Che classe…Fratelli!

scontri_rosarno2_N.jpgHo sempre sostenuto come la mancanza di coscienza di classe sia il risultato più importante ottenuto dal berlusconismo in Italia e non è quindi un caso che la parte più cosciente della propria condizione sia quella non condizionata da tale “fenomeno”. Gli immigrati, clandestini e non, hanno dato vita alla seconda rivolta dopo quelle di un anno fa in Campania, in seguito dell’uccisione di 6 loro compagni da parte della camorra. Questa di questi giorni a Rosarno, è forse ancora più importante e da il segnale del livello di conflitto nascosto che esiste nel nostro paese. Oggi Liberazione titola con “La cacciata degli schiavi”, è una vergogna come in un paese che si dice civile e democratico che delle persone vivano in quelle condizioni e per lo più sono aggredite dagli italiani. La gente di Rosarno si è dimostrata ignorante e senza dignità, ma purtroppo rappresentano bene l’italia, e la guerra tra poveri che soprattutto questo governo ha generato. Ma a questi rosarnesi vorrei chiedere, perché questi migranti erano lì? A questo i rosarnesi, ma come loro la maggioranza degli italiani, non risponderanno mai, non perché non conoscono la risposta ma perché mentono sapendo di mentire. Tra le frasi più usate da questi italiani, c’è: “gli abbiamo dato lavoro, casa e mangiare”. Qui sta il tutto secondo me, per l’italiano medio, il lavoro è una concessione, la casa una conquista, il mangiare un di più. L’Italiano ormai è diventato schiavo dei padroni nel cervello, per cui lavorare a 2 euro all’ora è una fortuna di questi tempi, nn lamentarti ringrazia che hai un lavoro. Per i Rosarnesi, la mafia, i caporali, come per la maggioranza degli italiani, l’immigrato non è una persona, ma uno schiavo che fino a che utile e silente va sopportato, ma quando questi chiedono e rivendicano il diritto di vivere vanno cacciati. Questi signori hanno sfruttato il loro lavoro, molti degli stessi che portavano il bastone in mano, sentendosi per un giorno uomini, sono gli stessi che fino a ieri li sfruttavano e si arricchivano sulle loro spalle. Da Rosarno è arrivato un segnale importante che spero si ripeta in molte altre città, come accaduto nelle banlieue parigine, e senza timore hanno ed avranno l’appoggio della parte sinistra e sana di questo paese disastrato. La rivolta vada presa d’esempio, dai lavoratori, dai precari, dagli sfruttati legalizzati, vada presa d’esempio dagli italiani che finalmente capiscano che il lavoro è un DIRITTO, che la casa è un DIRITTO, non sono concessioni o conquiste. Quasi tutti gli immigrati del luogo si occupano per lo più della raccolta di agrumi. Spesso sono sfruttati e sottopagati, e il business è gestito dalla ‘ndrangheta. Nell’ultima stagione le problematiche climatiche e la crisi economica ha portato le aziende agricole ad abbassare le retribuzioni, il che rende più difficile la sopravvivenza dei lavoratori stranieri. Agli immigrati in protesta si sono uniti altri gruppi provenienti dai centri dell’hinterland.  Chiedono diritti. Il diritto di lavorare senza essere uccisi per le strade”.Vivono in ex capannoni industriali, in casolari abbandonati ed in capanne di cartone gli oltre 2.500 immigrati che si trovano nella zona della Piana di Gioia Tauro dove lavorano come braccianti agricoli. Gli stranieri arrivano nella zona di Rosarno a fine novembre dove si occupano della raccolta degli agrumi. Ogni singolo bracciante straniero lavora mediamente dalle 10 alle 14 ore giornaliere ed il denaro guadagnato viene utilizzato per il sostentamento delle loro famiglie che vivono ancora in Africa.  L’attività di raccolta degli agrumi svolta in Calabria si conclude a marzo quando i ‘braccianti itineranti’ si spostano in Sicilia per la raccolta delle patante. Poi a luglio è la volta della Puglia, in modo particolare in provincia di Foggia, dove si dedicano alla raccolta dei pomodori. In queste zone il lavoro è assicurato per tutto il periodo estivo e poi il viaggio riprende alla volta del Trentino Alto Adige per la raccolta delle mele. C’è anche chi si dirige verso le zone del Piemonte e della Toscana per la raccolta dell’uva. Ma poi a novembre rientrano in Calabria per riprendere la raccolta degli agrumi. Questi schiavi per chi lavorano? Non sono gli stessi rosarnesi ed italiani che fanno lavorare 10-14 ora al giorno queste gente? Ed allora il degrado a cui li obbligano a vivere, l’umiliazione che devono sopportare e l’egoismo ed il razzismo che quella cittadina ha dimostrato di avere, che indubbiamente nasce da una condizione di povertà (ma nn solo economica e sociale, ma soprattutto culturale), merita quella reazione e quella rivolta, come i romani hanno meritato la rivolta di Spartaco. L’Italia merita questa rivolta, che l’immigrato segni la strada per il risveglio della classe!!! 

