Opposizione sociale e comunista di fronte alle destre liberiste e clerico-fasciste

I figli di Almirante nel PdL di Berlusconi. Fa sorridere a primo impatto vedere un partito storico, come quello di An, che pur essendo all’opposto delle mie idee, devo riconoscere una loro storia politica di ideali anche se sempre figli della destra fascista dell’Msi. Adesso sono stati inglobati in un partito fantoccio che ha costruito il suo elettorato sulla potenza mediatica di una sola persona, Berlusconi, e la sua politica sul populismo ignorante e sugli interesse dei poteri forti e su quelli personali. Da Comunista, fa senso vedere un figlio politico di Almirante (come Fini) all’interno di un partito(anche se a poco a che vedere con un partito) in cui la voce dominante è rappresentata da liberali e capitalisti fondati da un mafioso come Dell’Utri. Questa è la nuova politica che vive senza ideali ed è fatta da aglomerati ed opportunisti. D’Altronde anche il centro-sinistra è passato dal grande PCI al pd, un aglomerato di culture politiche senza una propria identità, con l’unica differenza che nel centro -sinistra non c’è Berlusconi e questo aglomerato è stato punito dallo stesso elettorato di sinistra, mentre a destra c’è la potenza berlusconiana che fa breccia nel popolo italiano, sempre affascinato nel cedere ai leader dalla “forte personalità” e “simpatici”. L’elettorato del centro-destra è per lo più ignorante dal punto di vistra politico-sociale, senza alcun ideale (se non quello inculcato della religione cristiana) e che non conosce partiti ma venera il “Leader”.

Ma il berlusconismo, a mio avviso, sta nascondendo il rinascere dello spirito fascista. La destra sta portando a termine il suo progetto di riabiliazione e legittimazione del fascismo attraverso la mistificazione e capovolgimento di fatti storici, come le famose “foibe” che caratterizzano la questione slava nascondendo i crimini di guerra compiuti dall’esercito italiano fascista, con la distruzione di un popolo, dei sui usi e costumi, imponendo quelli italiano(anche la lingua) e deportando in campi di concentramento la popolazione del posto, storia volutamente nascosta come i crimini di guerra compiuti dagli italiani in Africa in nome della pacificazione molti di questi crimini voluti dalla dittatura del Duce sono stati nascosti negli anni dall’opera dei servizi segreti tanto che nessun criminale fascista a mai pagato per i suoi crimini di guerra, questo ha permesso negli anni la riabilitazione e la non presa di coscienza di cosa sia stato il “ventennio” e permette giorno dopo giorno la distruzione dei valori dell’antifascismo (fatto passare come antidemocratico) e della resistenza partigiana (fatta passare come vigliacchi ed assassini) e le continue concessioni a gruppi neo-fascisti come Forza Nuova ed associazioni fasciste come Casapound e Cuore Nero.

Tratto da http://isole.ecn.org/antifa/ dal libro Bande Nere di Paolo Berizzi: Neofascisti e destra di governo a braccetto con nostalgia. C’è il ministro della difesa La Russa che posa con un “camerata” di una famiglia mafiosa siciliana, i Crisafulli, narcotraffico e spaccio di droga a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. C’è il suo collega di partito e di governo, il ministro per le politiche europee Ronchi, con uno dei fondatori del circolo nazifascista Cuore nero: quelli del brindisi all’Olocausto.
Lui si chiama Roberto Jonghi Lavarini e presiede il comitato Destra per Milano (confluito nel Partito della libertà). Sostiene le “destre germaniche”, il partito boero sudafricano pro-apartheid – il simbolo è una svastica a tre braccia sormontata da un’aquila – e rivendica con orgoglio l’appartenenza alla fondazione Augusto Pinochet. In un’altra foto compare a fianco del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Poi ci sono gli stretti rapporti del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, con l’ultra-destra violenta e xenofoba del Veneto Fronte Skinhead. Ruoli istituzionali, incarichi, poltrone distribuiti ai leader delle teste rasate venete, già arrestati per aggressioni e istigazione all’odio razziale.
Fascisti del terzo millennio
Almeno 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler. Un’area geografica che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, culle della destra estrema o, come amano definirla i militanti, radicale. Cinque partiti ufficiali (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale) – sei, se si considera anche il robusto retaggio di An ormai sciolta nel Pdl. I primi cinque raccolgono l’1,8 per cento di voti (tra i 450 e i 480 mila consensi). Ma a parte le formazioni politiche, l’onda “nera” – in fermento e in espansione – si allunga attraverso un paio di centinaia di circoli e associazioni, dilaga nelle scuole, trae linfa vitale negli stadi.
Sessantatre sigle di gruppi ultrà (su 85) sono di estrema destra: in pratica il 75 per cento delle tifoserie che, dietro il “culto” della passione calcistica, compiono aggressioni e altre azioni violente premeditate. La firma: croci celtiche, fasci littori, svastiche, bandiere del Terzo Reich, inni al Duce e a Hitler. Sono state 330 le aggressioni da parte di militanti neofascisti tra 2005 e 2008. Concentrate soprattutto in tre aree del paese: il Veneto (Verona, Vicenza, Padova), la Lombardia (Milano, Varese) e il Lazio (Roma, Viterbo). Sono i vecchi-nuovi “laboratori” dell’estremismo nero. Con Roma – anche qui – capitale.
Dalle scuole ai centri sociali
Dai centri sociali di destra alle occupazioni a scopo abitativo (Osa) e non conformi (Onc). Dalle aule dei licei a quelle delle università. Dai “campi d’azione” di Forza Nuova ai raid squadristi delle bande da stadio che si allenano al culto della violenza. La galassia del neofascismo si compone di più strati: e anche di distanze evidenti. L’esperimento più originale è quello di CasaPound a Roma, il primo centro sociale italiano di destra. Da lì nasce Blocco studentesco, il gruppo sceso in piazza contro la riforma della scuola. Una tartaruga come simbolo, i militanti si battono contro l'”affitto usura” e il caro vita. Il leader è Gianlcuca Iannone, anima del gruppo ZetaZeroAlfa: musica alternativa, concerti dove i militanti si divertono a prendersi a cinghiate. A Milano c’è Cuore Nero. Il circolo neofascista fondato da Roberto Jonghi Lavarini e dal capo ultrà interista Alessandro Todisco, già leader italiano degli Hammerskin, una setta violenta nata dal Ku Klux Klan che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Dopo l’attentato incendiario subito l’11 aprile del 2007, i nazifascisti di Cuore nero ringraziano in un comunicato ufficiale tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà e sostegno: tra gli altri, “in particolare”, la “coraggiosa” onorevole Mariastella Gelmini, all’epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia e attuale ministro dell’Istruzione.

