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domenica, 08 novembre 2009

20 Anni dopo il Muro.

Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi - la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” - abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.

Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: Che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa più problema. Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito - di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista.

Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci - non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra.
In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo.

In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino: è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità. E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra. Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest - contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico.
Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali.

Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista.
Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista - anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita. Paolo Ferrero (segretario Prc-Se)

Novembre. Cadono, come sanno i poeti, foglie ed illusioni. Cade, col muro di Berlino, la speranza nata nel '17 (novembre, ancora): e di socialismo, tutti concordano, non si potrà mai più parlare. Già, tutti concordano, ma tutti agiscono all'opposto, dato che dopo il crollo del muro di Wall Street si è dato vita ad uno dei più giganteschi esperimenti socialisti della storia: dai 26 ai 40 mila miliardi di dollari (l'incertezza delle stime svanirà, se ne può esser certi, quando vorranno farci pagare il conto) per salvare quel capitale finanziario che ha scatenato la crisi e quel capitale industriale che col primo ha ampiamente flirtato in una complice e romantica fuga dal rischio d'impresa, spalmato, quest'ultimo, sui risparmiatori ed alla fine rilevato dallo Stato.
Altro che chiacchiere sul mercato, altro che difese appassionate della libertà contro l'orribile burocrazia statale: quando il gioco si fa duro è al socialismo che si torna, confessando che senza l'apporto pubblico (già generosamente erogato anche in tempi meno calamitosi) la stessa impresa privata semplicemente non esisterebbe. Si torna al socialismo per i padroni, s'intende, mentre ai lavoratori resta l'alea del mercato, l'ebbrezza della disoccupazione ogni tanto temperata da qualche ammortizzatore, anch'esso pagato (dobbiamo dirlo?) coi soldi di tutti.
Insomma, la presente crisi, unita al precedente disastro ecologico, consegna alle classi dirigenti di tutti i paesi il compito di inventare e finanziare una nuova direzione politica dell'economia e della sua relazione con l'ambiente. A noi, che quelle classi vogliamo sostituire, consegna il compito di imporre che tutto ciò che funziona grazie alle sovvenzioni pubbliche, al controllo pubblico sia proporzionalmente sottoposto. Un compito socialista, che può realizzarsi solo se questo controllo viene attuato da strutture che, se sono inevitabilmente centralizzate (per contrastare l'enorme centralizzazione delle grandi imprese), devono anche essere pluraliste al proprio interno e trasparenti verso l'esterno, nonché articolate alle reti di economia solidale e cooperativa.
Ecco: del '17 e dell' '89 si può parlare solo a partire da questa sfida del presente. Il '17 è l'inevitabile necessità di limitare, ogni volta nelle forme possibili, il potere di quelle classi che della crisi sono responsabili e nella crisi (e nella guerra) si arricchiscono. L'89 è la necessità, altrettanto inevitabile, di limitare quel potere ricorrendo non alla burocrazia ma al pluralismo. Il 2009 ci consente di riparlare di questa doppia, e spesso contraddittoria, necessità, superando la duplice rimozione della nostalgia e dell'abiura.
Mimmo Porcaro da Liberazione del 07/11/09

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Commenti

Ciao Sasà, e grazie del tuo commento.
La tua esperienza è il più bell’esempio di come si prenda coscienza rispetto a problemi che, la prima volta che si affrontano, ci paiono più grandi di noi. Nel prendere coscienza c’è l’inizio di un impegno che penso, anche per esperienza personale, non potrà fare altro che crescere e maturarci. Perlomeno finché vi sono energie, fisiche e mentali, da spendere. Adesso mi è ancor più chiara la tua evoluzione, a cui ho assistito e a cui ho qualche volta fatto cenno nei miei commenti: “incontrare” una persona, un amico, un compagno come Peppino Impastato è in un certo senso un privilegio, una fortuna, che tra l’altro continua a trasmetterne i messaggi e la grandezza politica, morale e umana.

