La partecipazione dei partiti comunisti al governo: una via d’uscita dalla crisi del capitalismo?

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtda06-012127.htm

Herwig Lerouge – Études marxistes n. 100

dicembre 2012

Negli ultimi anni, la possibilità per alcuni partiti comunisti (o ex comunisti) di partecipazione al governo è stata all’ordine del giorno. In Germania, Die Linke ha partecipato ad alcuni governi regionali e, anzi, continua a parteciparvi. Il partito ha discusso la possibilità di partecipare al governo federale. In Grecia e nei Paesi Bassi, la coalizione di sinistra Syriza e il Socialistische Partij hanno chiaramente dichiarato la loro volontà di entrare nel governo. La larga maggioranza del Partito Socialista Francese, durante le recenti elezioni parlamentari del 2012, ha eliminato il dubbio su una nuova partecipazione al governo del Partito Comunista Francese. Il PCF e, in Italia, Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani, hanno partecipato a molti governi nel corso degli ultimi decenni.

Nel 2008, il successo elettorale di alcuni di questi partiti portarono la rivista britannica di sinistra, The New Statesman, a concludere: “Il socialismo, il socialismo puro, inalterato, un’ideologia considerata morta dai capitalisti liberali, ritorna con forza. In tutto il continente, assistiamo alla tendenza che partiti di centrosinistra stabilitisi da molto tempo siano messi in discussione da altri indubbiamente socialisti, che sostengono un sistema economico nel quale gli interessi del capitale si subordino a quello dei semplici lavoratori [1] “.

Purtroppo, questa visione su un luminoso futuro socialista per l’Europa sono state superate dai risultati elettorali recenti, anzi soprattutto, dall’evoluzione politica di questi partiti.

La tragedia italiana

La maggior parte di questi partiti sono stati creati dopo la Rivoluzione di Velluto di Gorbaciov. In Italia, durante il suo congresso a Rimini nel 1991, lo storico Partito Comunista Italiano (PCI) si trasformò in un partito socialdemocratico ordinario. Nello stesso anno, i comunisti italiani fondarono il Partito della Rifondazione Comunista. All’interno della Rifondazione, il dibattito sulla strategia del partito è rimasto aperto per molto tempo … Quando Bertinotti accedette alla presidenza il dibattito venne accelerato. Durante il 5° Congresso di Rifondazione, nel febbraio 2002, Bertinotti presentò le sue 63 tesi come una somma di “innovazioni”. Scoprì una “nuova classe operaia”, nata a Genova nel 2001; un “nuovo concetto di partito”. Rifiutando il partito d’avanguardia, che era “obsoleto”, lo rimpiazzò con un partito concepito come una somma di “movimento dei movimenti”. Scoprì anche, una “nuova definizione di imperialismo”, secondo la quale il mondo non è più diviso in blocchi capitalisti rivali e la guerra ha cessato di essere un mezzo attraverso il quale se lo contendono in maniera periodica. L’antico centralismo democratico venne sostituito dal diritto alle tendenze [2].”

Dopo 36 mesi di innovazione, la direzione di Rifondazione Comunista si dichiara pronta a partecipare al governo, insieme ai democratici cristiani di Romano Prodi e la social-democrazia di D’Alema. Durante il 6° Congresso del PRC, nel marzo 2005, Bertinotti affermò che il suo partito sarebbe stata la forza motrice di un processo di riforma. E la partecipazione al governo divenne un passo necessario in questa direzione. Nel discorso di chiusura del Congresso affermò: “Il governo, anche il migliore, non è che un passo, un passo di compromesso. Il partito deve essere in grado di far loro vedere la sua strategia, al fine di dimostrare che vuole andare oltre […] [3] “. Per prevenire critiche contro il PRC, che fa parte di una coalizione favorevole all’UE insieme all’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, Bertinotti non trova scusa migliore che la logora piroetta della socialdemocrazia: “Dobbiamo diffondere l’idea che i movimenti e il partito devono mantenere la loro autonomia rispetto al governo. Il partito non deve esser identificato con il governo. Deve mantenere la propria linea e una strategia attiva separata da esso [4].”

L’arcinoto membro del gruppo Bilderberg, Romano Prodi, era presente al Congresso ed ebbe ottime impressioni rispetto alla svolta del dirigente di Rifondazione: “L’approccio che emerge dalla relazione è quello di un partito socialista di sinistra che accetta la sfida di governo[5] “

In meno di 10 anni, Bertinotti è stato in grado di consegnare un importante potenziale rivoluzionario sotto il controllo del sistema. Nel 2007, il PRC si unisce alla coalizione dell’ “Ulivo”. Senza una chiara opposizione di sinistra anti-capitalista alla partecipazione alla guerra in Afghanistan e alle misure di austerità del governo Prodi, la destra coprì il vuoto politico e Berlusconi salì al potere. Il PRC perse ogni sua rappresentanza parlamentare nella debacle della sinistra elettorale. Questa è l’esperienza più recente della devastazione che può provocare il revisionismo. Attualmente, il movimento comunista italiano è in profonda crisi.

Francia: comunisti nel governo (1981, 1987)

Il XX secolo ha già dimostrato il fallimento di coloro che cercano di cambiare i rapporti di forza a favore della classe operaia attraverso maggioranze all’interno del parlamento borghese.

Nell’euforia della vittoria elettorale di Mitterrand nel 1981, il segretario generale del PCF, George Marchais, inviò quattro comunisti al governo per modificare “l’equilibrio di potere”. Il dirigente del PCF, Roland Leroy, lo spiegava così: “La nostra presenza si sposa bene con la nostra missione e la nostra strategia: utilizzare ogni opportunità, anche il più piccolo passo in avanti, per costruire un socialismo originale attraverso mezzi democratici [6]”.