Un altro episodio che ben rappresenta i rapporti tra destra istituzionale e l’estrema destra fascista e l’acquisto dello stabile occupato da casapound in via Montenapoleone a Roma per evitare lo sgombero. In questo modo l’ostacolo dell’invasione illegale di uno stabile privato è aggirato. L’acquisto consentirà di evitare lo sgombero e darà anche il tempo a Casapound di organizzarsi per meglio definire attività e progetti. Nel dettaglio, costo di 600.000 euro. Nulla da dire, mille di altri centrisociali e spazi di associazionismo socio-culturale, assistenziale e di aggregazione, ma lascia plerplessi il fatto che la destra dell’ordine non abbia mai tollerato i centri sociali ed abbia usato la scusa dell’occupazione proprio per sgomberare tanti centri sociali di sinistra. Ad esempio a Milano la giunta di centro-destra ordina il sequestro e la chiusura del centro-sociale Cox18, grazie all’opera del vice-sindaco De Corato, sempre a Milano il 5 Aprile ci sarà il raduno di neo-nazifascisti di tutta europa, e nella stessa Roma viene “sigillato” il centro e spazio sociale Rialto occupato.

Un pò di storia:
Il Msi è stato per decenni un partito fascista, populista, bombarolo, che univa l’attività di propaganda nei piccoli centri e nei quartieri delle metropoli. Diviso fra attivisti magari fanatici e maneschi animati da intenti sociali, capipopolo descamisados come il Ciccio Franco della rivolta di Reggio, capibastone nelle regioni in mano alla malavita con legami diretti coi politici di governo locale e nazionale dei quali si mostravano premurosi guardaspalle sociali. Le intimidazioni e le aggressioni degli avversari risiedono nel mai rinnegato passato squadrista duminiano rispolverato e adattato a disegni e velleità eversivi di voler fare come i colonnelli di Papadopoulos e i generali di Pinochet.
La P2 gelliana tentava questo e un pezzo dei partiti “democratici” giocando col fuoco la coadiuvava, mentre il neofascismo del doppiopetto e manganello, sostituito dalla mitraglietta, prestava i suoi servigi muscolari. Godeva nel pensare a una cilenizzazione del Paese finché la mano d’oltreoceano mutò piani e ordini e la versione squadrista più feroce, quella dei Nar di Fioravanti e Mambro giocata come al solito fra Servizi e malavita, venne scaricata nonostante avesse ben eseguito la strage più sanguinaria dell’intero ciclo del terrore. Quell’esplosione che fece della stazione di Bologna un cimitero.
In Italia la strategia della tensione – diretta oltreoceano da quella destra americana che ebbe un forte cardine nella presidenza Nixon e ambasciatori ufficiali come Grahm Martin e occulti alla Michele Sindona – con l’infinita scia di sangue di 144 morti, 744 feriti, caratterizzò anche migliaia di episodi di violenza neofascista. Singole azioni criminose magari venivano decise da piccoli gruppi o pezzi di partito però rientravano nel piano di uno Stato anticomunista che continuava ad animare una buona fetta della Dc post degasperiana, avvezza all’uso politico d’un servizievole Movimento Sociale. Di questo disegno il partito di Almirante fu parte nient’affatto marginale diffondendo teorie e pratica di chiara matrice reazionaria che nei decenni hanno assunto connotati e adattamenti consoni a più realistiche svolte di controllo autoritario del potere. E’ infatti utile riflettere, pur fra le differenze di epoche storiche, sulla continuità e l’evoluzione del modello di premierato fanfaniano poi craxiano e ultimamente berlusconiano. L’Msi ha avuto nello squadrismo non una variabile impazzita ma un preciso percorso curato e perseguito dai propri politici di primo piano: Almirante, Romualdi, Caradonna, Rauti sino alla generazione dei “delfini e colonnelli”, da Fini ai tanti poltronisti sistemati in quelle stanze del potere interdette ai ‘padri’. La lista (lunghissima e della quale citiamo solo qualche nome tristemente famoso) degli squadristi e stragisti che militavano nel Movimento Sociale Italiano e in strutture ispirate al suo disegno politico come il Fuan e il Fronte della Gioventù (dopo lo scippo post bellico) annovera Delle Chiaie, Graziani, Freda, Ventura, Zorzi, Saccucci, Concutelli, Tuti, Azzi, Vinciguerra, Carminati, i Fioravanti, Mambro, Alibrandi, Anselmi, Adinolfi, Guaglianone, Morsello. Testimoniano il rapporto diretto svolto dal partito con l’eversione, all’interno del più ampio disegno di provare a reintrodurre in Italia una dittatura con colpi di mano in stile sudamericano o soluzioni d’altro genere. La militanza violenta era nel Dna di questo neofascismo come dimostrano il passato lontano e quello recente di alcuni esponenti degli anni dei successivi successi e dell’orgia del potere. Gli onorevoli Gramazio, Buontempo, Storace, prima delle performance rissaiole nell’emiciclo di Montecitorio e delle lottizzazioni in stile doroteo, vantavano un attivismo armato più di bastoni che di dialettica.
Come loro altri che sarebbero diventati ministri della Repubblica: La Russa e Alemanno, quest’ultimo distintosi in aggressioni e assalti per i quali venne arrestato dalle Forze dell’Ordine e denunciato. Non menavano mani e spranghe Fini e Gasparri per via della reciproca valutazione che i rischi non si confacevano alla carriera, venendo per questo derisi e malvisti da molti camerati muscolari. La distinzione dei ruoli, però, era perfetta: il Msi necessitava di uomini di facciata per bilanciare quello che le sezioni sfornavano quotidianamente: ossessiva propaganda (lautamente finanziata da imprenditori che preferivano non comparire e altri che, come Ciarrapico, si mostravano facendone un vanto) e continui attacchi all’incolumità fisica prima che democratica degli avversari politici.

