Il Papa batte cassa

La botta del presidente dello stato Vaticano e rappresentante spirituale della religione cristiana: E’ necessario giungere a quell’effettiva parita’ fra ”scuole statali e scuole paritarie che consenta ai genitori opportuna liberta’ di scelta circa la scuola da frequentare”.  La Chiesa italiana da tempo chiede che lo Stato sostenga economicamente le famiglie che intendono optare per scuole non statali. In merito alla situazione delle scuole paritarie in Italia, il Papa ha osservato: ”A questo proposito e’ stato evidenziato che la frequenza della scuola cattolica in alcune regioni d’Italia e’ cresciuta rispetto al decennio precedente, anche se perdurano situazioni difficili e talora persino critiche. Proprio nel contesto del rinnovamento a cui si vorrebbe tendere da chi ha a cuore il bene dei giovani e del Paese, occorre favorire quella effettiva uguaglianza tra scuole statali e scuole paritarie, che consenta ai genitori opportuna liberta’ di scelta circa la scuola da frequentare”. E poco prima rivolgendosi ancora ai partecipanti all’udienza, il Papa aveva affermato: ”Per essere scelta e apprezzata e’ opportuno che la scuola cattolica sia conosciuta nel suo intento pedagogico; e’ necessario che abbia matura consapevolezza non solo della sua identita’ ecclesiale e del suo progetto culturale, bensi’ pure del suo significato civile, che va considerato non come difesa di un interesse di parte, ma come contributo prezioso all’edificazione del bene comune dell’intera societa’ italiana”. Secondo Benedetto XVI, lo stato dovrebbe finanziare ulteriolmente le scuole paritarie, nonchè quelle private, per garantire una maggiore libertà di scelta. In un momento in cui le scuole statali sono al collasso, subiscono tagli continui, si dovrebbero finanziare delle scuole private. Ma io mi chiedo ma se sono private perchè devono prendere soldi pubblici? Il papa, la CEI utilizzino i propri soldi per dare un servizio adeguato all’interno delle proprie scuole, il singolo privato lo faccia con le proprie e lo stato finanzi adeguatamente solo la scuola statale dando aiuti alle famiglie delle scuole pubbliche. Le famiglie che decidono di mandare i propri figli in una scuola privata o paritaria, sono libere di  dare un orientamento, confessionale nel caso della paritaria, all’educazione dei propri figli, ma usufruendo di un servizio non statale non devono ricevere nessun aiuto da parte dello stato. Ma ormai credo che l’orientamento, vada sempre più a distruggere la scuola pubblica, per favorire quelle dei privati. Forse la Gelmini ascolterà il messaggio della chiesa, al contrario di quello che fa con i messaggi degli utenti della scuola pubblica.

La volontà della Chiesa italiana è quella di marcare il territorio, di non perdere un’antica tradizione educativa, nel bisogno di occupare lo spazio pubblico in maniera evidente.

Ma mi chiedo se vengono finanziate le scuole cattoliche, perchè poi non dovrebbero essere finanziate anche quelle islamiche?

Ringrazio ancora Angela per il prezioso contributo. 

Torniamo alla scuola, per leggere gli articoli 33 e 34 e della Costituzione. Te li propongo:
ART. 33. L´arte e la scienza sono libere e libero ne è l´insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull´istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. E´ prescritto un esame di Stato per l´ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l´abilitazione all´esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
ART. 34. La scuola è aperta a tutti. L´istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Aggiungo l’articolo 3, perché è indispensabile per comprendere il concetto più importante che riguarda tutti noi:
ART. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E´ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l´uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Dunque, sul finanziamento pubblico (quindi di tutti coloro che versano tasse all’erario) alle scuole private (e non solamente alle scuole cattoliche – “enti e privati”, si dice semplicemente in Costituzione) – che hanno tutte, senza discriminazioni, l’assoluto diritto ad essere istituite – il dettato costituzionale impone che lo facciano “senza oneri per lo Stato”.

