I Crimini del Capitalismo Imperialista di G.Zjuganov

394309_265201650208973_100001574203223_763185_2028677190_n.jpgCome molti di noi già sanno, nel mese di gennaio del 2006 è stata presentata presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa una risoluzione sostenuta dal Partito Popolare Europeo (PPE), che intendeva condannare il comunismo, equiparandolo ai regimi fascisti prima del 1945. La mossa faceva parte di una potente campagna per riscrivere la storia e distruggere la memoria storica, in questo caso dell’Europa. La questione ha portato alla reazione logica, soprattutto dei partiti comunisti europei (non tutti!). Alla fine, la risoluzione, piuttosto declassata (rimossa tutta la parte che palesemente promuoveva una “caccia alle streghe” nei paesi dell’Est europeo) è stata adottata con una maggioranza squallida, a cui sono seguite numerose altre iniziative anti-comuniste. In Russia, dove, ovviamente, la questione era ed è di particolare interesse, il Partito Comunista (CPRF) ha deciso di rispondere nel Febbraio del 2006 inviando un memorandum per denunciare i crimini dei regimi capitalisti. Alla luce dei risultati delle ultime elezioni russe, dell’interesse che suscita la figura di Zjuganov e l’avanzata del Partito Comunista, a distanza di anni ritengo opportuno riprendere e tradurre questo importante documento.

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Memorandum “In merito ai problemi della lotta contro l’imperialismo internazionale e la necessità di una condanna internazionale dei loro crimini”

I

Oggi il mondo si trova sotto la minaccia della creazione di una dittatura globale di alcuni stati imperialisti, con gli Stati Uniti alla testa. Il suo scopo è il dominio del “Primo Mondo” (il “miliardo d’oro”) (1) sulla periferia sfruttata, per sempre condannata al degrado economico e sociale. Per questo, vi è ora un compito importante per l’umanità, la lotta contro l’imperialismo e la sua ultima variante, il globalismo. Questa lotta sarà coronata dal successo solo a condizioni dell’ unità planetaria degli sforzi della classe operaia, dei lavoratori contadini, degli intellettuali democratici e dei combattenti per la liberazione nazionale.

Questa lotta prosegue e si rafforza, nonostante il ripiego temporaneo del socialismo in Europa. L’influenza delle forze di sinistra ricresce in tutto il mondo. I comunisti sono sempre stati e sono in prima linea nella lotta contro l’imperialismo. Non è un caso, quindi, che negli ultimi tempi siano diventate più frequenti le provocazioni contro. Un esempio scioccante è stata la risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) nella sessione di gennaio di quest’anno (anno di riferimento 2006).

Naturalmente, nessuna risoluzione potrà mai cancellare il movimento comunista dalla storia, o sminuirne il loro contributo allo sviluppo della civiltà mondiale. Tuttavia, questo non ci libera dall’obbligo di dare una risposta forte alla provocazione. La risoluzione dell’ “APCE” non è semplicemente una manifestazione di amnesia storica e della più nera ingratitudine verso l’Unione Sovietica ed il suo ruolo nel salvare l’Europa dalla schiavitù fascista. No, esso è in linea con la rivincita fascista, del “rinascimento” fascista.

Il mondo vive un momento decisivo. O l’umanità dice un deciso “no” alla restaurazione fascista, o sarà condannato a ulteriori sofferenze per molti anni. Pertanto, il Partito Comunista della Federazione Russa (CPRF) considera suo dovere intervenire con un’iniziativa sociale e internazionale per elaborare una strategia e tattica per una lotta attiva dell’umanità contro la minaccia globale.

Questo compito richiede una valutazione internazionale variegata e la condanna dei crimini dell’imperialismo e del globalismo. Non s’intende dare un elenco completo di tali crimini. Questo memorandum, presentato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale è aperto alla discussione, al miglioramento, e all’introduzione di integrazioni. Crediamo che per questo lavoro, sia necessario creare una commissione internazionale di autorità e prestigio.

II

 Gli autori del rapporto del parlamentare svedese Lindblad (2), in modo presuntuoso, e senza un’adeguata analisi scientifica, hanno toccato la questione molto importante della teoria e pratica – sul ruolo della violenza nella storia.