Invece di ottenere un socialismo originale, la classe operaia francese dovette sopportare un Codice del lavoro deregolamentato, una sicurezza sociale ridotta e lo scollamento dei salari rispetto all’aumento dell’inflazione. Sedici anni dopo, nel luglio 1997, la leadership del PCF rifece lo stesso. Tre ministri comunisti si alleano al governo della “sinistra plurale” (PS-PCF-Verdi-MDC), salito al potere dopo le grandi lotte del 1995. Il risultato? In questo governo passarono più privatizzazioni di quelle dell’amministrazioni di destra Juppé e Balladur sommate. La privatizzazione di Air France fu supervisionata dal ministro comunista dei Trasporti, Jean-Claude Gayssot. Air France, France Telecom, le compagnie di assicurazione GAN e CIC, la Società Marsigliese di Credito, CNP, Aerospaziale, tutte furono “aperte al capitale”.La direzione del PCF era nel governo di “Jospin- il guerriero”, quando, nel 1999, la Francia sostenne il bombardamento della Jugoslavia da parte della NATO.

Naturalmente, ci furono alcune concessioni alle richieste sindacali, ma, come successe nel 1936 con il governo del Fronte Popolare, sostanzialmente furono il risultato di grandi lotte che hanno preceduto o accompagnarono la vittoria elettorale della sinistra.

Pretendere di modificare nella camera parlamentare, i rapporti di forza a favore del popolo lavoratore è assurdo agli occhi di tutti coloro che osservano il circo elettorale, che vedono i migliaia di lobbisti e commissioni di esperti pagati dai gruppi d’affari per influenzare direttamente le decisioni politiche. E per mostrare come “la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma in maniera tanto più sicura“(per usare le parole di Engels), il posto migliore è quello degli Stati Uniti. Nel 2000, i 429 candidati meglio finanziati nelle loro campagne occuparono i 429 primi posti nel Congresso degli Stati Uniti. Solo i posti dal 430 al 469 furono dati ai candidati con meno “fortuna” [7].

Una conclusione di tutta l’epoca del neoliberismo è questa: l’evidenza che l’influenza dei gruppi più potenti del capitale sugli Stati nazione, le istituzioni europee e le istituzioni finanziarie internazionali non è mai stata così aperta e palese. Le decisioni reali sono prerogativa dell’esecutivo da molti decenni e il Parlamento è solo uno strumento per ratificare decisioni già prese a livello governativo. Sempre più spesso, le leggi si preparano negli uffici ministeriali, e attualmente, nei gruppi di pressione delle imprese più importanti. La pace duratura e il progresso sociale richiedono una società socialista e una trasformazione radicale della società. La via parlamentare al socialismo si fonda sull’illusione che il grande capitale accetti di retrocedere e che cederà come se nulla fosse l’apparato dello Stato alla classe operaia quando essa è sufficientemente rappresentata nel Parlamento.

Naturalmente, dobbiamo esser coscienti che attualmente la maggior parte delle persone in Europa vede l’attuale ordine sociale come l’unico possibile.

Un processo rivoluzionario richiede flessibilità tattica, l’adattamento alla realtà politica, una corretta valutazione degli obiettivi di ogni battaglia, una conoscenza accurata delle contraddizioni di classe e delle correlazioni di forza, così come grandi alleanze.

Lottiamo per le riforme, lottiamo per rafforzare la forza politica e organizzativa dei lavoratori. Non diciamo al popolo: “Risolveremo questo per voi “, ma affermiamo:” Prendete il destino nelle vostre mani“. In ogni battaglia, i lavoratori acquisiscono l’esperienza e il nostro dovere è quello di introdurre la prospettiva socialista a lungo termine. Anche nella lotta per le riforme, ciò che conta non è il parlamento o le elezioni, ma le lotte. Tutti i progressi del movimento operaio sono stati il risultato di un combattimento organizzato facendo campagne e creando rapporti di forza nelle piazze.

La Sinistra Europea

L’8 e il 9 maggio 2004, i due partiti di cui sopra, il PRC e il PCF, sono tra i fondatori del Partito della Sinistra Europea. Bertinotti venne nominato suo presidente.

Il Partito della Sinistra Europea è un salto di qualità nell’evoluzione verso il riformismo (da sinistra), dichiara uno dei suoi fondatori, il presidente del Partito del Socialismo Democratico (PDS), Lothar Bisky. In un’intervista con la rivista Freitag, spiega: “Per le forze politiche dell’Unione Europea che hanno come origine il movimento operaio rivoluzionario, il Partito della Sinistra Europea significa un nuovo passo qualitativo nel processo di adattamento del socialismo di sinistra [ 8]”.

Né nel Manifesto della Sinistra Europea, né nei suoi statuti, si fa riferimento alla proprietà privata dei mezzi di produzione, alle crisi economiche inerenti al sistema, alla concorrenza assassina che infuria tra le imprese monopolistiche, o alla ripartizione del mondo tra le grandi potenze imperialiste. Il Partito della Sinistra Europea promette “una alternativa progressista”, la “pace”, la “giustizia sociale”, uno “sviluppo sostenibile” e altre bellezze che nessuno vorrebbe rifiutare [9].

Tutto è così vago dentro i limiti del sistema e dei suoi rapporti di proprietà. E’ uno sforzo vano ricercare il minimo riferimento alla strategia della rivoluzione sociale. Al contrario, il Partito è basato sulla “riforma radicale” delle istituzioni del sistema. “Vogliamo rendere le istituzioni elette – il Parlamento Europeo e i parlamenti nazionali – con maggiore potere e possibilità di controllo [10]”.

Die Linke

Un partito importante all’interno della Sinistra Europea è il partito tedesco della sinistra, Die Linke. E’ il risultato dell’unificazione nel 2007, del Partito del Socialismo Democratico (PDS, il partito che successe al principale partito nella DDR, la SED) e WASG (i socialdemocratici di sinistra disillusi, responsabili di sindacati e gruppi trotskisti della Germania occidentale).

