La costruzione del Partito comunista (P.Secchia)

Pietro Secchia | Rinascita, anno VI, n.12, 1949Trascrizione per Resistenze.org del Centro di Cultura e Documentazione Popolare per l’anniversario della scomparsa di Pietro Secchia (02/07/1973)

dicembre 1949

L’esperienza delle lotte dei lavoratori di tutti i paesi, sta a dimostrare l’immensa importanza del partito del proletariato. Dall’esistenza o meno in questo o in quest’altro paese di un forte partito veramente comunista sono sempre dipesi e dipendono tutt’ora il successo o l’insuccesso delle grandi battaglie per la democrazia, per la pace e per il socialismo.

«Il proletariato non ha altro strumento di lotta per il potere all’infuori dell’organizzazione. La forma suprema della sua organizzazione di classe è il Partito». (Lenin).

Oggi anche gli avversari nostri più accaniti riconoscono la funzione, la forza e il carattere particolare del partito del proletariato. Sono portati anzi in certi momenti a sopravvalutarne le possibilità e talvolta ad ammirare la tenacia, lo spirito di sacrifìcio e la combattività dei suoi militanti.

In questo momento ad esempio, nel momento in cui quasi tutti i partiti politici italiani dalla Democrazia cristiana ai saragattiani sono scossi e dilaniati da crisi interne, da scissioni, da lotte, da urti di interessi di classe, di gruppi e anche di interessi personali di natura inconfessabile, molti non riescono a rendersi conto dell’unità e della solidità del Partito comunista, ne sono stupiti e disorientati.

La forza dei Partito comunista risiede nella sua dottrina, nella sua politica, nei suoi stretti e saldi legami con le masse dei lavoratori, nella sua struttura, nella sua unità, nel suo metodo democratico di direzione, nella lotta contro ogni deviazione opportunista, nella vigilanza rivoluzionaria.

Il Partito comunista è un partito di tipo nuovo e di tempra particolare. Esso è il risultato non solo delle lotte e delle esperienze dei lavoratori italiani, ma è il partito costruito sulla base delle migliori esperienze internazionali, sulla base degli insegnamenti di Lenin e di Stalin.

I primi elementi, i primi principi ideologici e organizzativi per una teoria del Partito comunista, li possiamo ritrovare risalendo al Manifesto dei comunisti ed ai successivi scritti di Marx e di Engels. Ma se i due grandi maestri del socialismo abbozzarono a grandi linee la concezione del partito, Lenin e Stalin svilupparono e arricchirono quelle grandi linee in conformità delle nuove condizioni in cui si sviluppava la lotta del proletariato nel periodo dell’imperialismo.

Lenin e Stalin hanno fornito ai lavoratori di tutto il mondo i principi ideologici e pratici della loro organizzazione, ci hanno dato una teoria completa e organica del partito come forma suprema dell’organizzazione di classe del proletariato.

Il Manifesto dei comunisti, contiene in essenza i principi ideologici e organizzativi del partito e dà le prime indicazioni di strategia e di tattica del partito del proletariato: «…esse sono condensate in poche proposizioni e strettamente collegate con la situazione dei singoli paesi europei, dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera alla Polonia, ma come un filo rosso le tengono assieme alcuni principi essenziali che al pari di faro rischiareranno la strada di tutto il movimento futuro». (P. Togliatti, Quaderno di Rinascita sul 1848).

Già nella La Critica della Filosofìa del diritto di Hegel (1843) Marx tratta dell’unità della teoria e della pratica, della filosofia e della politica.

«L’arme della critica non può naturalmente sostituire la critica delle armi, la forza materiale dev’essere rovesciata da una forza materiale, ma la teoria diventa una forza materiale dal momento che essa diventa patrimonio delle masse».

Nella lotta contro la borghesia prima, nella lotta per la rivoluzione proletaria poi, nella lotta per la costruzione del socialismo, il compagno Stalin ha fatto del Partito bolscevico un partito che non ha eguali nella storia del movimento operaio, innanzi tutto dando una grande importanza ai principi e alla lotta teorica.

