Propaganda fascista

Dopo “CHIAMATE LA POLIZIA” di Libero di Vittorio Feltri, giornale in cui scrive, come editorialista principe Renato Farina giornalista pagato dai servizi segreti, e Luciano Moggi. Oggi il Giornale di Berlusconi, titola “RISCHIO INFILTRAZIONI BR”:Studenti indignati o professionisti della protesta? Chi sono davvero i personaggi, in divisa no-global d’ordinanza, alla testa dei cortei di universitari che in questi giorni occupano aule, piazze e talk show? Alcuni di loro sono diventati a tempo di record personaggi mediatici. Ma, dopo gli scontri violenti di Milano, le forze dell’ordine hanno scandagliato più a fondo il passato di alcuni giovani. E quel che è emerso non è tranquillizzante. Perché insieme a studenti «veri» (anche se spesso un po’ in arretrato con gli esami) compaiono giovani con curriculum pieni di denunce e, peggio, estremisti e anche personaggi da tempo sotto attenzione per la loro contiguità con l’eversione rossa.
Dopo gli scontri VIOLENTI di Milano: a Milano l’unica violenza che si è vista è stata quella della polizia che ha manganellato i ragazzi anche a terra. Ragazzi che avevano in mano solo striscioni.

La classica propaganda delle dittature, una volta c’era chi incendiava il Reichstag e dava la colpa ai comunisti, da noi c’è chi vuole instaurare uno stato di polizia con la classica strategia della tensione che caratterizzò gli anni ’70,”con l’infiltrazione di gruppi terroristici spingendoli a compiere azioni tali da creare allarme e terrore nell’opinione pubblica al fine di giustificare misure come l’instaurazione di uno stato di polizia, o di destabilizzare la posizione dell’Italia nelle sue alleanze, anche attraverso il confezionamento di attentati stragisti congegnati in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell’estrema sinistra o dell’estrema destra, o tramite lo sfruttamento mediatico di attentati effettuati da normali terroristi.” Quante fandonie ci hanno raccontato da Piazza Fontana in avanti? Chi ha attivato il timer delle stragi di Stato? Chi ha ucciso Moro? Ai nostri giorni si infiltrano i famosi “facinorosi” di Berlusconi nelle manifestazioni come forse è già accaduto nel G8 di Genova. In pratica ciò che ha detto il demerito Presidente e Senatore a vita (speriamo breve) Francesco Cossiga. Si continuano a provocare gli studenti, li si minaccia in modo da farli ancora di più radicalizzare nella protesta, li si demonizza tramite i giornali di partito con il chiaro fine di mettergli contro il resto della popolazione, quella vedova del manganello, quella del signore in giacca e cravatta che guarda il Tg e si compiace delle manganellate, quella che: se c’era lui poi vedevi se questi ragazzacci erano in strada o studiavano come pecorelle.

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.
Berlusconi ascolta sempre i maestri, da Liceo Gelli il pduista a Dell’Utri il mafioso fino a Cossiga il Gladio, il movimento filo americano che avrebbe dovuto, devastare con bombe, sommosse ed altro la nazione in caso di vincita della sinistra..

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

una fase degli scontri provocati da squadristi e infiltrati

RIDAMMI LA MIA BANDIERA INFAME FASCISTA

ORA PIU’ CHE MAI W PIAZZALE LORETO

Propaganda fascistaultima modifica: 2008-10-26T12:31:00+01:00da dalai87
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12 pensieri su “Propaganda fascista

  1. ciao dalai , bellissimo post. A mio parere questo governo vuol distruggere la scuola pubblica, per distruggere la democrazia. La scuola pubblica con la sua pluralità di idee, con la libertà di insegnamento dà un gran fastidio a berlusconi e ai suoi servitori e camerati.
    Gli studenti e gli insegnanti stanno combattendo una battaglia dufficilissima e penso che sul momento non riusciranno a vincere, però bisogna sostenerli, perchè questo governo di servi di approfittatori di ottusi prima o poi deve cadere