Il WASG, composto dal Partito Socialdemocratico (SPD) e dai Verdi, è nato nel 2005, dopo le proteste contro il governo di Gehrard Schröder. La riforma Hartz IV, che limitava il sussidio di disoccupazione ad un anno e spingeva i disoccupati in un sistema di assistenza sociale, creò un enorme settore di bassi salari. Le conseguenze della riforma Hartz IV sono stati disastrosi. Un rapporto delle Nazioni Unite [11] sulla situazione sociale in Germania mostra che attualmente il 13% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e 1,3 milioni di persone, pur avendo il lavoro, necessitano di un sostegno addizionale poiché il loro reddito non è sufficiente. La povertà infantile colpisce 2,5 milioni di bambini. Alcuni studi dimostrano che il 25% degli scolari arriva in classe senza colazione.

Assistiamo all’incremento della povertà tra gli anziani a causa delle pensioni modeste che si riducono per la diminuzione dei salari. Attualmente ci sono 8,2 milioni di persone con impieghi temporanei o “mini-jobs” – a meno di 400 euro al mese. Dei nuovi impiegati, il 75% sono precari. Tutto questo è oro colato per i super ricchi. In Germania, nel 2010, ci sono stati 924 mila milionari, cioè sono aumentati del 7,2% in tre anni.

Questa “riforma” divise il partito socialdemocratico e portò l’ex ministro socialdemocratico Lafontaine a lasciare il partito. Lo seguirono federazioni intere del movimento sindacale tedesco. Questi transfughi crearono il WASG. Il partito unificato WASG-PDS è diventato “Die Linke” e nel 2009 ottenne l’11,9% dei voti nelle elezioni federali, ottenendo 78 seggi. Il numero dei suoi membri ruotava intorno agli 80.000.

Ma tre anni dopo, secondo gli ultimi sondaggi, Die Linke aveva difficoltà a superare l’antidemocratico sbarramento del 5% che si applica a tutte le elezioni, nazionali e regionali. Nel maggio del 2012, ha perso i suoi seggi nei Parlamenti federali e regionali del Land Schleswig-Holstein (dal 6% i voti sono passati al 2,2%) e della Renania del Nord -Westfalia (dal 5,6% al 2,5%). Il numero dei membri si è ridotto a meno di 70.000.

La nuova socialdemocrazia

Die Linke ha adottato un programma durante il suo congresso di Erfurt, nel 2011. Si presenta come una sintesi tra le tendenze marxiste e i realisti molto riformisti [12].

Die Linke come partito socialista, opta per alternative, per un futuro migliore”(p.4). Questo futuro comprende, con grande giustezza, “una vita con sicurezza sociale, con un reddito minimo garantito esente da sanzioni e al riparto dalla povertà, così come una protezione totale contro la dipendenza, con una pensione obbligatoria per tutti, che si basa sulla solidarietà, la protezione dalla povertà, con istruzione accettabile, gratuita, accessibile a tutti, con la diversità culturale e la partecipazione di tutti alla ricchezza culturale della società, con un sistema fiscale equo che riduca le imposte ai redditi più bassi e medi, ma che li aumenti ai redditi alti, puntando sostanzialmente alle grandi fortune per rendere effettiva la democrazia e far rispettare la legge nei confronti del potere esorbitante delle grandi compagnie, con l’abolizione di ogni forma di discriminazione basata sul sesso, l’età , status sociale, filosofia, religione, etnia, orientamento sessuale e identità, o disabilità di qualsiasi genere“.

Ma non è chiaro se queste buone intenzioni si concretizzeranno in questo sistema capitalistico, o se si deve abolire questo sistema. In un passaggio si legge: “Abbiamo bisogno di un sistema economico e sociale differente: il socialismo democratico“(p.4). Si critica l’ “economia sociale di mercato” come “un compromesso tra lavoro salariato e capitale che non ha mai eliminato lo sfruttamento predatorio della natura e delle relazioni patriarcali nella sfera pubblica e privata“. In altri passaggi, il problema non è il sistema ma il “capitalismo senza restrizioni“(p.58), il “modello politico neoliberista ” (p.56) e i “mercati finanziari non regolamentati” (p.15).

Il testo evoca un “lungo processo di emancipazione in cui il dominio del capitale è invertito attraverso le forze democratiche, sociali ed ecologiche“, che porterà ad una “società socialista e democratica“(p. 5). In altri punti del documento, la chiave per il cambiamento sociale è la questione della proprietà. “Finché le decisioni prese dalle grandi aziende sono orientate verso i rendimenti attesi, piuttosto che al bene pubblico, la politica sarà oggetto di ricatto e si minerà la democrazia“.

Più avanti, “la proprietà pubblica” si limita “ai servizi di interesse generale delle infrastrutture sociali, alle industrie del settore energetico e al settore finanziario“(p. 5). Il programma copia la vecchia tesi socialdemocratica della “democrazia che si estende al processo decisionale economico e sommette tutte le forme di proprietà a norme emancipatorie, sociali e ideologiche. Senza la democrazia nell’economia, la democrazia rimane imperfetta […] “. In modo che questo “ordine economico democratico differente” sarà un’economia di mercato regolata. “Sottoporremo la regolamentazione del mercato della produzione e della distribuzione a un quadro e un controllo democratico, sociale ed ecologico“. “Il mondo degli affari deve essere oggetto di un severo controllo della concorrenza “(p. 5).

La classe operaia non ha alcun ruolo nella conquista del potere politico. E’ una questione di “maggioranze vincenti“(p.20) e il “socialismo democratico” potrà aver luogo all’interno di strutture “democratiche” della costituzione tedesca e di uno” stato sociale di diritto“.

I servizi di intelligence devono esser aboliti, in quanto il “controllo democratico” dell’esercito e della polizia saranno sufficienti per trasformarli in strumenti del socialismo.