Nel 1994 discesa in campo di Berlusconi:  Fini che indossava cravatte, prima in regimental italico poi mondanamente variopinte anche quanto comiziava davanti a camerati guarniti di caschi, bastoni e pistole, soffriva nel vedere il Msi costretto a banchettare solo in certe giunte locali. La grande politica costituiva l’ambizione del segretario e di diversi esponenti del partito. Berlusconi, nuovo uomo forte della scena italiana, lo intuisce e trasporta la famiglia missina nel Palazzo.
E’ grazie al passaporto democratico offerto unilateralmente agli alleati missini che Forza Italia crea quel Polo che raccoglie l’eredità del crollo dei partiti principi delle tangenti: Psi e Dc. I missini non credono ai loro occhi quando nel giro di ventiquattro mesi le percentuali elettorali salgono di otto punti. Col Congresso del gennaio ’95 avevano bagnato nell’acqua di Fiuggi (secondo una rèclame anni Sessanta capace di donare vent’anni di meno) la propria trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti amassero quella metamorfosi. Si registravano parecchie resistenze nel tagliare radici non solo da parte di chi porta nel cognome il dna fascista e di chi si sente ancora “ragazzo di Salò”, parecchi big di Alleanza Nazionale in parecchi dichiarano di avere, non solo per età anagrafica, il Ventennio nel cuore. La politica italiana, investita dal disegno berlusconiano della grande destra e dalla revanche d’un revisionismo storico che ossessivamente imponeva una rilettura riabilitativa del regime di Mussolini, trova in queste aperture linfa vitale. In questi anni si assiste al paradosso dei postfascisti che a parole si defascistizzano e col proprio leader prendono distanze dal passato: nel ’95 approvando un emendamento contro razzismo e antisemitismo, nel ’99 con la visita di Fini al campo di Auschwitz, seguita quattro anni dopo a quella in Israele. Ma dentro Alleanza Nazionale e nelle aree di riferimento persistono inquietanti esaltazioni del passato, cui seguono i servizi apologetici su gerarchi e Regime divulgati in tivù da ex giornalisti dell’organo di partito traslocati nelle strutture televisive di Stato. E ancora con le dichiarazione dei controllori politici (Storace, Landolfi) della stessa pubblica informazione, e di un ministro della Repubblica (La Russa) che nella celebrazione dell’8 settembre rilancia il paragone fra i combattenti della libertà e i saloini collaboratori dei nazisti. E’ la fase in cui gli aennini hanno fatto seguire alla patente democratica consegnatagli da Berlusconi il desiderio di rivalsa verso gli orientamenti dello Stato puntando a svuotarlo dei tratti antifascisti, secondo il vecchio refrain missino e poi dell’estremismo fascista di “guardare oltre”.
La divulgazione fra l’asettico e l’apologetico del fascismo con una ricaduta sulle mode giovanili fra le quali l’uso di gadget nostalgici, non è ormai esclusiva degli ultras da stadio, inizia a radicarsi nei comportamenti comuni con il culto del capo, il disprezzo per i deboli, la ‘tolleranza zero’ verso stranieri e diversi, e aperti toni di razzismo e xenofobia. Di essi il maggiore divulgatore, accanto all’estremismo destorso, è la Lega Nord, partito non a caso vezzeggiato da Berlusconi e incredibilmente tollerato nei comportamenti anticostituzionali dagli avversari. Come per il Msi del dopoguerra e An, la Lega usa la pratica dell’entrismo: stare nelle istituzioni, dai piccoli comuni al Parlamento, e sfruttarle per i propri interessi. Ma sul ‘chi usa chi?’ la risposta appare chiara da tempo. Postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti convergono da anni nel blocco autoritario amalgamato dal Cavaliere. A cementarlo la conservazione d’un sistema classista, supportato anche dall’interclassismo degli interessi corporativi e minuti. Pur con le modifiche formali la storia si ripete: poteri forti e politici – incarnati dal leader populista con velleità bonapartiste – e alleati servitori. Nel cantiere dell’Italia autoritaria i prossimi passi, fra consenso e mancanza di alternative, sono la riscrittura della Costituzione e l’attacco al Parlamento. I nostalgici vecchi e nuovi gioiscono, la cosa sa tanto di Ventennio.

 

Le politiche razziste ed antisociali del governo Berlusconi secondo me ne sono la dimostrazione. Presidenzialismo, distruzione del sindacato, attacco ai diritti sociali e civili, aggressione all’ambiente e sua mercificazione, promozione di ideologie razziste, sessiste e clericali come “religione civile” del paese. Le ideologie reazionarie non sono un optionale di questa politica: costituiscono il collante ideologico che permette di costruire consenso anche tra chi vede peggiorare la propria condizione. Bossi e il Papa svolgono la funzione deleteria che hanno svolto i nazionalismi e i nazionalisti all’inizio del ‘900. La gestione autoritaria della frantumazione del conflitto sociale per costruire un regime reazionario.