«La teoria è l’esperienza del movimento operaio di tutti i paesi, considerata sotto l’aspetto generale. Naturalmente la teoria diventa priva di oggetto se non viene collegata con la pratica rivoluzionaria, esattamente come la pratica diventa cieca se non si rischiara la strada con la teoria rivoluzionaria. Ma la teoria può diventare un’enorme forza del movimento operaio se viene elaborata in unione indissolubile con la pratica rivoluzionaria, poiché essa e soltanto essa può dare al movimento sicurezza, capacità di orientamento e comprensione del legame intimo degli avvenimenti circostanti, poiché essa e soltanto essa può aiutare la pratica a comprendere non soltanto come e in quale direzione si muovono le classi nel momento presente, ma anche come e in quale direzione esse devono muoversi nel prossimo avvenire». (Stalin, Questioni del leninismo).

In alcune lettere di Marx del 1846 si trovano pure già espresse alcune idee fondamentali sulla concezione del partito come avanguardia del proletariato e sulla necessità di lottare contro gli elementi e le influenze estranee che penetrano nel partito del proletariato. In un manifesto di quell’epoca contro Kriege («un socialista parolaio e sentimentale») Marx scriveva: «Noi siamo membri del partito proprio perchè non abbiamo l’intenzione di abbassare il partito al livello di una cricca. Noi sappiamo che ogni principio e ogni orientamento diventano tanto più forti e invincibili quanto più si sbarazzano senza pietà per mezzo della critica di ogni inutile escrescenza».

Cinquant’anni dopo Lenin e Stalin svilupperanno questa tesi affermando la necessità di elevare le masse al livello del partito e non abbassare il partito al livello della parte più arretrata dei lavoratori.

La più larga unità della classe operaia per condurre la lotta di classe (e la scissione la più netta, la più risoluta e decisa con tutti gli elementi che rappresentano l’influenza borghese, con i nemici interni del movimento operaio) è stata sempre considerata tanto da Marx e da Engels quanto da Lenin e da Stalin come un processo dialettico necessario.

La posizione teorica e pratica assunta da Lenin e da Stalin, nel corso dello sviluppo del movimento operaio internazionale e del Partito bolscevico di fronte al problema dell’unità della classe operaia, corrisponde pienamente alla concezione marxista. Non è possibile realizzare l’unità della classe operaia nella lotta contro la borghesia, senza una lotta decisa contro quelle tendenze e quelle correnti che nel corso dello sviluppo del movimento diventano un ostacolo a questo sviluppo, senza la separazione dalle tendenze che rappresentano dei canali dell’influenza borghese nel movimento operaio.

Il Partito bolscevico guidato da Lenin e da Stalin ha sempre superato le contraddizioni per mezzo della lotta, epurando le proprie file dall’opportunismo e combattendolo a fondo.

Altre citazioni potrebbero farsi a dimostrazione che i primi elementi per la costruzione del partito dei proletariato, i primi elementi della sua strategia e della sua tattica furono forniti da Marx e da Engels. Ma quei principi non furono raccolti dal movimento socialista internazionale nell’ultimo decennio del secolo scorso e nei primi quindici anni di questo secolo, dagli opportunisti di destra e di sinistra. Il fallimento della II Internazionale ne fu la conseguenza.

Toccò poi a Lenin e a Stalin sviluppare e portare a un livello molto elevato la concezione del partito di Marx e di Engels adattandola alla nuova epoca dell’imperialismo e della rivoluzione socialista e arricchendola dell’immensa esperienza politica del movimento proletario internazionale.

Nel 1901 quando Lenin getta le basi per la costruzione in Russia di un partito marxista, ne elabora i principi ideologici e organizzativi e apre il fuoco contro gli economisti, Stalin conduce la stessa lotta in Georgia.

Il n. 2-3 (novembre-dicembre 1901) del giornale La Lotta (Brdzola) pubblicò un importante articolo nel quale il compagno Stalin sosteneva la necessità della creazione di un partito politico indipendente del proletariato e ne indicava i compiti immediati.

«….ma per fare questo è necessaria alla socialdemocrazia una organizzazione forte e compatta e precisamente una organizzazione di partito unita non soltanto dal nome, ma dai principi fondamentali, dagli orientamenti tattici. Il nostro compito è di lavorare alla creazione di questo forte partito che sarà armato di solidi principi e di una indistruttibile capacità cospirativa».

Soltanto la classe operaia è un sicuro baluardo della democrazia, afferma il compagno Stalin in questo suo articolo, sostenendo la necessità che la classe operaia si ponga alla testa del movimento democratico generale.

«Ma per adempiere a questa funzione dirigente la classe operaia deve organizzarsi in partito politico indipendente. Allora non avrà più da temere nella lotta contro l’assolutismo nè le defezioni, nè il tradimento del suo alleato temporaneo».