Sfruttati, sparati, insultati (dal ministro) da Liberazione:

Calma, calma. Non è successo nulla, è solo finita la stagione del raccolto. E’ finita a San Nicola d’Arco nella Piana del Sele e sta finendo nella Piana di Rosarno. Anche la raccolta delle arance e dei mandarini a gennaio ormai avanzato si va avvicinando alla conclusione. Ormai gli immigrati regolari e irregolari, cittadini di stati membri dell’unione e cittadini – come usa dire – extracomunitari non servono più. A San Nicola d’Arco già il mese scorso si è provveduto a uno sgombero con la scusa delle illegalità compiute da qualche immigrato per sbattere via in malo modo centinaia e centinaia di onesti lavoratori.
A Rosarno invece non c’è stato bisogno di alcuna montatura: si è immediatamente passati alla pratica dell’obiettivo. Era prevedibile una reazione esasperata dei lavoratori immigrati dopo che dei criminali avevano sparato a due di loro. Dico reazione esasperata non tanto per commentare il carattere della reazione quanto per spiegare il perché di quel tipo di reazione.
Esasperata è la reazione di chi è senza speranza, di chi non ne può più e di chi sa di non essere difeso da nessuno – men che meno dallo Stato – e che è destinato a veder solo peggiorare la propria situazione. Al danno non segue la beffa ma un danno ancora peggiore di quello di prima. I giornali avranno raccontato in dettaglio le condizioni di estrema miseria e squallore nelle quali questi lavoratori sono costretti a vivere. A volte dagli articoli sembra che squallore e miseria siano una loro scelta. Eppure se i salari per il loro duro e onesto lavoro fossero regolarmente pagati – e poi se le politiche sindacali alle quali hanno diritto fossero applicate e se le politiche sociali relative all’accoglienza degli immigrati, previste peraltro dalla legge, fossero effettivamente praticate – essi vivrebbero ben diversamente.
Si dice solitamente che questi immigrati clandestini (e buona parte non lo sono) forniscono la manodopera per la criminalità organizzata. Per quel che riguarda i fatti di Rosarno e Gioia Tauro il ministro Maroni è arrivato a dire che per loro colpa degli arrivi dei clandestini la criminalità organizzata si è sviluppata in Calabria. La frase non merita commenti. Questi lavoratori – e forse va sottolineato che di lavoratori di tratta – stanno qui per rendere produttiva e competitiva una agricoltura anche e soprattutto grazie ai loro infimi salari.

Enrico Pugliese

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E soprattutto ascoltatela e sostenetela.

Che classe…Fratelli!ultima modifica: 2010-01-09T13:00:00+01:00da dalai87
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7 pensieri su “Che classe…Fratelli!

  1. Ciao Sasà, come concetto ideologico niente da dire, solo che mi devi consentire una domanda, alla quale ti chiederei una risposta:

    Perchè tutto questo succede solo in Italia?

    Non si conoscono storie come queste in Francia (per la raccolta dell’uva) o in Germania (per la raccolta delle patate) o in Olanda (per la raccolta dei tulipani) o in Spagna.