Che cosa c’è all’origine di questa sensibilità, di questa intelligenza (che è poi la comprensione delle cose) che man mano si sviluppa in una persona? Certamente anche un’educazione, un modo di essere e di vivere che si manifesta primariamente in famiglia, poi a scuola. Se queste due componenti fondamentali per la costruzione della personalità ci insegnano in qualche modo ad avere senso critico, saremo certi di “essere salvi”. Cioè di non dipendere - o di spogliarci gradualmente - da condizionamenti e da lavaggi del cervello che in tutti i campi (politico, sociale, morale, religioso) ci perseguitano inesorabilmente. Uno dei motivi per cui la scuola è oggigiorno tanto degradata e svuotata di contenuti è proprio che il potere non ha alcun interesse a promuovere una scuola che funzioni; che crei quindi cittadini in grado di contestare, di mettere in discussione ciò che il potere stesso elabora e impone.

C’è tutto un mondo, non soltanto la scuola, che ci vorrebbe “educare” alla superficialità e all’effimero, a concetti e situazioni di nessuno spessore, a volte, anzi, degradanti. Come, per esempio, tutto ciò che riguarda la donna e la sua dignità. E’ vero, per anni le donne si sono battute per superare tutto ciò che le rendeva assoggettate, quasi “esseri di serie B”, in una società maschilista, prepotente e prevaricante. Ed è altrettanto vero che le loro lotte, oggi, sono state buttate nel cestino. Beh, io penso che siano molte le donne comunque in grado di seguire l’esempio di quella grande donna che è stata la madre di Peppino. E noto che, sempre, dietro a una grande personalità, femminile o maschile che sia, vi è una donna (la madre, la compagna, l’amica) che ha fortemente contribuito a formarla.

Poi, oltre al senso critico, c’è la generosità, l’altruismo, il comprendere i problemi, le richieste, le lotte di chi è sfruttato, di chi è diverso, di chi è perseguitato. Se si è generosi si è anche pronti a comprendere e a farsi carico (con l’intelligenza prima che con gli sterili sentimentalismi) delle difficoltà degli altri, a vedere aldilà delle proprie convinzioni personali, a superare il proprio tornaconto individuale, a portare aiuto, con la parola e con la pratica attiva. Senza ipocrisie e senza fuorvianti ideologismi.

Bene, a me pare proprio che tu sia molto generoso e che abbia un notevole senso critico: ti auguro di sviluppare queste tue qualità. Sei certamente sulla buona strada.
Un saluto e buona settimana da Angela

P.S. Sono stata qualche volta in Sicilia: l'ultima, anni fa, ho fatto una nuotata in pieno ottobre nel mare di Fontane Bianche... Quando ho fatto qualche viaggio, ho sempre "studiato" - prima di raggiungere la mia meta, e dopo essere tornata a casa - la storia, le usanze, la cucina del posto che visitavo. E la lingua, naturalmente, che è una componente primaria della cultura di ciascun luogo.

Scritto da : angela | domenica, 08 novembre 2009

Ah, naturalmente ripasserò a leggere il tuo nuovo post. Poi lo commenterò, a una prima occhiata mi sembra molto ma molto interessante.

Scritto da : angela | domenica, 08 novembre 2009

ciao,bel post completo,un'analisi molto approfondita.Anch'io,in sintsi ho fatto una riflessione sul muro di Berlino e su tutti gli altri muri.Ciao e teniamo duro.

