Strategia e Tattica di J.Stalin

Di questo tema tratterò sei questioni:

a) la strategia e la tattica, scienza della direzione della lotta di classe del proletariato;

b) le tappe della rivoluzione e la strategia;

c) i flussi e riflussi del movimento e la tattica;

d) la direzione strategica;

e) la direzione tattica;

f) riformismo e rivoluzionarismo.

1) La strategia e la tattica, scienza della direzione della lotta di classe del proletariato. Il periodo del dominio della II Internazionale fu in prevalenza il periodo della formazione e della istruzione degli eserciti proletari, in una situazione di sviluppo più o meno pacifico. Fu il periodo in cui il parlamentarismo era la forma prevalente della lotta di classe. I problemi relativi ai grandi conflitti di classe, alla preparazione del proletariato alle battaglie rivoluzionarie, ai mezzi per conquistare la dittatura del proletariato, non erano allora, a quanto sembrava, all’ordine del giorno. Il compito si riduceva a utilizzare tutte le vie di sviluppo legale per la formazione e l’istruzione degli eserciti proletari, a utilizzare il parlamentarismo tenendo conto di una situazione in cui il proletariato rimaneva e, a quanto sembrava, doveva rimanere all’opposizione. Non occorre dimostrare che in un simile periodo e con una tale concezione dei compiti del proletariato non poteva esistere nè una strategia completa, nè una tattica approfondita. Esistevano dei frammenti, delle idee staccate sulla tattica e sulla strategia; ma una tattica e una strategia non esistevano.Il peccato mortale della II Internazionale non consiste nell’aver applicato a suo tempo la tattica dell’utilizzazione delle forme parlamentari di lotta, ma nell’aver sopravvalutato l’importanza di queste forme, fino a considerarle quasi come le sole esistenti, cosicché, quando sopraggiunse il periodo delle battaglie rivoluzionarie aperte e la questione delle forme di lotta extraparlamentari diventò la più importante, i partiti della II Internazionale si sottrassero ai nuovi compiti, non li riconobbero.Soltanto nel periodo successivo, periodo di azioni aperte del proletariato, periodo della rivoluzione proletaria, quando il problema del rovesciamento della borghesia diventò un problema pratico immediato, quando la questione delle riserve del proletariato (strategia) diventò una delle questioni più palpitanti, quando tutte le forme di lotta e d’organizzazione – parlamentari ed extraparlamentari (tattica) – si manifestarono nel modo più netto, soltanto in questo periodo poterono esser elaborate una strategia completa e una tattica approfondita della lotta del proletariato. Le idee geniali di Marx e di Engels sulla tattica e sulla strategia, che gli opportunisti della II Internazionale avevano sotterrato, furono riportate alla luce del sole da Lenin proprio in questo periodo. Ma Lenin non si limitò a restaurare le singole tesi tattiche di Marx e di Engels. Egli le sviluppò e le completò con idee e tesi nuove, raccogliendo il tutto in un sistema di regole e di principi direttivi atti a guidare la lotta di classe del proletariato. Degli scritti di Lenin come Che fare?, Due tattiche, L’imperialismo, Stato e rivoluzione, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, La malattia infantile, costituiscono, incontestabilmente, un apporto preziosissimo al tesoro comune del marxismo, al suo arsenale rivoluzionario. La strategia e la tattica del leninismo sono la scienza della direzione della lotta rivoluzionaria del proletariato.