Di fronte a tutto questo, ci vuole l’opposizione sociale, anti-capitalista e comunista, fatta dal ritorno alle lotte dei movimenti e dall’unità delle forze comuniste (Rifondazione e Comunisti Italiani), che rappresentano l’unica sinistra e l’unica alternativa al bipartitismo p2ista rappresentato da Pd e PdL.

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Fine di un percorso: Stop al Capitalismo.

Spero che con questa aggiunta, si possa capire quali siano i temi che stanno a cuore nella lotta comunista e dei movimenti in piazza. Se si ha la pazienza di leggere, si può capire cosa dicono i “comunisti” e cosa vogliono. Magari, solo così e per chi ha l’intelligenza di capire, si esce dai luoghi comuni sui comunisti e si capisce che non viviamo di un utopico antifascismo, che non siamo senza idee e proposte, solo che le nostre idee e proposte non fanno comodo per questo vengono nascoste dietro ai “no-global violenti”, agli “spascia vetrine”, ai “violenti di piazza”, ai “drogati e fancazzisti” dei centrisociali. (definizioni dei perbenisti di destra e di governo).

Nessuna parola è scritta di mia libera mano, sono solo ricerche sulla rete sulla teoria marxista e sulle proposte comuniste sull’attuale crisi.

La borghesia è arrivata al potere spodestando l’aristocrazia; ha però creato un sistema, quello capitalista, che si basa su forze produttive sociali (perché la produzione è il frutto del lavoro collettivo dei dipendenti nella fabbrica). Tali forze produttive contrastano con i rapporti di produzione privatistici e da questo contrasto avrà origine la rivoluzione comunista mondiale, ad opera del proletariato.

Il lavoro è ciò che distingue l’uomo dall’animale ed è la base della storia. La storia si configura, quindi, come un processo di produzione in cui bisogna individuare due elementi fondamentali:

       – le forze produttive (gli uomini che producono, il modo in cui producono e i mezzi di cui si servono per produrre)

       – e i rapporti di produzione (le relazioni che si instaurano fra gli individui durante la produzione).

Questi due elementi costituiscono la struttura della società; la struttura rappresenta “la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura politica e giuridica e alla quale corrispondono determinate forme della coscienza sociale” (Marx). Lo sviluppo delle forze produttive è molto più rapido di quello dei rapporti di produzione e questo causa periodicamente dei contrasti fra i due elementi, che generano un’epoca di rivoluzione sociale. Le prime sono incarnate normalmente da una classe in ascesa, che finisce per prevalere sulla classe dominante in declino e imporre nuovi rapporti di produzione.

Marx parte definendo la merce come ciò che deve possedere un valore d’uso, ossia essere utile. Inoltre, la merce ha un valore di scambio, che permette di scambiarla con altre merci e che deriva dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrla, vale a dire dal tempo che in media è impiegato dal lavoratore per produrla. Nella società capitalista il fine della produzione non è il consumo, ma l’accumulazione di denaro: il capitalista investe una quantità di denaro D, per ottenerne un’altra, D’=D+p, maggiore della prima. Ma da dove deriva p, il cosiddetto plusvalore, ovvero la quantità di denaro in più che si origina con la produzione?
La risposta è abbastanza semplice: dallo sfruttamento del lavoro operaio.

Il capitalista, infatti, acquista, pagando l’operaio, la sua forza- lavoro, il cui valore corrisponde a quello dei mezzi necessari per vivere, ossia al salario. Ma l’operaio è in grado di produrre un valore maggiore di quello del salario, lavorando per un tempo più lungo di quello che sarebbe sufficiente.

“Il plusvalore discende quindi dal pluslavoro dell’operaio, e si identifica con l’insieme del valore da lui gratuitamente offerto al capitalista”.

Lo sfruttamento è una conseguenza diretta della proprietà privata dei mezzi di produzione, su cui si fonda la società capitalista. La tematica dello sfruttamento è quella su cui più hanno insistito i movimenti operai, guidati dai partiti marxisti, assieme al problema dell’alienazione.

Marx intende per alienazione la situazione storica dell’operaio nella società capitalistica, in cui il salariato, per causa della proprietà privata, si trova: scisso o separato sia rispetto al prodotto della sua attività (che appartiene al capitalista), sia rispetto alla sua attività stessa che assume la forma di un lavoro costrittivo nel quale egli è reso strumento di fini estranei, ed in uno stato di dipendenza rispetto ad una potenza (il capitale) che egli stesso produce con il proprio lavoro.

Se l’alienazione deriva dal regime di proprietà privata, la dis-alienazione si identifica, secondo Marx, con la sua abolizione, cioè con il comunismo.

