzazione e l’acquisizione della proprietà da parte del popolo dei mezzi di produzione, degli strumenti di sviluppo economico, della ricchezza dei minerali, dell’energia, delle telecomunicazioni, dei trasporti, del territorio, della distribuzione. E’ il presupposto necessario per lo sviluppo della pianificazione scientifica centrale e per la soddisfazione dei bisogni contemporanei delle persone, abolendo la base che dà luogo al profitto capitalistico e allo sfruttamento.

Dobbiamo pensare al valore dell’edificazione del socialismo in un paese capitalista potente come la Gran Bretagna, dove i presupposti materiali per la costruzione della nuova società sono ampiamente maturi e mostrare la strada per avanzare. Dobbiamo pensare al forte impatto che avrebbe un tale enorme sviluppo e quali serie responsabilità la classe operaia nei paesi al vertice della piramide imperialista devono combattere contro la loro cooptazione da parte del sistema e puntare in alto.

Cari compagni e amici,
il KKE ha denunciato la CEE e la sua linea politica da quando questa organizzazione è stata fondata nel 1957. Ha votato contro l’adesione del nostro paese all’Unione europea e al Trattato di Maastricht e in tutti questi anni è entrato costantemente in conflitto con questa unione dei monopoli.

Il movimento comunista moltiplicherà le sue forze e le dinamiche della lotta di classe nella misura in cui esso sarà capace di aggregare in modo rivoluzionario e lasciare il segno sullo sviluppo della lotta antimonopolista e anticapitalista in ogni paese, acquisendo la capacità di concentrare le forze per il rovesciamento del vecchio sistema capitalista e per la costruzione del socialismo.

Il disimpegno dalla UE e dalla NATO, con il potere dei lavoratori in Grecia e in ogni paese europeo sarà un contributo alla lotta internazionalista dei popoli, getterà le basi per un’Europa del socialismo e aprirà la strada per l’abolizione dello sfruttamento, per l’eliminazione della disoccupazione e della povertà, per la prosperità popolare.”

Analisi del Partito Comunista di Grecia (KKE) sul referendum UE in Gran Bretagnaultima modifica: 2016-06-22T14:33:40+00:00da dalai87
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