2) Le tappe della rivoluzione e la strategia. La strategia ha per oggetto di fissare, in una determinata tappa della rivoluzione, la direzione del colpo principale del proletariato, di elaborare un corrispondente piano di disposizione delle forze rivoluzionarie (riserve principali e secondarie) e di lottare per la attuazione di questo piano durante tutto il corso di quella tappa della rivoluzione.La nostra rivoluzione ha già percorso due tappe e dopo la Rivoluzione d’Ottobre è entrata nella terza. Conformemente a ciò si è modificata la strategia.Prima tappa. 1903-febbraio 1917. Scopo: rovesciare lo zarismo, liquidare completamente le sopravvivenze medioevali. Forza fondamentale della rivoluzione: il proletariato. Riserva immediata: i contadini. Direzione del colpo principale: isolamento della borghesia monarchica liberale, che si sforza di attrarre a sé i contadini e di liquidare la rivoluzione per mezzo di un’intesa con lo zarismo. Piano di disposizione delle forze: alleanza della classe operaia con i contadini. «Il proletariato deve condurre a termine la rivoluzione democratica legando a sé la massa dei contadini per schiacciare con la forza la resistenza dell’autocrazia e paralizzare l’instabilità della borghesia»*.Seconda tappa. Marzo 1917-ottobre 1917. Scopo: abbattere l’imperialismo in Russia e uscire dalla guerra imperialista. Forza fondamentale della rivoluzione: il proletariato. Riserva immediata: i contadini poveri. Il proletariato dei paesi vicini come riserva probabile. Il prolungarsi della guerra e la crisi dell’imperialismo come circostanza favorevole. Direzione del colpo principale: isolare la democrazia piccolo-borghese (menscevichi, socialisti-rivoluzionari), che si sforza di attrarre a sé le masse lavoratrici dei contadini e di finire la rivoluzione per mezzo di una intesa con l’imperialismo. Piano di disposizione delle forze: alleanza del proletariato con i contadini poveri. «Il proletariato deve fare la rivoluzione socialista legando a sé la massa degli elementi semiproletari della popolazione, per spezzare con la forza la resistenza della borghesia e paralizzare l’instabilità dei contadini e della piccola borghesia».Terza tappa. È incominciata dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Scopo: consolidare la dittatura del proletariato in un solo paese e servirsene come punto di appoggio per abbattere l’imperialismo in tutti i paesi. La rivoluzione esce dai limiti di un solo paese; l’epoca della rivoluzione mondiale è incominciata. Forze fondamentali della rivoluzione: la dittatura del proletariato in un paese, il movimento rivoluzionario del proletariato in tuttii paesi. Riserve principali: le masse di semiproletari e di piccoli contadini nei paesi progrediti, il movimento di liberazione nelle colonie e nei paesi dipendenti. Direzione del colpo principale: isolare la democrazia piccolo-borghese, isolare i partiti della II Internazionale, che sono il principale punto di appoggio della politica dell’intesa con l’imperialismo. Piano di disposizione delle forze: alleanza della rivoluzione proletaria con il movimento di liberazione delle colonie e dei paesi dipendenti.La strategia si occupa delle forze fondamentali della rivoluzione e delle loro riserve. Essa cambia col passare della rivoluzione da una tappa a un’altra e rimane sostanzialmente immutata per tutto il corso di una tappa determinata.

3) I flussi e i riflussi del movimento e la tattica. La tattica ha per oggetto di fissare la linea di condotta del proletariato per un periodo relativamente breve di flusso o di riflusso del movimento, di slancio o di depressione della rivoluzione, di lottare per la applicazione di questa linea sostituendo forme nuove alle vecchie forme di lotta e di organizzazione, nuove parole d’ordine alle vecchie, coordinando queste forme, ecc. Se la strategia si propone lo scopo, per esempio, di vincere la guerra contro lo zarismo o contro la borghesia, di condurre a termine la lotta contro lo zarismo o la borghesia, la tattica si prefigge degli scopi meno essenziali, poiché si sforza di vincere non la guerra nel suo insieme, ma queste o quelle battaglie, questi o quei combattimenti, di condurre con successo queste o quelle campagne, queste o quelle azioni, corrispondenti alla situazione concreta di un determinato periodo di slancio o di depressione della rivoluzione. La tattica è una parte della strategia, le è subordinata e la serve.La tattica cambia secondo i flussi e i riflussi. Mentre durante la prima tappa della rivoluzione (1903-febbraio 1917) il piano strategico rimaneva immutato, la tattica, durante questo periodo, cambiò parecchie volte. Nel periodo 1903-1905 la tattica del partito era offensiva, perché esisteva un flusso rivoluzionario, il movimento rivoluzionario seguiva una linea ascendente e la tattica doveva basarsi su questo fatto. In relazione a ciò, anche le forme di lotta erano rivoluzionarie, rispondenti alle esigenze del flusso della rivoluzione. Scioperi politici locali, manifestazioni politiche, sciopero politico generale, boicottaggio della Duma, insurrezione, parole d’ordine rivoluzionarie di lotta: tali furono le forme di lotta che si succedettero le une alle altre in quel periodo. In legame con le forme di lotta cambiarono allora anche le forme di organizzazione. Comitati di fabbrica e d’officina, comitati rivoluzionari di contadini, comitati di sciopero, Soviet di deputati operai, partito operaio più o meno legale: tali erano le forme di organizzazione in quel periodo.Nel periodo 1907-1912 il partito fu costretto a passare a una tattica di ritirata, perché ci trovavamo di fronte a una depressione del movimento rivoluzionario, a un riflusso della rivoluzione, e la tattica non poteva non tener conto di questo fatto. In relazione a ciò cambiarono tanto le forme di lotta quanto le forme di organizzazione. Invece del boicottaggio della Duma, partecipazione alla Duma; invece delle azioni rivoluzionarie aperte extraparlamentari, discorsi e lavoro alla Duma; invece degli scioperi generali politici, scioperi economici parziali o anche semplicemente la calma. È chiaro che il partito dovette, in quel periodo passare all’attività clandestina, mentre le organizzazioni rivoluzionarie di massa vennero sostituite da organizzazioni legali culturali, di educazione, cooperative, di mutuo soccorso, ecc.Lo stesso si deve dire circa la seconda e la terza tappa della rivoluzione, nel corso delle quali la tattica cambiò decine di volte mentre i piani strategici rimanevano immutati.La tattica si occupa delle forme di lotta e delle forme di organizzazione del proletariato, della loro successione, della loro coordinazione. In una determinata tappa della rivoluzione, la tattica può cambiare parecchie volte, a seconda dei flussi o dei riflussi, dello slancio o della depressione della rivoluzione.