Scritto da : giancarlo09 | lunedì, 09 novembre 2009

La caduta del muro non avrà probabilmente fatto sì che si raggiungessero un sistema politico-economico di rispetto e di giustizia, che spesso si accompagna idealmente a certe opinioni. Di certo non ha concretizzato la vittoria di alcuni ideali su altri. Io chiederei però alla gente il perché dei festeggiamenti e cosa ha davvero significato nei berlinesi ed in tutti i tedeschi di Germania. E lascerei al poi le discussioni politico-economiche per un evento che prima di tutto ha segnato la storia umana di una nazione. A volte sentire le testimonianze di famiglie divise dal muro, uno di quà e uno di là, mi ha fatto venire i brividi.
Ti lascio un saluto, Sasà, con la speranza (non ho la presunzione di un consiglio) che tu riesca a lasciar perdere le discussioni qui dentro una volta per tutte. Sappi che probabilmente non caverai un ragno dal buco quindi tanto vale non mettersi a dire e non subìre offese e poi doverti difendere. E' qualcosa in cui molti sono passati, prima di te. Solo fregandosene si riesce a scrivere, commentare, e passare del tempo qui. Sii tranquillo, e goditi il blog per quello che è. Il resto conta poco quanto niente.
Un bacino

Scritto da : . | lunedì, 09 novembre 2009

Ciao Sasà e buona settimana a te. Lettura del tuo post molto interessante. Ricordo quando "andò giù" il muro, i pianti dei Berlinesi, le feste, le speranze per un mondo diverso espresse attraverso migliaia di commenti rilanciati dai media, la fine della "guerra" nel mondo, della minaccia nucleare, i programmi ed i progetti che il mondo occidentale con la "politica" in testa formulava. All'epoca ero più giovane e "ingenuo"... succedesse oggi, i calci in culo si sprecherebbero!!!

Perché poi... be', è inutile che mi ripeta. La Storia l'hai fotografata tu, il mondo è quello che è e noi stiamo a discutere di un crocifisso. Oggi vedo nero, non ci far caso!!! Ho lasciato anche una risposta, ai vari commentatori!! A te non la lascio, anche per quella... hai le idee chiare, è inutile che aggiunga altro di mio!!!

Buon pomeriggio e ciao!!

Scritto da : Carlo | lunedì, 09 novembre 2009

te ne ho battuti due di colpi! e tu a me hai fatto venire un infarto.

Scritto da : cassandrasdream | lunedì, 09 novembre 2009

Ciao Dalai, sei stato citato da me solo come "locazione" di un pensiero espresso da Carlo, niente che riguarda la tua persona o il tuo blog, e nessuna intenzione di tirarti dentro una discussione.
Se voglio dire qualcosa riferibile a te, vengo a dirtelo direttamente sul tuo blog.
Saluti
Enrico

Scritto da : Enrico | martedì, 10 novembre 2009

Infatti, è tutto vero, sono dichiarazioni vere... :)
Tranquillo, a noi non ci faranno mai arrivare (fai un po' te quanto farebbe 21+5, e sto largo), guardatevi dalle solite note.
Buona settimana anche a te!

Scritto da : Luk4 | martedì, 10 novembre 2009

Te lo ricordi Aldo Fabrizi quando diceva "Booooni, staaateeee booooni" e si lisciava la pancia!!! No, mi sa che sei troppo giovane per ricordarlo!!! Comunque, stà boooono che Enrico non l'aveva con te!!! Ciao Sasà e buon pomeriggio a te!!!!

Scritto da : Carlo | martedì, 10 novembre 2009

Ciao Dalai e buona serata. Si, oggi pomeriggio per caso mi sono imbattuto in alcuni commenti diciamo "particolari" che riguardavano me, te ed un altro blogger. Ho preferito non segnalarti la cosa perché non ritenevo necessario fomentare altro malumore oltre quello che qualcuno stà già largamente spargendo in giro tra blog, cercando sostegno e condivisione al suo pianto. Per quanto mi riguarda, ho puntualizzato alcune cose con un determinato blogger e, naturalmente, ho ricevuto alcune risposte. Con la tizia, preferisco evitare. Decisamente!!!