Se ci avviciniamo alla storia del mondo con meschini criteri piccolo-borghesi, allora la si deve criticare nel suo complesso, dal momento in cui l’uomo primitivo viveva sotto l’albero e cominciò a vivere in società. La storia del mondo è per molti versi la storia d’infinite guerre, saccheggi e violenze.

Il marxismo non ha mai sovradimensionato il ruolo della violenza nella storia. Al contrario, i fondatori hanno sempre deriso i “pensatori” come Dühring (3), che ha visto la violenza come la principale fonte di sviluppo sociale. E questo è comprensibile: la glorificazione della violenza è una caratteristica dell’ideologia delle classi sfruttatrici e reazionarie.

Anche il marxismo non ha mai sottovalutato però il ruolo della violenza, comprendendo che contro la violenza degli sfruttatori, gli oppressi hanno il diritto di rispondere con la violenza di auto-difesa. E c’è il motivo di difendersi. Il capitalismo è emerso nel processo della cosiddetta accumulazione iniziale (di capitale), il cui significato è stata la separazione, con la forza, del lavoratore dai mezzi di produzione. Gli orrori dell’ accumulo iniziale rimangono per sempre scritti nel libro della storia, con lettere di sangue.

Il capitalismo è venuto nel mondo coperto dalla testa ai piedi dal sangue e dal sudiciume. La sua storia offre molti motivi di pentimento. Per potersi affermare nel loro paese d’origine (Inghilterra), è stato necessario distruggere e annientare i contadini liberi, ex proprietari della terra, gli orgogliosi “piccoli proprietari ” 4 di Shakespeare. Inoltre, hanno adottato contro i “vagabondi” espulsi dalla terra, delle leggi terroristiche, che imponevano la pena di morte al minimo attacco il “sacro diritto ” alla proprietà privata. Largamente utilizzata è stata la schiavitù dei lavoratori, quegli stessi vagabondi espulsi dalle terre, chiusi nelle prigioni chiamate “case di lavoro” (5). La prolungata rivoluzione borghese in Germania che in due secoli e mezzo ha letteralmente devastato il paese in diverse occasioni, riducendo la popolazione a meno della metà. La Grande Rivoluzione francese ha ricorso, senza esitazione, a misure di terrore di massa contro i nemici del popolo. Gli Stati Uniti d’America hanno costruito la loro civiltà sulle ossa di milioni d’indiani e schiavi neri. La natura dell’Europa odierna deve ciò allo sfruttamento feroce di ex-colonie e semi-colonie.

Le guerre crudeli dell’epoca di formazione del capitalismo hanno lasciato una macchia indelebile sulla storia europea. Tra questi, la guerra dei 30 anni (1618-1648), in secolo XVII, il cui corso ha spazzato via quasi un terzo della popolazione della Germania, nel quale ha svolto un ruolo decisivo il regime monarchico della Svezia di Gustavo Adolfo. La Guerra del Nord (1700-1721), scatenato dal re svedese Carlo XII. La guerra di successione spagnola (1700-1714) tra Francia, Spagna e Austria. La guerra dei 7 Anni (1756-1763), iniziata dal re prussiano Federico II. Le guerre napoleoniche (1800-1815), che portarono nel caos tutta l’Europa con uccisioni di massa di civili, omicidi ed esecuzioni di milioni di persone, distruzione di monumenti culturali, ecc..

Come dobbiamo fare riferimento a questa catena di crudeltà chiamata Storia Universale? L’umanesimo classico borghese è riconciliato con l’idea che la strada del bene passa attraverso la violenza, e cerca la riconciliazione con queste contraddizioni, grazie al fatto che il male si presenta come una forza trainante del progresso. Questa posizione è stata espressa in tutta la sua pienezza e in tutta onestà, dai padri spirituali della civiltà borghese, l’economista e filosofo Richard Hegel.

I comunisti non sono meschini piccolo-borghesi piagnoni ed egoisti e conoscono il prezzo del progresso sociale. Tutti devono pagare. Mentre l’umanità soffre la “preistoria” (Marx), è costretta a versare il sangue per il progresso. La dottrina comunista non è destinata né a negare la realtà né ad abbellirla. Si rifiuta di accettare questo stato di cose come una regola eterna e cerca modi per forme più umane di sviluppo, della stessa storia dell’umanità, diversa dalla sua “preistoria”. Il comunismo scientifico è l’unica dottrina sociale della storia che indica una via d’uscita da questa impasse politica, economica e morale.