4) La direzione strategica. Le riserve della rivoluzione possono essere:

dirette:

a) i contadini e, in generale, gli strati intermedi della popolazione del proprio paese;

b) proletariato dei paesi vicini;

c) il movimento rivoluzionario nelle colonie e nei paesi dipendenti;

d) le conquiste e le acquisizioni della dittatura del proletariato, a una parte delle quali il proletariato può temporaneamente rinunciare, conservando però la superiorità nelle forze, allo scopo di ottenere, a prezzo di questa rinuncia, una tregua da un avversario potente;

indirette:

a) le contraddizioni e i conflitti fra le classi non proletarie del proprio paese, suscettibili di essere utilizzati dal proletariato per indebolire l’avversario e rafforzare le proprie riserve;

b) le contraddizioni, i conflitti e le guerre (per esempio la guerra imperialista) fra gli stati borghesi ostili allo stato proletario, conflitti e guerre suscettibili di essere utilizzati dal proletariato nel corso di una sua offensiva o di una manovra in caso di ritirata forzata.

Sulle riserve del primo genere non è necessario soffermarsi, perché la loro importanza è nota a tutti, senza eccezione. Per quanto riguarda le riserve del secondo genere, la cui importanza non è sempre chiara, si deve dire che esse hanno talora un’importanza di prim’ordine per la marcia della rivoluzione. Mal si potrebbe, ad esempio, negare l’importanza enorme del conflitto tra la democrazia piccolo-borghese (socialisti-rivoluzionari) e la borghesia monarchica liberale (cadetti) durante la prima rivoluzione e dopo di essa, conflitto che, senza dubbio, contribuì a sottrarre i contadini all’influenza della borghesia, sarebbe ancora meno fondato negare l’importanza enorme che ebbe la guerra a morte tra i gruppi fondamentali degli imperialisti nel periodo della Rivoluzione d’Ottobre, allorché gli imperialisti, occupati a farsi la guerra, non ebbero la possibilità di concentrare le forze contro il giovane potere sovietico, e il proletariato, appunto per questo, ebbe la possibilità di accingersi seriamente all’organizzazione delle proprie forze e al consolidamento del proprio potere, la possibilità di preparare lo schiacciamento di Kolciak e di Denikin. È da supporre che adesso, mentre gli antagonismi tra i gruppi imperialisti si approfondiscono sempre più e una nuova guerra tra di loro diventa inevitabile, le riserve di questo genere avrannoper il proletariato un’importanza sempre maggiore.

Il compito della direzione strategica consiste nell’utilizzare giustamente tutte queste riserve per raggiungere lo scopo essenziale della rivoluzione in una determinata tappa del suo sviluppo.

In che cosa consiste la giusta utilizzazione delle riserve?