Be' Dalai, come al solito ti consiglio di lasciar perdere... poi fai tu!!! Tuttavia, la differenza tra chi porta avanti la propria idea anche in maniera appassionata e focosa e chi, invece, è qua solo per provocare o seminare zizzania, è sempre più chiara!!!

Ho letto sui sottotitoli del TG3 Regionale di incidenti tra "gruppi di destra" e un non meglio specificato gruppo di estrema sinistra, qua a Roma. Gli scontri venivano dati in prima serata perché il TG era quello delle 22.30.

Su internet non trovo ancora nulla e non saprei darti notizie più dettagliate. Che poi stiamo messi male a Roma... be', Alemanno è un sindaco molto "particolare"!!! Ne riparliamo domani!!

Buona notte e ciao.

Scritto da : Carlo | martedì, 10 novembre 2009

PS: su Repubblica online nella cronaca di Roma, trovi notizie su quegli "scontri". E' una prima notizia trovata.

Scritto da : Carlo | mercoledì, 11 novembre 2009

Risposta a .
Sono passati 20 anni, nessuno mette in discussione che si debba festeggiare la libertà, ma bisogna a distanza di tanti anni discutere anche su cosa realmente ha significato il muro. E qui il discorso va oltre la libertà di movimento delle persone (fondamentale), credo sia innegabile che sia stata la vittoria di un sistema economico su un altro. I potenti hanno usato la caduta del muro come simbolo per affermare il loro strapotere, aprendo una stagione di guerre e aumentando a dismisura lo sfruttamento dei popoli. La stessa crisi economica che stiamo vivendo è il frutto di quel capitalismo liberista che ci ha ammorbato in questi venti anni. In questi vent'anni, anche utilizzando lo spauracchio dell'unione sovietica si è approfittato per limitare ancor di + le libertà e la giustizia sociale. Il solco tra le varie classi continua ad aumentare, e lo vediamo in Italia come approfittando della crisi, si cerca di picconare ogni diritto del lavoratore. Quindi giusto chiedere ai cittadini della Germania il perchè festeggiano e cosa rappresentava per loro quel muro, ma è anche giusto chiedere a tutti quei paesi dell'est oggi come stanno, ed anche il perchè ad esempio nella stessa Germania esiste il Partito Comunista più forte d'europa che porta avanti una politica anticapitalista.

Scritto da : dalai87 per . | mercoledì, 11 novembre 2009

CiaO Sasà. Anche io ho letto un po' in giro e questa storia accaduta agli operai dell'Eutelia non saprei proprio come definirla. O meglio, se non voglio ricorrere subito alla giusta definizione che è quella che stigmatizza il fatto come azione di squadraccia fascista, proprio non so' come definire un proprietario di un'azienda che paga 15 "vigilantes" per compiere un'azione notturna, millantando un potere che non avevano (spacciandosi per poliziotti) e minacciando lavoratori che possono già considerarsi disoccupati.

Peraltro, sto' signore che non paga stipendi da mesi, oggi ha finanziato ben 15 "buttafuori" per questa bravata fascista!!! Sono sempre più convinto che sia ora di togliere a chi ha troppo per redistribuire tra coloro che hanno poco. E da quello che leggo... sti signori di soldi ne hanno ancora tanti, visto che possono sprecarli in pagliacciate come questa!!!

Di fronte a fenomeni come questo, divento "estremo" anche io!!!

Scritto da : Carlo | mercoledì, 11 novembre 2009

Dalai,rispondo alla tua ultima obiezione.Se non erro siamo d'accordo sui risultati finali: giustizia,diritto al lavoro,lotta a tutti i poli negativi che impediscono la pace .Per me questa è al di sopra d'ogni lotta che pure bisogna fare per conseguirla.Mi rendo conto che la tua linea è invece la lotta contro le classi imperanti che io vedo negativamente per come vengono rappresentate,ma non accetto la lotta di classe in sè.Corinina

Scritto da : Corinina | mercoledì, 11 novembre 2009

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