Il Papa batte cassa / 2


Cerco di dare un mio contributo alla discussione che si aperta con il post di dalai. E chiedo anche ospitalità a dalai, perché se myblog non mi fa partire un commento (forse perché non telegrafico) non voglio mancare alla promessa fatta di approfondire un argomento che tra l’altro mi sta a cuore [Un saluto da Angela].
 
Cari tutti, che fate il possibile per “non capire”, pur essendo oggettivamente intelligenti, o che tentate qui e là di mettere in burla – o in denigrazione – ciò che viene riferito con il massimo rigore possibile, tenete saldamente presente, prima di leggere, questa mia solenne dichiarazione che sono pronta naturalmente a sostenere e confermare in qualsiasi sede: “1° non c’entra un cavolo essere di destra o di sinistra, perché il rispetto per la legalità dovrebbe essere patrimonio di tutto un popolo; 2° non c’entra un altro cavolo l’anticlericalismo (sempre chiamato in causa esattamente come il comunismo che, anche lui, non c’entra un cavolo): non tengo a fare di alcuno una vittima dei fatti che espongo e che ho anche l’ardire di commentare – senza pregiudizi o partiti presi; 3° l’integralismo, il pregiudizio e l’ipocrisia sono “brutte bestie” in tutti gli ambiti in cui si manifestano, bestie mostruose che evito sempre accuratamente perché può imprigionare in una per me inammissibile unilateralità nella valutazione di qualsiasi evento; 4° l’ho già dichiarato, ma lo ribadisco: ho il massimo rispetto per tutti coloro che hanno una fede religiosa, dunque per i credenti e praticanti una religione, dal cattolicesimo al buddismo, dall’animismo al protestantesimo, dall’islamismo all’ebraismo, dall’induismo al protestantesimo eccetera eccetera”. Ci mancherebbe. Così come rispetto chi fa scelte di vita, o scelte sessuali autonomamente e in piena libertà. E allo stesso modo rispetto profondamente le persone che vengono in Italia da altri Paesi, lavorano onestamente e rispettano le leggi (e sono la stragrande maggioranza). Molti dei nostri padri  l’hanno vissuta l’esperienza dell’emigrazione, anche loro spesso trattati come cani nei civilissimi e un po’ razzisti Paesi in cui sono sbarcati…”
 
Inizio con alcune necessarie premesse, spero utili soprattutto ad evitare polemiche che, secondo me, non giovano proprio a nessuno. Specie se si è tutti – come credo – alla ricerca della verità, o meglio, della realtà che risiede nei fatti. Mi scuso anche subito se, purtroppo, per descrivere una tale realtà occorre anche chiamare in causa alcuni dati e alcuni documenti: una cosa un po’ noiosa, lo ammetto, ma illuminante che, secondo me, può rivelarsi utile. Infine, mi auguro si possa discutere di come ciascuno di noi si pone davanti a un problema, non chiamando in causa ciò che non c’entra nulla e che potrebbe rivelarsi un diversivo fuorviante. Perché un problema c’è, anzi, ce n’è più di uno.
 
LA COSTITUZIONE – I CONCORDATI
Inizio con i due articoli della Costituzione Italiana che riguardano i rapporti Chiesa cattolica/Stato italiano (gli artt. 33 e 34 sulla scuola e l’art. 3 sull’uguaglianza sono già stati trascritti in un precedente commento).
ART. 7 – Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
ART. 8 – Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
 
Sull’articolo 7: i Patti lateranensi furono un Concordato tra Stato Vaticano e Stato italiano (accordi negoziati tra il card. Pietro Gasparri, segretario dello Stato Vaticano e Benito Mussolini, capo del fascismo e primo ministro italiano). Sottoscritti l’11 febbraio 1929, stabilirono sostanzialmente il reciproco riconoscimento tra i due Stati (chi vuole leggere per intero il documento lo troverà con facilità anche in Internet). In base a quel Concordato, la religione cattolica diveniva – dopo precedenti, alterne vicende durate oltre mezzo secolo – religione di Stato. Dopo quell’11 febbraio 1929 papa Pio XI fece a Milano uno storico discorso in cui definì Benito Mussolini “un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”. I Patti Lateranensi, dopo la Liberazione , furono riconosciuti dalla Repubblica Italiana, e sostituiti poi da un nuovo Concordato (18 febbraio 1984, firmato dal card. Agostino Casaroli e dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi.).

Nel 1946 la Costituzione repubblicana introduceva con l’articolo 3 l’uguaglianza dei cittadini, a prescindere anche dalla religione, con la conseguente abolizione della religione cattolica come religione di stato, cui si giunse comunque ufficialmente solo con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 (Protocollo addizionale, punto 1) e con la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale, che sancisce che la laicità è il principio supremo dello Stato italiano.
 
