L’analisi Marxista

La borghesia è arrivata al potere spodestando l’aristocrazia; ha però creato un sistema, quello capitalista, che si basa su forze produttive sociali (perché la produzione è il frutto del lavoro collettivo dei dipendenti nella fabbrica). Tali forze produttive contrastano con i rapporti di produzione privatistici e da questo contrasto avrà origine la rivoluzione comunista mondiale, ad opera del proletariato.

Il lavoro è ciò che distingue l’uomo dall’animale ed è la base della storia. La storia si configura, quindi, come un processo di produzione in cui bisogna individuare due elementi fondamentali:

– le forze produttive (gli uomini che producono, il modo in cui producono e i mezzi di cui si servono per produrre)

– e i rapporti di produzione (le relazioni che si instaurano fra gli individui durante la produzione).

Questi due elementi costituiscono la struttura della società; la struttura rappresenta “la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura politica e giuridica e alla quale corrispondono determinate forme della coscienza sociale” (Marx). Lo sviluppo delle forze produttive è molto più rapido di quello dei rapporti di produzione e questo causa periodicamente dei contrasti fra i due elementi, che generano un’epoca di rivoluzione sociale. Le prime sono incarnate normalmente da una classe in ascesa, che finisce per prevalere sulla classe dominante in declino e imporre nuovi rapporti di produzione.

Marx parte definendo la merce come ciò che deve possedere un valore d’uso, ossia essere utile. Inoltre, la merce ha un valore di scambio, che permette di scambiarla con altre merci e che deriva dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrla, vale a dire dal tempo che in media è impiegato dal lavoratore per produrla. Nella società capitalista il fine della produzione non è il consumo, ma l’accumulazione di denaro: il capitalista investe una quantità di denaro D, per ottenerne un’altra, D’=D+p, maggiore della prima. Ma da dove deriva p, il cosiddetto plusvalore, ovvero la quantità di denaro in più che si origina con la produzione?
La risposta è abbastanza semplice: dallo sfruttamento del lavoro operaio.

Il capitalista, infatti, acquista, pagando l’operaio, la sua forza- lavoro, il cui valore corrisponde a quello dei mezzi necessari per vivere, ossia al salario. Ma l’operaio è in grado di produrre un valore maggiore di quello del salario, lavorando per un tempo più lungo di quello che sarebbe sufficiente.

“Il plusvalore discende quindi dal pluslavoro dell’operaio, e si identifica con l’insieme del valore da lui gratuitamente offerto al capitalista”.

Lo sfruttamento è una conseguenza diretta della proprietà privata dei mezzi di produzione, su cui si fonda la società capitalista. La tematica dello sfruttamento è quella su cui più hanno insistito i movimenti operai, guidati dai partiti marxisti, assieme al problema dell’alienazione.

Marx intende per alienazione la situazione storica dell’operaio nella società capitalistica, in cui il salariato, per causa della proprietà privata, si trova: scisso o separato sia rispetto al prodotto della sua attività (che appartiene al capitalista), sia rispetto alla sua attività stessa che assume la forma di un lavoro costrittivo nel quale egli è reso strumento di fini estranei, ed in uno stato di dipendenza rispetto ad una potenza (il capitale) che egli stesso produce con il proprio lavoro.

Se l’alienazione deriva dal regime di proprietà privata, la dis-alienazione si identifica, secondo Marx, con la sua abolizione, cioè con il comunismo.