Sì, il socialismo, come tutte le forme sociali che l’hanno preceduta, viene dal sacrificio e dalla violenza. “La sofferenza di una lunga schiera di generazioni”, dicono Marx e Lenin, non è una metafora vuota. Ma accanto a ciò, questo è il primo sistema nella storia che, oggettivamente, porta in sé la negazione del sanguinoso cammino “normale” del progresso.

E ‘necessario distinguere il sangue dei rivoluzionari, versato per il progresso sociale, dal sangue dei reazionari, versato nella lotta contro il progresso, nel tentativo di fermare o tornare indietro. C’è la violenza rivoluzionaria rivolta al raggiungimento della libertà e indipendenza. E c’è la violenza reazionaria contro la libertà e il progresso, in difesa degli interessi egoistici delle classi reazionarie che sfruttano.

I rivoluzionari non si sono pentiti della violenza degli oppressi contro gli oppressori. Essi ritengono che la rinuncia della differenzazione tra uccidere un oppressore e uccidere per saccheggiare, sia ipocrisia. Le grandi rivoluzioni socialiste del XX secolo in Russia e in Cina hanno fatto capire questa semplice verità, anche ad ardenti difensori del capitalismo come Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Charles De Gaulle. Inoltre, sono stati costretti a partecipare in unione con la Russia socialista nella lotta contro il fascismo. Tuttavia, la vecchia alleanza è stata dimenticata. Al posto dell’alleanza degli anni 40 hanno raggiunto l’amnesia storica.

Ecco perché si consiglia ai paesi occidentali di guardare criticamente al passato e giudicare onestamente. Porre fine alla pratica dei due pesi e due misure. I reati devono essere analizzati, distinguendo ciò che è stato raggiunto di positivo e duraturo.

C’è un criterio specifico per differenziare quello che sono i crimini dalla necessaria violenza rivoluzionaria. “La borghesia – si legge nel” Manifesto Comunista “- ha svolto nella storia un ruolo rivoluzionario straordinario.” E i comunisti non sottovalutano e tacciono quel ruolo. Ma i giorni della borghesia rivoluzionaria sono da tempo superati. Il capitalismo è entrato nella fase dell’imperialismo e del globalismo. I suoi obiettivi sono stati completamente separati dal lavoro per il progresso sociale. I comunisti considerano un crimine storico ogni forma di violenza diretta all’indietreggiamento del progresso sociale. L’imperialismo ha da tempo a che fare con tali crimini.

III

L’imperialismo esiste in due varianti: liberale e totalitario-fascista. Essi si distinguono nella forma d’organizzazione politica, ma la base economica di entrambi è la stessa: mantenere il proprio benessere a spese dello sfruttamento di altri paesi e popoli. Come la storia testimonia, il liberalismo degenera facilmente nel fascismo di tipo tedesco o italiano, o nella sua variante, del maccartismo americano. I regimi fascisti spesso vanno d’accordo con l’economia liberale e beneficiano di tutti i tipi di supporto possibile da parte dei liberali, come ad esempio il fascismo pinochetista in Cile.

I crimini del nazismo e del fascismo sono stati condannati e puniti dalla comunità internazionale. I crimini dei regimi cosiddetti liberali fino ad oggi non hanno ricevuto un’adeguata valutazione e la comunità internazionale, è spesso “disinformata” circa i misfatti da loro commessi.

I crimini dell’imperialismo sono diversi a seconda del paese e del periodo storico. Comprendono uccisioni ed esecuzioni di massa, la creazione di campi di concentramento, fame, deportazioni, torture, lavori forzati e altre forme di terrore. La loro responsabilità è enorme anche a riguardo nella distruzione delle fondamenta di molti stati e nazioni, nella violazione dei principi fondamentali della morale sociale, delle tradizioni nazionali ed i valori culturali. Con la creazione di situazioni di crisi socio-politica e spirituale del mondo.

 

1. Crimini contro i lavoratori, contro la classe operaia, contadini e gli intellettuali democratici.

Il capitalismo ha sempre lavorato con estrema crudeltà per schiacciare la ribellione dei lavoratori e degli sfruttati. Basti ricordare la sanguinosa repressione della Comune di Parigi (1871), l’attacco assassino alle manifestazioni del 1° Maggio 1886 a Chicago e gli orrori della guerra civile in Russia.