LAICITA’
La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui. Laicità dunque è l’atteggiamento con cui lo Stato garantisce la libertà di culto ai fedeli di tutte le religioni e d’altra parte si riconosce la neutralità dello Stato democratico come fattore indispensabile per una convivenza pluralistica.
Laico è chi ritiene di potere e dovere garantire incondizionatamente la propria libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria libertà all’autorità di un’ideologia o di un credo religioso.
Poiché si confonde, più o meno intenzionalmente, laicità con laicismo, preciso che dizionari della lingua italiana come il De Mauro o lo Zingarelli, in accordo con la definizione storica del termine laicismo, considerano i due termini (laicità e laicismo) perfettamente sinonimi, o meglio, definiscono il laicismo semplicemente come la corrente di pensiero che rivendica la laicità.
L’interpretazione della laicità secondo il cristianesimo nasce da una posizione che negli ultimi anni tutti i teologi cristiani avrebbero concordato a riconoscere (almeno nella forma) affermando che il principio di laicità è necessario per il cristianesimo stesso e trova fondamento nella frase di Gesù Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio” (Mt 22, 15-22). C’è una letteratura sterminata  su questo passo del Vangelo di Matteo… E una osservazione devo farla, premettendo che considero in particolare il Vangelo di Matteo uno dei libri più grandi e importanti che vi siano nell’universo mondo: se si tratta di strumentalizzazione, chi si prende la briga di andarlo a dire a quei fior di teologi cristiani che affermano quanto sopra? Quella gente è seria, lo sto dicendo convintamente e anche con grande stima per il loro lavoro intellettuale, sono persone che studiano ogni sfumatura dei sacri testi: altro che i normali filologi delle nostre Università…
 
SCUOLA PUBBLICA – SCUOLA PRIVATA – SCUOLA PARIFICATA
Il sistema di istruzione italiano si compone di tre diverse tipologie di scuola. Le caratteristiche che le differenziano sono le seguenti:
SCUOLA PUBBLICA – La Costituzione italiana stabilisce che l’istruzione è un diritto che spetta a tutti e quindi ha istituito le scuole pubbliche che svolgono un servizio aperto a tutti senza discriminazioni. I primi otto anni (che coincidono con la scuola elementare e media inferiore), sono obbligatori e gratuiti, come recita l’art. 3, secondo comma, della Costituzione italiana. Per i successivi anni, corrispondenti alla scuola media superiore, è dovuto il pagamento di una tassa d’iscrizione e di frequenza. Gli insegnanti accedono tramite concorso statale e nell’esercitare la professione devono seguire i programmi stabiliti dal Ministero dell’Istruzione.
SCUOLA PRIVATA – La Costituzione italiana stabilisce che Enti e Privati possano istituire senza oneri per lo stato scuole e istituiti di educazione. Le scuole private possono decidere i criteri di accesso e selezione degli studenti e la retta da pagare per la loro frequenza. Gli insegnanti che prestano la loro attività lavorativa possono essere assunti senza effettuare il concorso statale e non sono tenuti a seguire i programmi ministeriali, quindi la scuola non è equiparata a quella pubblica.
In Italia la stragrande maggioranza delle scuole private risulta gestita direttamente da ordini o istituti cattolici o si ispira all’educazione cattolica.
Le scuole private ricevono oggi denaro pubblico sotto forma di:
– sussidi diretti, per la gestione di scuole dell’infanzia e primarie;
– finanziamenti di progetti finalizzati all’elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori;
– contributi alle famiglie dell’importo massimo di 300 euro (i buoni scuola per la scuola dell’obbligo) introdotti dal governo Berlusconi e non più finanziati dal governo Prodi.
Per scuola cattolica si intendono gli enti formativi privati di vario ordine e grado gestiti da persone giuridiche cattoliche (parrocchia, diocesi, ordini religiosi, associazioni e movimenti). Nell’insegnamento in essa impartito viene dato particolare risalto ai valori cristiani.
Nell’anno scolastico 2005-2006 (dai dati disponibili più recenti) in Italia la scuola cattolica ha rappresentato circa l’11% della popolazione scolastica complessiva.
Vi sono tesi contrarie al sostegno alla scuola privata, sostenute da più parti (associazioni, enti, singoli cittadini – ai quali ultimi mi associo), per tre motivi di fondo:
– Incostituzionalità dei finanziamenti. L’articolo 33 della Costituzione – come già ricordato – dà il diritto ad Enti e privati di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato: benché la Corte Costituzionale non abbia dichiarato incostituzionale alcun provvedimento, molti ritengono che questo articolo sia disatteso dalla legislazione corrente.
– Danneggiamento alla scuola pubblica. Molti ritengono che la scuola privata non debba essere finanziata in alcun modo per evitare di sottrarre fondi alla scuola pubblica, cosa avvenuta con sempre maggiore frequenza nelle legislature degli ultimi decenni.
– Il terzo motivo riguarda l’8 per mille sull’IRPEF delle nostre dichiarazioni dei redditi Ne parlo poco più avanti.
SCUOLA PARIFICATA – Si tratta di una scuola non statale, quindi privata, che segue gli ordinamenti generali dell’istruzione impartiti dallo Stato e per questo è equiparata alla scuola pubblica e i suoi studenti godono di pari trattamento rispetto agli studenti delle scuole pubbliche. Anche la stragrande maggioranza delle scuole parificate, così come per le private, risulta gestita direttamente da ordini o istituti cattolici.
 
