Indipendenza, libertà, felicità. In ricordo di Ho Chi Minh!

ho-chi-min.jpg“Dopo Lenin- scriveva Enrico Berlinguer nella prefazione agli scritti del dirigente vietnamita- nessun altro rivoluzionario ha avuto la sorte di Ho Chi Minh di esprimere ad un tempo, e al livello più alto e indiscusso, volontà, speranze e interessi di un popolo e di una nazione e, insieme, delle forze rivoluzionarie e democratiche del mondo intero… Ho Chi Minh ha diretto la lotta vittoriosa del popolo vietnamita contro il colonialismo giapponese e francese, per assurgere  infine, nella guerra contro l’aggressione americana, a simbolo delle nuove generazioni e delle forze rivoluzionarie del mondo intero.

La rivoluzione, – continua Berlinguer- per Ho Chi Minh come per Lenin, è una scienza ed un’arte. Esattamente il contrario  cioè dell’improvvisazione, della riduzione del processo rivoluzionario a uno schema precostituito. Si rifletta soprattutto, a questo proposito, sul nesso sempre presente in Ho Chi Minh e nel partito vietnamita fra lotta armata, lotta politica e iniziativa diplomatica.

1890-Nasce il 19 maggio nel villaggio di Kim Lien, provincia di Nghe An, nel Vietnam centrale. Suo padre, Nguyen Sinh Sac (1863/1929) era un letterato povero che, per alcuni anni, servì come mandarino la Corte di Huè e che poi, per manifestare il suo dissenso da una politica di subordinazione al colonialismo francese, lasciò il servizio e visse girovagando per il paese. Sua madre, Hoang Thi Loan (1868/1901), morì di stenti ad Huè, quando il piccolo Cung aveva undici anni.

1906-Dopo aver fatto degli studi classici nel villaggio natale (1901/1906), il giovane Cung (che intanto aveva assunto il nome definitivo di Nguyen Tat Thanh) segue il padre ad Hué e si iscrive al collegio nazionale Tru’o’ng Quoc Hoc – una scuola diretta da insegnanti francesi, con un corso di studi “moderno”. Nel villaggio natale, il piccolo Cung aveva potuto conoscere di persona alcune grandi figure della prima resistenza anticoloniale, amici del padre; alla scuola di Hué alcuni insegnanti vietnamiti gli trasmettono le idee dell’illuminismo e della rivoluzione francese.

1908-In diverse parti del Vietnam si manifestano le prime proteste contadine di massa contro il sistema fiscale dell’amministrazione coloniale; il giovane Tat Thanh vi prende parte attiva e per questo motivo viene espulso dalla scuola.

1911-Dopo avere insegnato per qualche tempo alla scuola Duc Thanh di Phan Thiet, il 5 giugno 1911 si ingaggia come aiuto cuoco a bordo del bastimento francese Latouche Tréville, col nome di Van Ba.

1914-Viaggia per alcuni anni come marittimo, toccando le coste africane, quelle latino-americane e New York, dove si ferma per un breve soggiorno e poi si stabilisce a Londra. Lì fa diversi mestieri, tra cui l’aiuto cuoco al Carlton Hotel col famoso Escoffier. A Londra inizia anche un’attività politica in un gruppo di lavoratori stranieri.

1917/18-Da Londra si trasferisce clandestinamente a Parigi dove, nel 1919, aderisce al partito socialista e, col nome di Nguyen Ai Quoc, inizia un’intensa attività di denuncia del colonialismo francese, insieme a compagni di diverse colonie. Sempre a Parigi, nel 1919, presenta alla Conferenza di Versailles una petizione in otto punti, in cui rivendica i diritti civili e politici per il Vietnam.

1920-Al congresso socialista di Tours (25-30 dicembre), al quale partecipa come delegato, esprime il suo voto a favore dell’adesione alla III Internazionale, sostenendo che solo essa è realmente a favore della lotta di liberazione dei popoli coloniali. Nel dicembre del 1921 partecipa al congresso di fondazione del partito comunista francese.

1923-Nel giugno, lascia Parigi per recarsi in URSS al primo congresso del Krestintern (Internazionale contadina) che ha luogo nell’ottobre.