Nell’adempimento di alcune condizioni indispensabili, di cui le seguenti devono essere considerate capitali.In primo luogo. Concentramento del grosso delle forze della rivoluzione nel punto più vulnerabile dell’avversario nel momento decisivo, quando la rivoluzione è già matura, quando l’offensiva marcia a tutto vapore, quando l’insurrezione batte alle porte e quando l’adunata delle riserve attorno all’avanguardia è condizione decisiva per il successo. La strategia del partito nel periodo aprile-ottobre 1917 può essere considerata come un esempio di utilizzazione delle riserve in questo modo. È fuori dubbio che, punto più vulnerabile dell’avversario, in quel periodo, era la guerra. È fuori dubbio che proprio in questa questione, considerata come questione fondamentale, il partito radunò attorno all’avanguardia proletaria le più grandi masse della popolazione. La strategia del partito, in quel periodo, consistette in questo: addestrare l’avanguardia alle azioni di strada per mezzo di manifestazioni e dimostrazioni, e in pari tempo radunare attorno all’avanguardia le riserve per mezzo dei Soviet nell’interno del paese e dei comitati di soldati al fronte. L’esito della rivoluzione dimostrò che questa utilizzazione delle riserve eragiusta.

Ecco cosa dice Lenin, parafrasando le note tesi di Marx e di Engels sull’insurrezione, a proposito di questa condizione dell’utilizzazione strategica delle forze della rivoluzione:

1) Non giocare mai con l’insurrezione, ma, quando la si inizia, mettersi bene in testa che bisogna andare sino in fondo.

2) È necessario raccogliere nel punto decisivo, nel momento decisivo, forze molto superiori a quelle del nemico, perché altrimenti questo, meglio preparato e meglio organizzato, annienterà gl’insorti.

3) Una volta iniziata l’insurrezione, bisogna agire con la più grande decisione e passare assolutamente, a qualunque costo all’offensiva. “La difensiva è la morte dell’insurrezione armata”.

4) Bisogna sforzarsi di prendere il nemico alla sprovvista, di cogliere il momento in cui le sue truppe sono disperse.

5) Bisogna riportare ogni giorno (si potrebbe anche dire “ogni ora” se si tratta di una sola città) dei successi, sia pure di poca entità, conservando ad ogni costo la “superiorità morale”.

In secondo luogo. Scelta del momento del colpo decisivo, del momento per scatenare l’insurrezione, che deve essere quello in cui la crisi è giunta al punto più alto, l’avanguardia è pronta a battersi sino all’ultimo, le riserve sono pronte ad appoggiare l’avanguardia e nel campo del nemico esiste il massimo dello scompiglio.

«Si può considerare completamente matura la battaglia decisiva – dice Lenin – se «tutte le forze di classe che ci sono ostili si siano sufficientemente imbrogliate, si siano sufficientemente azzuffate tra di loro, si siano sufficientemente indebolite in una lotta superiore alle loro forze»; se «tutti gli elementi intermedi, a differenza della borghesia, esitanti, vacillanti, instabili, e cioè la piccola borghesia, la democrazia piccolo-borghese, si siano sufficientemente smascherati di fronte al popolo, si siano sufficientemente screditati col loro fallimento all’atto pratico»; se «nel proletariato sia sorta e si sia potentemente affermata una tendenza di massa ad appoggiare le azioni rivoluzionarie più decise, più ardite e coraggiose contro la borghesia. Allora la rivoluzione è davvero matura, allora, se abbiamo tenuto nel debito conto tutte le condizioni sopra enunciate e se abbiamo scelto bene il momento, la nostra vittoria è sicura».

Modello di questa strategia può essere considerata l’organizzazione dell’insurrezione d’ottobre.Se non si tiene conto di questa condizione, si cade in un errore pericoloso, chiamato «perdita del ritmo», che si ha quando il partito ritarda sulla marcia del movimento o corre troppo avanti, creando il pericolo di un insuccesso. Un esempio di questa «perdita del ritmo», un esempio del modo come non bisogna scegliere il momento dell’insurrezione, dev’essere considerato il tentativo di una parte dei compagni di cominciare l’insurrezione con l’arresto dei membri della Conferenza democratica nel settembre 1917, quando si sentiva ancora della esitazione nei Soviet, quando il fronte era ancora incerto del suo cammino e le riserve non si erano ancora adunate attorno all’avanguardia.