Ma i principali strumenti della lotta contro il popolo lavoratore sono state la schiavitù, direttamente o indirettamente, la fame e la tortura. In particolare, l’uso del lavoro forzato degli schiavi nei regimi “democratici” di Gran Bretagna, Francia, Olanda, Spagna, Stati Uniti, nel periodo di espansione coloniale e neocoloniale.

Conseguenze catastrofiche della politica della globalizzazione imperialista. I costi ecologici e sociali delle cosiddette politiche di libero mercato dei paesi occidentali si fanno sentire in tutto il mondo, portando a un aumento brutale delle sofferenze di decine di milioni di abitanti del nostro pianeta. Si aggrava la scandalosa ingiustizia nelle relazioni internazionali, soprattutto nella divisione del lavoro imposta dalle potenze occidentali. Questo ha portato, negli ultimi 10 anni in forma acuta, ed in un modo senza precedenti, il problema della fame. Gli indicatori di mortalità infantile a causa della fame hanno raggiunto, secondo i dati Onu, un livello mai visto prima: 17.000 morti ogni giorno. In totale 25.000 persone muoiono ogni giorno di fame. Oggi, 777 milioni di persone dei paesi dipendenti dai regimi liberali, e 38 milioni nei paesi dove hanno introdotto sistemi a immagine delle democrazie occidentali, soffrono di malnutrizione. Negli stessi “liberi e democratici” Stati Uniti muoiono ogni anno non meno di 18.000 (altri dati riportano anche la cifra di circa 45.000, ndr) nord-americani, semplicemente perché non hanno un’assicurazione sanitaria.

I dati del Rapporto del 2005 sullo Sviluppo Umano delle Nazioni Unite suona come una condanna all’imperialismo. Il reddito combinato delle 500 persone più ricche del mondo supera il reddito delle fasce più povere della popolazione mondiale, che conta circa 416 milioni di persone. Tra questi due poli ci sono 2.500 milioni di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno, che rappresentano il 40% della popolazione della Terra, ma la sua percentuale del totale del reddito globale rappresenta solo il 5%. I ricavi del 10% dei più ricchi della popolazione del mondo, a loro volta, rappresentano il 54% del fatturato globale. La politica dei regimi occidentali provoca oltre 1 miliardo di persone sulla Terra che vivono in condizioni miserabili. Ogni anno, 10.7 milioni di bambini non raggiungono i 5 anni. E questo, quando, secondo le stime degli esperti delle Nazioni Unite, spendendo solo 4 miliardi di dollari, sarebbe possibile ridurre la mortalità infantile di 2 / 3 nei 75 paesi più poveri.

Oggi anche lo sfruttamento del lavoro forzato è presente in larga scala. Esistono 2.500 milioni di schiavi, secondo le Nazioni Unite e l’OCSE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), fino a 500.000 persone vivono in paesi dell’Europa occidentale, e fino a 200.000 in stati in “transizione” nell’economia liberale.

L’introduzione della “democrazia” e del modello liberale in Russia, sotto la pressione degli Stati Uniti e delle istituzioni internazionali da esse controllate hanno provocato perdite umane di 10 milioni di persone nel territorio della Federazione Russa. Di questi, 9 milioni sono cittadini russi. Il genocidio Russo e degli altri popoli della Russia come risultato di questa politica è documentato nei materiali prodotti dalla commissione per la destituzione del presidente B. N. Eltsin che è stata sostenuta dalla maggioranza dei deputati della Duma di Stato RF (parlamento russo) nel 1999.

2. Delitti contro la libertà e l’indipendenza dei popoli.

E’ molto grande la colpa del capitalismo per la crudeltà del periodo coloniale. Le popolazioni di India, Algeria, Cambogia, Indonesia e l’Etiopia subirono la distruzione da parte delle potenze “liberali” rispettivamente, la Gran Bretagna, la Francia, l’Olanda, il Belgio, l’Italia. Come anche i popoli di Corea, Vietnam, Jugoslavia, Afghanistan e Iraq per l’aggressione degli Stati Uniti.