La partecipazione al governo

Secondo il programma, la partecipazione al governo ha ragion d’essere solo se si basa sul “rifiuto del modello politico neoliberale“, se suppone un cambiamento “sociale ed ecologico” e se può migliorare il livello di vita della popolazione. In questo caso, “il potere politico di Die Linke e i movimenti sociali potranno esser rafforzati” e “il sentimento di impotenza politica che esiste in molte persone potrà essere eliminato“(p.56).

Ci si domanda come possa adottarsi questa posizione solo poco dopo la debacle di ciò che era sempre stato presentato come un notevole esempio della strategia del partito: il disastro di Berlino. Nel mese di agosto 2010, Die Linke affonda nelle elezioni del Senato di Berlino. In 10 anni di partecipazione al governo berlinese, il partito subisce una debacle, passando dal 22,3% all’11,5%.

Per 10 lunghi anni, la coalizione di governo SPD-Die Linke ha governato la capitale tedesca. Sono stati chiusi numerosi asili, tagliati gli indennizzi sociali e privatizzate 122.000 abitazioni. Die Linke ha votato per la privatizzazione parziale del sistema tranviario di Berlino, ha fatto una campagna contro la parità salariale nazionale per i lavoratori del settore pubblico (che continuano a guadagnare molto meno a Est) e si è schierato contro gli sforzi di far tornare alla proprietà pubblica la società d’acqua di Berlino. Inoltre ha contribuito a privatizzare una parte del principale ospedale di Berlino – il che ha significato un degrado delle condizioni di lavoro e salari più bassi.

Mathias Behnis, politologo e portavoce del Fronte di resistenza contro la privatizzazione della società berlinese di distribuzione dell’acqua, e Benedict Ugarte Chacon, politologa e portavoce dell’iniziativa berlinese contro lo scandalo bancario, fissarono un bilancio decisamente nero sul quotidiano Junge Welt di 20 Agosto 2011 [13]. La coalizione SPD-PDS (a quel tempo era ancora il PDS, che in seguito parteciperà alla creazione di Die Linke) chiarì fin dall’inizio del 2002 che via avrebbe intrapreso, approvando un fondo di rischio per Bankgesellschaft Berlin. Assume i rischi di un fondo immobiliare creato dalla banca per un importo di 21,6 miliardi di euro. Da allora, la regione di Berlino amministra le perdite annuali delle banche. Il PDS ha accettato di garantire i profitti agli azionisti di questi fondi, con l’aiuto del denaro pubblico.

Allo stesso tempo, ha diretto una politica monetaria restrittiva a scapito, per esempio, dei sussidi per i ciechi nel 2003, dei biglietti sociali per il trasporto pubblico nel 2004, dopo che i governi federali abolirono i sussidi. Furono necessarie massicce proteste sociali per reintrodurre questi biglietti, ma ad un costo molto più alto.

Le scuole materne e le università non vennero più sovvenzionate. Ciò innescò veementi proteste tra gli studenti e il congresso del PDS, il 6 dicembre 2003, presso il lussuoso hotel Maritim nel centro di Berlino, dovette esser protetto dagli studenti con la polizia antisommossa, che sgombrò la strada con brutalità.

Nel maggio 2003, i genitori furono costretti a partecipare fino a 100 euro all’acquisto dei libri di testo.

Die Linke a Berlino è anche responsabile del deterioramento della situazione di migliaia di inquilini. Nel maggio 2004, il governo regionale di Berlino ha venduto 65.700 case della società di edilizia pubblica GWS al vantaggioso prezzo di € 405.000.000 ad un consorzio al quale appartiene il fondo Whitehall della banca d’investimenti Goldman Sachs e la società d’investimento Cerberus. Nel 2010 ha permesso a queste società di entrare nel mercato azionario e trasformare migliaia di alloggi berlinesi in oggetti di speculazione.

Ha soppresso anche i sussidi ai proprietari che ponevano la loro casa in affitto sociale, senza la minima preoccupazione di ciò che sarebbe accaduto agli inquilini. Negli ex appartamenti finora molto economici, occupati per lo più da lavoratori a basso salario e disoccupati, gli affitti sono aumentati del 17%.

L’acqua diventa merce

Nel 1999, il precedente governo ha venduto il 49,9% della vecchia società di distribuzione dell’acqua berlinese a RWE e a Vivendi (Veolia). Il PDS ottenne il posto di ministro dell’Economia nel 2002, ma non fece alcun cambiamento. Il prezzo dell’acqua è aumentato del 33%. Sotto il vecchio governo, il PDS fece una campagna contro la privatizzazione parziale dell’acqua. Ma il ministro del PDS, Wolf, ha fatto esattamente quello contro cui ha combattuto: garantire i profitti della azionisti privati e guadagnare lo stesso dai prezzi elevati dell’acqua.

Nell’accordo di coalizione del 2006, Die Linke e SPD parlarono di impegnarsi per il ritorno della società di distribuzione dell’acqua all’autorità comunale. Ma nulla venne fatto. Peggio ancora, si opposero con tutti i mezzi a un grande movimento extraparlamentare a favore della pubblicazione dell’accordo segreto di privatizzazione della società di distribuzione dell’acqua. Più di 666.000 persone reclamarono che fosse oggetto di un referendum. La coalizione fece una campagna contro questa azione. Accettarono il referendum, ottenuto con la forza, ma continuarono ad opporsi a qualsiasi iniziativa legale della popolazione.

Tutto quello che possono dire in loro difesa, è il ritornello eterno dei socialdemocratici: “Senza di noi, sarebbe stato peggio“. Ma sarebbe stato molto simile, o meglio ancora, poiché con la loro partecipazione hanno paralizzato una parte del potenziale di resistenza.

Dopo aver subito un duro colpo alle elezioni, si sono lamentati di non essere stati in grado di imporre le loro opinioni al SPD. Ci sono stati “restrizioni alla libertà del movimento“, dichiarò il leader del partito Klaus Lederer. Ma quando si promette di entrare in un governo per cambiare le cose, non bisogna stupirsi se, alla fine, la gente ti chiede cosa hai cambiato.