Quindi, secondo Marx, la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in essa la produzione non risulta finalizzata al consumo, ma all’accumulazione di denaro in un ciclo economico. Questo “più denaro” o plus-valore, come lo definisce Marx, non va cercato a livello di scambio delle merci, bensì a livello di produzione delle medesime. Nella società borghese, infatti, il capitalista ha la possibilità di “comperare” ed “usare” una merce particolare che ha la caratteristica di produrre valore. Tale è la “merce umana”, ossia l’operaio di cui il capitalista compera la forza-lavoro pagandola come una qualsiasi merce che nel caso specifico corrisponde al salario. Tuttavia l’operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto col salario (da qui derivano i concetti di plus-lavoro e plus- valore). Con questa teoria Marx ha voluto spiegare “scientificamente” lo sfruttamento capitalista che si identifica con la possibilità da parte dell’imprenditore di utilizzare la forza-lavoro altrui a proprio vantaggio. L’intero sistema capitalistico si basa sul concetto di plus-valore: per ottenere un guadagno da ciò che produce, il capitalista utilizza l’operaio, che ha un proprio costo (il salario, ciò che gli basta per soddisfare i bisogni vitali) ma che è costretto a svolgere parte del lavoro senza essere retribuito (plus-lavoro). Da questa parte di lavoro ha origine il plus-valore, che è il valore aggiuntivo della merce-operaio rispetto al proprio costo e il cui saggio è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile (costo salariale). Il profitto del capitalista però deve essere considerato anche al netto delle spese riguardanti i macchinari; per questo motivo il suo saggio è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile addizionato a quello costante (riguardante le macchine, le materie prime, ecc…). Questo tipo di economia risulta indicativa, secondo l’analisi marxista, dello sfruttamento dei proletari da parte della classe dirigente: questo modo di produzione, secondo Marx, diviene sempre più anacronistico rispetto ai rapporti di produzione. Egli quindi auspica una rivoluzione della classe dominata nei confronti di quella dominante e, quindi, l’instaurazione finale di un regime comunista basato essenzialmente sull’abolizione della proprietà privata, vera peste del sistema economico attuale.

La crisi economica, secondo l’analisi marxista, precede la crisi finanziaria che ne deriva, si tratta di crisi di sovrapproduzione di merci e di capitale, determinata dalla caduta del tasso medio di profitto a livello mondiale, essa pertanto non è risolvibile all’interno del sistema economico sociale che lo genera senza distruggerne le basi. Il capitale accumulato non ha più margini adeguati di valorizzazione nella produzione, non a caso i paesi con economie emergenti (Cina, Russia, India, Brasile, paesi arabi petroliferi, ecc.) che dispongono di grandi masse di capitale eccedente creato con la crescente produzione industriale e di materie prime, oltre ad esportare in occidente a costi competitivi, acquistano grandi quantità di fondi, titoli e azioni negli Usa ed in Europa che a loro volta investono in maggioranza nella speculazione finanziaria ed immobiliare, nelle filiere produttive degli stessi paesi emergenti e solo in piccola parte nella produzione industriale locale. Per Marx “Il limite del capitale è il capitale stesso”.

Questa crisi non è caduta dal cielo, non è il frutto di qualche cattivo banchiere che ha falsato le regole del gioco; una crisi che è il frutto proprio di quelle politiche liberiste che i capitalisti hanno portato avanti dagli anni ‘80 e che sono state condivise a livello politico sia dal centro destra che dal centro sinistra. Al centro di queste politiche abbiamo avuto la finanziarizzazione dell’economia e la sistematica compressione dei salari, delle pensioni e dello welfare. Politiche tutte orientate all’esportazione e alla speculazione finanziaria a breve hanno prodotto la situazione attuale: le banche sono piene zeppe di titoli che non valgono nulla e milioni di lavoratori non hanno i soldi per arrivare a fine mese, cioè per comprare le merci e i servizi che producono. Questa crisi è quindi una crisi del meccanismo di accumulazione capitalistico, non solo una crisi economica ma ambientale e alimentare. Da una crisi di questa natura non è possibile uscire senza una radicale messa in discussione della distribuzione del reddito e del potere e senza riprogettare il modello di sviluppo: cosa, come, per chi produrre.

 

I dati diffusi dalla Cgil (salari netti fermi al 1993, mentre il fisco in 15 anni si è “mangiato” guadagni di produttività per 6.738 euro a lavoratore) segnalano ancora una volta qual è la causa principale della crisi: i bassi salari. Infatti, con la riduzione del monte salari si riduce la domanda solvibile di beni di consumo e si deprime l’economia. In Italia in questi anni la riduzione dei salari, anche a causa della concertazione è stata continua e questa è la prima causa della crisi. Dal 1984 ad oggi ben 10 punti percentuali di PIL sono passati dai salari e dalle pensioni verso i profitti e le
rendite: più di 150 miliardi di euro all’anno. Questa cifra equivale esattamente a quanto denunciato dalla Cgil. A fronte di una crisi mondiale generalizzata, il problema dell’Italia sia da ricercarsi soprattutto nella sostanziale inadeguateza del valore dei salari. La compressione del valore dei salari sia del pubblico che del privato, non è solo data dalla definitiva cancellazione della scala mobile, con la sostituzione della concertazione, ma anche dal pullulare di contratti di lavoro fasulli, che dalla fine degli anni novanta ad oggi ha portato una buona parte di lavoratori ad essere dei “non lavoratori”. Schiacciati sempre più da contratti truffa legalizzati, tempi determinati che durano anni, contratti partime di ogni tipo, contratti a progetto, contratti a chiamata, la sostanziale sostituzione degli uffici di collocamento con agenzie interinali di presta lavoro private, che altro non fanno che mercificare le vite dei lavoratori, lasciandoli in un limbo da dove non usciranno mai dal precariato. Gente che viene chiamata a lavorare nelle fabbriche per poche settimane se non giorni, (tutto questo non aiuta nemmeno il discorso della sicurezza sul lavoro). E’spaventoso vedere come in pochi anni, questo sistema abbia generato un semisfacelo, la gente, con le paghe che escono fuori da questi contratti e con la precarietà ha loro assegnata, non si muove, non compra, non consuma come dicono i liberisti.