Nell’articolo La Classe dei proletari e il partito dei proletari il compagno Stalin traccia già in modo chiaro e profondo quali devono essere i rapporti tra il partito e la classe operaia.

«Il partito dei proletari quale gruppo combattivo di dirigenti deve in primo luogo essere molto più piccolo della classe dei proletari per il numero dei suoi membri; in secondo luogo deve stare più in alto della classe dei proletari per la sua coscienza ed esperienza ed in terzo luogo deve essere una organizzazione compatta».

Nelle divergenze sorte con i menscevichi circa la formulazione del primo articolo dello Statuto del partito, Stalin è decisamente con Lenin e nello scritto già citato scrive : «E’ evidente che per essere membri del partito è necessario entrare in una delle organizzazioni del partito. Soltanto quando noi entriamo in una delle organizzazioni e fondiamo cosi i nostri interessi personali con gli interessi del partito, allora soltanto potremo diventare membri del partito e con ciò veri dirigenti dell’esercito proletario». (Lotta del proletariato, 1° gennaio 1905).

Nell’opuscolo: Brevemente sulle divergenze nel partito, pubblicato nel maggio 1905, Stalin difende e sviluppa brillantemente i principi ideologici e organizzativi leninisti sulla natura e sui compiti del partito del proletariato, demolisce la teoria opportunista della spontaneità e fissa su basi teoriche i rapporti tra il movimento operaio spontaneo e la coscienza socialista, indica chiaramente la funzione del partito.

«Il dovere della socialdemocrazia è di unire il socialismo col movimento operaio, di portare nel movimento operaio la coscienza socialista e in questo modo dare un carattere socialista al movimento operaio spontaneo… Il nostro dovere sta nel portare in questo movimento la coscienza socialista e nel raccogliere le forze d’avanguardia della classe operaia in un partito centralizzato. Il nostro compito sta nel muoversi sempre alla testa del movimento e nel combattere instancabilmente contro tutti coloro siano essi nemici o «amici» che ostacolano l’adempimento di questi compiti».

Così passo a passo, nel corso della lotta del proletariato russo e dei suoi alleati, prima e dopo la rivoluzione del 1905, al sorgere dei primi Soviet dei deputati operai, negli anni della reazione di Stolypin e dell’offensiva zarista contro la classe operaia, Lenin e Stalin costruirono il partito nuovo combattendo implacabilmente contro tutti i nemici esterni ed interni del partito.

Negli anni in cui gli opportunisti dei paesi occidentali trasformavano i partiti della classe operaia in partiti elettorali, in partiti di blocco tra proletari e borghesi, Lenin e Stalin creavano il Partito bolscevico.

Essi avevano compreso che mai i partiti della II Internazionale sarebbero stati capaci di guidare il proletariato alla vittoria.

Essi diedero vita a un partito di tipo nuovo, un partito di massa, combattivo, monolitico, internazionalista, intransigente verso ogni influenza borghese nella classe operaia e nello stesso tempo un partito che grazie alla sua politica, alla sua tattica e alle sue cinghie di trasmissione fosse strettamente e permanentemente legato alle grandi masse dei lavoratori. Questo partito doveva essere : «abbastanza audace per condurre i proletari alla lotta per il potere, abbastanza ricco di esperienza per sapersi orientare nelle intricate condizioni di una situazione rivoluzionaria e abbastanza agile per evitare ogni sorta di scogli subacquei sulla via che conduce alla meta». (Stalin, Questioni del leninismo).

In quegli anni di reazione, quando Lenin era stato costretto a rifugiarsi all’estero, il compagno Stalin nella più profonda illegalità, diresse instancabilmente, giorno per giorno, la lotta contro l’assolutismo e la lotta per forgiare lo strumento decisivo della rivoluzione proletaria vittoriosa.

L’attività di Lenin e di Stalin durante il periodo della reazione culminò con la rottura definitiva, alla Conferenza di Praga (gennaio 1912), con i menscevichi e con la creazione di «un nuovo partito, di un partito di nuovo tipo, diverso dai soliti partiti socialdemocratici dell’Occidente, libero da elementi opportunisti e capace di condurre il proletariato alla lotta per il potere».