Nei governi regionali di Meclemburgo-Pomerania Occidentale, di Brandeburgo e di Berlino, il partito ha partecipato alle restrizioni e alle chiusure. Tuttavia, il Congresso di Erfurt ha concluso che la partecipazione al governo ha un senso.

La partecipazione a governi locali e federali è ancora oggi messa in discussione in seno al partito. L’ala destra della direzione nonostante i pessimi risultati recenti reclama che il partito rinunci al suo “desiderio di rimanere all’opposizione “. Deve dichiarare apertamente la sua intenzione di cercare di partecipare a tutti i livelli di governo, in particolare con il suo “partner naturale di coalizione“, la SPD. Dietmar Bartsch, uno dei suoi principali esponenti, è sostenuto dal partito nei cinque Länder dell’Est, dove l’organizzazione è più numerosa. Ad Est, la partecipazione al governo è diventata la norma.

Oskar Lafontaine, considerato come rappresentate della sinistra del partito, non si è mai opposto al fatto che il partito si imbarcasse nelle coalizioni del potere. E’ keynesiano e sogna un tipo di Stato provvidenza limitato a livello nazionale. Il ritorno agli anni ’70. Insieme ai suoi compagni non finisce di formulare i “principi” e “condizioni” per partecipare al governo.

Non possiamo lasciare SPD e Verdi a governare da soli. L’aspetto sociale è possibile solo con noi“. Questo era il titolo del testo di base della direzione del partito durante il suo congresso a Rostock nel 2010. ” Die Linke è in grado di governare, anche meglio rispetto agli altri. E noi, nel Meclemburgo-Pomerania Occidentale abbiamo le idee molto chiare su cosa migliorare e come farlo“, dice Steffen Bockhahn, presidente regionale di Die Linke nel Land Meclemburgo-Pomerania Occidentale [14]. “Dobbiamo esser alternativi alla coalizione CDU-FDP“, dicono i dirigenti del partito. Come se il SPD e i Verdi non siano d’accordo a far pagare la crisi ai lavoratori! Non vi è alcuna critica radicale verso questi partiti.

Die Linke afferma che combina le proteste sociali e politiche, elaborando possibili alternative e trasformazioni politiche all’interno del governo. Ma è evidente che non ci sono attualmente correlazioni di forza che permettono di esercitare una pressione tale sui governi che si vedano costretti a fare riforme importanti per il popolo. L’unica conseguenza del coinvolgimento al governo è paralizzare i movimenti di massa e di integrarli nel sistema, come abbiamo già visto a Berlino.

Le esperienze di partecipazione comunista in governi europei hanno dimostrato che questa partecipazione non ferma le privatizzazione, il regresso sociale, e neanche la partecipazione a guerre imperialiste. Queste esperienze hanno scosso la fiducia nei partiti che hanno partecipato a questi governi e hanno mostrato che non vi è alcuna differenza con gli altri partiti. La partecipazione a un governo borghese dove i monopoli capitalistici dominano indebolisce le forze anticapitaliste.

In Grecia

Tuttavia, alcuni partiti rifiutano di apprendere le lezioni da queste esperienze. Dimostrazione che sono diventati veri e propri partiti socialdemocratici, pronto a sostituire i vecchi, oggi screditati.

In Grecia, per maggiori possibilità di una vittoria elettorale, la sezione greca del Partito della Sinistra Europea, Syriza, rende più accettabile il suo programma per la direzione dell’Unione Europea e la borghesia greca. Il suo programma di governo [15] è stato presentato come un “piano per porre fine alla crisi“. ” L’obiettivo è quello di unire il popolo intorno al programma di governo di Syriza per liberare la Grecia dalla crisi, dalla povertà, e dalla sua cattiva reputazione“. Non si menziona da nessuna parte il sistema capitalista come la causa della crisi; essa è solo il risultato della gestione “neoliberista”. Il programma si presenta come sociale e fiscalmente equo. Promette la cancellazione delle misure più insopportabili e antisociali, l’aumento del salario minimo, il restauro del vecchio livello di protezione contro la disoccupazione e la malattia. Promette di abolire le imposte sui redditi bassi e medi. Ma questo piano mira solo alla “stabilizzazione delle spese primarie intorno a un minimo del 43% del PIL, rispetto al 36% del memorandum, e un massimo del 46% del PIL“. L’idea è quella di mettere la Grecia “nella media attuale all’interno della zona euro“. Si tratta di un programma che non va oltre il quadro del capitalismo. “Organizzeremo la ripresa della produzione del Paese, con importanti impulsi per sostenere lo sviluppo di industrie competitive“. Promette solo di congelare la privatizzazione degli enti pubblici che abbiano rilevanza strategica che erano ancora pubblici nel 2010, quando scoppiò la crisi. Sul debito, il programma cerca un compromesso con la borghesia dell’UE. E’ molto al ribasso nel programma di 10 punti di Syriza delle elezioni del 6 maggio, chiedendo “una moratoria sui pagamenti del debito, negoziazione per cancellare alcuni debiti (non il debito, come richiesto dal KKE) e la regolazione del debito restante per includere disposizioni per lo sviluppo economico e l’occupazione [16]. ” L’8 maggio, dopo le prime elezioni, Alexis Tsipras, leader di Syriza, presenta un programma di cinque punti come base per la formazione di un “governo di sinistra”. Adesso richiede solo “la creazione di una commissione internazionale di controllo per indagare sulle cause del deficit in Grecia, con una moratoria sui pagamenti del debito in attesa della pubblicazione dei risultati della revisione [17] “.