    Sai Sasà, ascoltando le proteste di quegli immigrati, io penso che loro non conoscono le regole dell’immigrazione, e non gliele dice nessuno di quelli che li “invitano” a venire in Italia, e forse pensano che muoversi dve gli pare sia solo un diritto che non presuppone nessun dovere.
    Forse è vero che pochi di noi conoscono la loro situazione e i motivi
    dei loro esodi, ma penso sia altrettanto vero che chi migra (per qualunque motivo) dovrebbe valutare che migra in casa d’altri.
    Saluti, Enrico

  2. Per Enrico:
    Le rivolte sono figlie del degrado e dell’emarginazione, nn è vero che accade solo in italia rivolte come queste sono avvenute in francia ed anche in portogallo, per motivi specifici diversi ma la causa principale è sempre il degrado a cui sono obbligati a “vivere”. Quegli immigrati di rosarno lavorano, sfruttati da italiani con ore di lavoro illegali, e sicuramente lavorano in nero, con una paga misera, il governo invece di intervenire su questo se la prende con il più debole della situazione innescando ancora di + la guerra tra poveri, in modo da spaccare ed ottenere consensi. La metà di quegli immigrati era regolare eppure neanche a loro era garantito il diritto a vivere, ad avere una casa, lavorare 8 ore al giorno con una paga normale, e vengono lasciati nelle mani della criminalità e dei caporali (e tu sei del sud a sai benissimo di cosa parlo). Loro si ribellano a questo e per questo io dico, che vanno presi d’esempio e mi auguro che inneschino un movimento anche in altre parti, ma nn di rabbia come a rosarno, ma di sciopero e di chiedere i propri diritti naturali di esistenza, come dovrebbe far scattare la voglia a tutti i precari sfruttati con mezzi simili a questi ma legalizzati, a tutti i lavoratori che vengono umiliati dalla cassa integrazione o peggio ancora dai licenziamenti, a tutti i lavoratori italiani sottopagati, e ti cito cosa avviene nel mio paese, una fabbrica importante che ha 20 lavoratori in nero con una paga di neanche 400 euro al mese lavorando 9 ore al giorno sabato compreso, fabbrica di italiani e lavoratori tutti italiani. I controlli hanno portato alla regolarizzazione di 5 operai che ovviamente sono obbligati a mantenere la stessa paga (quindi le buste paga sono false) e gli stessi orari lavorativi e come queste ce ne stanno a centinaia. Qui nn è un problema di immigrazione, è un problema di sfruttamento legalizzato del lavoro a cui l’uomo il lavoratore e ridotto a merce. Se anche gli italiani avessero il coraggio di pretendere il diritto di lavorare e di avere una casa, di avere una paga degna come hanno dimostrato quegli immigrati oggi staremmo tutti meglio! immigrati compresi. Ma a queste cose il governo nn risponde preferisce mettere gli uni contro gli altri i poveri. Il punto quindi è il problema è l’immigrato o le condizioni di sfracellamento sociale che c’è in italia? Se l’immigrato fosse garantito il diritto alla casa, quindi costruire a spese dello stato delle case popolari destinate esclusivamente all’immigrato in quei luoghi dove la presenza lavorativa dell’immigrato è vitale, esisterebbero questi problemi? Se l’immigrato vive in una casa degna, con un salario normale che gli garantisce una vita degna di questo nome darebbe problemi?

  3. Ciao Sasà e buona domenica. Complice il “mal tempo” che oramai costringe a stare in casa da un paio di settimane, son venuto a fare un giro tra blog per vedere, soprattutto, se Enrico mi aveva fornito alcune informazioni al suo post su Rosarno, da me commentato ieri sera.

    Ho trovato questo tuo “lucido” post che non posso che apprezzare per l’accuratezza con cui hai “individuato” certe responsabilità. Soprattutto, responsabilità a “tutti” i livelli: politico, criminale e anche della società, in quello che è un Paese sempre più incomprensibile!! Purtroppo, è probabile che assisteremo presto a nuove “esplosioni” di protesta, per esempio, in quell’altro serbatorio di degrado sociale che è Castel Volturno. Dico purtroppo perché la “violenza”, anche quando nasce dall’emarginazione, non è positiva!! Tuttavia, chi è causa di quell’emarginazione dovrebbe “tacere”, invece di rilasciare interviste come quelle ascoltate nei vari TG. Rosarnesi compresi!!

    Leggo anche un commento di Enrico e, quindi, vorrei approfittarne per rivolgere una domanda allo stesso, sempre al fine di chiarezza reciproca.

    Enrico, tu scrivi: “…io penso che loro non conoscono le regole dell’immigrazione, e non gliele dice nessuno di quelli che li “invitano” a venire in Italia, e forse pensano che muoversi dove gli pare sia solo un diritto che non presuppone nessun dovere. Forse è vero che pochi di noi conoscono la loro situazione e i motivi dei loro esodi, ma penso sia altrettanto vero che chi migra (per qualunque motivo) dovrebbe valutare che migra in casa d’altri….”