1924-Partecipa come delegato al V congresso del Comintern (17 giugno/8 luglio); nello stesso anno, a novembre, parte per la Cina come interprete di Borodin, capo della delegazione sovietica presso il Kuomintang di Sun Yat Sen.

1925-A Canton, col nome di Ly Thuy, apre un centro di formazione politica per gli espatriati vietnamiti e scrive “La via rivoluzionaria”, in cui. traccia le linee strategiche della rivoluzione vietnamita. Sempre nello stesso anno (giugno) fonda la Viet Nam Thanh Nien Cach Mang Dong Chi Hoi (Associazione della gioventù rivoluzionaria vietnamita), organizzazione a sfondo marxista (ma non dichiaratamente comunista) per la formazione di quadri dirigenti da inviare in Vietnam.

1928-Prima che Chiang Kai-shek scateni la sua repressione reazionaria a Shanghai e a Canton, Ho Chi Minh rientra in URSS (maggio 1927). Agli inizi del 1928, il Comintern lo invia in Europa occidentale per prender parte a dei congressi contro le minacce di guerra; va così a Berlino, brevemente anche in Francia, in Svizzera e in Italia dove si ferma per una breve sosta a Milano e Roma. A fine giugno si imbarca a Napoli per il Siam.

1930-Per il resto del 1928 e quasi tutto il 1929, vive in Siam dove organizza le comunità vietnamite che, a ondate successive, si erano impiantate nel paese in diverse località. Ai primi del 1930 si reca ad Hong Kong, dove si tiene una conferenza di riunificazione (3-7 febbraio) dei partiti comunisti frattanto sorti in Vietnam. In effetti, la Thanh Nien si era di fatto dissolta per divergenze sulla strategia da seguire e, anche per dare una guida alla crescente agitazione operaia e contadina, alcuni dei suoi membri avevano fondato ad Hanoi un partito comunista, cui seguirono un partito al centro ed uno nel sud. Presieduta da Nguyen Ai Quoc, la conferenza fonda il Partito Comunista del Vietnam (PCV); nell’ottobre, in assenza di Ho Chi Minh e su pressioni del Comintern, il partito adotta il nome di Partito Comunista Indocinese (PCI).

1930/31-In Vietnam, una serie di scioperi e di manifestazioni contadine sboccano in varie sollevazioni che hanno la loro punta avanzata nella formazione dei “xo-viet” dello Nghe Tinh. Il movimento resiste a lungo alla feroce repressione colonialista, ma alla fine deve cedere; il partito ne esce decapitato, ma non distrutto. Nel giugno 1931, a Hong Kong, Ai Quoc è arrestato dalla polizia britannica e, tra vicende varie, resta in galera per 20 mesi.

1933-Mentre viene dichiarato (e creduto) morto, Ai Quoc riesce a fuggire da Hong Kong e, passando fortunosamente per Shanghai, arriva a Vladivostock e di lì a Mosca nella primavera del 1934.

1938-In quegli anni vive a Mosca, tagliato fuori da ogni attività politica e probabilmente oggetto di sospetti. Partecipa al VII congresso del Comintern (25 luglio/20 agosto 1935) ma solo come rappresentante della Sezione Orientale e non come delegato. Studia all’Università Lenin e lavora all’Istituto coloniale. Nell’ottobre del 1938 ottiene di poter partire per la Cina.

1939/40-Dopo diversi spostamenti, Ai Quoc arriva a Kunming, capitale dello Yunnan, ristabilisce i rapporti con il Comitato Centrale del partito vietnamita e raduna attorno a sé un gruppo di vietnamiti espatriati, tra cui Pham Van Dong e Vo Nguyen Giap. Nel giugno 1940, la Francia si arrende alla Germania nazista e poco più tardi l’esercito giapponese, in base ad un accordo tra Tokyo e Vichy, entra in Indocina provenendo dalla Cina occupata. Questi fatti indussero Ai Quoc a decidere di tornare in Vietnam per avviare la lotta di liberazione nazionale.

1941-L’8 febbraio, Ai Quoc si stabilisce nella famosa grotta di Pac Bo e, nei suoi pressi, convoca l’VIII plenum del PCI (che riprende il nome di Partito Comunista del Vietnam); subito dopo viene fondato la Viet Nam Doc Lap Dong Minh (Alleanza per l’indipendenza del Vietnam), un fronte nazionale che, conosciuto come Vietminh, dirige la lotta sino all’indipendenza nel 1945.