Prima delle nuove elezioni del 17 giugno, il suo “programma di governo” si limita a denunciare i prestiti (negoziati con la troika), ponendo le sue condizioni “diverse che non mettano in pericolo la sovranità nazionale della Grecia e la sopravvivenza economica del nostra paese. Non si accetteranno senza condizioni come la priorità nel rimborso di prestiti o il sequestro dei beni dello Stato, d’accordo con i creditori del memorandum … ” Non vi sono rivendicazioni radicali che cercano di far pagare i responsabili della crisi (i borghesi greci e europei e altre banche …), né mezzi per imporre le proprie misure. Tutto sarà negoziato. Il programma non spera di imporre “la cancellazione del regime fiscale pari a zero per le compagnie di navigazione e per la Chiesa “, ma ” ricerca un accordo “con l’industria marittima per rimuovere le 58 esenzioni. Nulla viene detto a proposito della creazione di un governo in grado di imporre le proprie misure. Chiede di “innalzare il livello di imposte allo stesso livello del resto della UE “, dove tutto il peso ricade sulle spalle della popolazione attiva. Da nessuna parte si pone la questione del controllo dell’amministrazione e dell’economia da parte dei lavoratori. Chi controllerà i padroni, i banchieri? Nulla sulla polizia, l’esercito. Syriza rimane all’interno della NATO, dell’UE.

Le dure lezioni del passato

Le esperienze confermano le posizioni di Marx, Lenin e la Terza Internazionale a questo proposito. Rifiutare, ogni partecipazione, fatta eccezione per situazioni in cui il fascismo costituisce una minaccia reale, nel caso di una situazione che possa portare a una transizione verso un governo rivoluzionario, ovvero, in situazioni pre-rivoluzionarie importati con lotte di classe e correlazione di forze favorevoli (come in Cile nei primi anni 1970, Portogallo nel 1975 …). In queste situazioni potrebbe essere necessario stringere alleanze con le forze che rappresentano gli strati non proletari, ma che sono ugualmente oppressi da monopoli o minacciati dal fascismo o da nemici esterni. Ma solo a condizione che questo potere evolva o voglia evolvere verso la democrazia popolare e il socialismo, per un Stato diverso controllato dai lavoratori. Non fu il caso del Cile, dove la reazione massacrò socialisti e comunisti mettendoli nello stesso sacco.

Il governo dei lavoratori, come proposto dalla Terza Internazionale, è inteso come ” il fronte unito di tutti i lavoratori e di una coalizione di tutti i partiti dei lavoratori, sia in campo economico che politico, per la lotta contro il potere della borghesia e, infine, per rovesciarlo“. “I compiti fondamentali di tale governo di lavoratori consistono nell’armare i lavoratori, disarmare le organizzazioni controrivoluzionarie borghesi, introdurre il controllo della produzione (per i lavoratori), caricare il principale peso delle imposte sui ricchi, e spezzare la resistenza della borghesia controrivoluzionaria [18] “.

Questo governo di lavoratori è possibile solo se nasce dalle lotte di massa e se è appoggiato dalle organizzazioni militanti dei lavoratori [19].

Coloro che giustificano una coalizione con i partiti politici borghesi nelle istituzioni parlamentari usano spesso gli scritti di Dimitrov sul fronte unito contro il fascismo. E’ vero che Dimitrov criticava chi respingeva la politica del fronte unito contro il fascismo, ma secondo Dimitrov, il fronte popolare antifascista si deve creare in base a un fronte unito dei lavoratori. Richiede che un governo di fronte popolare adotti misure rivoluzionarie anticapitaliste: può sorgere in “una situazione tale che la formazione di un governo di fronte unico proletario o di fronte popolare antifascista sia nell’interesse del proletariato. […] Chiediamo da esso che metta in pratica rivendicazioni rivoluzionarie radicali, determinate, che rispondono alla situazione. Ad esempio, il controllo della produzione, controllo delle banche, lo scioglimento della polizia, la sua sostituzione da parte delle milizie armate dei lavoratori, e così via. [20] “.

Dimitrov mise in guardia sul fatto che “il mantenimento di un fronte popolare in Francia, non significa che la classe operaia sosterrà l’attuale governo [21] a tutti i costi . […] Se, per un motivo o un altro, il governo attuale si mostra incapace di far passare il programma del Fronte Popolare, adotta la linea di ritirata di fronte al nemico, del suo paese e estero, se la sua politica indebolisce la resistenza all’offensiva fascista, di conseguenza, la classe operaia, al fine di rassicurare i legami del Fronte Popolare, provocherà la sostituzione dell’attuale governo per un altro [22] […] “.

Questo è ciò che successe e il PCF ci mise molto tempo per capirlo. Nel 1936, dopo la vittoria elettorale dei partiti di sinistra, si formò il governo Blum di socialisti e radicali, appoggiato dall’esterno dal PCF. Una grande ondata di scioperi fece pressione sul governo per costringerlo a soddisfare le richieste che erano nel programma del Fronte Popolare. Ma, per dirla con le parole del suo presidente, il governo si fissò come obiettivo di trovare un modo per “assicurare un adeguato sollievo a chi soffre” nel quadro della società di quel momento. Per Blum, la missione del Fronte Popolare consisteva nel “moderare la società borghese” e estrarre “un massimo di ordine, benessere, sicurezza e giustizia“. In queste condizioni, l’impatto negativo della partecipazione al governo aumentò considerevolmente. Le amministrazioni di “sinistra” nei sistemi capitalistici, storicamente, hanno demoralizzato e smobilitato la classe operaia, aprendo la strada a partiti e governi conservatori incluso l’estrema destra.

Il governo Blum fu fatto fuori due anni dopo e bastarono solo due anni ai capitalisti francesi per prendersi la rivincita e recuperare le concessioni che avevano fatto. Su iniziativa del Partito Socialista, il governo guidato dal leader del Partito Radicale, Daladier, mise fuori legge il PC il 21 novembre 1939 e suoi rappresentanti furono processati. Il 7 luglio 1940 gli stessi rappresentanti radicali e socialisti espressero il loro voto di fiducia al governo del traditore Pétain.