Quindi, secondo Marx, la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in essa la produzione non risulta finalizzata al consumo, ma all’accumulazione di denaro in un ciclo economico. Questo “più denaro” o plus-valore, come lo definisce Marx, non va cercato a livello di scambio delle merci, bensì a livello di produzione delle medesime. Nella società borghese, infatti, il capitalista ha la possibilità di “comperare” ed “usare” una merce particolare che ha la caratteristica di produrre valore. Tale è la “merce umana”, ossia l’operaio di cui il capitalista compera la forza-lavoro pagandola come una qualsiasi merce che nel caso specifico corrisponde al salario. Tuttavia l’operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto col salario (da qui derivano i concetti di plus-lavoro e plus- valore). Con questa teoria Marx ha voluto spiegare “scientificamente” lo sfruttamento capitalista che si identifica con la possibilità da parte dell’imprenditore di utilizzare la forza-lavoro altrui a proprio vantaggio. L’intero sistema capitalistico si basa sul concetto di plus-valore: per ottenere un guadagno da ciò che produce, il capitalista utilizza l’operaio, che ha un proprio costo (il salario, ciò che gli basta per soddisfare i bisogni vitali) ma che è costretto a svolgere parte del lavoro senza essere retribuito (plus-lavoro). Da questa parte di lavoro ha origine il plus-valore, che è il valore aggiuntivo della merce-operaio rispetto al proprio costo e il cui saggio è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile (costo salariale). Il profitto del capitalista però deve essere considerato anche al netto delle spese riguardanti i macchinari; per questo motivo il suo saggio è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile addizionato a quello costante (riguardante le macchine, le materie prime, ecc…). Questo tipo di economia risulta indicativa, secondo l’analisi marxista, dello sfruttamento dei proletari da parte della classe dirigente: questo modo di produzione, secondo Marx, diviene sempre più anacronistico rispetto ai rapporti di produzione. Egli quindi auspica una rivoluzione della classe dominata nei confronti di quella dominante e, quindi, l’instaurazione finale di un regime comunista basato essenzialmente sull’abolizione della proprietà privata, vera peste del sistema economico attuale.

La crisi economica, secondo l’analisi marxista, precede la crisi finanziaria che ne deriva, si tratta di crisi di sovrapproduzione di merci e di capitale, determinata dalla caduta del tasso medio di profitto a livello mondiale, essa pertanto non è risolvibile all’interno del sistema economico sociale che lo genera senza distruggerne le basi. Il capitale accumulato non ha più margini adeguati di valorizzazione nella produzione, non a caso i paesi con economie emergenti (Cina, Russia, India, Brasile, paesi arabi petroliferi, ecc.) che dispongono di grandi masse di capitale eccedente creato con la crescente produzione industriale e di materie prime, oltre ad esportare in occidente a costi competitivi, acquistano grandi quantità di fondi, titoli e azioni negli Usa ed in Europa che a loro volta investono in maggioranza nella speculazione finanziaria ed immobiliare, nelle filiere produttive degli stessi paesi emergenti e solo in piccola parte nella produzione industriale locale. Per Marx “Il limite del capitale è il capitale stesso”.

Questa crisi non è caduta dal cielo, non è il frutto di qualche cattivo banchiere che ha falsato le regole del gioco; una crisi che è il frutto proprio di quelle politiche liberiste che i capitalisti hanno portato avanti dagli anni ‘80 e che sono state condivise a livello politico sia dal centro destra che dal centro sinistra. Al centro di queste politiche abbiamo avuto la finanziarizzazione dell’economia e la sistematica compressione dei salari, delle pensioni e dello welfare. Politiche tutte orientate all’esportazione e alla speculazione finanziaria a breve hanno prodotto la situazione attuale: le banche sono piene zeppe di titoli che non valgono nulla e milioni di lavoratori non hanno i soldi per arrivare a fine mese, cioè per comprare le merci e i servizi che producono. Questa crisi è quindi una crisi del meccanismo di accumulazione capitalistico, non solo una crisi economica ma ambientale e alimentare. Da una crisi di questa natura non è possibile uscire senza una radicale messa in discussione della distribuzione del reddito e del potere e senza riprogettare il modello di sviluppo: cosa, come, per chi produrre.

I dati diffusi dalla Cgil (salari netti fermi al 1993, mentre il fisco in 15 anni si è “mangiato” guadagni di produttività per 6.738 euro a lavoratore) segnalano ancora una volta qual è la causa principale della crisi: i bassi salari. Infatti, con la riduzione del monte salari si riduce la domanda solvibile di beni di consumo e si deprime l’economia. In Italia in questi anni la riduzione dei salari, anche a causa della concertazione è stata continua e questa è la prima causa della crisi. Dal 1984 ad oggi ben 10 punti percentuali di PIL sono passati dai salari e dalle pensioni verso i profitti e le
rendite: più di 150 miliardi di euro all’anno. Questa cifra equivale esattamente a quanto denunciato dalla Cgil. A fronte di una crisi mondiale generalizzata, il problema dell’Italia sia da ricercarsi soprattutto nella sostanziale inadeguateza del valore dei salari. La compressione del valore dei salari sia del pubblico che del privato, non è solo data dalla definitiva cancellazione della scala mobile, con la sostituzione della concertazione, ma anche dal pullulare di contratti di lavoro fasulli, che dalla fine degli anni novanta ad oggi ha portato una buona parte di lavoratori ad essere dei “non lavoratori”. Schiacciati sempre più da contratti truffa legalizzati, tempi determinati che durano anni, contratti partime di ogni tipo, contratti a progetto, contratti a chiamata, la sostanziale sostituzione degli uffici di collocamento con agenzie interinali di presta lavoro private, che altro non fanno che mercificare le vite dei lavoratori, lasciandoli in un limbo da dove non usciranno mai dal precariato. Gente che viene chiamata a lavorare nelle fabbriche per poche settimane se non giorni, (tutto questo non aiuta nemmeno il discorso della sicurezza sul lavoro). E’spaventoso vedere come in pochi anni, questo sistema abbia generato un semisfacelo, la gente, con le paghe che escono fuori da questi contratti e con la precarietà ha loro assegnata, non si muove, non compra, non consuma come dicono i liberisti.
Bisognerebbe ripartire con elementi di rottura.
Indicare una nuova strada da seguire, con punti fermi radicali e non trattabili come:
-aumento consistente dei salari, da attuarsi nell’immediato con l’istituzione di un salario minimo su base nazionale che non deve essere inferiore ai 1000€, e riparametrare tutti i salari e stipendi in base a questa cifra di ingresso.
-istituire in seguito un istituto che porti in maniera automatica a aumenti sulle paghe in base ai valori dell’inflazione reale aggiornati ad ogni trimestre.
-dare effettivo potere alla concertazione soprattutto per quello che riguarda la parte normativa dei contratti di lavoro nazionali.
-introduzioni di norme ferre nell’utilizzo dei contratti a tempo determinato, fissando a 12 mesi il tempo masssimo di precariato, inoltre abolizione di tutti gli altri tipi di contratto perchè inutili, adatti solo a creare povertà.