In terzo luogo. Applicare fermamente la linea adottata, malgrado tutte le difficoltà e le complicazioni che possono sorgere sulla via che conduce alla meta, acciocché l’avanguardia non perda di vista la meta essenziale della lotta, e le masse non si disperdano mentre marciano verso questa meta e si sforzano di raggrupparsi attorno all’avanguardia. Se non si tiene conto di questa condizione, si cade in un grave errore, ben noto ai marinai col nome di «perdita della rotta». Un esempio di questa «perdita della rotta» dev’essere considerata l’errata posizione del nostro partito, subito dopo la Conferenza democratica, quando esso decise di partecipare al preparlamento. In quel momento il partito sembrò aver dimenticato che il preparlamento era un tentativo della borghesia di sviare il paese dalla via dei Soviet e incanalarlo in quella del parlamentarismo borghese, ché la partecipazione del partito a una simile istituzione poteva imbrogliare tutte le carte e disorientare gli operai e i contadini, che conducevano la lotta rivoluzionaria con la parola d’ordine: «Tutto il potere ai Soviet». Quest’errore fu corretto mediante l’uscita dei bolscevichi dal preparlamento.

In quarto luogo. Manovrare con le riserve in modo da potersi ritirare in buon ordine quando il nemico è forte, quando la ritirata è inevitabile, quando è visibilmente dannoso accettare la battaglia che il nemico vuole imporre e quando la ritirata, dato il rapporto delle forze in presenza, è l’unico mezzo per sottrarre l’avanguardia al colpo che la minaccia e conservare le riserve.

I partiti rivoluzionari – dice Lenin – debbono completare la loro istruzione. Essi hanno imparato a condurre l’offensiva. Ora bisogna comprendere la necessità di completare questa scienza con la scienza della ritirata in buon ordine. Bisogna comprendere – e la classe rivoluzionaria impara a comprendere dalla propria amara esperienza – che non si può vincere senz’aver appreso la scienza dell’offensiva e la scienza della ritirata.

Scopo di questa strategia è di guadagnar tempo, disgregare l’avversario e accumular forze per passar poi all’offensiva.Modello di questa strategia può essere considerata la conclusione della pace di Brest, che permise al partito di guadagnar tempo, di sfruttare i conflitti nel campo dell’imperialismo, di disgregare le forze dell’avversario, di mantenere i legami coi contadini e accumulare le forze per preparare l’offensiva contro Kolciak e Denikin.

Concludendo una pace separata – diceva Lenin allora – ci sbarazziamo, per quanto è possibile nel momento attuale, dei due gruppi imperialisti nemici, approfittando della loro ostilità e della loro guerra che impedisce loro di mettersi d’accordo contro di noi; ne approfittiamo, ottenendo così di avere, per un certo periodo, le mani libere per continuare e consolidare la rivoluzione socialista.

Ora – scriveva Lenin tre anni dopo la pace di Brest-Litovsk – anche l’ultimo degl’imbecilli vede che la «pace di Brest» fu una concessione che ha accresciuto le nostre forze e ha frazionato quelle dell’imperialismo internazionale.

Queste sono le condizioni principali che assicurano una giusta direzione strategica.