    Enrico, ti rendi conto che la tua affermazione ha un limite?? Affermare che “… forse è vero che pochi di noi conoscono la loro situazione e i motivi dell’esodo…” pone noi in una situazione “illegale” e non loro!!!

    Loro, che probabilmente non vengono “avvisati” da quei sodalizi “criminali” che sfruttano l’immigrazione illegale per foraggiare il “lavoro nero” e la criminalità comune… si sottomettono a questo perverso sistema mafioso, per FAME e non per convinzione!! L’individuo che ha FAME è disposto a far di tutto, io e te non saremmo diversi in una condizione come la loro!!!

    L’ho detto centinaia di volte: alzare muri non risolve il problema (loro) e Rosarno ne è l’esempio più lampante!! Nonostante l’attività che più volte l’attuale Governo ha precisato di “fare”, in tema di immigrazione clandestina… l’immigrazione clandestina continua, sfruttata dalla criminalità. Ed ora, inoltre, tocca assistere al solito “scarico” di responsabilità, con un Ministro Maroni che chiama in causa i precedenti governi, i governi locali, le amministrazioni locali!!!

    Enrico, ma di che stiamo parlando?? Tu pensi che uno che rischia di morire di fame (perché in Africa si muore di fame, immagino che tu lo saprai) possa tener conto, ammesso che lo sappia, che da noi essere immigrato illegale è un reato???

    Ma vogliamo fare voli pindarici oppure vogliamo parlare di “realtà”??? Enrico, oggi sento parlare i “rosarnesi” in modo rabbioso contro quegli immigrati… ma fino a due giorni fa, sapevano che quegli stessi immigrati servivano per raccogliere “arance”, pagati a nero!!! Sapevano che la metà di quelli erano “clandestini”. Sapevano che nelle loro terre vige il “caporalato”. Sapevano che il caporalato è manovrato dalla criminalità… eppure, che hanno fatto????

    Enrico, per accusare qualcuno di essere illegale, tocca essere onesti!!! Ho sempre asserito che il “buonismo” non è ciò che anima le mie posizioni sull’immigrazione e continuo ad affermarlo!! Ma quello che stò ascoltando in questi giorni, francamente non lo comprendo!!!

  4. CIAO SASA’ , HAI VISTO CHE BELL’ ESEMPIO CHE STIAMO PER DARE ?
    TU SEI UN IMMIGRATO , PER GIUNTA CLANDESTINO , SE TI VA’ BENE DEVI LAVORARE DA SCHIFO , VIVERE DA SCHIFO , PER 20 MISERI EURO AL GIORNO . DEVI NASCONDERTI E DEVI SOTTOSTARE ALLE REGOLE DELLA MAFIA ……….. ALTRIMENTI VIA , SEI ESPULSO .
    .
    UN SALUTO .