L’8 PER MILLE
Con la firma in Italia del nuovo Concordato (18 febbraio 1984 – governo Craxi) si stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale IRPEF (l’8 per mille) da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e ad altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi) o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi. La materia fu poi regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi decreti legge e circolari.
 
UN CASO CONCRETO: nell’anno 2004 (ultimo di cui si disponga di dati precisi) in Italia sono stati raccolti con l’8 per mille 897 milioni di euro.
Sempre nel 2004 solo il 39,62% degli italiani ha scelto a chi destinarlo (quindi parliamo di 355,4 milioni di euro dei quali si è scelta la destinazione).
Le percentuali di scelta sono state le seguenti:
 
Stato 10.28% (36,54 milioni di euro)
Chiesa cattolica 87.25% (310,11 milioni di euro)
UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)  0.42% (1,49 milioni di euro)
Luterani 0.31% (1,01 milione di euro)
Avventisti 0.27% (0,96 milioni di euro)
Valdesi 1.27% (4,5 milioni di euro)
ADI (Assemblee di Dio in Italia) 0.20% (0,71 milioni di euro)
 
Il restante 60.38% che non stato assegnato direttamente (quindi 542 milioni di euro) non è andato allo Stato ma è stato redistribuito (“… in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”) secondo le percentuali suddette (con esclusione di Valdesi e ADI che vi hanno rinunciato).

Quindi ecco il secondo elenco che riguarda i restanti 542 milioni di euro:

Stato 11,75% (comprende Valdesi e ADI) (63,68 milioni di euro)
Chiesa cattolica 87,25% (472,9 milioni di euro)
UCEI  0,42% (2,28 milioni di euro)
Luterani 0,31% (1,68 milioni di euro)
Avventisti 0,27% (1,46 milioni di euro)
 
E tirando le somme:

Stato 100,22 milioni di euro
Chiesa cattolica 783 milioni di euro
UCEI 3,77 milioni di euro
Luterani 2,69 milioni di euro
Avventisti 2,36 milioni di euro
Valdesi 4,5 milioni di euro
ADI 0,71 milioni di euro

Com’è stata utilizzata questa cifra enorme dalla Chiesa Cattolica?
Nel 2004 andò così:
Esigenze di culto: 47,2%
Sostentamento del clero: 34,1%
Opere di carità: 18,7%
[Fonti: ADUC, 8 per mille (sito della Chiesa)]

Ribadisco che i dati ufficiali si fermano al 2004. Ma mi pare di ricordare che nel 2007 gli introiti della Chiesa cattolica fossero di un miliardo di euro tondo tondo…