Ma un Partito comunista non lo si crea una volta per sempre. Esso è un organismo vivente che opera nella società che si trova ad ogni momento di fronte a nuovi problemi e a nuove necessità, che si costruisce, si tempra, si rinnova perciò ogni giorno. Il Partito comunista è un partito diverso da tutti gli altri, non serve solo per le campagne elettorali e per i dibattiti parlamentari. Non è un partito capace solo di condurre la lotta sindacale o di dirigere il lavoro cooperativo o l’attività propagandistica ed educativa.

Il Partito comunista dev’essere in grado di lavorare in tutti i campi, in ogni direzione ed in tutte le situazioni. I suoi principi organizzativi non costituiscono delle formule dogmatiche. Essi sono determinati assieme alle forme di lavoro e di organizzazione dagli obiettivi politici che il partito si pone in un determinato momento storico.

Solo certi storici da strapazzo che stanno alla pari con quei nostri avversari che si dilettano a fabbricare i piani K o ad illustrare la «tecnica del colpo di Stato» possono ritenere che sia il partito a fabbricare le rivoluzioni e concepiscono la nostra organizzazione come qualche cosa di magico e di onnipotente che si costruisce una volta per sempre. Secondo costoro il partito in modo misterioso e sotterraneo preparerebbe gli uomini, i quadri, i piani e quando tutto è pronto basterebbe suonare il campanello, ed ecco signori la rivoluzione è servita.»

Se è vero che la Conferenza di Praga segnò la nascita del partito di tipo nuovo, del Partito bolscevico è altrettanto vero che i compiti che il Partito bolscevico si pose nel 1917 non avrebbe potuto porseli nel 1912 e le stesse forme di organizzazione, di legame con le masse, i quadri necessari si svilupparono nel corso stesso della lotta.

Il compagno Stalin nelle Questioni del leninismo ha smantellato la concezione semplicista di coloro che ritenevano che la rivoluzione socialista avesse sin dall’inizio dei quadri pronti, un esercito pronto, ecc., ecc.

«E’ superfluo dire che questa concezione semplicista della tattica politica del nostro partito non è altro che una confusione della comune tattica militare con la tattica rivoluzionaria dei bolscevichi. In realtà tutte quelle manifestazioni erano dappertutto il risultato di uno slancio spontaneo delle masse, il risultato della indignazione delle masse contro la guerra, indignazione che scoppiava in manifestazioni di strada. In realtà la funzione del partito consistette allora nel dare all’azione delle masse, che sorgeva in modo spontaneo una organizzazione e una direzione rispondenti alle parole d’ordine dei bolscevichi. In realtà, i bolscevichi non disponevano e non potevano disporre nel marzo 1917 di un esercito politico già pronto. I bolscevichi vennero costituendo quest’esercito soltanto nel corso della lotta e dei conflitti di classe dall’aprile all’ottobre 1917…

….Un esercito politico non è un esercito di soldati. Mentre il comando militare entra in guerra con un esercito già pronto, il partito deve costituire il proprio esercito nel corso della lotta stessa, nel corso dei conflitti di classe, a mano a mano che le masse stesse si rendono conto per propria esperienza della giustezza delle parole di ordine del partito, della giustezza, della sua politica» (Stalin, La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi).

All’indomani della vittoriosa Rivoluzione d’Ottobre nuovi immensi compiti stavano davanti al Partito bolscevico per risolvere i quali ancora una volta si rendeva necessario un mutamento non solo della tattica, ma una trasformazione – sotto molti aspetti – anche dell’organizzazione del partito, delle sue forme di lavoro e dei suoi quadri.

Il compagno Stalin seppe trasformare il Partito bolscevico da arme possente per l’abbattimento del vecchio regime, nel più formidabile strumento per l’edificazione della nuova società, per la costruzione del socialismo.

Toccò a Stalin sviluppare la teoria leninista sulla possibilità di costruire il socialismo in un solo paese, toccò a Stalin sviluppare la teoria della funzione dello Stato sovietico arrivando alla conclusione che è possibile costruire il comunismo anche in un solo paese.

Per realizzare quest’opera gigantesca il Partito bolscevico dovette abbandonare vecchie forme di organizzazione e di lotta per adottarne delle nuove. Ai suoi militanti furono richieste nuove conoscenze, nuove attitudini per assolvere ai compiti nuovi.

«Un cambiamento radicale determinato dall’ottobre 1917 si è verificato nella situazione del partito. Nel corso dei periodi precedenti il partito era una leva per la distruzione del vecchio regime. Ora durante il terzo periodo si è trasformato da partito di rovesciamento all’interno della Russia, in partito di edificazione, di creazione di nuove forme di economia.