  2. Ciao dalai,
    ti segnalo il mio post odierno (“Spranghe tricolori”) sui fatti di ieri a Roma, piazza Navona. Nel post vi sono riferimenti a un blog che ti avevo già segnalato (georgiamada.splinder.com) e a quanto scrive oggi sul suo blog Beppe Grillo.
    Buona giornata da Angela

  3. Grazie del passaggio e del commento. Ti segnalo ancora lo straordinario video della conferenza stampa alla Sapienza sull’aggressione fascista a Piazza Navona
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-sapienza-video/
    Qualcuno dice che gli imbecilli non hanno colore politico: chi lo sostiene dovrebbe perlomeno fare un po’ di esercizio di onestà intellettuale, troppo spesso totalmente assente, sulla scia di quanto dicono e purtroppo fanno i nostri schifosissimi governanti: ovvero, quando la faziosità si maschera da “super partes”… Che vergogna!

  4. Oggi ti posso dare ragione, v’è andata bene… 🙂
    E pure l’ineffabile rosetti dei miei stivali ha voluto lasciare, da buon protagonista quale vuol sempre apparire, il suo tocco magico sul risultato. Complimenti a lui, arbitro di infima categoria. Detto questo, da domenica si riparte.
    Sulla polemica della manifestazione, per ora mi astengo proprio per il motivo che più se ne parla più si da ragione a kossiga.
    Ciao!

  5. Il fascismo in doppiopetto è molto più pericoloso di quello in camicia nera. Sentito che stronzate hanno detto in Senato? Cercavano un pretesto per mazzolare i ragazzini, lo hanno trovato, hanno trovato i soliti servi fascisti disposti a fare il lavoro sporco pur di dimostare di essere grand’uomini e darsi una ragione di esistenza. Fasci e padroni, una sola razza di criminali. Si comincia sempre così, prima della polizia si mandano avanti i fascisti per testare la risposta del movimento e preparare il terreno ai manganelli: è l’abc della repressione. E poi ovviamente la colpa è dei comunisti violenti e cannaroli. E vabbè, se in una situazione come questa da destra a sinistra, dal Colle alla pianura si ha il coraggio di invocare il “diritto allo studio” per i servetti del padrone, si è capaci di giustificare qualunque crimine compiuto in nome della legalità e di quel maledetto “buon senso” che non si sa manco che è.
    Cmq vorrei spendere una parola per una povera martire che risponde al nome di Mariastella Gelmini, poverina! Deve fare da parafulmine alle porcate di Giulietto… e magari ne spendo mezza per il parlamento, poverino! Deve fare da parafulmine alle porcate di Confindustria… gira che ti rigira, il colpevole, il mandante, è sempre lo stesso.
    Resistenza!

