Odio di Classe!

“Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.  Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma «tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro.

A me sta a cuore un punto. Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. E un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.

Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.

E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni”.

Edoardo Sanguineti

 

I lavori massacranti esistono perchè i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti adoro il lavoro ma detesto la fatica… la fatica che cos’è?! La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro… io per gli sfruttatori non voglio fare niente, per la classe lavoratrice alla quale mi onore di appartenere sono disposto a sacrificare la mia vita ma per i padroni non voglio fare un CAZZO… il solo pensiero di fare qualcosa per Berlusconi già mi stanca… perché io tengo na voglia di far niente!!! Si a fatica era ‘bbona nun pregavano i preti, infatti i preti per nun faticar proprio per niente, predicano a rassegnazione e dicono alla gente, benedizione alla fatica e a chi la vuole. Chi m’ha mis’in catena, passa a vita in vacanza, io fatico e fatico e passo pure da stronzo: vaffanculo alla fatica e a chi la vuole. Tengo na voglia na voglia e fa… niente! La fatica è onore, ma si ta scansi, meglio ancora! Beato chi, cumm’è, sa riesce a scansà! Tengo na voglia na voglia e fa… niente!!!

La religione, intesa come “professione di fede”, è come una forma di “oppressione spirituale” mediante la quale una classe borghese, predicando l’umiltà e la rassegnazione nel lavoro in cambio di una ricompensa celeste, sfrutta le fasce più deboli della popolazione. Lenin sottolinea il carattere “reazionario” che le religioni hanno sempre avuto nella storia e il ruolo consolatorio della ingiustizie della vita terrena. Di contro le classi capitalistiche utilizzano la carità “offrendo così una facile giustificazione alla loro esistenza di sfruttatori”.

 