CRITICHE MOSSE NEI CONFRONTI DELL’8 PER MILLE tanto da organizzazioni religiose che da esponenti del mondo laico:
– Vengono finanziate a fondo perduto confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare e, soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non ha alcuna utilità sociale. Nell’aprile 2005, la Rai rifiutò di trasmettere “per motivi di ordine deontologico” uno spot della Chiesa Valdese dal titolo “Molte scuole, nessuna chiesa”, con il quale i Valdesi intendevano sottolineare, in polemica con la Chiesa cattolica, come i fondi ottenuti dall’8 per mille non sarebbero stati utilizzati a fini confessionali o pastorali, ma solo per progetti di solidarietà e assistenza.
– Diverse proposte sono state presentate per abolire il meccanismo dell’8 per mille o destinarlo ad altri fini di maggiore utilità sociale, in particolare al finanziamento pubblico della ricerca scientifica, proposta verso cui stando a una ricerca condotta nel 2002 il 78% degli italiani si dichiarò favorevole.
– Lo Stato italiano, a differenza delle confessioni religiose inserite nella ripartizione, non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Secondo Curzio Maltese, come riportato in una inchiesta sul quotidiano ” la Repubblica ” svolta nel 2007, quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all’infanzia svantaggiata, il cassiere della Conferenza Episcopale Italiana monsignor Attilio Nicora reagì duramente, sostenendo che lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa.
– Le entrate dell’otto per mille sono devolute a organizzazioni religiose, solo se esse hanno concordato con lo Stato un’apposita intesa e questa è stata ratificata dal Parlamento. Ciò esclude per ora alcuni movimenti religiosi numerosi come i musulmani, i testimoni i Geova e i buddisti, non fornendo alternative ai contribuenti di tali confessioni se non la devoluzione del proprio contributo allo Stato. L’inserimento di altre confessioni nella distribuzione dell’8 per mille aumenterebbe la percentuale di chi esprime una scelta, farebbe diminuire il numero delle scelte inespresse e ridurrebbe il divario tra la percentuale di scelte per un determinato ente e la percentuale del gettito devoluto all’ente stesso. Per questo motivo la Chiesa cattolica, attraverso i parlamentari cattolici, ha di fatto bloccato la ratifica dell’accordo (già sottoscritto) con i testimoni di Geova e impedito l’avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie un contributo ben superiore alla loro percentuale reale, con un mancato apporto economico per la Chiesa cattolica valutabile in centinaia di milioni di euro.
 
ALTRE QUESTIONI FISCALI
Si tratta di una tale palese ingiustizia, anzi dico “di una vera e propria porcheria” che non la digerirei neppure con quintali di bicarbonato. Mi arrabbiai moltissimo allora, mi arrabbio ancora adesso anche soltanto a rievocarla… Si tratta dell’abolizione dell’ICI per tutti i palazzi di proprietà Vaticana – anche quelli in cui si esercitano attività commerciali. Il 5 ottobre 2005 il Senato approvava la conversione in legge del decreto legislativo, presentato dalla Commissione infrastrutture a firma dell’allora ministro Lunardi (quello che… “bisogna convivere con la mafia”) intitolato “Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture”; fra le altre cose l’articolo 6 tratta dell’esenzione della Chiesa cattolica dal pagamento dell’Ici sugli immobili dove si svolgono attività “connesse a finalità di culto anche in forma commerciale”. Cioè il Vaticano è esentasse non solo per chiese e diocesi, ma anche per le tante, tantissime attività lucrative di scuole, ospedali, ristoranti e quant’altre sedi dove si svolga puro commercio.
C’è da precisare che già dall’entrata in vigore della legge che ha istituito l’ICI (n. 504/92) le proprietà della Chiesa utilizzate a fine religioso, così come vuole la legge sui beni ecclesiastici e per il sostentamento del clero cattolico, erano esentate dal pagamento come sede di diocesi e parrocchie (circa 26.000), chiese (100.000), case generalizie e santuari (circa 3.000), musei e biblioteche (circa 2.300). Gli altri immobili o parti di immobili con finalità commerciali, così definiti da un’autocertificazione della Curia senza che vi siano state verifiche di sorta, come scuole, ospedali, case di cura e di riposo (circa 10.000), centri di accoglienza, di soggiorno e pensionati (circa 2.000), librerie (oltre 300), erano soggette al pagamento. Almeno così era l’interpretazione della legge che aveva suscitato non poche controversie legali locali fra Curie e Comuni, destinatari della tassa.
A sollevare preoccupazioni per il Vaticano sono state due sentenze della Cassazione emesse nel marzo 2004 che specificavano che solo gli immobili “direttamente utilizzati per lo svolgimento delle attività istituzionali” possono essere equiparati “a quelli aventi fine di istruzione o di beneficenza” e quindi esonerati dall’ICI. Non lo sono invece “gli immobili destinati ad altro, cosicché un ente ecclesiastico può svolgere liberamente anche attività commerciale ma non per questo si modifica la natura dell’attività stessa”, (sentenza n. 4645 della V Sezione civile). Dopodiché la Cei si è mobilitata e dopo forti pressioni, direttamente sull’ex ministro dell’economia Siniscalco e poi attraverso vari personaggi del governo, ha imposto l’inserimento della norma “salva-ICI” all’interno del decreto infrastrutture per farlo votare con urgenza.
L’immane patrimonio papalino, solo a Roma (un quarto degli immobili romani della chiesa), è valutato in 80 miliardi, in sedi prestigiose e di grande valore architettonico. Un cospicuo “tesoro” che si allarga e arricchisce sempre più se si pensa agli introiti che producono le attività commerciali come pensionati delle suore, pagati a caro prezzo da ragazze e studentesse fuori sede, ai ristoranti, alberghi per pellegrini, e quant’altro e tutto senza tasse. Una disparità di trattamento inaccettabile e solo a favore delle gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cattolica che ingrassano alla faccia dei cittadini, cattolici e non, sempre più impoveriti da tasse e gabelle statali e comunali. Cosa questa denunciata anche dagli esponenti di altre confessioni religiose che non beneficiano di esenzioni di alcun genere.
Gli edifici “miracolati” dal governo Berlusconi (modello 2001-2006) vanno dalla lussuosa clinica romana Salvador Mundi, alle facoltose scuole degli Scolopi di Firenze, dall’Università Cattolica di Milano alla libreria Gregoriana di Padova mentre scuole, ospedali e università pubbliche languiranno nell’abbandono più totale e dovranno pagare tasse ancor più salate.
Ma a tutto c’è un peggio, se si pensa che il Vaticano prima si è precipitato a minimizzare la notizia tanto da definirla sul portavoce ufficiale “L’Avvenire” una “non notizia” perché “tutto è come prima”: l’articolo 6 è solo la “norma interpretativa della legge che istituì l’ICI”. Poi si è attrezzato per richiedere gli arretrati “ingiustamente” versati ai Comuni dal 1993 in poi. E meno male che il “risarcimento” ha riguardato soltanto i cinque anni precedenti poiché oltre il quinquennio scatta la prescrizione.