  6. Per capire i motivi – che non significa condividerli, ma soltanto analizzarli, dare una spiegazione razionale ai fatti – per cui Mussolini sia stato appeso con l’amante e quindici gerarchi fascisti in piazzale Loreto a Milano occorre sapere, prima di tutto, che la Resistenza è stata una vera e propria guerra (e probabilmente in molti non vi è – fortunatamente – neppure una pallida idea di che cosa sia una guerra. Sì, io ce l’ho, perché si dà il caso che ci fossi, a Milano, anche sotto i bombardamenti… e non ero neppure tanto piccola da non ricordare…).
    Le azioni dei partigiani, anche nelle città, appoggiavano soprattutto quelle degli alleati che bombardavano le città. C’erano dunque partigiani (“di parte” , come dice la parola stessa, cioè “di parte antifascista”), che rivolgevano le loro azioni di disturbo, di sabotaggio, di attentato ecc. contro fascisti e nazisti che andavano cacciati – come furono – certamente con qualcosa di più di un semplice invito… E c’erano i fascisti repubblichini di Salò che collaboravano con i nazisti: se, rastrellando un paesino, catturavano partigiani li torturavano e li impiccavano (basta qualche visita agli archivi della Storia della Resistenza che si trovano in quasi tutte le città italiane per raggiungere migliaia di documenti e di fotografie…), se non li trovavano davano a ferro e fuoco il paesino stesso presumendo che dai suoi abitanti giungessero gli aiuti ai partigiani stessi. Le chiamavano ritorsioni anche se in realtà si trattava di vere e proprie stragi di civili inermi: donne, vecchi e bambini. A loro volta fascisti e tedeschi intendevano tenersi i territori in cui erano ancora insediati. La differenza sostanziale tra gli uni e gli altri (una differenza che non consente di metterli in alcun modo a confronto, anche se qualcuno ha tentato di farlo – e gli rende anche bene visto il clima acritico al limite della narcosi che vige ormai nel nostro Belpaese…) era che per il fascismo e il nazismo si trattava di dittature in cui tutte le libertà essenziali erano soppresse, mentre alleati e formazioni partigiane intendevano liberare il nostro paese proprio da quella dittatura, ripristinare le libertà conculcate e dare un assetto democratico all’Italia. Cosa che avvenne anche se, ahimè, buona parte della classe dirigente fascista passò “armi e bagagli” nelle strutture della nascente Repubblica Italiana. Che si diede comunque quella Costituzione antifascista che è ancora oggi in vigore (occorrerebbe ricordarlo quando si vedono per esempio giovinastri, quelli sì facinorosi, fare il saluto fascista sulla scalinata michelangiolesca del Campidoglio – vergogna per Roma, vergogna per il Campidoglio e vergogna perfino per Michelangelo).
    In secondo luogo è necessario sapere che otto mesi prima (10 agosto 1944) della fucilazione e della successiva impiccagione di Mussolini in piazzale Loreto a Milano vennero fucilati quindici partigiani. Cioè quindici uomini, catturati e detenuti in quanto combattenti per la conquista della libertà del loro Paese. Quindici tra le migliaia e migliaia di donne e di uomini che NON VOLEVANO UNA DITTATURA nel nostro Paese Avevano nome e cognome, famiglia e figli. E, ripeto, avevano messo in gioco la propria vita per far vivere noi, qui, adesso, in un Paese LIBERO. Erano quindici e i loro nomi erano: Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vito Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati (sì, li ho copiati e incollati – o se preferite, trascritti – non sono un’emula di Pico della Mirandola…). Quei quindici partigiani furono prelevati dal carcere di san Vittore all’alba e portati in piazzale Loreto. Qualcuno tentò la fuga, ma fu raggiunto dai colpi dei fascisti della brigata Muti, che li fucilarono. I loro corpi rimasero sul terreno fino al pomeriggio inoltrato, e si aggiunsero gli oltraggi dei fascisti, rimasti a presidiare i cadaveri. Rimasero esposti alla vista dei cittadini milanesi: una cosa incivile, esattamente come fu incivile l’esposizione di Mussolini e dei quindici gerarchi fascisti. Vi fu in questo secondo caso una sorta di “vendetta”: a Milano Mussolini era particolarmente odiato. Fu proprio da Milano che partirono le sue avventure – quelle della “Marcia su Roma” che si concluse con l’avvento della dittatura, e quella degli ultimi, tragici atti della Repubblica di Salò. Avventure, smanie di potere, che avevano portato l’Italia a un disastro immenso. E Milano in particolare alla pressocché totale distruzione. Ma qualcuno veramente pensa che la guerra sia un avvenimento che mantenga qualche grado di civiltà nei rapporti tra gli uomini? Che vi sia qualcosa, in guerra, a cui sia possibile “non arrivare mai”? Non vi dicono niente Abu Ghraib o Guantanamo? Pensate che in quei posti sia presente una qualche forma di civiltà? La guerra è quanto di più incivile si possa immaginare. E il grado di inciviltà di quella avvenuta in casa nostra quelli che c’erano l’hanno misurato “da vicino”, certamente più da vicino di quando si vedono scorrere “immagini di guerra” nelle emittenti televisive, mentre magari ci si trova piacevolmente seduti a pranzo… Se volete fare un esperimento, guardate i filmati della BBC (acquistati dalla Rai e mai trasmessi – si trovano su molti blog e siti web, anche sul mio) sui crimini commessi dagli italiani nelle guerre coloniali fasciste, magari vi farete un’idea di che cosa significhi sostenere, come sostengo, che la guerra è di per sé una delle azioni più incivili che gli uomini hanno commesso e continuano imperterriti a commettere!
    Questa vicenda, insieme agli altri delitti nazifascisti durante l’occupazione nazista in Italia, è emersa nei suoi particolari solo nel 1994, quando furono trovati 3000 faldoni nascosti nell’archivio del Tribunale Supremo Militare di Roma, in un armadio con le ante rivolte verso il muro (l’hanno chiamato “l’armadio della vergogna”). Quello stesso armadio restituì la documentazione di una miriade di ulteriori stragi nazifasciste compiute in varie zone d’Italia. Tutta quella documentazione era stata occultata dai governi, in prevalenza democristiani, che si erano succeduti in Italia dal dopoguerra perché “occorreva non turbare ulteriormente gli italiani” (grazie Andreotti & C).
    Bisogna ricordare ancora, per i Quindici Martiri di quel 10 agosto, che si trattò di un vero e proprio eccidio e non di una ritorsione: era stato infatti fatto saltare in aria un camion tedesco, il giorno prima, anche se nessun militare tedesco era rimasto ucciso. E i tedeschi nei loro proclami avevano annunciato ritorsioni (dieci esecuzioni per ciascun morto) nel caso di uccisione di loro soldati. L’eccidio dei “Quindici Martiri” (che fu per un certo periodo di tempo il nome assegnato a piazzale Loreto) fu commentato dallo stesso Mussolini che dichiarò: “Questo sangue ci si ritorcerà contro”. Otto mesi dopo il corpo senza vita del duce fu appeso nella stessa piazza: e non casualmente con lui furono appesi quindici gerarchi fascisti.
    Sarebbe anche il caso di riflettere su un ulteriore fatto che dovrebbe essere noto a tutti: la seconda guerra mondiale è stata scatenata dai nazifascisti – dal dittatore tedesco Hitler che la iniziò occupando la Polonia e dal dittatore italiano Mussolini che gli si accodò perché riteneva di “saltare sul carro del vincitore” spartendo in tal modo “il bottino” in termini di territori e di risorse appartenenti ad altri popoli (in ciò dimostrando tra l’altro quanto la “furbizia”, che pare uno dei caratteri distintivi del nostro popolo, non paghi). Nella sola Europa, per responsabilità principale di questi due criminali, si sono contati oltre 60 milioni di morti e distruzioni di città e di patrimoni artistici, letterari, storici incalcolabili. Il Giappone, poi, fu determinante dopo Pearl Harbor per l’entrata in guerra degli Usa. Ricordo che l’Urss era nella coalizione alleata (Usa, Francia, Inghilterra ecc.), furono i russi i primi a entrare a Berlino e anche a liberare gli internati nei campi di concentramento e di sterminio, e dobbiamo anche a loro se quella guerra ebbe termine. Poi vi fu Norimberga, e i gerarchi nazisti tentarono di discolparsi dicendo che avevano “ubbidito a ordini superiori”. Se Hitler e Mussolini furono sconfitti – che ci piaccia o meno – lo si deve soprattutto alla resistenza sovrumana delle popolazioni dell’Urss. Così come si deve alle iniziative dell’ultimo segretario del Partito comunista sovietico, Mikail Gorbaciov, l’avvio del processo pacifico di democratizzazione che da vent’anni è in atto in Russia.
    Io penso che essere fascisti oggi sia veramente uno degli anacronismi più assurdi. Tali da rasentare l’incredibile.