Questa è la Costituzione Italiana per molti carta straccia, ma se magari la studiassimo un’ora a settimana nelle scuole al posto del Catechismo?

Il Papa batte cassaultima modifica: 2008-09-26T15:55:00+02:00da dalai87
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7 pensieri su “Il Papa batte cassa

  1. Caro dalai, partirei dalla Costituzione italiana. E’ la Legge fondamentale di questo Stato e nessuno è autorizzato (finché non intervengano modifiche sancite dai due terzi del Parlamento) ad “aggiustarsela” come meglio crede, né ad esprimersi (?) “a ruota libera” per interpretarla. Anche perché non c’è proprio niente da interpretare, i Padri Costituenti sono stati chiari e precisi come non mai nella formulazione di questa Legge che è a base della convivenza civile nella nostra Repubblica. E non è chiedere troppo pretendendo il rispetto della legalità, né significa – come ci viene “pompato” nel cervello dai soliti noti – “essere giustizialisti”. In gran parte dei Paesi democratici del mondo il rispetto delle Leggi è nel Dna dei cittadini (primi tra tutti quelli statunitensi). E chi non le rispetta è un criminale e un delinquente, a diversi livelli naturalmente, perché differente è la gravità dei reati che le Leggi puniscono. Ah, naturalmente anche le Leggi che riguardano gli aspetti fiscali che obbligano i cittadini a certe adempienze: non ho alcuna difficoltà a definire delinquenti anche coloro che evadono il fisco…
    Torniamo alla scuola, per leggere gli articoli 33 e 34 e della Costituzione. Te li propongo:
    ART. 33. L´arte e la scienza sono libere e libero ne è l´insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull´istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. E´ prescritto un esame di Stato per l´ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l´abilitazione all´esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
    ART. 34. La scuola è aperta a tutti. L´istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
    Aggiungo l’articolo 3, perché è indispensabile per comprendere il concetto più importante che riguarda tutti noi:
    ART. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E´ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l´uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
    Dunque, sul finanziamento pubblico (quindi di tutti coloro che versano tasse all’erario) alle scuole private (e non solamente alle scuole cattoliche – “enti e privati”, si dice semplicemente in Costituzione) – che hanno tutte, senza discriminazioni, l’assoluto diritto ad essere istituite – il dettato costituzionale impone che lo facciano “senza oneri per lo Stato”.
    Nelle scorse legislazioni guidate sia da centrodestra sia da centrosinistra sono state compiute deroghe a quest’ultima norma e, sia pure sotto forme diverse (che aggirassero in un certo senso la norma costituzionale), le scuole private hanno rappresentato un oggettivo “onere per lo Stato”. Delle proteste dei cittadini non si è tenuto conto, ma questo costume è diffuso in molti settori della “cosa pubblica”. Ciò che continua a meravigliarmi è che si accetti passivamente (nel migliore dei casi) che le decisioni dei governi passino sopra le teste della volontà popolare. Del popolo, evidentemente, alla classe politica che ci ritroviamo “non gliene può fregare di meno”, se ne ricorda soltanto quando deve rivendicare l’investitura popolare che avviene con le elezioni (e anche qui ci sarebbe moltissimo da dire, ma andrei fuori tema). E altrettanto se ne fregano altamente di essere entrati in carica – tutti – giurando (anzi, spergiurando) sulla Costituzione della Repubblica Italiana. D’altronde, gente che entra in Parlamento – un luogo “sacro” dove siedono i rappresentanti (nominati dalle segreterie dei partiti, non nominati dal popolo) portando sulle spalle un carico di sentenze – anche definitive – mi chiedo quale moralità possieda.
    Beh, di andare fuori tema ormai ho rischiato ripetutamente. Ma credo di averti dato qualche elemento per tirare alcune conclusioni.
    Sul “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, altro argomento indispensabile da affrontare, tornerò in un nuovo commento. Ma ti anticipo che parlerò di Concordato, di Stato laico, nonché delle pretese delle gerarchie ecclesiastiche che governano in Italia la Chiesa cattolica. Quindi, non delle religione o delle religioni in quanto tali, delle quali – tutte – ho il massimo rispetto. Come d’altro canto mi impone non tanto la mia etica personale quanto la stessa Costituzione.
    Un saluto da Angela