RAPPORTI CHIESA-STATO IN EUROPA
Visto che siamo nell’Unione Europea riporto qui di seguito ciò che ho trovato dopo una ricerca, per avere un quadro – anche se parziale – di alcune regole vigenti in Paesi a cui siamo legati.

AUSTRIA – Sono riconosciuti dalla legge ventidue culti che accedono a vantaggi di tipo fiscale e riscuotono delle imposte direttamente dai loro fedeli. I rapporti con la Chiesa cattolica sono disciplinati da un Concordato.
IRLANDA – La Costituzione emanata nel nome della Santissima Trinità. Il giuramento che deve prestare il Presidente impedisce a un ateo o a un agnostico di accedere alla carica. Lo stato non finanzia la Chiesa cattolica, tuttavia garantisce l’esenzione dalle imposte sugli immobili. L’insegnamento religioso è garantito durante l’orario delle lezioni scolastiche.
FRANCIA – La situazione nella Francia della Terza Repubblica e le pretese della Chiesa cattolica hanno portato le autorità statali a conferire un carattere marcatamente laico alla pubblica istruzione. In Francia una legge del 9 dicembre 1905 impose la separazione tra Chiesa e Stato, con essa la repubblica non riconosceva e non finanziava nessuna religione. In Francia, per tre secoli, gallicani, ugonotti e giansenisti si erano battuti per la libertà di culto e per l’emancipazione da Roma; questa libertà di culto, con l’emancipazione degli ebrei, fu raggiunta nel 1789, poi, nella seconda metà dell’Ottocento, si iniziò a teorizzare la separazione tra Stato e Chiesa. La dichiarazione dei diritti dell’uomo del 26 agosto 1789 difendeva la libertà d’opinione, e fu la prima tappa della laicità francese. La seconda tappa avvenne nel 1881 con l’imposizione di una scuola laica. La terza tappa si ebbe nel 1905 con la legge che sanciva la separazione tra Chiesa e Stato e dal 1968 iniziò la quarta tappa, quella della laicità, con l’attuale abolizione dei simboli religiosi in tutte le strutture pubbliche.  La Costituzione francese prevede espressamente la laicità dello Stato: negli edifici pubblici è possibile indossare simboli religiosi solo se non assumono un carattere rivendicativo, mentre è vietata espressamente (art. 28) l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti e in spazi pubblici, ad eccezione di luoghi di culto, cimiteri, musei. Nessuna chiesa riceve finanziamenti pubblici. Gli edifici di culto cattolici sono di proprietà dello Stato, che ne cura la manutenzione: il “Codice generale delle imposte” prevede l’esonero della tassa fondiaria per i luoghi di culto, a beneficio delle associazioni culturali. L’unico matrimonio ammesso è quello civile, mentre quello religioso è privo di qualunque efficacia legale e deve essere obbligatoriamente successivo a quello civile, il sacerdote che celebra il rito precedentemente è punibile. Le scuole private possono stipulare accordi con la pubblica amministrazione, ricevendone finanziamenti, ma accettando di sottoporsi a specifiche forme di controllo. Dal 1999 è stato istituito il PACS (Patto Civile di Solidarietà) con il quale si riconoscono e regolano le coppie di fatto, sia eterosessuali che omosessuali.
Tutto ciò non ha impedito nei giorni scorsi ai francesi e al loro presidente Nicolas Sarkozy di ricevere Benedetto XVI con tutti gli onori previsti dal protocollo e dovuti a un’autorità religiosa e a un capo di Stato estero. E non ha impedito allo stesso Sarkozy, nel 2004, di scrivere un libro in cui parlava della fede e dei suoi positivi incontri con personalità spirituali, e anche di ripensare ai rapporti dello Stato francese con
la Chiesa.
Pio X sentenziò che la libertà di coscienza era una peste, le coscienze dovevano essere illuminate dal magistero di Santa Romana Chiesa; nel 1906, condannò con un’enciclica la separazione tra Chiesa e Stato, come reazione alla legge francese del 1905.