  7. Ah, poi sono del tutto d’accordo con rdv sul fatto che il “fascismo in doppiopetto” sia ancor più pericoloso di quello “in camicia nera”: più subdolo, più coinvolgente, più condizionante soprattutto se condito da un populismo nauseante. E poi, ultimamente, il guardaroba del presidente del consiglio abbonda anche di camicie nere…
    E comunque da ieri sera sappiamo dall’autore stesso del “Piano di rinascita nazionale” – il capo della P2 – che, per l’attuazione del Piano stesso “l’unico che può andare avanti è Berlusconi”. Per quanto mi riguarda, era un concetto che già mi era spaventosamente chiaro almeno a partire da una famosa intervista di Gelli del 2003.
    Pertini aveva definito la P2 una “associazione a delinquere”, ma in questa strana Italia in cui “essere delinquente” è in molti, troppi casi sinonimo di “essere rappresentante del popolo italiano” – vale a dire come minimo deputato o senatore – non mi meraviglierebbe che si iniziasse a destrutturare e poi a demolire sistematicamente anche quella splendida figura di Presidente della Repubblica Italiana che è stato Sandro Pertini.
    Mi permetto di consigliare la lettura della relazione sui lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 istituita nel 1981 e presieduta dalla democristiana Tina Anselmi, un’altra grande, stimata figura nella storia della democrazia italiana. La frase conclusiva di tale relazione è la seguente:
    «La prima imprescindibile difesa contro questo progetto politico, metastasi delle istituzioni, negatore di ogni civile progresso, sta appunto nel prenderne dolorosamente atto, nell’avvertire, senza ipocriti infingimenti, l’insidia che esso rappresenta per noi tutti – riconoscendola come tale al di là di pretestuose polemiche, che la gravità del fenomeno non consente – poiché esso colpisce con indiscriminata, perversa efficacia, non parti dei sistema, ma il sistema stesso nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica». Che vuol dire, appunto, che colpisce il sistema democratico.
    Qui di seguito, i link:
    http://www.strano.net/stragi/tstragi/relmp2/index.html
    http://legislature.camera.it
    Buona giornata da Angela