-aumento della tassazione sulle rendite, e aumento della tassazione ai redditi da 100000€ in su.
-lotta all’evasione fiscale, anche con l’utilizzo di altre forze dell’ordine oltre la guardia di finanza, e reintroduzione di norme che il governo prodi aveva fatto proprio per contrstare il fenomeno.

-stop a fondi alla scuola privata, che deve reggersi con le sue gambe, per concentrare tutto sugli istituti pubblici. Libri di testo gratuiti per tutti a patto che si frequentino scuole statali
-sanità gratuita abolizione di ogni tiket.

Noi comunisti pretendiamo la socializzazione dei mezzi di produzione del Capitale Sociale, e il superamento del capitalismo, inteso come sistema di alienazione e di sfruttamento, pesante redistribuzione del reddito e salario sociale per tutti i disoccupati, intervento pubblico in economia per praticare la riconversione ambientale e sociale della stessa, proposta di un nuovo umanesimo laico che veda nell’autodeterminazione degli uomini e delle donne il punto focale. Per superare la frammentazione sociale e la guerra tra i poveri è decisivo che una piattaforma concreta di riunificazione sociale viva dentro la costruzione delle lotte. Per questo dobbiamo proporre a livello europeo una radicale messa in discussione dell’Europa di Maastricht, costruita da socialisti e popolari, che ha costituzionalizzato il neoliberismo e il cui monumento è la Banca Centrale Europea, dove un pugno di tecnocrati decidono delle nostre vite senza alcun vincolo democratico e sociale.

La tassazione delle rendite finanziarie, la tobin tax sulle transazioni speculative, la rottura di ogni relazione finanziaria con i paradisi fiscali, la possibilità per i lavoratori di tornare in possesso del loro Tfr abbandonando i Fondi Pensione sono tutti elementi di questo disegno che dobbiamo far valere nelle lotte e nelle elezioni europee. Il punto centrale di questo progetto è la proposta di un nuovo intervento pubblico in economia. Noi dobbiamo proporre un intervento pubblico che, a partire dalla nazionalizzazione delle banche e dallo stop ai contributi alle imprese, attivi ricerche e produzioni finalizzate alla soddisfazione dei bisogni sociali e non ai profitti.

 

1)      redistribuzione del reddito e salario sociale

2)      intervento pubblico

3)      riconversione ambientale dell’economia

4)      nazionalizzazione delle banche

5)      Forte controllo dell’evasione fiscale

6)      Tassazione delle rendite finanziarie e dei grandi patrimoni

 

Paolo Ferrero sulla manifestazione del 4 aprile:

Noi siamo qui perché pensiamo che questa manifestazione non sia un punto di arrivo ma un punto di partenza. Non basta più difendersi posto di lavoro per posto di lavoro, categoria per categoria, problema per problema. In tutta Europa i lavoratori si stanno ribellando alla crisi. Occorre costruire anche in Italia un grande movimento di massa contro la crisi, che unifichi tutte le vertenze e indichi con chiarezza l’alternativa, che obblighi chi governa a cambiare indirizzo.

L’opposizione parlamentare procede a corrente alternata. Così non si va da nessuna parte. La crisi è troppo profonda, l’attacco di governo e confindustria troppo grave per poterlo affrontare con furbizie e politicismi. Per battere la crisi, per battere le destre, è necessario costruire una grande opposizione sociale. Noi vi proponiamo di farlo insieme in tutto il paese. Da questa crisi si può uscire solo rimettendo al centro la dignità e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Opposizione sociale e comunista di fronte alle destre liberiste e clerico-fascisteultima modifica: 2009-04-01T19:24:00+02:00da dalai87
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22 pensieri su “Opposizione sociale e comunista di fronte alle destre liberiste e clerico-fasciste

  1. Ciao Dalay!! Ti comunico che, per leggere il tuo post, sono andato a dormire un’ora più tardi, ieri sera!!! E, per uno che ha una “tabella” di marcia micidiale… può essere fatale!!! Mettici pure l’età e il quadro è completo!! Infatti, ho rimandato i commenti ad oggi. Comunque, NE E’ VALSA LA PENA!!!

    E sai perché? Perché la Storia, puoi non conoscerla, puoi manipolarla, puoi far finta di scordartela… ma rimane sempre e comunque STORIA.

    Quando qualcuno dimostra di conoscerla (come te), di interpretarla senza faziosità e, eventualmente, trarne anche “insegnamento”, tutte le chiacchiere che fanno certe “figure”… cadono nel vuoto.

    Dalay, non c’è nulla da aggiugere a quanto da te scritto. Semmai, ci sarebbe da capire perché, spesso, anche di fronte all’evidenza, quelle figure negano.

    Una cosa però, vorrei dirla a te: confido ancora e sempre mi batterò per un “cambiamento” Democratico e senza tensioni sociali. Non sono ancora arrivato al punto da pensare che solo lo “scontro” può essere la soluzione. Penso questo anche se forme di “rivolta” stanno già avvenendo. Tuttavia, limitate a quello che succede in questo momento, potrebbero risultare un “giusto” (ma ce’è giustizia nella violenza?) stimolo al cambiamento. Magari, qualcuna delle “figure” comincia ad aprire gli occhi e, soprattutto, la ragione a pensieri nuovi. Tu, invece, mi sembra che non sei di questa opinione. Sbaglio?