Il capitalismo ha largamente praticato e continua a praticare la distruzione delle fondamenta della vita, e il genocidio dei popoli indigeni, con uccisioni ed esecuzioni di massa:

  • I nativi americani nel Nord America da parte del regime USA;
  • I ruteni (ucraini) in Austria-Ungheria nei primi del Novecento;
  • I cinesi nel corso della “guerra dell’oppio”, che hanno condotto gli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e altri paesi europei e così come il Giappone;
  • I popoli d’Africa, Asia e America Latina, per opera degli stati attuali dell’Unione europea e degli Stati Uniti nei secoli XIX e XX;
  • I popoli bielorussi e ucraini per la politica di “pacificazione” in Polonia nel periodo tra la prima guerra mondiale e la seconda.
  • Il genocidio dei popoli russi, ucraini, bielorussi, ebrei ed altri, nel periodo di occupazione dell’Urss da parte delle truppe della Germania, dell’Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Croazia e Slovenia, così come distaccamenti delle SS, composta da lettoni, estoni, lituani, nazionalisti e “kulaki” (contadini ricchi) della Galizia (Ucraina occidentale).
  • A partire dalla metà del XIX secolo, gli Stati Uniti, guidati dalla “dottrina Monroe”, hanno realizzato interventi armati senza fine contro i paesi dell’America Latina. Gli arresti e le esecuzioni senza processo dei rivoluzionari tra cui Ernesto Che Guevara, molto tempo fa è diventata parte integrante della “democrazia” americana (sic) e “dello Stato di diritto”. Il colpo di stato militare in Cile, ispirato dalla CIA, l’assassinio del presidente Allende, sono passati alla storia come uno dei crimini più cinici dell’imperialismo. Oggi continua senza tregua il blocco contro Cuba e le provocazioni contro il Venezuela, perché entrambi i paesi hanno scelto un percorso di sviluppo socialista.
  • Con il pretesto di attuare la democrazia ha svolto una guerra spietata contro il popolo iracheno, la cui unica “colpa” è il desiderio di vivere secondo le proprie leggi e decidere del proprio destino. Sotto la copertura di ipocriti argomenti sulla difesa della libertà, prepararono attacchi contro l’Iran e la Siria, viene dato sostegno politico per l’occupazione israeliana, preparano rappresaglie contro coloro che contraddicono le affermazioni degli USA e dei suoi alleati “d’ egemonia” nel mondo moderno.
  • In Europa, in Lettonia ed Estonia, con il consenso silenzioso dell’Unione europea, si è sollevato il sistema di “apartheid”, che nega i diritti politici a quasi la metà della popolazione per le loro caratteristiche etniche.

3. Crimini contro la pace e la vita sulla Terra

L’imperialismo è responsabile di aver scatenato due guerre mondiali, che hanno ucciso quasi 100 milioni di persone. Il lancio da parte degli USA della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, rappresenta il più grande crimine di guerra nella storia dell’umanità.

Non meno mortale fu l’uso di armi di distruzione di massa contro ogni organismo vivente. Per esempio la diffusione,da parte dell’aviazione Nord-Americana, di agenti defolianti sull’Indocina.

Le guerre sono state accompagnate da deportazioni, torture e sterminio di persone nei campi di concentramento. Sterminio dei russi nei campi di concentramento britannico sull’isola di Mudyug, durante l’intervento dell’Intesa. Fino a 20 mila russi, ucraini, bielorussi, e rappresentanti di altri popoli sono stati distrutti, come i prigionieri dell’Armata Rossa nei campi di concentramento polacco, nei primi anni ’20.

Difensori dell’ideale comunista, dissidenti, combattenti per la riunificazione dei popoli ucraino e bielorusso. Ucraini, bielorussi e gli ebrei sterminati nei lager polacchi.

 

20 milioni di civili sovietici caddero vittime del lavoro forzato, della fame, privazioni causate dalla guerra, esecuzioni di massa. Russi, ucraini, bielorussi, ebrei e zingari uccisi durante l’occupazione del territorio dell’Unione Sovietica, dalle truppe di Germania, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e le legioni delle SS, tra cui quelli provenienti dalla Finlandia, Norvegia, Lettonia, Estonia, Lituania.