  8. Io non vedo questa differenza tra una guerra combattuta “deontologicamente”, applicando quel paradosso giuridico che è il diritto di guerra, e le “atrocità” che si commetterebbero in deroga a questo diritto o comunque violando talune leggi non scritte che non avrebbero tuttavia alcun fondamento al di fuori di se stesse. Ho letto i commenti di rosanna e teo e li trovo in gran parte giusti, ma non mi spiego, da una parte, quale dignità possa esserci in una morte in tempo di guerra, e dall’altra quali freni inibitori dovrebbero precludere a chicchessia la possibilità di perpetrare delitti ancora più atroci di quelli che la guerra riserva di per sè. Per esempio, non è che appendendo Mussolini faccio qualcosa di peggio che appendere Saddam o chi per lui. Non è che se ammazzo un terrorista in nome della dignità umana faccio un gran favore a questa dignità. Che la guerra non sia una cosa bella siamo d’accordo tutti. Ma su quale criterio andiamo a discriminare tra violenze più o meno dignitose da perpetrare in tempo di guerra, tra violenza giusta, necessaria, e violenza bestiale, superflua? Un bombardamento su Baghdad è più umano di una fucilazione senza processo? E chi processa tutta quell’umanità che muore dall’altra parte del mondo per i nostri profitti, per la nostra sicurezza, per la nostra pace? Insomma, le mutande della Petacci sono più scabrose della guerra stessa? In ogni tempo e in ogni luogo i simboli del regime cadono e devono cadere con il maggior fragore possibile perchè un tempo nuovo, relativamente nuovo, possa cominciare. E non è che esponendo un cadavere alle mosche regredisco ad uno stadio di bestialità più infimo di quello che dimostro quando imbraccio un fucile ogni volta che la “causa” di turno lo richiede. Gli americani che alla caduta di Baghdad stendono una bandiera a stelle e strisce sulla statua del dittatore, coprendone sul volto, compiono un’azione meritoria, stupida, deprecabile, bestiale? Non cedono anche loro a quei bassi istinti che nulla avrebbero a che fare con le necessità di una guerra giusta? Non dovrebbero soltanto uccidere tanta brutta gente e poi andarsene in grazia di dio? E invece eccoli lì che buttano giù i simboli del regime per disfarsi della vecchia dittatura e cominciare con la nuova. A piazza Loreto è successo qualcosa del genere. Regolare amministrazione. Non è che dopo vent’anni di dittatura e la più sanguinosa guerra della storia io prendo il pelatone e lo porto davanti alla corte per sottoporlo a regolare processo. Perchè dovrei farlo? La condanna è scritta nella guerra stessa. Una violenza che si voglia misurata, legittima, contrattata, può essere soltanto la violenza dello Stato nella sovranità del suo ordinamento. Ma a piazza Loreto, ad esporre i cadaveri della dittatura, non c’era il potere costituito di uno Stato repubblicano ancora lungo da venire, ma il potere costituente del popolo armato. E mi pare che se piazza Loreto non va bene, e invece va bene una guerra combattuta a norma di legge, ciò derivi soltanto dalla fiducia che si ripone nella giustezza del potere costituito e dalla sfiducia che si riserva alla giustizia del potere costituente, cioè all’esercizio diretto (non legittimo nè illegittimo) della sovranità popolare. Finchè è lo Stato ad uccidere, esporre, torturare, va bene. Cioè, non va tanto bene, e infatti chiunque ammetterà a malincuore che queste atrocità, purchè non “eccessive”, “giuste”, “mirate”, “misurate” sono purtuttavia necessarie (necessarie per cosa? per difendere quali interessi? questo è un altro problema). Ma nel momento in cui la violenza non è delegata, non è rappresentabile, non è comprimibile nell’ipocrisia del diritto, allora questa violenza diventa criminale, bestiale, “ingiustificata”. Eppure si sa che qualunque violenza giustificata nel nome del comune interesse, regolamentata a norma di legge e vincolata dal pregiudizio costituzionale, trova il proprio fondamento giuridico in una violenza (politica) perpetrata nel nome di un interesse particolare, unilaterale. Per esempio, la nostra costituzione (ma qualunque costituzione) nasce in seguito a una guerra, e nasce, nello specifico, antifascista, perchè unilateralmente le forze antifasciste si sono imposte sulle forze fasciste, salvo sdoganarle a costituzione ultimata.
    E allora il quadro si ricompone. C’è uno Stato, un potere costituito, che esercita un monopolio sulla violenza, che ha il monopolio della violenza legittima e che commette atrocità a norma di legge (carcera, reprime, tortura e uccide: non con la ghigliottina, ma, per esempio, col diritto del lavoro). E poi ci sono forze che tendono, in determinati momenti e a determinate condizioni, a porre in essere una violenza non statuale, non costituita, ma costituente e per ciò stesso eversiva dell’ordine costituito come era quella partigiana. Certo, la violenza dello Stato è molto più professionale della violenza cosiddetta criminale. Ma non è più giustificata di quella. Non c’è nulla che fonda la legalità, tranne il crimine che la impone. E se questo crimine, per noi, si chiama piazza Loreto, allora la nostra legalità è per forza antifascista, allora piazza Loreto è il principio della democrazia italiana: un punto di partenza, un’azione bestiale adeguata alla bestialità della dittatura.

