Capovolgere i rapporti di forza esistenti.

Indicatori di mortalità infantile migliori di quelli di alcuni paesi sviluppati confermano che Cuba è un “buon esempio” in materia di sanità pubblica. «Quando mi metto a paragonare le statistiche di Cuba a quelle degli Stati Uniti, i dati dell’Avana sono migliori» ha detto il dottor Chok-wan Chan, presidente dell’Associazione mondiale di pediatria, intervenendo a un convegno internazionale dedicato alla salute dei bambini. Anche Elizabeth Mason, direttrice del dipartimento di salute infantile e adolescenziale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha elogiato gli ottimi risultati del sistema sanitario nazionale, interamente gratuito e aperto a tutti, del governo cubano. La signora Mason ha definito “eccellente” il tasso di mortalità infantile sull’isola, di 4,8 per mille. Altro esperto dell’Oms, José Carlos Martínez, ricordando che Cuba è un paese molto povero, ha commentato: «Forse il risultato più utile dei nostri modesti sforzi nella lotta per un mondo migliore sarà quello di riuscire a dimostrare come si riesca a ottenere molto anche avendo poco a disposizione, se tutte le risorse della società, umane e materiali vengono messe a servizio del popolo».  Ho scelto di inziare questo post, dando spazio a quest’ultimo grande risultato raggiunto dalla rivoluzione cubana, in quanto i media borghesi (come repubblica, giornale, tg3 ecc…) stanno di nuovo tartassando di informazione faziose e false sullo stato cubano e sulle condizioni democratiche dell’isola. Ma su Cuba mi dilungherò prossimamente. Ciò che vorrei far notare è l’affermazione di J.C.Martinez, se tutte le risorse vengono messe al servizio del popolo. Ecco un punto cruciale nella differenza tra capitalismo e socialismo, insieme alla differenza tra il lavorare per vivere ed il vivere per lavorare, sta tutta qui la netta distanza che separa la società che vorremo da quella che ci è imposta oggi, un modo di produzione globalizzato, retto su leggi inique, dettate dalle lobbie finanziarie del neoliberismo. Un sistema economico, politico e sociale cinico e disumano, il cui potere è retto da organismi sovranazionali e fuori dal controllo diretto delle popolazioni. Un sistema che fu miso in grave difficoltà fino al 2001, dove il movimento no-global raggiunse il suo apice tra i vari popoli e rovesciò la sua grandezza per le strade di Genova dove venne violentemente represso fisicamente.  Come afferma Marx, “il capitalismo vive solo dello sfruttamento spietato e senza misura della forza lavoro”, e si fonda sul ricatto dei monopolizzatori del capitalismo nei confronti di chi è costretto a vendere la proprio forza lavoro per vivere, la cui crisi facilita tutto ciò.  La globalizzazione ha messo i lavoratori di una nazione contro quelli di un’altra e la crisi di produzione ha generato masse di disoccupati costringendo in questo modo i venditori di forza lavoro (cioè tutti noi lavoratori proletari) ad essere in una posizione concorrenziale tra di essi per avere un salario che gli possa permettere di vivere la propria famiglia, riducendoli così in una posizione di netta debolezza nei confronti della classe padronale. In questo contesto rientrano le spinte razziste, con cui facendo leva sull’ignoranza e sulla debolezza dei vari proletariati, i popoli e le loro culture vengono messe le une contro gli altri giustificando in questo modo le sporche guerre del capitale, che ha una necessità di sbocco evolutivo naturale nel dover espandere il suo potere di circolazione delle merci e di sfruttamento di forze lavoro sempre a minor costo utilizzando la “politica”, o per meglio dire sostituendosi alla politica stessa, giungendo al dominio della vita umana considerata in base al profitto.  Un concetto spiegato molto meglio di me da Guy Debord: “La prima fase del dominio dell’economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un’evidente degradazione dell’essere in avere. La fase presente dell’occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell’economia conduce a uno slittamento generalizzato dell’avere nell’apparire, da cui ogni “avere” effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima.”  E come detto da Marco Revelli,”dall’etica della solidarietà egualitaria e comunitaria, si è giunti alla società dell’individualismo acquisitivo, dell’abbondanza e della solitudine, fondato sull'”etica della sopravvivenza”, in cui al conflitto è sostituita la competizione, ai diritti il successo.” Si tratta in pratica di ciò che disse Pasolini: “E un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industria lotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.” “Forse biologicamente l’uomo è narciso, ribelle, ama proprio la propria identità, ma è la società che lo rende conformistico e lui ha chinato la testa una volta per sempre dinnanzi agli obblighi della società.” Per dirla alla  Engels  “Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni.” Tutto questo è una società imposta nel corso dei secoli da una minoranza che ha omologato la maggioranza sottomettendola, dividendola, riducendola alla fame ed in molti casi alla morte ed alla distruzione di interi popoli e culture, in nome del profitto. Quando appunto il capitalismo come avviene oggi è arrivato nel suo massimo livello, per non morire, ha bisogno di spremere al massimo ogni risorsa umana e naturale, ciò che quindi nella sua fase iniziale ha portato una sorta di benessere apparente a tutti, stava già disegnando il suo futuro naturale di crisi umana, economica e naturale. Il dover raggiungere il profitto, spinge le classi padronali a dover produrre al massimo e quindi sfruttare al massimo le risorse naturali ed umane, per questo motivo deve spingere al massimo sforzo l’uomo col ricatto della concorrenza delle altre forze lavoro, che siano i disoccupati o i lavoratori degli altri paesi, costringendo quindi l’essere umano lavoratore a ritmi di lavoro innaturali ed a paghe sempre più basse. Trasformando quindi la nobiltà del lavoro che ti permette di vivere e di sviluppare la società, ad esseri che vivono per lavorare e per arricchire una minoranza parassitaria, che detiene il potere economico e politico, il potere mediatico e culturale, che detiene i mezzi di produzione. I lavori massacranti esistono perchè i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti adoro il lavoro ma detesto la fatica… la fatica che cos’è?! La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro. Questo è un concetto rivoluzionario, questa è la libertà che può essere data solo dal comunismo con l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Lavorare meno, lavorare meglio e lavorare tutti, eliminando quindi gli elementi parassitari della società, avendo in questo modo una società libera dall’oppressione, dal mercato, dallo sfruttamento e dalle ingiustizie. Così, invece ,oggi assistiamo ad una grossa fetta di lavoratori inoccupati (per forza di cose, e costretti alla miseria) e dall’altra parte una altrettanto consistente fetta di lavoratori sottoposti a tempi e ritmi di lavoro insostenibili e alla riduzione di salario. Mentre aumentano invece i ricchi. “Voi inorridite perché vogliamo abolire la proprietà privata. Ma nella vostra società attuale la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; la proprietà privata esiste proprio per il fatto che per nove decimi non esiste. Dunque voi ci rimproverate di voler abolire una proprietà che presuppone come condizione necessaria la privazione della proprietà dell’enorme maggioranza della società.”(Karl Marx e Frederich Engels) Bisogna capovolgere i rapporti di forza attualmente in campo, ripristinare la centralità della dignità dell’essere umano e finirla con la concorrenza al ribasso senza fine. Lavorare tutti e meno, cambiare il modello di produzione liberale con una economia pianificata e senza concorrenza, potere alla classe lavoratrice e quindi democrazia nel lavoro. Un mondo migliore è possibile, se socialista.