Il blocco, a cui è stata sottoposta la popolazione civile di Leningrado, che ha ucciso più di mezzo milione di abitanti, è uno dei crimini più terribili contro l’umanità.

Le guerre imperialiste sorgono su ciniche provocazioni. L’incendio del Reichstag, far esplodere edifici residenziali a Mosca, l’11 settembre 2001 a New York. Non è un segreto, la collaborazione attiva dei servizi d’intelligence occidentali con terroristi internazionali, la loro formazione e le attrezzature, nella selezione degli obiettivi.

4. Crimini contro la cultura.

Siamo convinti che i crimini dell’imperialismo contro la cultura nazionale e di tutta l’umanità, meritino un’indagine approfondita e indipendente. Tutte le atrocità che abbiamo elencato sono il risultato diretto della “missione civilizzatrice” dell’imperialismo, dell’instaurazione forzata della “democrazia”, del concetto di “prescindibilità” delle culture nazionali e della civiltà dei popoli provenienti dall’Asia, Africa, America e perfino dall’Europa. Sulla base di questi presupposti ideologici si è cementata la necessità dell’ “eliminazione” non solo di persone, ma di intere popolazioni, che, rappresentavano un ostacolo al compito di costruire la società “libera”, essendo etichettati come inadatti “subumani” per la vita nelle condizioni dell’ideologia politica liberal-democratica. Riteniamo che la comunità internazionale debba pronunciarsi e condannare le teorie che incoraggiano l’odio tra gli esseri umani, come il malthusianimo, il social-darwinismo, la dottrina di Nietzsche, il razzismo, il globalismo ecc…

Inoltre, pensiamo che tante guerre che hanno causato l’imperialismo nei Balcani nel corso dell’ultimo secolo e mezzo, non perseguono solo interessi economici. Essi mirano alla distruzione della Grecia come la culla della civiltà europea e dei nativi della Serbia come centro del cristianesimo ortodosso in Europa.

IV

I governanti e i partiti politici nei paesi occidentali non sono stati distaccati in molti casi dai crimini commessi in passato e da quelli che si commettono oggi.

In Europa, travestiti da democratici, spesso si mascherano i sostenitori di regimi dittatoriali: in Spagna e in Italia, i nazisti in Austria, i sostenitori di Pilsudski (dittatore dal 1926-1935) in Polonia, di Stepan Bandera (capo dei collaboratori nazisti in Ucraina degli anni 40) in Ucraina, fascisti nelle repubbliche baltiche.

La valutazione politica e morale delle azioni passate e presenti degli imperialisti è essenziale che sia fatto adesso, quando i paesi fedeli alla sua ideologia e alle sue linee guida, tentano di presentare la propria attività come lo schema da seguire per tutta l’umanità.

Il dovere della comunità internazionale, è di emettere un parere in merito al “contributo” di questi regimi nella storia del mondo, e di mettere in guardia dei suoi pericoli le persone, per evitare di ripetere i crimini commessi dai liberali.

Una valutazione oggettiva della storia dell’imperialismo è estremamente importante per l’educazione delle giovani generazioni, per creare una base su cui costruire un rapporto di vera cooperazione tra stati e popoli con storie diverse e appartenenti a civiltà diverse.

Crediamo che le vittime dei crimini dei regimi imperialisti, le loro famiglie e discendenti meritino una compensazione materiale per la loro sofferenza. Proponiamo la creazione di una giornata internazionale di commemorazione per le vittime dei crimini dell’imperialismo. Potrebbe essere il 3 settembre, anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Ma non possiamo rimanere nella condanna. E ‘imperativo offrire all’umanità una vera alternativa.

L’imperialismo e la globalizzazione sono forme reazionarie, deformazione dell’ integrazione globale. Ma l’effettiva integrazione è inevitabile. L’umanità, obiettivamente e inevitabilmente, s’incammina verso l’unità molto intensa , sotto tutti i punti di vista. Si tratta di un fatto positivo e indiscusso. Ogni tentativo di invertire questa tendenza e tornare al passato, di far rivivere l’isolazionismo, è reazionario. Ma per il destino del genere umano per le destinazioni in tutta la specie dell’ Homo sapiens, non è affatto indifferente la strada da percorrere e come raggiungere questa unità.

Proseguiremo il cammino lungo la strada della sottomissione del lavoro al capitale, o per la liberazione del lavoro dal capitale?