5) La direzione tattica. La direzione tattica è parte della direzione strategica, alle esigenze e ai compiti della quale è subordinata. Il compito della direzione tattica consiste nell’esser padroni di tutte le forme di lotta e di organizzazione del proletariato e nell’assicurare una loro giusta utilizzazione, allo scopo di raggiungere, dato il rapporto di forze esistente, il massimo dei risultati necessario alla preparazione del successo strategico.In che cosa consiste la giusta utilizzazione delle forme di lotta e di organizzazione del proletariato?Nell’adempimento di alcune condizioni indispensabili, di cui le seguenti debbono essere considerate capitali.In primo luogo. Mettere al primo piano precisamente quelle forme di lotta e di organizzazione che, meglio corrispondendo alle condizioni del flusso o del riflusso del movimento, sono atte a facilitare e assicurare lo spostamento delle masse verso posizioni rivoluzionarie, lo spostamento di masse di milioni di uomini verso il fronte della rivoluzione, il loro schieramento sul fronte della rivoluzione.Ciò che importa non è che l’avanguardia sia cosciente della impossibilità di mantenere l’antico ordine di cose e della ineluttabilità del suo rovesciamento. Ciò che importa è che le masse, masse di milioni di uomini, comprendano questa necessità e si mostrino pronte ad appoggiare l’avanguardia. Ma questo le masse possono comprenderlo solo attraverso la loro propria esperienza. Dare a masse di milioni di uomini la possibilità di constatare, in base alla loro esperienza, l’ineluttabilità del rovesciamento del vecchio potere, impiegare mezzi di lotta e forme di organizzazione che permettano alle masse di constatare in base all’esperienza la giustezza delle parole d’ordine rivoluzionarie: questo è il compito da assolvere.L’avanguardia si sarebbe staccata dalla classe operaia, e la classe operaia avrebbe perduto il contatto con le masse se, a suo tempo, il partito non avesse deciso di partecipare alla Duma, se non avesse deciso di concentrare le forze nel lavoro parlamentare e di sviluppare la lotta sulla base di questo lavoro, al fine di permettere alle masse di constatare, per loro propria esperienza, la nullità della Duma, la fallacia delle promesse dei cadetti, l’impossibilità di un accordo con lo zarismo, l’inevitabilità dell’alleanza dei contadini con la classe operaia. Senza l’esperienza fatta dalle masse nel periodo della Duma, lo smascheramento dei cadetti e l’egemonia del proletariato sarebbero stati impossibili.Il pericolo della tattica dell’otzovismo* consisteva nel fatto ch’essa minacciava di creare un distacco tra l’avanguardia e le sue riserve di milioni di uomini.Il partito si sarebbe staccato dalla classe operaia e la classe operaia avrebbe perduto la sua influenza tra le grandi masse dei contadini e dei soldati se il proletariato avesse seguito i comunisti di sinistra che lanciavano l’appello all’insurrezione nell’aprile del 1917, quando i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari non avevano ancora avuto il tempo di smascherarsi quali partigiani della guerra e dell’imperialismo, quando le masse non avevano ancora avuto il tempo di constatare, per loro propria esperienza, la fallacia dei discorsi dei menscevichi e dei socialisti-rivoluzionari sulla pace, sulla terra, sulla libertà. Senza l’esperienza fatta dalle masse nel periodo del governo di Kerenski, i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari non avrebbero potuto essere isolati e la dittatura del proletariato sarebbe stata impossibile. Perciò la tattica della «spiegazione paziente» degli errori dei partiti piccolo-borghesi e della lotta aperta in seno ai Soviet era la sola tattica giusta.Il pericolo della tattica dei comunisti di sinistra consisteva nel fatto ch’essa minacciava di fare del partito non più il capo della rivoluzione proletaria, ma un gruppo di cospiratori vuoti e inconsistenti.

Con la sola avanguardia – dice Lenin – non si può vincere. Gettare la sola avanguardia nella battaglia decisiva, prima che tutta la classe, prima che le grandi masse abbiano preso una posizione o di appoggio diretto dell’avanguardia o, almeno, di benevola neutralità verso di essa… non sarebbe soltanto una sciocchezza, ma anche un delitto. Ma affinché effettivamente tutta la classe, affinché effettivamente le grandi masse dei lavoratori e degli oppressi dal capitale giungano a prendere tale posizione, la sola propaganda, la sola agitazione non bastano. Per questo è necessaria l’esperienza politica delle masse stesse. Tale è la legge fondamentale di tutte le grandi rivoluzioni, confermata oggi con una forza e un rilievo sorprendenti non solo dalla Russia, ma anche dalla Germania. Non soltanto le masse russe incolte, spesso analfabete, ma anche le masse tedesche, fornite di un alto grado di cultura e fra cui non vi sono analfabeti, per volgersi risolutamente verso il comunismo hanno dovuto constatare a loro spese tutta l’impotenza, tutta la mancanza di carattere, tutta l’incapacità, tutto il servilismo davanti alla borghesia, tutta l’abbiezione del governo dei paladini della II Internazionale, tutta l’inevitabilità della dittatura dei reazionari estremi come unica alternativa alla dittatura del proletariato.