L’altro giorno guardando fuori da lavoro, ho visto un immagine che rappresenta bene la nostra società. Vedo un ragazzo più o meno della mia età con una scopa in mano, stava pulendo i marciapiedi. Contemporaneamente, arriva a parcheggiare una mercedes c220 cdi, da cui scende una persona vestita perbene, con cellulare e auricolare ed un portatile. Immagine curiosa, un ragazzo di poco più 20 anni vestito di niente, sporco di polvere sotto il sole a pulire le strade ed un uomo “perbene” che portava con se (tra vestito, cellulare, portatile) forse il salario di due mesi di quel ragazzo, senza contare l’auto da oltre 30 mila euro. Quel ragazzo chissà quanto ha elemosinato quel posto, e chissà per quanto tempo il “signore” di turno gli e lo ricorderà ad ogni tornata elettorale, rendendolo succube, sottomesso ad una persona rispettata come si conviene dire. Si sono incrociati per un attimo come due mondi paralleli che si sfiorano ma si ignorano. Ti abituano così, chiamandola meritocrazia e libertà. Già meritocrazia come nelle università dove i ragazzi per bene inneggiano ad essa, avendo il tutto pagato da “papà” e spendono i loro giorni ad inseguire una laurea che per molti non varrà nulla, e solo per pochi varrà un posto di lavoro lasciato “forse” “magari” in garanzia dal solito “papà”, quindi per loro diventa un fastidio che quelle “zecche”(dall’alto del loro essere dii in terra) disturbino il loro corso verso la carriera. Un pensiero che li accompagnerà poi per tutta la vita, l’inseguimento del successo per sentirsi bene ed in pace con se stessi, o forse per meglio dire con la loro famiglia. Quel successo che inseguiranno in tutti i modi passando sopra tutti e tutto pur di arrivare e poter dire, “io sono meglio di te, scansati!”. Ma cosa c’è in tutto questo di meritocratico? Cosa c’è in tutto questo di libertà? Dove risiede la meritocrazia sociale tra un ragazzo che non può pagarsi gli studi, ed elemosina un posto da spazzino, ed un ragazzo che ha il padre che gli paga le tasse, l’affitto, i libri ed un giorno gli si pone davanti con una bella mercedes, la giacca e la cravatta? Dove sta inoltre la libertà, quando voi tutta gente perbene(e fra parentesi di destra, fascio, cattolica e liberale) vivete la vita nell’inseguire una posizione nella società, costretti all’apparire, ad essere schiavi del consumismo e delle markettate. Mi viene in mente un passo letto l’altro giorno, riprendendo il decreto del governo rivoluzionario bolscevico sull’istruzione pubblica: “Esso(riferendosi ad uno stato) deve garantire l’istruzione universale, obbligatoria e gratuita per tutti. Una vera democrazia però non può limitarsi a sconfiggere l’analfabetismo, né arrestarsi una volta raggiunta l’istruzione elementare per tutti. Essa deve porsi il compito di organizzare scuole uniformate, di vari livelli, laiche. L’ideale sarebbe quello di giungere ad una istruzione uguale e di livello superiore per tutti i cittadini. Finchè questo concetto non si realizzerà per tutti, il passaggio naturale attraverso i vari livelli scolastici, fino all’università deve dipendere esclusivamente dall’attitudine dell’allievo e non dalle possibilità economiche della sua famiglia”. Ma con quale diritto osano solo nominare questi due concetti, loro, che non si sono mai pagati una cosa senza la loro famiglia, che hanno avuto sempre tutto, che disprezzano gli ultimi ed inseguono i primi e la vita agiata. La cruda realtà di questa società libera e democratica è questa, ragazzi/e che devono far di tutto per proseguire degli studi o per inseguire la soddisfazione per la loro famiglia, gente nelle mani delle banche per elemosinare una casa(che è un diritto naturale), gente che deve rinunciare alle cure sanitarie, gente costretta a lavorare 12 ore al giorno o gente costretta ad un salario di 300/400 euro al mese,  e poi ragazzi/e che hanno già tutto e dall’alto delle loro posizioni danno lezioni agli altri sulla civiltà e sulla libertà, gente “perbene” che possiede due o tre ville, che occupa spazi di terra per dar sfogo al proprio ego, che  distrugge risorse economiche nel gioco della borsa, o al casinò, gente che non ha il problema neanche di prenotarsi una visita medica avendo tutto già a disposizione a portata di moneta nelle cliniche private, mentre la gente comune deve svenarsi, gente che disprezza chi non ha e chi lotta per avere. Da questi vorrei anche farmi spiegare il concetto di meritocrazia e libertà nel dover subire parole come “lavoro” da gente che non si è mai sporcata le mani e non ha mai piegato la schiena e ti guarda dall’alto verso il basso, tutta ingioiellata e truccata da una tv ti invita gentilmente a lavorare di più o a stringere la cinghia.