DANIMARCA – La Chiesa Nazionale danese è quella luterana, il Sovrano deve costituzionalmente farne parte. Il clero luterano è stipendiato per il 40% dallo Stato, che ne sostiene anche i costi di formazione. Vi è una imposta ecclesiastica a carico dei soli fedeli luterani a beneficio della stessa Chiesa, che gode anche dell’esenzione dall’imposta sugli immobili. L’ora di religione nelle scuole è impartita dai ministri della Chiesa Nazionale: si può esserne dispensati qualora i genitori garantiscano un loro personale impegno pedagogico alternativo. L’insegnamento è neutro dal punto di vista confessionale. L’emittente pubblica radiofonica trasmette giornalmente la funzione che si svolge nella principale cattedrale del paese. Le coppie gay sono riconosciute tramite una “registrazione di partnership” con valore legale.
BELGIO – Sono riconosciuti dalla legge sei culti che fruiscono del’esenzione dall’imposta sugli immobili, ed i cui ministri sono stipendiati dallo Stato. Le associazioni umanistiche sono equiparate alle religioni (art. 181 della Costituzione), per cui i loro esponenti sono stipendiati, danno assistenza negli ospedali e insegnano etica nelle scuole. L’ora di religione e l’ora di etica sono alternative ed entrambe non obbligatorie. Il matrimonio religioso è privo di qualunque efficacia legale e obbligatoriamente successivo a quello civile. Dal 2003 è autorizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Dal 2006 è permesso alle coppie omosessuali di adottare bambini.
SPAGNA – I rapporti con la Chiesa cattolica sono disciplinati da un Concordato. E’ possibile devolvere alle chiese una parte delle entrate fiscali (5,2 per mille), mentre gli immobili e gli oggetti di culto sono esenti da imposte. Il matrimonio può essere dichiarato nullo anche dalla Chiesa cattolica con effetti civili. Dal 2005 il matrimonio omosessuale è consentito per legge. L’insegnamento della religione, esercitato da professori selezionati dalla struttura ecclesiastica, è facoltativo. Il Governo Zapatero ha preannunciato numerosi interventi di laicizzazione delle istituzioni statali.
FINLANDIA – La carica di presidente della Repubblica non prevede la necessità di appartenenza a una religione. L’attuale presidentessa si è fatta cancellare dai registri parrocchiali e oggi risulta non appartenere ad alcuna religione. Alla Chiesa finlandese (luterana) si affianca, quasi con gli stessi diritti, la chiesa ortodossa. Nelle scuole è previsto un insegnamento di etica alternativo a quello della religione. Il cambio di religione passa attraverso una procedura burocratica gestita dall’ufficiale di stato civile. I parroci vengono pagati dalle comunità religiose, gli stipendi e le pensioni dei vescovi dallo Stato.
GRECIA – La Costituzione statuisce la predominanza della Chiesa ortodossa e stabilisce che il Presidente delle Repubblica debba giurare in nome della Santissima Trinità. Non è possibile aprire edifici di culto alle religioni diverse da quella ortodossa senza il preventivo consenso di quest’ultima, né fare proselitismo. L’insegnamento religioso nelle scuole è di competenza della gerarchia ortodossa ed è limitato alle scuole elementari. Il clero ortodosso è stipendiato dallo Stato. Lo Stato gestisce gli edifici di culto, trattenendo il 35% degli introiti delle parrocchie. La decisione del governo di far scomparire l’indicazione della fede sulla carta d’identità ha provocato la reazione della Chiesa nazionale.
GERMANIA – I diritti dei gruppi atei e delle associazioni che perseguono il fine di coltivare in comune un’ideologia filosofica sono riconosciuti direttamente dalla Costituzione tedesca (art. 137), che li equipara alle associazioni religiose. Le Chiese possono imporre ai propri fedeli un tributo (anche del 9% dell’imposta), alla cui riscossione provvede lo Stato. L’unico matrimonio ammesso è quello civile, mentre quello religioso è privo di qualunque efficacia legale ed obbligatoriamente successivo a quello civile: il sacerdote che celebra il rito precedentemente è punibile. I rapporti con la Chiesa cattolica sono disciplinati da un Concordato. Dal 2002 una sentenza della Corte costituzionale federale di Karlsruhe ha sancito la costituzionalità della Legge sull’Unione per la Vita , che regolamenta anche le unioni gay che, a seguito della registrazione davanti a un ufficiale civile, hanno gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali.