  2. Piccola riflessione. Il papa afferma che la scuola cattolica possiede ed esprime un “significato civile, che va considerato non come difesa di un interesse di parte, ma come contributo prezioso all’edificazione del bene comune dell’intera società italiana”. Ora, posto che la costituzione materiale della religione cristiana è rappresentata solo e soltanto dai 4 vangeli; e posto che il vangelo dello Stato italiano è rappresentato solo e soltanto dalla sua costituzione formale, viene da chiedersi su che basi storiche, politiche, morali, il concetto di bene comune quale può ricavarsi dalla lettura dei 4 vangeli sia compatibile con quella mistificazione del bene comune quale viene di fatto applicata e imposta in nome della costituzione italiana. Manca completamente una visione di quali sono i rapporti sociali effettivi su cui si costituisce una società. E se la costituzione e le leggi dello Stato esprimono di fatto questi rapporti (idealmente e in maniera mistificata la prima; effettivamente e in maniera dispotica le seconde), i vangeli costituiscono la più grande sconfessione storica, politica e morale di qualunque ordinamento giuridico e sociale. Su quali basi CRISTIANE il papa può parlare di bene comune? Su nessuna. Quindi il papa deve darsi un’idea di bene comune che può ricavare solo da una complicità col potere politico statuale di cui è di fatto e non a caso un eccellente interlocutore. Prima ancora del finanziamento criminale e classista alle scuole private, è scandaloso che il capo di una delle religioni più fraintese della storia (e già che abbia un capo è il più grande fraintendimento di questa religione) si trovi d’accordo con l’autorità statuale nell’elaborare un concetto di “bene comune” che non è altro che il solito imbroglio di chi vuol far passare gli interessi di una parte (politica e non religiosa) per gli interessi di tutti (che sono sia politici che religiosi).
    Conciliare i vangeli con la costituzione significa, magari esagero, parificare Cristo ai padri costituenti.
    Se è vero che le scuole cattoliche contribuiscono a edificare il bene comune della società, allora quelle scuole non sono cattoliche. Perchè il bene comune della società è espresso dai principi costituzionali di quella società e dai rapporti sociali materiali che in essa si esprimono. Rapporti che, inutile dirlo, sono santificati come legge naturale dai vari preti in borghese che se ne fanno profeti.
    Ergo, il finanziamento pubblico alle scuole private è un’operazione perfettamente coerente se letta in una luce di profonda continuità storica e politica tra l’autorità ecclesiale e quella statuale. Che, lungi dall’essere l’una la sconfessione dell’altra, si sostengono e si riproducono a vicenda. Quando anche le scuole coraniche faranno gli interessi dello Stato e del potere che in esso si esprime, allora avranno anche loro la quota di finanziamenti dovuta a quanti si preoccupano di diffondere la favoletta del “bene comune”.
    Lo Stato frega i cittadini affidandoli alle cure spirituali della Chiesa, la Chiesa frega i fedeli affidandoli alle cure materiali dello Stato… non so se stanno messi peggio quelli che credono veramente nella costituzione o quelli che credono veramente nella parola di Cristo…

    scusa dalai per la lunghezza! Stavo scrivendo su cose simili per conto mio e leggendo te e mi sono fatto prendere un po’ la mano… sorry!

  3. Ciao dalai, hai ragione: la logica richiede che siano finanziate anche le scuole islamiche e quelle di qualsiasi altra religione o gurppo associativo che dir si voglia. E io, o qualsiasi altro, potremmo fondare nuove religioni, e poi pretendere dallo Stato il finanziamento delle corispondenti scuole. E poi tutti insieme andremo ai funerali della scuola pubblica. Ma è meglio che lasci perdere questa ironia sui disastri che sta facendo questo governo, quasi clerico-fascista a mio parere
    Ciao, buona domenica e buona settimana e forza INTER

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