In secondo luogo. Trovare, in ogni momento determinato, nella catena degli avvenimenti, quell’anello particolare, aggrappandosi al quale sarà possibile reggere tutta la catena e preparar le condizioni del successo strategico.Occorre scegliere, fra i vari compiti che si pongono al partito, precisamente quel compito immediato, la soluzione del quale è il punto centrale e l’adempimento del quale assicura una felice soluzione di tutti gli altri compiti immediati.L’importanza di questa tesi si potrebbe dimostrare con due esempi, di cui l’uno potrebbe esser preso dal passato lontano (periodo della formazione del partito) e l’altro da un passato più recente (periodo della Nep).Nel periodo della formazione del partito, quando esisteva una quantità innumerevole di circoli e di organizzazioni non ancora collegate tra di loro, quando il primitivismo e questa moltitudine di circoli corrodevano il partito da cima a fondo, quando la confusione ideologica era il tratto caratteristico della vita interna del partito, in quel periodo l’anello essenziale, il compito fondamentale nella catena degli anelli e nella catena dei compiti che stavano allora davanti al partito, era la creazione di un giornale illegale per tutta la Russia. Perché? Perché soltanto per mezzo di un giornale illegale per tutta la Russia era possibile, nelle condizioni d’allora, creare un nucleo coeso di partito, capace di raccogliere in un tutto unico i circoli e le organizzazioni innumerevoli, di preparare le condizioni dell’unità ideologica e tattica e porre così le basi per la formazione di un vero partito.Nel periodo del passaggio dalla guerra all’edificazione economica, quando l’industria vegetava in preda alla disorganizzazione e l’agricoltura soffriva della mancanza di prodotti industriali, quando la saldatura dell’industria di stato con l’economia contadina era diventata la condizione essenziale del successo dell’edificazione socialista, in quel periodo l’anello essenziale della catena dello sviluppo, il compito fondamentale fra tutti gli altri era lo sviluppo del commercio. Perché? Perché durante la Nep (Nuova politica economica) la saldatura dell’industria con l’economia contadina non era possibile altrimenti che attraverso il commercio, perché durante le Nep la produzione senza smercio era la morte dell’industria; perché l’industria poteva estendersi solo attraverso una estensione dello smercio dovuta allo sviluppo del commercio, perché solo dopo essersi consolidati nel campo del commercio, solo dopo essere diventati padroni di quest’anello, si poteva sperare di saldare l’industria col mercato contadino e di risolvere felicemente gli altri compiti immediati, allo scopo di creare le condizioni per la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista.Non basta – dice Lenin – essere rivoluzionario e partigiano del socialismo, o comunista in generale… Bisogna saper trovare in ogni momento, quell’anello particolare della catena a cui aggrapparsi con tutte le forze per reggere tutta la catena e preparare solidamente il passaggio all’anello successivo… Nel momento attuale… questo anello è la rianimazione del commercio interno, a condizione che esso sia ben regolato (diretto) da parte dello stato. Il commercio: ecco 1’“anello” nella catena storica degli avvenimenti, delle forme transitorie della nostra edificazione socialista negli anni 1921-1922, “al quale ci si deve aggrappare con tutte le forze”…

Queste sono le condizioni principali che assicurano una giusta direzione tattica.

6) Riformismo e rivoluzionarismo. In che cosa la tattica rivoluzionaria si distingue dalla tattica riformista?Alcuni pensano che il leninismo è contro le riforme, contro i compromessi e gli accordi, in generale. Ciò è assolutamente falso. I bolscevichi sanno, non meno di chicchessia, che, in un certo senso, «ogni cosa che ti danno è buona», sanno che, in determinate circostanze, le riforme in generale, i compromessi e gli accordi in particolare, sono necessari e utili.

Condurre la guerra – dice Lenin – per il rovesciamento della borghesia internazionale, guerra cento volte più difficile, più lunga e più complicata della più accanita delle guerre abituali fra gli stati, e rinunziare in anticipo a destreggiarsi, a sfruttare gli antagonismi di interessi (sia pure temporanei) tra i propri nemici, rinunziare agli accordi e ai compromessi con dei possibili alleati (sia pure temporanei, poco sicuri, esitanti, condizionali), non è cosa sommamente ridicola? Non è come se, nell’ardua scalata di un monte ancora inesplorato e inaccessibile, si rinunziasse preventivamente a fare talora degli zig-zag, a ritornare qualche volta sui propri passi, a lasciare la direzione presa all’inizio per tentare direzioni diverse? 