Una prima conclusione è possibile, poiché i dati raccolti sono parecchi e differenziati: il mondo occidentale – e l’Italia in esso – è in forte crisi economica. Il governo italiano deve “tagliare il tagliabile” (e l’ha fatto senza remore anche e soprattutto nei confronti della giù disastrata scuola pubblica – e creando migliaia di disoccupati). E rimane reponsabile di un debito pubblico che grava su tutti noi e che è di nuovo in aumento dal giugno scorso. Noi cittadini, in gran parte, tiriamo la cinghia, una larga fascia di pensionati non prende più di quattrocento euro al mese e vive rovistando negli avanzi dei mercati rionali o rubacchiando nei supermercati, i salari dei lavoratori sono fermi da almeno tre anni. Gran parte degli italiani (bambini compresi) che avrebbero dovuto godersi ferie meritate l’estate scorsa, hanno ridotto a una settimana-dieci giorni le loro vacanze. La cassa integrazione impazza (tra un po’ penso, si farà avanti pure la Fiat.. .). Da almeno due anni sono sospesi tutti i rinnovi dei contratti di lavoro di molte categorie di lavoratori. Le auto della polizia sono senza benzina. Le fotocopiatrici dei cancellieri dei tribunali sono senza carta, penso che gli avvocati e i pm abbiano la toga perché se la comprano personalmente. In una situazione di cui non si riesce a intravedere lo sbocco, la Chiesa cattolica che – come ho cercato di dire, pacatamente e molto in sintesi perché gli argomenti sarebbero ancora tanti – già incamera dallo Stato italiano un mare di quattrini, batte cassa perché la sua scuola privata venga finanziata. Ce n’è abbastanza per scandalizzare non un elefante, ma un intero branco! Più che una congregazione religiosa sembra una banca d’affari di Wall Street. Con tutto il cinismo che esercitano, appunto, le banche d’affari. E, per dirla tutta, non di quelle banche che in questi giorni stanno dichiarando fallimento. Se il Sommo Pontefice fosse così interessato a dare un “contributo prezioso all’edificazione del bene comune dell’intera società italiana”, perché almeno non “fa finta” di non aver mai avanzato le sue inammissibili richieste di denaro per foraggiare la scuola pubblica?  
Concludendo definitivamente: tutto ciò a me pare, francamente, non c’entri un tubo con la fede. E soprattutto con l’insegnamento del Cristo. In uno stato democratico e laico come la nostra Repubblica, al contrario di quanto pensano le gerarchie vaticane, non si giustifica – se non andando contro le leggi – alcun tipo di contributo a scuole cattoliche e private in generale, poiché la pluralità dell’insegnamento, checché se ne dica, è garantita solo dal servizio pubblico, garantito a sua volta dalla Costituzione. I privati, cattolici compresi, possono aprire tutte le scuole che vogliono con le loro risorse ma, come dice la nostra Carta, per farlo non hanno diritto a un solo centesimo di finanziamento pubblico. Tutto questo, naturalmente, se l’Italia rimane uno Stato di diritto e non si trasforma in uno Stato talebano. 

Questo post è stato scritto interamente da Angela del blog paginecorsare , che ringrazio ancora per il contributo che sta dando alla discussione. Nel mio precedente post, come in questo non si intende in alcun modo attaccare la religione cattolica a cui sia io che anche l’amica Angela nutriamo un grande rispetto.

Il Papa batte cassa / 2ultima modifica: 2008-09-28T15:10:43+02:00da dalai87
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6 pensieri su “Il Papa batte cassa / 2

  1. Grande Dalai e grandissima Angela!
    Uno per averla ospitata, l’altra per aver fatto un post stratosferico, andrebbe divulgato da quanto è preciso e circostanziato. Complimenti davvero. Ovviamente sottoscrivo ogni rigo.
    Mi spiace per il derby ma tanto vi rifarete presto.
    ‘notte!