….Prima si poteva fare a meno di certe conoscenze in materia economica e militare perchè l’attività del partito era innanzi tutto un’attività di critica. Ora il partito non può fare a meno di queste conoscenze, deve preparare i suoi specialisti nell’economia, nell’agricoltura, nei trasporti, nel commercio estero, ecc., ecc. Senza di questo è impossibile costruire». (Stalin, Il partito prima e dopo la presa del potere).

Nel corso della lotta gigantesca per l’industrializzazione socialista del paese e per la collettivizzazione dell’economia agricola il Partito bolscevico dovette schiantare la disperata resistenza del nemico di classe e dei suoi agenti. La pressione del nemico e le sue manovre si fecero sentire anche all’interno del partito. Alle difficoltà colossali della lotta per la costruzione del socialismo si aggiunsero gli attacchi lanciati contro il partito dai trotzkisti, dai buchariniani e dagli altri traditori finiti in seguito nel pantano della controrivoluzione.

Senza la lotta decisa condotta dal Partito bolscevico, diretta da Stalin contro questi traditori il piano di edificazione socialista sarebbe inevitabilmente fallito e il capitalismo avrebbe avuto il sopravvento. Senza la lotta implacabile condotta da Stalin su due fronti, contro i nemici di destra e di sinistra, il Partito bolscevico e l’Unione Sovietica non avrebbero potuto riportare in guerra e in pace le grandi vittorie che nessuno può negare e che hanno avuto ed avranno ancora un’influenza decisiva sulla storia dell’umanità.

Nel corso di questo periodo risaltò in misura sempre più grande l’importanza dell’unità di volontà e di azione in seno al partito. Certi metodi di direzione dell’epoca in cui il partito non era ancora un partito di governo risultarono superati e nocivi nella nuova situazione nella quale ogni scossa, ogni indebolimento del partito significava un indebolimento del potere proletario.

L’esistenza delle frazioni all’interno del partito era già ritenuta incompatibile dai bolscevichi prima della rivoluzione, ma «di fronte all’immenso pericolo che costituiva per il Partito bolscevico e per la dittatura del proletariato l’esistenza dei gruppi frazionisti, il X Congresso del P.C.(b) dedicò una attenzione particolare al problema dell’unità del partito».

L’XI e il XII Congresso fissarono poi ulteriori norme atte a garantire l’unità di volontà e d’azione del partito e a impedire la penetrazione nel suo seno dell’influenza del nemico.

Da tutto lo sviluppo storico del Partito bolscevico risulta che i suoi criteri di organizzazione, la sua struttura, i suoi metodi di direzione non furono elaborati schematicamente una volta per sempre, non furono l’opera di un giorno. Essi scaturirono via via dalla realtà, sono il risultato della esperienza di situazioni diverse, sono il risultato della esperienza secolare del movimento operaio internazionale, delle tre rivoluzioni russe e della grande lotta per l’edificazione del socialismo.

Ogni Partito comunista ed anche quello italiano lavora in condizioni particolari e deve ricercare le forme di organizzazione e di lotta che meglio rispondono alla situazione nella quale opera, che meglio rispondono alle particolarità economiche, culturali, storiche del proprio paese. Ma la esperienza e i principi ideologici e organizzativi, tattici e teorici del Partito bolscevico hanno un immenso valore per tutti i Partiti comunisti.

Il compagno Stalin ci ha dato la teoria organica del partito del proletariato, ci ha insegnato come dev’essere costruito, come dev’essere organizzato, come deve funzionare un Partito comunista se vuole essere un formidabile strumento di lotta per la democrazia e per la pace.

I nostri avversari sono portati a vedere la forza del Partito comunista essenzialmente nel suo «apparato», (del quale ne parlano spesso in modo misterioso e romanzesco) nei suoi «funzionari», nei suoi metodi di direzione e nella sua disciplina interna che essi ritengono militaresca e coercitiva.

Nulla di più ridicolo. Non si possono tenere assieme con la costrizione, con una disciplina imposta degli uomini pensanti e operanti dai quali il partito esige il massimo e la parte migliore delle loro energie, delle loro capacità intellettuali, della loro attività, degli uomini ai quali il partito chiede il sacrificio dei loro interessi personali e quand’è necessario, anche della vita.