  5. Ciao Sasà,
    l’hai definito “sfracellamento sociale” e in effetti non potevi trovare definizione più appropriata. E il peggio è che, a partire dalla fine degli anni settanta, sono stati i lavoratori stessi a decidere di maciullare, di spappolare i rispettivi cervelli (e di conseguenza la loro vita) cedendo progressivamente a una controffensiva padronale (prevedibile) che tentava di toglier loro tutti i diritti acquisiti nei trent’anni di lotte (durissime) precedenti. Eppure, i loro padri avevano combattuto a mani nude nei confronti di un padronato non meno agguerrito di quello che ci ammorba ora, che era in grado di licenziare un dipendente soltanto perché entrava in fabbrica con una testata giornalistica (“l’Unità”) in tasca. Gli avevano generosamente servito su un piatto d’argento perfino uno Statuto dei lavoratori. Beh, dagli anni ottanta in poi, la maggior parte di coloro che lavoravano non hanno fatto altro che sputare su tutte le conquiste, sullo Statuto, e perfino su tutti coloro che ci avevano lasciato la pelle per raggiungere e trasmettere loro quelle conquiste.
    Oggi gran parte di chi lavora non muove un dito (neppure per difendere i propri diritti – figuriamo quelli di altri!) perché, dicono, hanno paura di “perdere il posto”. Un posto di lavoro che nel frattempo si è sempre più precarizzato e dipende ormai dall’umore del padrone di turno. Ma mi facciano il piacere… Da che il mondo intero si è industrializzato – e poi globalizzato – non vi è altra strada che quella della lotta per ottenere miglioramenti della propria condizione lavorativa; attualmente, per ottenere perlomeno la difesa di quanto è rimasto dei propri diritti.
    I diritti sono stati ottenuti dai lavoratori e dalle loro organizzazioni a caro prezzo, in molti casi perfino lasciando la propria vita in mezzo a una strada, quando gli uomini agli ordini di Scelba – e non solo suoi – sparacchiavano sulle folle di lavoratori in sciopero. A parrtire da Portella della Ginestra. A Nord come al Sud. Se molti di noi non hanno vissuto quei tempi, vi sono montagne di pagine che aspettano soltanto di essere lette da lavoratori sempre più ignari – e, purtroppo, sempre più ignoranti, anche grazie ai potenti mezzi messi a disposizione degli allocchi dai mass media, tv in testa.
    Gli anni ottanta – quelli del mai troppo vituperato Craxi, nei confronti del quale è ora in atto un elefantiaco processo di pubblica riabilitazione – sono diventati quelli dell’edonismo, del disimpegno politico e sociale. Meglio una bella balera (pomposamente chiamata “discoteca”) che una riunione politica o sindacale. E intanto chi governava trasformava il debito pubblico (che ci riguarda tutti quanti, nessuno escluso, neppure i lattanti) in una immensa voragine. Tanto da far gridare chi aveva mantenuto un briciolo di coscienza al pericolo di trasformarci in un’altra Argentina…
    Perché tutti i luoghi d’incontro (dalle assemblee scolastiche a quelle dei consigli di zona o di quartiere) sono gradualmente divenuti dei veri e propri deserti?
    E adesso, davanti a fatti quali quelli di Casal di Principe o di Rosarno, nei quali c’è provatamente il coinvolgimento, anzi, la regia, della camorra e della ‘ndrangheta, ci si viene a dire che quei lavoratori immigrati “non conoscono le regole”? Quali regole?, quelle (inventate dai mafiosi, evidentemente) di Casal di Principe dove sono stati sparati e uccisi sei lavoratori, prima che tutti gli altri lavoratori decidessero di ribellarsi? Chi ha versato una lacrima per quei morti, in un Paese, che dovrebbe essere laico ma è sempre più “vaticanizzato”, in cui la vita di un immigrato è considerata inesistente (vedi i morti in mare delle ultime imprese di respingimento – quelle sì senza regole e senza alcun rispetto dei Diritti dell’uomo) e in cui la mia vita – di una bianca, naturalmente – è considerata bene primario e intoccabile anche quando decida, io stessa, di porre fine alla tortura, allo strazio, all’accanimento di cure mediche rivelatesi inutili?
    Quali sono le regole? quelle
    – che fanno lavorare i migranti ininterrottamente per 16 ore al giorno per 20 euro (lordi, poiché vengono detratte le spese di trasporto sui campi di lavoro, e perfino quelle per l’acquisto di un materasso [usato] su cui dormire in una struttura diroccata)
    – che non prevedono alcuna “sosta pranzo”, per cui questi esseri umani lavorano senza mangiare e con mezzo litro d’acqua a testa per tutto il giorno (e se mangiano un pomodoro di straforo – o un’arancia, visto che i lavoratori di Rosarno lavoravano negli agrumeti – vengono picchiati senza pietà dai caporali-picciotti)
    – che li costringono a dormire quattro-cinque ore per notte (perché alle quattro del mattino devono presentarsi al caporale-picciotto). “A dormire” per modo di dire, perché sarebbe augurabile a noi, persone “normali e bianche” con un tetto sulla testa, non avere alternative a un sonno in locali malsani e cadenti, in compagnia di topi e di insetti
    – che non prevedono bagni né acqua corrente nelle strutture fatiscenti nelle quali sono obbligati a vivere
    – che non hanno come problema primario quello di andare a far la spesa al supermercato spingendo un bel carrello cromato, ma quello di mandare soldi a casa, perché là mogli e figli muoiono letteralmente di fame
    – che vedono gambizzare due tra loro da chi ha deciso che ormai il periodo della raccolta delle clementine è finita e che quindi questi uomini, questi lavoratori, devono sparire dalla circolazione.
    Ecco, a Rosarno gli immigrati hanno REALMENTE difeso la vita, almeno quella di tutti i sopravvissuti all’ennesimo attentato.
    Scusami, Sasà, per la lunghezza del commento. Spero in ogni caso che possa essere considerato un contributo utile.
    Un abbraccio da Angela

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