  2. A me pare che questa eccellente esposizione di Angela dimostri che Chiesa e Stato moderno sono divisi e divisibili soltanto in un’astrazione giuridica e per mezzo di essa, quale si dà, per esempio, negli articoli costituzionali riferiti al concordato, che paradossalmente è, o sarebbe, anticostituzionale, se la costituzione stessa fosse coerente con la ratio giuridica che la fonda, ovvero se gli articoli 1, 2 e 3 non fossero la più palese sconfessione degli articoli 7 e 8. Ma sta di fatto che questo è un problema dello Stato e non della Chiesa. E se lo Stato non lo risolve, la colpa è soltanto sua.
    Stato e Chiesa cattolica condividono un terreno giuridico comune, ed è questo terreno a renderli separabili in linea di principio (e di diritto) e inseparabili alla prova dei fatti. La Chiesa, e non il cristianesimo, serve allo Stato da un punto di vista pedagogico e normalizzatore; lo Stato, e non la democrazia, serve alla Chiesa da un punto di vista pratico e normativo. Lo Stato fornisce alla Chiesa un modello giuridico “al passo coi tempi” (che sono i tempi dei rapporti giuridici e di potere modellati su quelli economici e sociali), mentre la Chiesa fornisce allo Stato, di rimando, un modello etico-educativo che in realtà è soltanto sussidiario rispetto all’imposizione di un’etica pubblica effettivamente laica, la quale ha mezzi molto più efficienti di un qualunque pretino di paese per convincere la gente a fare quel che deve per la Patria, per la Nazione, per il Partito o per se stessa.
    Se la Chiesa non affondasse per intero le sue radici nel diritto romano, allora forse sarebbe possibile pretendere di assegnare a Chiesa e Stato spazi, funzioni e linguaggi differenti. Ma così non è, e non sarà mai. Stanti le condizioni attuali, voler mantenere distinti i ruoli dello Stato da quelli della Chiesa, voler corrispondere nella pratica a ciò che i primi tre articoli della costituzione enunciano soltanto in teoria, significa separare con un paio di cesoie due gemelli siamesi uniti per la testa. E nonostante io sia per un’eugenetica selvaggia, temo proprio che nessun ateo borghese con un minimo di senso dello Stato acconsentirà mai a questa strage degli innocenti, semplicemente perchè i due sfortunati gemellini vivono in simbiosi sotto le amorevoli cure di un ordinamento giuridico comune, il quale, nel corso delle sue peripezie storico-politiche, ha dapprima espropriato il cristianesimo del suo senso di giustizia per restituirgli una Legge che da Augusto a Berlusconi è rimasta sostanzialmente invariata, e che poi, molto più di recente, ha sottratto alla sovranità statuale il suo volto dispotico per attribuirle una “teoria democratica” che non cessa di evolversi in forme più o meno mistificanti.
    “Date a Cesare…” è una delle frasi più rivoluzionarie della storia. Peccato che la Chiesa l’abbia presa alla lettera. Forse toccherebbe proprio ai non cristiani cominciare a fraintenderla come si deve…

  3. Ciao Dalai,
    ti ringrazio nuiovamente per avere scelto autonomamente di ospitare, con molta cortesia, il mio commento trasformandolo integralmente in un post. Mi riprometto, quando e se avrò altre occasioni per commentare – da te o da altri – di fare il possibile per essere più breve e sintetica, in modo che nessuno debba porsi un problema simile a quello che ti si è presentato in questo frangente: mi sono resa conto a posteriori, infatti, che probabilmente il tuo atto gentile ti ha procurato più di un motivo di imbarazzo. Un imbarazzo che, francamente, comprendo anche se non condivido.
    Non devi adombrarti se tale post non ha prodotto, secondo te, il dibattito in cui tu avevi riposto alcune legittime speranze: alcuni degli interventi, infatti, mi paiono, oltreché eccellenti nella forma, altamente significativi per i contenuti, e a mio parere segnano positivamente, per livello di analisi e di approfondimento, l’andamento della discussione.
    Tengo particolarmente, infine, a confermare convintamente – a te e a tutti coloro che mi leggono – il contenuto del primo paragrafo di questo mio “post ospitato”: quella che ho definito in modo un po’ ironico la mia “solenne dichiarazione”, infatti, ha origine e fondamento nei modi spesso molto scorretti con i quali, qui o in altri spazi, vengono spesso redatti i commenti o proposti argomenti di discussione.
    Grazie ancora e un saluto da Angela.

    P.S. Se, grazie ai potenti mezzi di myblog.it non riuscirò a far partire questo commento, lo riporterò nel mio blog, dove proprio oggi ho postato un pezzo che, almeno nelle intenzioni, vorrebbe essere satirico…

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