Quel che conta, evidentemente, non sono le riforme o i compromessi e gli accordi, ma è l’uso che si fa delle riforme e degli accordi.Per il riformista, la riforma è tutto; il lavoro rivoluzionario, invece, serve così, tanto per parlarne, per gettare polvere negli occhi. Perciò con la tattica riformista, sino a che esiste il potere borghese, una riforma si converte inevitabilmente in uno strumento di rafforzamento di questo potere, in uno strumento di disgregazione della rivoluzione.Per il rivoluzionario, invece, l’essenziale è il lavoro rivoluzionario, non la riforma; per lui la riforma è soltanto un prodotto accessorio della rivoluzione. Perciò con la tattica rivoluzionaria, sino a che esiste il potere borghese, una riforma si converte naturalmente in uno strumento di disgregazione di questo potere, in uno strumento di rafforzamento della rivoluzione, in un punto di appoggio per l’ulteriore sviluppo del movimento rivoluzionario.Il rivoluzionario accetta la riforma al fine di utilizzarla come un appiglio per combinare il lavoro legale con il lavoro illegale, al fine di servirsene come una copertura per il rafforzamento del lavoro illegale che ha per oggetto la preparazione rivoluzionaria delle masse al rovesciamento della borghesia.Questa è l’essenza dell’utilizzazione rivoluzionaria delle riforme e degli accordi nelle condizioni esistenti nel periodo dell’imperialismo.Il riformista, al contrario, accetta le riforme per rinunciare a ogni lavoro illegale, sabotare la preparazione delle masse alla rivoluzione e riposare all’ombra della riforma «concessa».Questa è l’essenza della tattica riformista.Così si presenta il problema delle riforme e degli accordi nelle condizioni esistenti nel periodo dell’imperialismo.Le cose cambiano però alquanto dopo l’abbattimento dell’imperialismo, durante la dittatura del proletariato. In certi casi, in certe condizioni, il potere proletario può trovarsi costretto ad abbandonare provvisoriamente la via della riedificazione rivoluzionaria dell’ordine di cose esistente e a prender la via della sua trasformazione graduale, «la via riformista», come dice Lenin nel suo articolo L’importanza dell’oro, la via dei movimenti aggiranti, la via delle riforme e delle concessioni alle classi non proletarie, allo scopo di disgregare queste classi e concedere alla rivoluzione una tregua, allo scopo di raccogliere le proprie forze e preparare le condizioni di una nuova offensiva. Non si può negare che questa via è, in un certo senso, una via riformista. Bisogna però ricordare che ci troviamo qui di fronte a una particolarità fondamentale, la quale consiste nel fatto che la riforma emana in questo caso dal potere proletario, ch’essa rafforza il potere proletario, ch’essa gli procura la tregua necessaria, ch’essa è destinata a disgregare non la rivoluzione ma le classi non proletarie.La riforma, in queste condizioni, si trasforma quindi nel suo opposto.L’adozione di una tale politica da parte del potere proletario diventa possibile perché e soltanto perché l’ampiezza della rivoluzione è stata, nel periodo precedente, abbastanza grande e ha quindi lasciato uno spazio sufficiente per poter battere in ritirata, per sostituire alla tattica dell’offensiva la tattica di una ritirata temporanea, la tattica dei movimenti aggiranti.Se prima, dunque, sotto il potere borghese, le riforme erano un prodotto accessorio della rivoluzione, ora, durante la dittatura del proletariato, la sorgente delle riforme sta nelle conquiste rivoluzionarie del proletariato, nelle riserve accumulate nelle mani del proletariato e costituite da queste conquiste.

Soltanto il marxismo – dice Lenin – ha determinato esattamente e giustamente il rapporto tra le riforme e la rivoluzione. Marx poteva vedere questo rapporto soltanto sotto uno dei suoi aspetti, cioè nella situazione precedente una prima vittoria del proletariato, sia pure di scarsa solidità e di scarsa durata, sia pure in un solo paese. In quella situazione la base di un giusto rapporto tra le riforme e la rivoluzione era questa: la riforma è un prodotto accessorio della lotta di classe rivoluzionaria del proletariato… Dopo la vittoria del proletariato almeno in un solo paese, appare qualche cosa di nuovo nel rapporto tra le riforme e la rivoluzione. In linea di principio le cose stanno come prima, nella forma però sopravviene una modificazione che Marx personalmente non poteva prevedere, ma di cui ci si può render conto soltanto sulla base della filosofia e della politica del marxismo… Dopo la vittoria, esse (vale a dire le riforme), (pur continuando ad essere su scala internazionale lo stesso “prodotto accessorio”), costituiscono inoltre, per il paese in cui il proletariato ha vinto, una tregua necessaria e legittima nei casi in cui le forze,dopo una tensione estrema, sono manifestamente insufficienti per superare in modo rivoluzionario l’una o l’altra tappa. La vittoria crea una tale “riserva di forze”, che permette di tener duro anche nel caso di una ritirata forzata, di tener duro materialmente e moralmente.

Strategia e Tattica di J.Stalinultima modifica: 2011-11-23T23:24:13+00:00da dalai87