    Un’altra cosa già che ci sono… e che si ricollega a questo in fondo. Si parla sempre di violenza e di violenza legittima e illegittima. Non c’è nemmeno bisogno che dica da che parte sto sui fatti di piazza Navona. Ma obiettivamente, a parte le personali convinzioni di chiunque, anche qui potrei chiedermi, con la più grande ingenuità di questo mondo, perchè mai la violenza della polizia dovrebbe essere legittima e legittimata, e qual è la differenza tra uno che impugna un bastone e uno che impugna un manganello. Le forze dell’ordine brandiscono regolarmente i loro manganelli, hanno quasi sempre i pugni alzati (per colpire, non per manifestare) e molto spesso espongono all’obbiettivo un buon numero di braccia tese (per manifestare, non per colpire). Esistono carabinieri selezionati e selezionati reparti dell’esercito che sono squadre fasciste in piena regola, strutturate intorno ad un progetto di violenza fascista da esercitare in nome dello Stato. In questo caso, tra l’altro, il fascismo è considerato per quel che è e che è sempre stato: un metodo politico funzionale al mantenimento degli equilibri di classe nella crisi dello Stato liberale, non un’ideologia di pochi nostalgici del ventennio. Insomma, su che cosa la fondiamo questa benedetta violenza legittima, se non sulla violenza stessa? E questa fondazione e senz’altro necessaria dal momento che soltanto una volta che la legittimità della violenza sia fondata su basi apparentemente coerenti, si può difendere coerentemente l’operato della polizia e condannare l’operato dei partigiani. Si dimentica, che ne so, Carlo Giuliani, e tornano a galla le mutande della Petacci. Ecco, da piazza Loreto a piazza Navona passando per piazza Alimonda (e perchè no, piazza Fontana, piazza della Loggia…) ci sono molte cose che trovano un raccordo nella storia di questo paese. La violenza partigiana non sta bene a quanti, con la coscienza di oggi, reputano giusta, necessaria la violenza poliziesca. Però le domande rimangono. Una manganellata è giustificabile? In nome di che cosa? E un corpo appeso è deprecabile? Nuovamente, in nome di che cosa? Qual è l’interesse che c’è dietro ai giudizi di valore sull’uso legittimo della violenza? Perchè lo Stato democratico può sparare a un ragazzo e un partigiano non può sparare a un dittatore?
    Intendiamoci, tutta ‘sta roba non c’entra una cippa con la protesta degli studenti. Ho citato piazza Navona in un discorso più generale. Il movimento, questo movimento, è e resterà pacifico, nonostante le provocazioni.