Governo popolare, sanità e istruzione gratuita per tutti, lavorare tutti e lavorare meno, democrazia nei posti di lavoro, potere ai lavoratori, abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, economia pianificata e fine dello sfruttamento. “Pace, pane e libertà”, come chiedevano in Russia nel ’17. “Què se vayan todos! Què no quede ni uno solo!” come gridava il popolo argentino nel 2001.

Chiudo con una massima di Nuvola Rossa che è molto lungimirante:

Quando avrete prosciugato l’ultimo dei fiumi, quando avrete tagliato l’ultimo degli alberi, quando avrete pescato l’ultimo dei pesci, quando avrete ucciso anche l’ultimo dei bisonti, solo allora e non un momento prima, vi accorgerete che non potrete mangiare i vostri stupidi, inutilissimi soldi!

Capovolgere i rapporti di forza esistenti.ultima modifica: 2010-07-09T18:13:16+02:00da dalai87
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3 pensieri su “Capovolgere i rapporti di forza esistenti.

  1. «Forse il risultato più utile dei nostri modesti sforzi nella lotta per un mondo migliore sarà quello di riuscire a dimostrare come si riesca a ottenere molto anche avendo poco a disposizione, se tutte le risorse della società, umane e materiali vengono messe a servizio del popolo».
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    CHE GRAN BEL POST CHE HAI FATTO ……………….. COPIO QUALCHE PEZZO ……… PER UN MIO ARCHIVIO/ LAVORO CHE STO REALIZZANDO …………….. SE ME LO CONSENTI .
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    CIAO SASA’

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