1942-Nell’agosto, decide di partire per la Cina, col nome di Ho Chi Minh, allo scopo di prendere contatto con le diverse organizzazioni vietnamite a carattere nazionalista e probabilmente anche con gli alleati. E’ subito arrestato e resta in prigione sino al settembre 1943; liberato, viene trattenuto – in una complessa vicenda politica che qua non possiamo riassumere. Può finalmente tornare in Vietnam solo nell’autunno del 1944; ne riparte verso la fine dell’anno per prendere contatto con i rappresentanti americani a Kunming. 

1945-Nel marzo, i giapponesi abbattono l’amministrazione coloniale; è ormai evidente che la guerra sta finendo in Europa con la sconfitta totale della Germania nazista e che la stessa fine si profila per il Giappone in Asia. Ho Chi Minh, rientrato dalla Cina, organizza le ultime fasi di una liberazione che doveva essere raggiunta prima dell’arrivo delle forze alleate. In effetti, una serie di sollevazioni locali scoppiano all’indomani della notizia della resa giapponese (8 agosto) e sboccano in un movimento generale che impone anche all’imperatore Bao Dai di presentare pubblicamente la sua abdicazione (30 agosto). Il 29 agosto, in una Hanoi liberata da un’imponente manifestazione popolare, si forma il primo governo provvisorio, presieduto da Ho Chi Minh. Esso sarà poi confermato dalle prime elezioni mai avvenute nella storia del Vietnam, il 6 gennaio 1946. Il 2 settembre, nella piazza Ba Dinh, ad Hanoi, Ho Chi Minh legge ad una folla enorme la Dichiarazione d’Indipendenza.

1946-A Potsdam, nel luglio 1945, gli alleati avevano deciso che la resa giapponese sarebbe stata “ricevuta” dalle truppe del Kuomintang a nord e dagli inglesi a sud del 16° parallelo. Così, mentre a Saigon sbarcavano le truppe inglesi (e, al loro seguito, quelle francesi che si buttarono subito alla riconquista della loro colonia), al nord arrivarono le truppe cinesi – e al loro seguito, dei gruppi vietnamiti nazionalisti che reclamarono per se il potere. Sotto questa doppia pressione, il Vietminh attraversò una fase lunga e difficile; benchè non sia possibile esporne, anche brevemente, le vicende, si può dire che in quel periodo Ho Chi Minh tentò in ogni modo di evitare al suo popolo una guerra rovinosa, pur mantenendo fermo il principio dell’indipendenza. Per questo motivo egli, tra l’altro, si recò in Francia (giugno 1946) e cercò un “modus vivendi” che permettesse di salvare e pace e indipendenza. Ma, nel dicembre, il “partito coloniale” riuscì, con una serie di provocazioni, a far fallire il tentativo di accordo. Il 19 dicembre, Ho Chi Minh rivolse al popolo vietnamita un appello alla resistenza. Iniziava così una guerra che nel complesso durò trent’anni.

1950-Nel gennaio, cacciato Chiang Kai-shek dal continente e istituito il regime popolare, la Cina riconosce il governo di Ho Chi Minh come solo governo legittimo del Vietnam – e le fanno seguito URSS e altri paesi socialisti. Nello stesso tempo, USA, Francia e paesi occidentali riconoscono invece il governo di Bao Dai, rimesso sul trono dai francesi nel 1949. La guerra per l’indipendenza diviene in questo modo anche, per le manipolazioni francesi e americane, una guerra civile potenziale. Quando, nel giugno, scoppia la guerra in Corea, la guerra in Indocina viene presentata come episodio della “difesa del mondo libero” – ed è a questo titolo che gli USA sostengono la presenza francese (e iniziano la lunga strada del loro intervento diretto).