Il manifesto del Partito Comunista: Karl Marx e Friedrich Engels (1848)


L’analisi Marxistaultima modifica: 2009-08-30T23:40:00+02:00da dalai87
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65 pensieri su “L’analisi Marxista

  1. Ciao Dalai tutto bene grazie, tu come te la passi? Io devo fronteggiarmi con delle persone che ancora si ostinano a difendere in puttaniere.

    Ti confesso che ho letto il tuo post da più giorni, però, non mi venivano le parole, sai la cultura comunista mi fa un (brutto?) ma in fondo bell’effetto, sai quando leggo queste riflessioni il mio cuore sembra voler uscire dal petto e gridare al mondo che il comunismo è la speranza dell’ Italia, ho letto due volte il manifesto, un esperienza unica! Buona serata!

  2. Caro Salvo,
    mi complimento per i post che proponi. Sempre più impegnati, sempre più intelligenti. Leggere e rileggere Marx è una delle attività migliori per chi voglia aprire la mente e comprendere quali siano le classi sociali in un paese capitalista (e perché ci siano), quali gli interessi contrapposti, e di conseguenza quanto grande sia la necessità di lottare per riscattare la propria vita da ingiustizie, prevaricazioni e discriminazioni. Trovo che riflettere sull’insegnamento marxista e approfondirne i concetti non possa che far bene, in un certo senso, perfino alla salute, certamente almeno a quella mentale.
    Un saluto da Angela

  3. Ciao Dalay e ben trovato!!! Quale miglior rientro se non quello in cui è possibile leggere qualcosa di veramente intelligente? Il tuo post è la giusta risposta e quelli che si ostinano a pensare che i “comunisti” siano coloro che “mangiano bambini”!!!! Invece noi siamo quelli che lottano contro le prepotenze, le diseguaglianze e le prevaricazioni… e siamo fatti di una “pasta” molto diversa dai nostri antagonisti!!! Soprattutto, cerchiamo di far funzionare il “cervello” e di liberarlo dalle solite banalità!!! Dimostrando e articolando i nostri pensieri, le nostre speranze e la nostra lotta… come hai ben fatto nel tuo post!!! Bravo… spero che sia l’inizio di un nuovo corso, per tutti noi che cerchiamo di “dimostrare” che così come vanno le cose ora…. non và proprio!!!

    Non credo che tu non hai di che dire sui miei post “verdi”!! Saprai emozionarti anche tu ai colori di una rosa… se poi non sai come si cura, be’ si può sempre imparare!!! Ma l’emozione è già tanto!!! Comunque, lunedì avrai il primo post… molto più adatto alle tue “capacità” (rido!!!)

    Buon fine settimana e ciao!!!!

  4. Buongiorno dalai, infatti, l ho scritto apposta. Sono casi in speciali, da segnalare, mai visto un anarchico contro i comunisti, anche se pensieri deifferenti, o quasi, la loro idea di uguaglianza, di libertà è quella. Un anarchico capitaista? Razzista? Guarda da non crederci. Non so se anche tu te ne fossi accorto. Buona giornata!

  5. ma nooooooooooooo dai butta il tecnico dal dirupo!!! ;-D
    Io ci sono fino a mezzogiorno, al massimo ci sentiamo dopo se ti va!!
    Ps…tra nerone e dalai…mmh è dura, non posso tutt’e due? Tipo a parimerito (ehi dalai stacca un attimo nerone lì…fatto? beh non posso dire che tra i due scelgo te, quello poi va in depressione e si ammazza e poi?!?! però shhhhhht è un segreto non dirglielo…!)