  2. Ti capisco e come!! In verità, l’unica mia angoscia e dover ammettere che siamo arrivati al punto che dici tu e, quindi, darti ragione. I segnali ci sono: il malcontento sempre più dilagante e che in questi giorni si è ben espresso con i “sequestri” di imprenditori di mezza Europa, gli scontri al G20 di Londra, le manifestazioni antifasciste da noi, quelle degli studenti… io spero solamente che la gente cominci ad aprire gli occhi e velocemente. A scendere sempre più numerosa in piazza. A reclamare più dignità e benessere… senza traumi e vetrine infrante. E, soprattutto, cominciando a votare gente degna… e non i soliti inquisiti, condannati e intrallazzatori vari che popolano questo Paese ed il Parlamento.

    Ti auguro un buon fine settimana e ciao.

  3. Ciao Dalai, ovviamente conosci le mie tendenze politiche e devo dirti che ti sfuggono diverse cose. La Storia ci ha tenuto nascosti molti passaggi, lasciando filtrare solo quelli che interessavano ai vincitori (la coalizione anti-nazi-fascista). farò un post su questo perchè sarebbe troppo lungo per un commento. Tu parli di “violenza giusta” da contrapporre alla ipotesi di ritorno del fascismo, anche se a questo proposito ti commenti da solo, identificando nell’1,8% la percentuale di questi elementi. Hai fatto un elenco di terroristi vicini all’estrema destra omettendo le stragi delle Brigate Rosse, e “dimenticando” che queste ultime sono state “lo strumento” della lobby politica contrapposta a una “democratizzazione” del nostro Paese; hai volutamente poco chiaro che quello che si consumò in quella stagione era una vera e propria “guerra sociale”, che vedeva da una parte il consolidamento della “strategia economica” (attraverso la P2) contro la “crescita culturale e sociale” del popolino, ma forse eri troppo giovane per vivere direttamente quella stagione, te l’hanno solo raccontata, e le favole, si sa, servono per “addormentare i bambini”, null’altro.
    Integrerò il tuo post con uno mio, che potrai leggere da me, se lo vorrai, perchè a tanta “disinformazione” è necessario rispondere con altrettanta cattiveria, e te lo dice uno che del fascismo non sente nessuna nostalgia, anzi.

  4. Ciao Dalai, cercherò di essere ancora più chiaro per non farti avere dubbi.
    Io ho fatto, (e continuerò a farlo) un post che avrà molte puntate, in contrapposizione al tuo modo di intendere la situazione in Italia; con una differenza, che io mi baserò non sul mio convincimento personale, come fai tu, ma su fonti che citerò di volta in volta, come ho già fatto in questo post. Ma vorrei fare anche una considerazione: tu non vuoi accettare il principio della democrazia, che è fatta di numeri, e esponendo le tue soluzioni, che sarebbero quelle che “la piazza dovrà cambiare il percorso politico, anche rompendo le vetrine”, dimostri di essere poco incline al pacifismo. Se le mie risposte alle tue domande non le hai capite, te le ripeto.
    Ti chiedi perchè i fascisti non hanno subito il processo di Norimberga?
    La risposta è: non potevano perchè la “resistenza” li ha massacrati prima, e senza processo. Ti dice niente Piazzale Loreto? Ti dice niente il fatto che “l’imputato Mussolini” è stato messo in una bara piegato su se stesso? Ti dice niente il fatto che sono stati trucidati decine di fascisti nelle piazze?, impiccati e fatti scherno dei loro corpi? Di quale processo di Norimberga parli?
    Mi chiedi poi cosa dovevano fare gli Italiani?
    Te lo dico io: si dovevano difendere sia dai fascisti che dai comunisti, perchè alle vili azioni dei fascisti venivano prodotte vili azioni dei comunisti, ma questo è un fatto che voi non volete “misurare”, perchè i morti provocati dalla resistenza sono “morti giusti” mentre quelli dei fascisti (che io condanno, non scordartelo mai) erano barbarie.
    Tu pretendi che il centrodestra prenda le distanze dai gruppi fascisti? E io ti rispondo che farò la guerra a questi politici a partire dallo stesso momento in cui il centrosinistra prenderò le distanze dalle organizzazioni facinorose riconducibili alla sinistra.
    Mi chiedi se parlo con 15, 16, 17 enni? certo che ci parlo, ho tre figli, uno di 27, uno di 20 e uno di 18, e della lotta armata non gliene frega niente, a loro come a tantissimi altri, che sono tutti quelli che non appartengono a quella piccola, anzi piccolissima parte dell’Italia che tu vorresti che scendesse in piazza a rompere vetrine, a boicottare i negozi Nike e quant’altro.
    Convinciti Dalai, siete in pochi a pensarla così, e sarete senpre di meno. Non si ottiene niente con la violenza, anzi la violenza genera solo altra violenza.
    Nel tuo post c’è solo disinformazione perchè tu parli senza riferimenti, riferisci solo quello che ti dicono, tu non hai vissuto il ventennio come non l’ho vissuto io, con la differenza che io ho vissuto gli anni successivi e tu neanche quelli.
    Tutte le rivoluzioni sono state fatte col sangue, e se tu accetti questo concetto non sei diverso dai fascisti che condanni, sei come loro ma con un altro nome. Te lo ripeto Dalai, sei anacronistico, staccati dalla ideologia della violenza, il fascismo è solo un ricordo, siamo nel 2010, siamo in un’Europa unita, politicamente ed economicamente, e se tu non l’accetti non dare la colpa ai fascisti, che sono solo un paravento, abbiate le palle di dire che non accettate la globalizzazione, il mercato economico mondiale, il potere economico e tutto ciò che ne consegue. Il fascismo non c’entra niente.
    PS. per favore, visto che io ti cito le fonti, potresti fare altrettanto? Giusto perchè io faccia le dovute ricerche.