1954-A Dien Bien Phu, l’Armata Popolare del Vietnam impone la resa alle forze francesi. Il governo francese cerca una via d’uscita nella Conferenza dei quattro Grandi a Ginevra, alla quale partecipa, per la prima volta, anche la Cina popolare; la Conferenza decide di stabilire un “linea di demarcazione provvisoria” al 17° parallelo del Vietnam, in attesa che, con un libero voto, la nazione decida la forma politica da dare a tutto il Vietnam. Ngo Dinh Diem, che assume nel 1956 la presidenza della Repubblica del Vietnam al posto di Bao Dai, rifiuta, con l’appoggio americano, di riconoscere quella decisione. Anche il regime di Saigon rivendica di parlare a nome di tutto il Vietnam; ma pare che il Vietnam sia destinato a restare diviso. Si può dire che già dall’inizio della guerra contro i colonialisti francesi sia praticamente impossibile distinguere tra la vita di Ho Chi Minh e le vicende del suo paese e del suo popolo; la “vita” di Ho Chi Minh è in realtà la sua opera tenace per l’indipendenza e l’unità del suo paese e per una pace che eviti al suo popolo ulteriori sofferenze. Ma quest’opera dovrebbe essere il tema di ricerche storiche, non può essere riassunta per date a fatti singoli. Quella distinzione diviene poi ancora meno possibile quando, con il rifiuto di Ngo Dinh Diem e con le grandi sollevazioni che nel 1960 scossero il sud, si aperse una nuova fase della trentennale guerra di liberazione. Nel 1965, davanti al pericolo ormai concreto che il loro regime a Saigon cadesse sotto la pressione della lotta armata popolare, il governo americano decise l’intervento diretto, inviando i primi contingenti di quello che poi divenne un poderoso corpo di spedizione di oltre mezzo milione di uomini, con un fantastico corredo di mezzi. Quell’intervento si concluse con gli accordi di Parigi del 1973 e il ritiro delle forze americane – mentre, com’è noto, la guerra finì solo nel 1975 con il crollo del regime di Saigon. Ma Ho Chi Minh, che per quell’indipendenza e quella unità aveva dato tutta la sua vita, non potè vederle. Il 25 agosto 1969, si ammalò gravemente – o forse sarebbe più semplice dire che bruciarono le sue ultime, forze. Alle ore 8 del mattino del 2 settembre entrò in coma. Alle 9:17, come testimonia ancora la sveglia sul suo comodino, si spense. Quarantaquattro anni prima, quasi alle stesse ore, quell’uomo steso su un piccolo letto da campo, aveva coronato la sua lunga attività patriottica e rivoluzionaria dichiarando al suo popolo:

“Ogni uomo nasce libero, ogni uomo ha lo stesso diritto ad essere libero e felice”.

Indipendenza, libertà, felicità. In ricordo di Ho Chi Minh!ultima modifica: 2010-09-02T00:31:04+02:00da dalai87
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2 pensieri su “Indipendenza, libertà, felicità. In ricordo di Ho Chi Minh!

  1. BEL POST , COME SPESSO ACCADE ……………..HO COPIATO ALCUNI TRATTI DEL TUO POST …………… , VISTO CHE TU MI HAI DETTO DI POTERLO FARE .
    .
    CHIARAMENTE NON LI UTLIZZO PER POST , MA PER ALTRI LAVORI .
    .
    HO ANCHE LETTO IL TUO COMMENTO DA ANGELA ………………..CONDIVIDO SULL’ EQUAZIONE PD = CONFINDUSTRIA ……………… ED ANCHE SUL RESTO , ADESSO RESTA IL PROBLEMA DI UNIRE LA SINISTRA ……………QUELLA VERA , IN UNA EVENTUALE BATTAGLIA ELETTORALE .

  2. ciao sasà, grazie del tuo passaggio e dell’attento commento
    …..
    – concordo, troppo silenzio di comodo sugli stati, e sono tanti, che praticano la pena di morte come sistema punitivo, troppa attenzione su un caso e neppure una voce su altre “sakineh” che attendono di essere lapidate –

    so che ciò che arriva a mia conoscenza è parziale e spesso propagandistico tuttavia aborrisco ogni tipo di pena di morte, ogni sopruso e ogni pratica che viola i diritti umani specie quelli che coinvolgono bambini e donne
    ….
    bello il tuo post…molto dettagliato e storicamente ineccepibile
    …..
    la frase che hai messo a conclusione riassume il mio modo di pensare di sempre
    ….
    …purtroppo per troppi esseri umani diritti e libertà sono un miraggio
    ….
    un carissimo saluto e buona giornata
    dif

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