  6. eeeeeeeeeeeeeeehi come osi??!!??!?!??! Ruffiana a me???!!!???
    Ahahah sei un perito? anche io sono una perita!!! Periamo?!?! ahahahahahha ;-DDD stamattina mi esplode la testa e si vede sono assolutamente fuoriiiiiii ;-))
    Immagino niente colazione per te, io sono scannata dalla fame. fff

  7. ma va là che rimbrotti e rimbrotti, io ti lancio un secchio d’acqua perchè ti incendi come nienteeee!!! Poi se chiami i pompieri mi distraggo e via, và a finire che prendi fuocoooo!!!!
    Ditino con unghia rossa please eh sennò che compagna sono senza unghie rosso-compagno!?!?!? ;-DDDD
    Sembro una fighetta, ma è solo apparenza…ho fatto il mio periodo tipo punkabestia (si però mi lavavo eh ;-D) adesso sono grande…e sto diventando vecchia ogni giorno di più 🙁 con le rughe 🙁 i tessuti che iniziano a cadere 🙁 i capelli che diventano grigi 🙁
    ahahahahahhahaah e che sono la maga magò!?!?!?!?

  8. Ciao dalai, le parole dette da teo mi fanno ridere, lo sai perchè? perchè non ha cosa dire come tutti i suoi amici che la pensano come lui, il comunismo in italia ha liberato, ha portato giustizia e loro fanatici religiosi e fascisti non lo vogliono riconoscere, ecco, qui sta la verità, se no non si spiega tutto quel surriscaldamento, io sono calmissimo e non ho bisogno di guinzagli sono un uomo libero, e faccio e penso ciò che voglio

  9. Dalai, ma come ti permetti? Ti ho nominato IO forse? Nomino da qualche parte quello che tu scrivi nei commenti o nei post?
    Io, Teo, Pony, i padroni di myblog? Ma dimmi, hai manie di persecuzione o ti sei fatto un paio di litri di un buon vinello
    ( rosso naturalmente)
    Nel primo caso, curati, che nessuno ce l’ha con te…nella seconda ipotesi, ne riparliamo domani, quando magari sarai più sobrio e vedrai tutto pià lucido.
    Se hai problemi, e non vedi la vita rosa, vai a sfogarti con qualcun’altro, da me, dal mio nik, dal mio blog, passi lunghi e ben distesi.
    E non sono mai stata cosi dura con te, ma mici hai portato tu.
    Ma cosa sono tutte queste accuse?
    Com’è, discuti con Teo, e per argomentare, c’è bisogno di mettere di mezzo me?
    Ti ho forse detto qualcosa io? A parte degli argomenti politici, io e te, abbiamo mai avuto da dire?
    Dimmi, e segnalamelo….ti ho nominato forse in altri blog?
    Ma non sarete voi, che per la scomparsa di un partito di sinistra e per la perdita sonora delle elezioni ad avere il dente avvelenato?
    Guarda che noi siamo calmissimi sai? La maggioranza degli Italiani e nel mondo intero, la pensa come noi sai?
    Non siamo noi la minoranza.
    La STORIA, questo dice, questi sono i risultati.
    Non sfogare le tue frustrazioni a sfasciare vetrine e insultare chi nemmeno ti nomina.
    Le mail private?
    Ma che vai cianciando? Ma davvero hai manie di persecuzione tu.
    Anche belle forti.
    Mi cadessero le mani in questo momento, se io o Teo o Pony, ci siamo mai scritti una mail parlando di te.
    Ma chi ti credi di essere? Ma come ti permetti?
    Il centro dei nostri pensieri?
    Tu non sei un ragazzetto, come bonariamente ti chiama Teo,tu sei un bimbetto cresciuto male.
    Un bambino capriccioso e esaltato,. che non ha il suo giocattolo ( comunismo) e se lo sogna anche di notte, e farebbe carte false per averlo.
    Ti invito a non nominarmi MAI PIU’ come io ho sempre fatto.
    Poi cosè questa storia? Ma stai sempre a leggere, e seguire passo passo i nostri commenti e quello che ci diciamo? Ma non ti vergogni nemmeno un poco?
    Cosa c’entra tirarmi in mezzo ora? Ti ho detto forse qualcosa?
    Dalai cresci, che io sai, vent’anni non li ho più, e stare appresso ai bimbetti capricciosi, mi ha stancato parecchio.
    Statti bene

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