  5. In questo momento (ore 14,00) sto guardando su sky “la guerra2 contro la città di Strasburgo che i no-global stanno conducendo. Poi non venirmi a parlare di pacifismo e di democrazia. Informati Dalai, documentati e apri gli occhi…. quelli non sono fascisti, sono di estrema sinistra, a meno che non intendi legittimo questi comportamenti.

  6. Tre morti al giorno sul lavoro, 1400 morti all’anno per un salario da fame, manganellate agli operai in sciopero, licenziamenti di delegati sindacali, minacce in fabbrica, aggressioni in piazza… ecco, a proposito di violenza e di “democrazia”…

    Ciao dalai, ma leggo che sei finito pure tu nella botola? Fatti forza che in questo momento c’è bisogno della forza di tutti, in fondo questo mondo di merda sa essere anche un grande maestro di vita… se non cadiamo a terra almeno una volta non sapremo mai quanto è bello rialzarsi…
    “Solo ammaestrati dalla realtà potremo cambiare la realtà” (Brecht)

  7. Dalai, mi dispiace contrariarti, ma io non faccio nessuna differenza tra i morti, semmai la faccio tra i vivi.
    Io non contesto che lo spirito dei partigiani non fosse nobile, dico solo che MOLTE azioni di partigiani sono state lontane da quello spirito, tanti fascisti sono stati uccisi e le loro case depredate, e le loro famiglie violentate, e a questo proposito ti invito a leggere un libro scritto da un partigiano di Bologna di cui in questo momento non ricordo il titolo, ma che sarà mia cura farti avere quanto prima.
    Strasburgo: ora spero non mi dirai che i Black-blok sono fascisti anche loro!
    Dalai, spero che tu accetti da me una riflessione perchè altrimenti non riusciremo mai a capirci. Io non metto in discussione la valenza della Resistenza, come non metto in discussione il fatto che il fascismo e tutto ciò che ne consegue siano stati “il male assoluto”, voglio solo farti capire che è cambiato il mondo, voglio farti capire che lo scontro e la violenza non portano da nessuna parte, che stiamo parlando di fatti successi 80 anni fa, e che non esistono le condizioni perchè si verifichi quello che tu vuoi combattere. Quello che succede in giro è solo frutto di “nostalgici” da una parte e dall’altra. Le origini della parte cruenta del fascismo derivano da contesti ben diversi dalla situazione attuale; le leggi razziali e la dittatura trovarono terreno fertile nell’ambito di un precario equilibrio internazionale, irripetibile nella storia. Semmai il disagio aleggia per colpa della democrazia, che ha permesso la presenza del capitalismo nel campo politico, ma vivaddio abbiamo gli strumenti democratici per contrastarlo.
    Ti auguro una buona domenica.
    A proposito, come va? Passato il momento di crisi?
    Un saluto

  8. Dalai, il CDL rappresentava l’Italia nella stessa misura in cui oggi la rappresenta il PDL di Berlusconi. Nel 1945 finì una guerra, e i contendenti erano i Fascisti e gli anti-fascisti, ovvero (come pensiamo tutti:la dittatura contro la Libertà). Ma oggi, a distanza di 60 anni, viviamo il presente e spero di non viverne il futuro, in funzione di quella Carta Costituzionale. Tu dici che è la più bella del mondo? Forse dovresti accettare che cìè una grande maggioranza che vorrebbe cambiarla (dx e sx). La Democrazia non si basa sugli eserciti, si basa sulle scelte della società civile, e oggi quella società civile vuole aggiornarla quella Costituzione.
    Saluti.

    PS: Non è una mia visione quella che ho descritto, solo passaggi di storia scritta dai vincitori e reperibili ovunque.

  9. Dalai, quello che io contesto non è il fatto che il CDL non avesse titolo a disegnare l’Italia del futuro, bensì il fatto che ancora oggi ci si arrocca su quelle decisioni. Io non mi sento rappresentato da quel CDL, la mia vita (e quella degli altri italiani) è molto diversa da 50/60 anni fa. La Costituzione è anacronistica; vanno bene i principi, ma non posso accettarne la gran parte. Non posso accettare tutta questa frammentazione di competente, deve essere eliminato il bicameralismo perfetto, con questo sistema la legislazione non è snella, non è possibile avere una Capo del Governo con potere esecutivo e un Presidente della Repubblica che mette veti, un Parlamento che deve legiferare ma che non esprime il “collegamento” con i cittadini, non posso accettare una Banca Centrale indipendente e “garante” del sistema Bancario anzi non è accettabile “il sistema Bancario”. La Costituzione garantisce l’indipendenza di troppi organi Istituzionali, e pertanto troppa gente decide “indipendentemente” dagli interessi nazionali (e dai suoi cittadini). La Magistratura, se è indipendente, non può avere un’Organo giudicante “all’interno” della Magistratura stessa.
    Mi chiedi perchè e strano che gli antifascisti abbiano “organizzato” l’Italia? Non è strano che lo abbiano fatto, non mi va che mi devono condizionare la vita dopo 60 anni.
    Dalai, la vita deve andare avanti senza interpretazioni del pensiero del CDL, fino a prova contraria siamo cittadini liberi, sempre, anche quando non la pensiamo come voi. Non è possibile che per voi esista solo il fascista e l’antifascista, ci sono quelli che come me (e sono tanti), non sopportano i fascisti ma nemmeno gli antifascisti, e non sopportano di sentire sempre queste che per voi sono parole determinanti ma per tanti altri sono chiacchere, chiacchere e ancora chiacchere.

  10. Ciao Dalai, buona Pasqua e buona settimana. Sempre forti e stimolanti i tuoi post. Molto bene, fra l’altro, che hai chiarito la questione delle “foibe” mentre vergognosamente si tace delle aggresioni e dei crimini dell’esercito italiano e del regime fascista contro i popoli slavi.

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