Anche nei periodi nei quale la partecipazione al governo può portare alla fase di lotta aperta per il socialismo, è necessario un estrema vigilanza.

Nel settembre del 1947, nel corso di una riunione in cui erano presenti membri del nuovo organo di coordinamento dei partiti comunisti dopo la seconda guerra mondiale – il Cominform [23] – i partecipanti criticarono la linea opportunista del PCF e del PCI nella loro politica di fronte unico durante l’occupazione e la successiva partecipazione al governo.

La borghesia aveva interesse a collaborare con i comunisti durante e dopo la guerra perché era debole. I comunisti avrebbero dovuto utilizzare questa situazione per occupare posizioni chiave, ma non lo fecero. Invece di ottenere l’appoggio delle masse per prendere il potere, disarmarono le masse e seminarono illusioni sulla democrazia borghese e il parlamentarismo.

Invece di creare l’unità antifascista dalla base, con la creazione di strumenti derivanti dalle masse, unendo tutte le tendenze che erano davvero disposte a seguire la strada della lotta per il potere rivoluzionario, i dirigenti del PCF e del PCI commisero l’errore di costruire un fronte dall’alto, sulla base di una rappresentazione paritaria dei partiti diversi, quando l’obiettivo dei partiti borghesi era di evitare la trasformazione reale del paese. Per attuare questa politica, i dirigenti del PCF e del PCI rifiutarono qualsiasi rivendicazione diversa da quella della liberazione nazionale, qualsiasi pretesa di cambiamenti democratici radicali e rivoluzionari, espellendo dal fronte antifascista un certo numero di gruppi sociali e forze politiche.

L’incontro criticò il PCF per aver consentito e facilitato il disarmo e lo scioglimento delle forze della Resistenza con il pretesto che la guerra non era finita e che un’azione contro la politica di De Gaulle avrebbe comportato uno scontro con gli alleati. Questa concezione facilitò il compito degli imperialisti preoccupati di riconquistare le loro posizioni di prima della guerra. Creò illusioni sulla “democrazia” degli imperialisti e la loro capacità di aiutare nella ricostruzione, senza altri obiettivi, delle nazioni che erano state liberate dal fascismo.

In generale, i delegati alla Conferenza gli rimproverarono la persistenza nelle illusioni di una via parlamentare al socialismo e di propagandarle tra le masse invece di mobilitarle contro le politiche filo-statunitensi dei propri governi e per una vera alternativa rivoluzionaria [24].

Ora più che mai

La prima domanda persiste: qual è il carattere della società in cui un partito comunista vuole partecipare al governo? E’ uno stato capitalista. La sua base economica è il capitalismo e il suo compito è ovviamente amministrare il capitalismo, proteggere e creare le condizioni favorevoli per il successo del suo sviluppo. Questo Stato adotta una costituzione, leggi e regolamenti che mirano ad assicurare l’ordine costituzionale, creare le condizioni per lo sviluppo del capitale ed evitare conflitti all’interno della società.

La politica ostile nei confronti dei lavoratori in questi Stati non riguarda politici malvagi né cattivi partiti con programmi maligni. Finché la proprietà privata dei mezzi di produzione prevale, finché le imprese devono competere per sopravvivere, dovranno accumulare, aumentare i profitti, ridurre i salari, respingere le rivendicazioni sociali. A questa legge non si possono opporre “buoni” politici al governo con idee e programmi “giusti”.

Il capitalismo attuale non può, come sperava Lafontaine, tornare ai giorni dell’ “economia sociale di mercato ” con la cooperazione sociale. E’ stato un episodio che deve essere collocato nel contesto della rivalità ideologica tra il socialismo e il capitalismo, della forza dei partiti comunisti dopo la Resistenza, quando potevano essere tenuti in considerazione rivendicazioni a partire dai proventi della fase di ricostruzione post-bellica.

Questo non è più possibile né, ovviamente, necessario nella logica capitalista. I 25 milioni di disoccupati ufficiali dell’UE che esercitano una pressione sui salari e i mercati del lavoro oggi accessibili a livello globale hanno ridotto il prezzo del lavoro. Il costo della disoccupazione colpisce due volte il bilancio sociale: i salari bassi comportano meno entrate nelle casse della sicurezza sociale e ci sono sempre più beneficiari che necessitano di questi fondi.

Il crollo del sistema di sicurezza sociale è solo una questione di tempo a meno che non vi sia una grande battaglia per far si che il capitale paghi il conto. Inoltre, i ricavi dalle imposte sugli utili aziendali sono in calo nonostante i profitti crescono: questo perché sono necessarie riduzioni supplementari alle imposte per rafforzare i capitalisti nazionali sui mercati internazionali.

Lo stato capitalista lavora per creare le condizioni favorevoli per la crescita della redditività delle imprese, per creargli nuovi mercati attraverso la privatizzazione e la redistribuzione del reddito nazionale a favore dei detentori di capitale. Ciò per far tacere o reprimere la classe operaia nazionale e per garantire gli interessi del capitale in altre regioni.

Quindi, la partecipazione al governo in queste condizioni significa unicamente la partecipazione alla regressione sociale. Significa disarmare la resistenza e dare false speranze al movimento operaio.

Ex partiti comunisti hanno scelto di partecipare al potere, spesso sapendo che ciò significava governare sotto gli interessi del capitale e far parte della distruzione delle conquiste sociali raggiunte dopo le lotte del movimento operaio.

La partecipazione al governo ha contribuito a smobilitare la resistenza necessaria e lo sviluppo di un contro-potere. Attualmente, per modificare l’equilibrio di forze tra le classi, dobbiamo unirci nelle numerosi lotte difensive contro la regressione sociale, al fine di creare un movimento politico indipendente dei lavoratori e di coloro a cui viene impedito di lavorare e diffondere una coscienza anticapitalista crescente all’interno del movimento operaio.

