Non piango e non Onoro

Si ripete il solito scenario. Lutto. Oggi non è tempo di polemiche. Silenzio, onoriamo le vittime. L’Italia si stringa intorno le famiglie. Tutte cazzate e stronzate, di politicanti che per scopi di poltrona c’è la menano con “portiamo la libertà”, “la democrazia”, “lottiamo il terrorismo”. Falsi coperti dai media, che intervistano gli esperti di strategia militare, che parlano di terre su una cartina geografica come al risiko, di bombe come caramelle, che la guerra è sporca ma necessaria e deve andare avanti. Ma necessaria a chi? A voi sporchi imperialisti ed al vostro ordine mondiale da ristabilire e da disegnare secondo il vostro desiderio. Voi militari siete morti per nulla, se non per la paga per cui imbracciate fucili e granate per sentirvi uomini. Ed io oggi non vi piango perchè voi siete complici della morte e della distruzione di popoli e terre per arricchire padroni e signori della guerra. Io piango per tutte le vittime che hanno solo la colpa di vivere in terre a cui gli Stati Uniti vuole calare la mannaia della sua finta democrazia, per imporre governi fantocci ed asserviti. Così come è l’Iraq, così come è l’Afghanistan dove tutta la stampa occidentale tace sul fallimento delle elezioni e sui brogli elettorali che hanno permesso a Karzai di diventare presidente. Brogli ovviamente voluti dagli Usa per imporre il loro comando su quella terra. Voi soldati siete complici di tutto questo, servi dell’imperialismo americano e della sua volontà di espansione economica, non certo di allargamento dei diritti sociali e civili degli afghani che vivono in un inferno di passaggio tra il passato teocratico degli studenti coranici, ancora ben presenti nella loro vita, e un futuro di corruzione politica che promana tutto dal nuovo ordine costituzionale. Voi soldati siete complici ed artefici di ciò, complici della politica di aggressione ed occupazione americana che non fa altro che aizzare la popolazione contro di loro ed aumentare il potere dei talebani. L’unica risposta che oggi dovrebbe esistere è lasciamo quella terra agli afghani, non ci appartiene, ve la ricostruiamo come ve l’abbiamo distrutta senza eserciti, ma con organizzazioni umanitarie che stiano al fianco della popolazione in piena sintonia con i loro bisogni, che non sono certo quelli di vedersi saltare in aria da una bomba mal indirizzata o a causa di un colpo accidentale (come quello che ha ucciso una bambina ad opera di un militare italiano), o a causa di una bomba talebana i cui destinatari sono gli invasori.

Non siete morti per la patria, non difendete nessuno, siete solo complici di una guerra economica, fatta da soldati per mestiere, che definiscono lavoro l’uccidere delle persone, come i killer, come i mercenari. Si combatte per ideali non per compenso economico. Un mercenario è un militare (uomo o donna) che a scopo di lucro compie azioni militari per conto di un privato, una società o di uno stato, secondo un contratto prestabilito ed accettato consensualmente. (Wikipedia) I militari di ritorno oggi da Herat e Kabul definiscono il loro un lavoro. Ed allora a questo punto mi chiedo perchè tutto questo cordoglio non è rivolto anche a tutti i lavoratori che ogni giorno muoiono per portare a casa un misero salario, che non imbracciano armi e non esportano morte?

Non piango e non Onoroultima modifica: 2009-09-18T17:22:00+02:00da dalai87
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18 pensieri su “Non piango e non Onoro

  1. Ciao Dalai, sono sostanzialmene d’accordo con quel che scrivi e hai un gran coraggio a manifestare così apertamente le tue convinzioni soprattutto in questo periodo così pieno di opportunisti e voltagabbana.
    Nel caso tu non la conosca, copio sul tuo post una lettera al quotidiano LA STAMPA di Torino del 19 – 9 – 2009, che contiene lo stesso pensiero da te espresso alla fine del tuo vibrante e appassionato post:

    Morti di serie A e di serie B
    Partendo dal presupposto che chi muore è da onorare e da rispettare, mi chiedo perché chi perde la vita durante il suo lavoro di soldato sia trattato diversamente da chi muore sul lavoro da operaio. Nelle officine perdono la vita tanti padri di famiglia ma non ho mai sentito un ministro farci un discorso in parlamento. La morte dei nostri militari a Kabul mi ha rattristato, ma stavano facendo il loro lavoro, retribuito e sicuramente più tutelato di quello di migliaia di poveracci che raccolgono i pomodori sotto caporalato o di manovali che pur di sfamare i propri figli si arrampicano su quattro tubi rischiando la vita tutti i giorni. Cari politici, non potete insegnarci che ci sono morti di serie A e di serie B, soprattutto sul lavoro, qualsiasi esso sia.
    RUDI TOSELLI

  2. Pfiù meno male!
    Fine settimana bagnato? Se prendo quegli incompetenti del meteo vedi cosa gli faccio!!! Avevano dato fulmini e saette per tutto il week end, invece ha piovuto ieri sera intorno alle undici…purtroppo però tutti i piani sono saltati quindi week end normalissimo. Però ho visto il film di woody allen…fantastico!

  3. Ciao Dalay… trovi anche me sostanzialmente concorde con l’analisi che fai. Qualcuno la giudicherà impietosa, altri anacronistica… eppure, se ci si ricordasse dei veri motivi che hanno indotto il “petroliere” Bush ad invadere l’Iraq… e dei rapporti economici che lo stesso ha con la famiglia Bin Laden… si renderebbe conto che non di guerra al terrorismo si tratta ma di ben altro: soldoni!!!!

    Sostanzialmente concorde, quindi, tranne per quanto riguarda i “soldati”. Come professionisti della guerra, rifiuto di accodarmi a coloro che versano lacrime dietro fanfare, squilli di trombe e discorsi retorici. Sono morti facendo il loro mestiere… che per quanto mi riguarda è aberrante. Sono morti come coloro che fanno il mestiere nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi… e per questi ultimi nessuno si commuove e nemmeno si indigna!! Non ci sono fanfare e nemmeno discorsi!! Come esseri umani, invece… la tragedia della morte rimane tutta. Su questa dovrebbero tutti meditare, sicuramente in silenzio.

    Un saluto e ti auguro una settimana serena (ma possiamo esserlo?)

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