  9. Capito. Ma questo limite da non superare chi lo stabilisce, perchè, secondo quali criteri? Che differenza c’è tra processare un tizio ed esporlo sulla pubblica piazza? Fino a un paio di secoli fa si giustiziavano i criminali en plein air, davanti alla popolazione, per dare il buon esempio, e tutt’oggi si lapidano le adultere per mano della popolazione, per darsi il buon esempio: questo ci dice un’esecuzione non si riduce all’atto di dare la morte, ma, dando la morte in un certo modo, produce un senso sociale e politico della morte essenziale per il futuro della comunità. Mussolini lo hanno ucciso ed esposto i partigiani, Saddam invece è stato impiccato e nascosto da un governo, fantoccio quanto si voglia, ma governo. C’è un abisso tra i due. Ma perchè piazzale Loreto dev’essere peggio di un’esecuzione ordinata dallo Stato? Qual è la discriminante? Dove ci si deve fermare nell’esercizio della violenza e perchè?

  10. Ma non ti arrendere! Ho capito quello che dici, ma non mi spiego questa storia dei limiti. Perchè, in virtù di che cosa si stabiliscono questi limiti? Tu dici che ogni morte merita rispetto: ma se cominciassimo col rispettare la vita, magari? Così facendo non ci troveremmo di fronte al problema di dover rispettare la morte! Intendo dire che sostenendo che un potere non ha il diritto di infierire, si ammette che ha licenza di uccidere secondo il suo ordinamento. Poi tutti ci indigniamo quando vengono a galla casi di tortura. Ma quando uccidiamo a norma di legge ci sembra di agire meglio? Perchè dare la morte si può, mentre non si può infierire su un corpo morto? Concediamo che il potere uccida a piacimento, e poi non ci sta bene che maltratti i morti? è strano! A me non sta bene che il potere maltratti i vivi! Mi sembra una grande ipocrisia uccidere qualcuno e poi onorarne il cadavere, a prescindere che sia il cadavere di Mussolini, Petacci, Saddam ecc. Noi siamo la civiltà che ha inventato la bomba atomica, è mai possibile che ci facciamo impressionare da un cadavere straziato? Un po’ di serietà, suvvia! Siamo capaci di uccidere chiunque indiscriminatamente in nome della democrazia, della pace, della libertà, della legge, di dio… com’è che ci sciogliamo di fronte a un cadavere che pende da una forca? Perchè? La nostra umanità non batte un colpo quando si tratta di uccidere i vivi, è mai possibile che si faccia sentire solo quando si tratta di infierire sui morti?

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