Il capitale concede il superfluo, ma spesso toglie l’essenziale, il cibo, il riscaldamento, la casa. Solo il “consumatore solvibile” interessa il capitalista. Le metropoli si riempiono di palazzi, abusivi o no, cresce la cementificazione selvaggia, e non si esita a provocare incendi boschivi pur di costruire, nonostante le leggi che lo vietano. Immense baraccopoli crescono, invece, in Asia, Africa, America latina, e anche nei paesi più avanzati milioni di disoccupati, salariati, o comunque famiglie a basso reddito, devono vivere in case fatiscenti. Per altri la casa non serve da abitazione, ma da bene rifugio, quando non è oggetto di una speculazione ben più vasta. La disuguaglianza e la discriminazione, la distruzione di beni (e di persone) non sono episodi imprevisti e superabili nella società del capitale, fanno parte integrante della sua natura, e si accrescono sempre più.
La parte dell’umanità, tagliata fuori dal mercato o marginale, per il capitale è superflua, e può essere lasciata morire di fame, sterminata dall’AIDS, quando non direttamente distrutta con mezzi militari. Al capitale interessa solo accumulare plusvalore ( profitti, interessi, rendite) e lo sviluppo della civiltà e il benessere della popolazione, nei periodi di boom, sono solo effetti collaterali. Se un miglioramento delle condizioni di vita è funzionale alle esigenze del capitale, bene, se no ogni peggioramento è permesso.(Berlusconi ha detto che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, ma guarda un po’! NOI eh!) Sono, perciò, particolarmente ingannevoli le proposte di soluzioni dei problemi sociali, ambientali, climatici, che immaginano uno sviluppo equilibrato e compatibile, lasciando intatto il capitalismo. Decrescita felice, sviluppo compatibile… Il capitalismo è socialmente, umanamente, ecologicamente incompatibile. Il capitalismo è guerra, commerciale, politica o militare. Non è compatibile con la pace, col progresso e con le favole che migliaia di pifferai magici ci raccontano ogni giorno. Tra i più sfrontati imbonitori troviamo Al Gore, premio Nobel per la pace, campione dell’ecologismo. Si dimentica che è stato uno dei massimi responsabili dei bombardamenti sulla Jugoslavia, causa dell’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e della terra in quello sventurato paese, in una guerra che, nella lingua orwelliana, fu definita “umanitaria”. Un altro premio Nobel, Obama, ha già causato un golpe militare in Honduras, massacra la popolazione afgana e si appresta a dichiarare guerra alla Corea del Nord. Un sistema economico sociale al tramonto è caratterizzato da guerre senza freno. C’è chi sostiene che la guerra dipende dalla natura umana. Non c’è dubbio che l’uomo è uno degli animali più prepotenti, innumerevoli specie sono state distrutte dalla caccia, e le guerre tra tribù sono sempre state frequenti.
Un conto, però, è l’aggressività naturale, altra cosa quella artificiale coltivata negli eserciti moderni. Un soldato di professione, in cui si soffoca l’individualità per farne un obbediente strumento di morte, è trasportato in un paese lontano migliaia di chilometri, dove non distingue l’avversario in guerra dal civile inerme, dove impara a sparare nel mucchio, incurante di donne e bambini. Non è un generoso Ettore, un valoroso Aiace, o un iracondo Achille, ma un robot. Le guerre contemporanee dell’imperialismo non sono epiche, sono vili, come vigliacco è l’attacco con gli aerei senza pilota, i droni. Immenso spreco è poi la produzione bellica, che, nei periodi di conflitto, subordina e altera la produzione per la vita civile e i consumi.
Anche nei periodi cosiddetti pacifici, il capitale dà battaglia ai lavoratori, alla salute fisica e mentale della popolazione, all’ambiente, alla civiltà. La vita nella sua totalità è messa in pericolo. Ogni giorno più specie animali e vegetali scompaiono.
Le esigenze del profitto hanno trasformato l’allevamento degli animali in tortura. Non più il pollo ruspante, ma quello imprigionato in ambienti strettissimi, nutrito artificialmente, dalle carni flaccide. Vitelli riempiti di ormoni e antibiotici, che finiscono regolarmente nel sangue di chi ne mangia le carni, mattatoi che impressionerebbero Barbablù. Tutto questo per il profitto. Con lo sviluppo del capitale, cresce la malavita, che s’insinua nei gangli vitali dell’economia. Ogni tanto un esecutore materiale finisce in carcere o ammazzato, ma i veri dirigenti della malavita operano nella finanza, e si nascondono tra i cosiddetti insospettabili.
Ma anche dove tutto sembra svilupparsi normalmente l’irrazionalità è evidente. Gli illuministi preannunciarono il capitalismo come la società della ragione, ma la razionalità del capitale non si distingue dallo sfruttamento intensivo delle risorse umane e della natura, con crescenti devastazioni.
L’interesse della grandi imprese automobilistiche ha ridisegnato le città, spostato intere popolazioni dal centro alla periferia. In autostrada migliaia di persone si spostano su veicoli individuali, con un costo in carburante, in perdita di tempo, in stanchezza enormemente superiore a quello di un trasporto pubblico, almeno dove questi funzionano decentemente. La concorrenza, distruggendo molte industrie locali, impone un enorme incremento dei trasporti, file interminabili di camion, milioni di container, espansione continua dei trasporti aerei. Elettrodomestici, formaggi, salumi italiani viaggiano verso la Germania, mentre elettrodomestici, formaggi e salumi tedeschi arrivano in Italia. La pianificazione internazionale, possibile solo in un’economia socialista, eliminerebbe buona parte di questo traffico inutile, e anche gli squilibri sociali, inevitabili finché domina la concorrenza.
Il capitale richiede una continua distruzione dei prodotti. Se un oggetto dura a lungo, le vendite ristagnano. Addio alle auto di un tempo, che duravano una vita, dopo pochi anni il prodotto deve essere buttato. Non è frutto dell’immoralità del consumatore, che ha volto le spalle alla sobrietà e morigeratezza di un tempo, non è una scelta morale (o immorale), ma è un’esigenza del capitale.
Non ci si può fermare a protestare contro gli effetti, bisogna colpire la causa, e la causa è il capitalismo. I marxisti di una volta parlavano dell’alternativa socialismo o barbarie. Nella barbarie siamo ormai fino al collo, e la crudeltà della guerra – fatta col fosforo bianco, l’uranio impoverito, le cluster bomb e il continuo uso dei mercenari assassini – i lager di Guantanamo e di Abu Ghraib, il crescente abbandono delle protezioni sociali, la corruzione e l’incanaglirsi della vita pubblica lo provano. Se la lotta per il socialismo non riprendesse su vasta scala, sulle sorti dell’umanità non varrebbe la pena di scommettere un soldo bucato.
I marxisti erano rimasti i soli, fino a qualche anno fa, a parlare di grandi crisi economiche come quella del 1929, mentre economisti ufficiali e media sostenevano che ormai gli stati avevano i mezzi per evitarle, riducendole a semplici recessioni. Sono ancora i soli a parlare di autentiche rivoluzioni – e non di quelle colorate, pure mascherature di colpi di stato filoamericani. Il crescente divario sociale che si sviluppa da decenni non può essere colmato con mezzi ordinari. Un detto cinese dell’antichità affermava che alla rivoluzione nessuno crede, prima che questa si manifesti. Vedremo se i marxisti avranno avuto ragione anche questa volta.