In realtà la forza del nostro partito e di ogni Partito comunista sta essenzialmente nei suoi profondi legami con le masse popolari. Il Partito comunista è invincibile se sa come disse Lenin: «legarsi, avvicinarsi e se voi volete, fondersi in una certa misura, con le più larghe masse dei lavoratori, in primo luogo con la massa proletaria, ma anche con le larghe masse dei lavoratori non proletari».

Senza questi legami con le masse dei lavoratori nessun apparato, nessun sistema di regole e di norne, nessun organismo burocratico potrebbe assicurare lo sviluppo del partito, l’aumento della sua influenza e il successo della sua politica.

La lotta costante per la conquista della maggioranza dei lavoratori e per l’unità della classe operaia esigono, checché ne dicano i nostri avversari la più larga attività di pensiero e la più larga democrazia nel partito.

Non vi è nessun altro partito «democratico» che realizzi un contatto, una collaborazione continua tra il centro e la base, che realizzi una vera unità di direzione come la realizza il Partito comunista. Non vi è alcun altro partito «democratico» che convochi cosi frequentemente i propri iscritti, che li rimproveri se non partecipano alle riunioni, se non esplicano un’attività, se non danno un contributo non solo alla vita del partito, ma a quella del paese.

«…solo i ciechi non vedono che la vera democrazia interna del partito, la vera attività delle masse si accresce e si sviluppa nel nostro partito…. Se si intende per democrazia la libertà per le masse del partito di risolvere i problemi della nostra edificazione, di elevare l’attività dei membri del partito, di attrarre queste masse all’opera di direzione del partito, di sviluppare in esse il sentimento che esse sono padrone del partito, questa democrazia noi l’abbiamo, questa democrazia ci è necessaria e noi la svilupperemo senza posa, costi quel che costi». (Stalin, XV Congresso del P.C.(b). Dicembre 1927).

Stalin ci ha dato una concezione viva, umana non burocratica del partito. Per Lenin e per Stalin l’arte dell’organizzazione non consiste in un sistema di uffici, in una serie di formule, di schemi, di regole, ma consisté essenzialmente nella conoscenza, nella cura e nella buona utilizzazione degli uomini.

«Dobbiamo combattere nel nostro partito in tutti i modi la concezione sbagliata del partito come sistema di uffici e non come organizzazione di combattimento del proletariato che pensa in un modo attivo, che ha una attività creatrice, che ha una vita intensa, che demolisce il vecchio e crea il nuovo». (Stalin).

Nei suoi scritti e nei suoi discorsi il compagno Stalin insiste continuamente sull’importanza dei quadri, sulla cura dell’uomo «il capitale più prezioso», sulla necessità di non risparmiare il tempo per occuparci pazientemente di questi quadri e accellerare il loro sviluppo, sulla necessità di: «fare avanzare arditamente quadri nuovi, giovani, senza lasciarli troppo a lungo allo stesso posto, senza lasciarli arrugginire».

L’autocritica, l’arme indispensabile di un Partito comunista è legata a questa concezione viva, umana, creatrice del Partito comunista. Nulla di più naturale per ogni lavoratore, per ogni operaio, per ogni tecnico serio dell’esame, della verifica, del controllo del proprio lavoro. L’esame del lavoro compiuto porta a scoprire le insufficenze, i difetti e le loro cause.

Non vi può essere seria vigilanza senza autocritica. La critica e l’autocritica sviluppano la vigilanza non solo nel partito, ma tra le larghe masse lavoratrici, contribuiscono a rafforzare la disciplina nel partito e l’unità della classe operaia, contribuiscono a creare i comunisti.

Perchè il compagno Stalin ha costruito e ha insegnato a costruire non solo il partito di tipo nuovo, ma ha formato ed ha insegnato a formare degli uomini nuovi, di una tempra particolare.

Seguendo gli insegnamenti del compagno Stalin e sotto la guida del compagno Togliatti i comunisti italiani sono riusciti a creare in Italia un partito così forte che non può più essere separato dalla nazione.

Si tratta oggi di migliorare la capacità di lotta del partito, sviluppando la fermezza ideologica, l’iniziativa politica dei suoi militanti, si tratta di moltiplicare i suoi legami con le masse dei lavoratori conducendo ogni giorno un lavoro serio, concreto, positivo per la conquista della maggioranza, nella lotta per la libertà e per la pace.

Pietro Secchia

La costruzione del Partito comunista (P.Secchia)ultima modifica: 2013-11-21T23:15:48+00:00da dalai87

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