Stiamo andando verso la creazione del mondo del potere oligarchico di una ristretta cerchia di persone o per l’interazione democratica e la cooperazione dei paesi sovrani e dei loro popoli?

Solo il socialismo può offrire una reale alternativa, non reazionaria e utopistica, alla globalizzazione e al “nuovo ordine mondiale.” La posizione di partenza dei comunisti russi è l’unità della lotta di classe dei lavoratori per la liberazione sociale e la lotta dei popoli per l’indipendenza, lo sviluppo autonomo, democratico e autoctono.

Siamo convinti che il movimento anti-imperialista e anti-globalizzazione possano acquisire ancora maggiore espansione e rafforzare la loro unità di azione sulla base dei seguenti obiettivi nella loro lotta congiunta:

  • Per la liberazione dallo sfruttamento del lavoro e la giustizia sociale.
  • Per l’internazionalismo e il patriottismo come i valori fondamentali della convivenza umana e internazionale. Contro lo sciovinismo e il cosmopolitismo (6).
  • Per l’indipendenza nazionale e statale.
  • Per i diritti umani. Diritti non solo civili e politici, ma anche sociali ed economici: il diritto al lavoro, al riposo, all’istruzione, all’assistenza medica, alla sicurezza sociale.
  • Per la libertà di espressione e informazione. Contro l’imperialismo totalitarismo informativo e culturale.
  • In difesa dell’ambiente dagli effetti distruttivi del “consumismo” e l’attuale divisione internazionale del lavoro.
  • Per il diritto del popolo a sollevarsi, per l’autodifesa contro l’aggressione, la lotta armata contro gli oppressori e gli occupanti.-Contro il terrorismo internazionale. Per una chiara differenziazione del terrorismo dalla lotta di liberazione nazionale.
  • Contro ogni forma di discriminazione razziale o nazionale, contro ogni forma di apartheid.
  • Contro il giogo del debito estero.
  • Per la rimozione del totale controllo della polizia sulla gente.
  • Per lo scioglimento degli aggressivi blocchi politico-militare.
  • La piattaforma proposta di una nuova internazionale anti-imperialista e anti-globalizzazione, non esclude nessuno e non pregiudicano le forme concrete di costruzione sociale, di scegliere l’umanità nel futuro.

Ma la realizzazione di questi slogan è estremamente essenziale. Diventerà inevitabile realtà solo grazie allo sforzo congiunto dell’ umanità progressista, per muoversi lungo la via del progresso, della pace, dei diritti e della giustizia.

Dobbiamo guardare avanti e non fare solo i conti con il passato.

Dobbiamo andare avanti con coraggio e determinazione.

Gennady Zjuganov Segretario Generale del CC del PCFR

Note:

1 – Il concetto di “1.000 milioni di oro”, è un termine ben noto nel mondo di lingua russa, ma raro in “Occidente” e si riferisce al numero approssimativo delle persone dei “paesi capitalisti” (più comunemente, “Primo mondo “), cioè Stati Uniti, Canada, Giappone, Paesi dell’Unione Europea, e alcuni altri (Australia, Nuova Zelanda, Israele, …).

2 – Goran Lindblad, parlamentare svedese, membro conservatore del PPE che ha elaborato e sostenuto la risoluzione anti-comunista all’ Assemblea del Consiglio d’Europa.

3 – Karl Eugen Dühring, filosofo tedesco del XIX secolo.

4 – I “piccoli proprietari” è stata una classe media di agricoltori in Inghilterra nei secoli del tardo medioevo e all’inizio dell’età moderna. Erano piccoli proprietari ricchi che hanno lavorato le loro stesse terre (anche se alcuni avevano dei dipendenti al loro servizio).

5 – Workhouse, in inglese. Si trattava di campi e laboratori per i poveri in Inghilterra nel XVII-XIX. Le condizioni di vita erano terribili, come testimoniano alcuni dei romanzi di Dickens.

6 – Teoria borghese che invoca ad abbandonare i sentimenti patriottici, la cultura e le tradizioni nazionali in nome della “unità dell’umanità”.

Traduzione Salvatore Vicario

I Crimini del Capitalismo Imperialista di G.Zjuganovultima modifica: 2012-01-07T15:25:00+00:00da dalai87