(tratti di articolo di Micele Basso)


PATRIA, SOCIALISMO O MORTE! Non c’è nessun altra via d’uscita.

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SUD AMERICA: il Venezuela supera l’Argentina e diventa la seconda economia
A livello mondiale, i media controllati da poche compagnie che diffondono e manipolano l’informazione a loro piacimento, ovviamente parlano sempre male del Venezuela di Hugo Chavez. La verità, però è sotto gli occhi di tutti, nelle cifre che gli stessi organismi internazionali, come FMI, non possono negare: la crescita del Veenzuela è strabiliante, arrivando ad essere nel 2009, per la prima voilta nella storia, la seconda economia della regione; solamente nel 1996 era quinta! Non solo: i venezuelani sono anche in assoluto i più ricchi della regione per reddito pro-capite ed hanno il reddito pro-capite tra i più alti dell’America Latina e del mondo, subito dopo i paesi dell’OCSE. E continua a crescere anno, dopo anno. Questi articoli che dimostrano la manipolazione dell’informazione a livello mondiale circa il Venezuela e altri apesi ritenuti “scomodi”, dovrebbe essere tradotti in inglese, francese, spagnolo e in tutte le lingue possibili.
Odio di Classe!ultima modifica: 2010-05-27T16:23:00+02:00da dalai87
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2 pensieri su “Odio di Classe!

  1. Adorabile Tovarish, vedo che la pausa ha dato i suoi frutti ;-))

    guardi da un’ottica più ampia, il mezzo rimane sempre quello della rivolta sociale, ma credimi, si può raggiungere il fine senza lo scontro fisico, non è un discorso da pacifista, ma da soggetto che è convinta si possa ottenere il massimo, col minimo sforzo, nel caso specifico del post, col minimo rischio.

    Bentornato tra noi Sasà, sono contenta di ritrovarti carico, magari mi manderai in bestia, ma non importa, va bene così. ;-))

  2. Ciao Sasà,
    scusami se non ti ho più scritto dopo l’ultimo episodio dei tuoi commenti cancellati da alcuni altri blog: ho avuto alcune vicende che hanno assorbito tutto il mio tempo, così ho a mia volta sospeso gli interventi su “Pagine corsare” e li ho ripresi soltanto da qualche giorno.
    Intanto, ti do il bentornato, mi fa piacere che tu riprenda a scrivere. E hai ripreso alla grande: con Sanguineti che adoro e con Avola dove si è consumato uno degli atti più gravi contro i lavoratori, gli sfruttati. Non potevi scegliere argomenti migliori e più appropriati per i tempi bui che stiamo vivendo.
    Sulla faccenda dei commenti scomparsi: può essere, ma riflettendo meglio non credo sia la redazione di myblog che è intervenuta. A loro dovresti in ogni caso chiedere il cambio della tua password perché chiunque riesca a introdursi nel tuo blog e negli altri residenti su myblog l’ha certamente carpita dai server della piattaforma, a meno che tu stesso non l’abbia data a qualcuno (qui ho visto che alcuni danno la propria password per esempio perché alcuni altri possano fare modifiche al loro template o per motivi simili). Tutto questo mi fa pensare che i sistemi di sicurezza che adotta myblog siano veramente scarsi, scadenti. Io la password l’ho già cambiata, e proprio per i motivi che ho detto. Chi è riuscito a entrare nei vari blog dove sono stati cancellati commenti potrebbe essere un hacker, quello stesso che, come ricordavo, aveva cancellato un intero blog a Cesare (Photonotes) e che qualche giorno dopo la cancellazione dei tuoi commenti ha nuovamente eliminato il blog di Cesare che qualche giorno appresso l’ha riproposto di nuovo (ora si chiama http://www.instantfilm.it/).
    Puoi anche tentare di scrivere qualche commento su una serie di blog – tenendo un appunto di quale testo invii e in quali blog: commenti che abbiano contenuti simili a quelli a suo tempo cancellati –; di verificare successivamente se tali commenti sono ancora presenti, di chiedere ai blog ai quali li mandi di avvisarti se succede qualcosa di anomalo. Per esempio, io potrei sempre scaricare le pagine del mio blog in cui appaiono tuoi commenti, e poi tenere d’occhio (in rete) quelle stesse pagine nei giorni seguenti.
    Ti segnalo infine che ho messo da qualche ora sul mio blog un comunicato molto allarmante sui contenuti del disegno di legge intercettazioni: il comunicato si riferisce ad alcune regole che riguardano i blog e le sanzioni previste. E’ piuttosto importante, si dovrebbe diffonderlo, spero tu possa farlo. Ti ringrazio.
    Un saluto da Angela

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