La debolezza dei comunisti e dei sindacati, con un chiaro orientamento anti-capitalista è la principale causa della dominazione aggressiva del capitale nella maggior parte dei paesi capitalisti.

Abbiamo bisogno di un programma politico alternativo e dobbiamo lottare per esso. Che includa rivendicazioni immediate, ma anche la parola d’ordine dell’abolizione dei rapporti capitalisti di proprietà. Queste rivendicazioni non devono dirigersi a un potenziale partner all’interno di un governo di sinistra (che non esiste), ma ad un movimento operaio organizzato e altri strati sfruttati della società. Devono dirigersi ai sindacati, a tutti i tipi di organizzazioni popolari attive in tutti i settori della lotta sociale, democratica, anti-imperialista e culturale.

La vera questione è sapere come i partiti comunisti si preparano per le battaglie a venire, come saranno organizzati per essere in grado di assumere effettivamente il carico delle nuove lotte della classe operaia e della popolazione lavoratrice in generale. La crisi porta grandi masse di lavoratori a girare le spalle alla socialdemocrazia. Non dobbiamo dare loro una socialdemocrazia rinnovata. Abbiamo bisogno di un partito rivoluzionario che tenga conto del livello attuale di coscienza, che faccia suoi i problemi della gente, che parli un linguaggio accessibile. Che ricerchi l’unità del maggior numero possibile di persone nella lotta. Ma che non dimentichi i suoi principi, che mantenga il percorso per una società in cui non vi sarà più lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, una società senza proprietà privata dei mezzi di produzione, una società in cui i lavoratori saranno veramente liberi e con un Stato che protegga la libertà della stragrande maggioranza contro l’oppressione di una minoranza.
* Herwig Lerouge è capo-redattore di Studi marxisti, www.marx.be

Note:

[1] «Socialism’s comeback», New Statesman, dicembre 2008, http://www.newstatesman.com/europe/2008/12/socialist-partysocialism?page=5.
[2] Fausto Bertinotti, Tesi maggioranza, V Congresso Nazionale, 2002, Partito della Rifondazione Comunista. Tutte le citazioni sul PRCI provengono dall’opera “La classe operaia nell’era delle multinazionali”, de Peter Mertens: http://www.jaimelago.org/node/7. (Le tesi in italiano: http://www.d-meeus.be/marxisme/modernes/Bertinotti63Tesi.html).
[3] Partito della Rifondazione Comunista. VI Congresso Nazionale. Relazione introduttiva del segretario Fausto Bertinotti.
[4] Partito della Rifondazione Comunista. VI Congresso Nazionale. Conclusioni del segretario Fausto Bertinotti.
[5] La Stampa, 4 de marzo de 2005, p. 7, http://www.archiviolastampa.it/.
[6] Le Nouvel Observateur, 10 Febbraio 1984.
[7] Michael Scherer, Amy Paris e.a., «Campaign inflation», in The Mother Jones 400, marzo 2001, http://www.motherjones.com/news/special_reports/mojo_400/index.html.
[8] Junge Welt, 8 Aprile 2004, http://www.jungewelt.de/2004/04-08/004.php.
[9] Partito della Sinistra Europea, «Manifesto del Partito della Sinistra europea», 10 Maggio 2004.
[10] Ibidem.
[11] United Nations Economic and Social Council, 20 Maggio 2011. Concluding Observations of the Committee on Economic, Social and Cultural Rights. Germania, http://www.agfriedensforschung.de/themen/Menschenrechte/deutsch-un.pdf
[12] Programme of the Die Linke Party http://en.dielinke.de/fileadmin/download/english_pages/programme_of_the_die_linke_party
_2011/programme_of_the_die_linke_party_2011.pdf.
[13] Mathias Behnis et Benedict Ugarte Chacón, “Die Überflüssigen: Hintergrund. Harmlos, farblos und immer treu zur SPD. Zehn Jahre
Regierungsbeteiligung der Linkspartei in Berlin — eine unvollständige Bilanz des Scheiterns”, https://www.jungewelt.de/loginFailed.php?ref=/2011/08-20/024.php.
[14] Disput, Giugno 2010.
[15] http://transform-network.net/de/blog/blog-2012/news/detail/Blog/a-roadmap-for-the-new-greece.html
[16] http://hellenicantidote.blogspot.be/2012/05/oh-my-god-syrizas-10-pointplan-to-save.html
[17]http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_08/05/2012_441181
[18] http://www.contre-informations.fr/komintern/komintern/5.html#A point XI
[19] http://www.marxists.org/francais/inter_com/1922/ic4_01.htm
[20] Georgi Dimitrov, L’Offensive du fascisme et les tâches de l’Internationale communiste dans la lutte pour l’unité de la classe ouvrière contre le fascisme, http://actionantifasciste.fr/documents/analyses/28.html
[21] Il governo del Fronte popolare di socialisti e radicali diretto da Léon Blum, vedere più avanti.
[22] Georgi Dimitrov, OEuvres choisies, t. 2, p. 160, Sofia Presse
[23] Nel 1943 venne sciolta la Terza Internazionale. Dopo la sconfitta del fascismo, venne restaurata con il nome di Kominform. Si riunì solo tre volte. Durante le sue sessioni che si svolsero dal 23 al 26 settembre 1947, se discusse in dettaglio la situazione en Francia e Italia.
[24] Intervento di Djilas il 25 settembre 1947. Giuliano Procacci (red.), The Cominform : Minutes of the Three Conferences 1947/1948/1949, Milan, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli & Russian Centre of Conservation and Study of Records for Modern History (RTsKhIDNI), 1994, pp 255-257. Citato in Peter Mertens, «La clase obrera en la era de las multinacionales» :http://www.jaimelago.org/node/7 .
La partecipazione dei partiti comunisti al governo: una via d’uscita dalla crisi del capitalismo?ultima modifica: 2013-11-21T23:23:32+00:00da dalai87

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