Il 14 Dicembre…

Comunque andrà il 14 Dicembre non è la Liberazione, Berlusconi viene fatto fuori da una parte della borghesia sia italiana che europea solo stanca del suo modo di fare e non per le sue politiche, vogliono magari uno “pulito” che non rallenti il loro piano di riforme e patti sociali. Qualunque sia la soluzione dopo la sua caduta, governo tecnico o elezioni, sarà solo un governo ancora peggiore di questo e cioè un governo retto dalle banche e dalla confindustria, con la complicità dei sindacati, che calerà la mannaia dell’austerity che già ha colpito nel resto d’europa, e che tutti i partiti presenti nel parlamento italiano hanno approvato a Bruxelles. Non esiste il centrodestra e il centrosinistra, ma solo il gran partito del capitalismo italiano, che rappresenta gli interessi della classe dominante, banchieri, industriali, padroni, lobby finanziarie, massonerie e vaticano, che in un crisi di sistema assolvono il compito di far pagare la crisi alle classi subalterne per garantire i loro privileggi. Ma il capitalismo è un morto che cammina, ha già fallito le sue prospettive dopo la caduta del muro e le classi dominanti non vorrano mai perdere i lori privileggi senza infliggere ancora duri colpi alla classe lavoratrice e popolare. Operai, impiegati pubblici e privati, precari, pensionati, disoccupati, universitari e studenti, siamo il proletariato della crisi del capitalismo neoliberale del XXI secolo, ed all’azione unitaria della borghesia padronale, si può rispondere solo con l’Opposizione Sociale e la lotta di classe.

Il 14 Dicembre FUORI TUTTI, RIPRENDIAMOCI TUTTO!

In tutta europa soffia il vento della rivolta, Grecia, Portogallo, Inghilterra, Irlanda, Francia, Spagna, paesi dell’Est come la Romania, hanno avuto in quest’ultimo anno sprazzi di una rivolta ancora in fase embrionale. Anche l’Italia, quasi inaspettamente ha avuto un sussulto di massa, dovuto al movimento studentesco, che sta guidando una rivolta non finalizzata al singolo governo Berlusconi, ma all’impostazione bipartisan del mercato liberista applicato sia al mondo dell’istruzione che all’intera società. La loro lotta quindi, con alcuni distinguo al loro interno, è finalizzata a rompere le catene dei capitalisti e del libero mercato, per un cambio e un alternativa di sistema. I governanti e i politici che giocano con il nostro futuro per il profitto della classe che rappresentano, si sono giustamente sentiti sotto assedio e gridando alla “violazione dei santuari della democrazia” sono ricorsi al “monopolio della violenza” che detengono, la repressione tramite la sbirraglia.In queste settimane centinaia di migliaia di studenti hanno visto con i loro occhi lo stato in azione contro chi protesta per difendere diritti fondamentali come quello allo studio. Ma ha ancora senso parlare di “diritto allo studio”?Anche se la riforma non fosse approvata già le rette universitarie escludono per censo i figli dei proletari e delle masse popolari, in questi anni c’è stato un progressivo aumento delle rette.A tutto ciò si è aggiunto l’altrettanto progressivo aumento dei corsi di laurea a numero chiuso fino ad arrivare all’inizio di questo anno accademico dove ormai la totalità dei corsi ha uno sbarramento numerico. Anche i servizi come le mense, ad esempio, sono affidate a ditte esterne appaltatrici con il conseguente lievitamento dei costi per lo studente.Ciò da un lato nega a molti studenti di poter accedere liberamente ai corsi per cui vorrebbero studiare, dall’altro solo i figli della borghesia possono permettersi di pagare corsi di preparazione privati pre-test alcuni dei quali addirittura durano un intero anno e costano migliaia di euro!Oltre la selezione di classe appena descritta anche l’istruzione che viene impartita è di classe, ovvero al servizio della classe dominante.L’istruzione dalle scuole alle università ormai ha un’impostazione nozionistica che non sviluppa la capacità di ragionamento dello studente in senso critico ma serve per sfornare la futura classe dirigente al servizio di questo sistema, alcuni argomenti scomodi vengono tagliati dai programmi, il revisionismo storico è imperante ed è difeso ideologicamente non solo da destra ma anche da “sinistra”, vedi l’ormai annoso falso storico bipartisan delle foibe solo per citare il più noto.In queste settimane l’autorganizzazione dal basso degli studenti ha spaventato oggettivamente la classe dominante ed i suoi rappresentanti.Partendo dall’alto la Marcegaglia a nome della Confindustria ha detto più volte che al di là della crisi di governo questa riforma va fatta, già questo è indicativo di quanto questa riforma sia al servizio dei padroni e delle imprese.

I Bersani, i Di Pietro e i Vendola di turno, ipocritamente hanno cercato di mettere qualche bandierina qua e la, con l’aiuto anche della destra che ha incolpato il centro-sinistra, di essere colpevole e responsabile; questo è il loro giochetto. Traquilizziamo la Gelmini ed i Berlusconiani, Bersani e Di Pietro, non centrano nulla, ci fate schifo TUTTI! In nome della modernità, siamo tornati all’800, quando destra e sinistra erano una divisione esclusivamente interna alla borghesia padronale e liberale e dopo la caduta del muro si è aperta la strada all’assenza di ideologie, parlando di libertà, di modernità, sviluppo e democrazia. La realtà è solo una, quando non ci sono spazi per le ideologie, vuol dire che c’è n’è una sola, e cioè che il libero mercato e il sistema sociale ed economico conseguente hanno ragione e non si possono mettere in discussione. Ma ora BASTA! Il 14 Dicembre, non assistiamo inermi ai loro giochi da palazzo, RIBALTIAMOLI e PRENDIAMOCI TUTTO!

I movimenti studenteschi e giovanili, come dimostra la Grecia, sono un valore fondamentale per permettere lo sviluppo dei grandi movimenti sociali, che non solo possono far cadere governi ma anche porre le basi rivoluzionarie. Per far ciò, l’unità di classe tra la classe lavoratrice e studentesca è necessaria, per un percorso di contrasto delle politiche liberiste bipartisan, contro i padroni e le banche, senza servir da spalla a “nuovi” governi dal volto amico!

LETTERA APERTA ALL’OPPOSIZIONE SOCIALE, ALLA SOCIETA’ CIVILE, AI CITTADINI IN LOTTA CONTRO LA CRISI E IL GOVERNO.

Siamo studentesse e studenti che da settimane sono in mobilitazione permanente.

Centinaia sono le scuole e le università occupate, migliaia gli studenti e le studentesse che hanno inondato le piazze negli ultimi mesi, contro la più grande rapina della storia del nostro paese: il furto del nostro futuro.

Paghiamo la precarietà come condanna esistenziale. Nello studio come nel mondo del lavoro le nostre vite sono ridotte a merce da sfruttare per ingrassare i portafogli di chi ha provocato la crisi.

Le nostre scuole e le nostre università sono sommerse dalle macerie prodotte da vent’anni di politiche scelerate, di tagli e finte riforme che hanno ridotto l’accesso alla conoscenza ad un bene esclusivo per pochi che nonostante la possibilità di conseguire un titolo di studio sono costretti ad emigrare, a fuggire dal disastro economico, sociale e civile in cui versa il nostro paese.

Siamo studentesse e studenti, indignati nei confronti dell’attacco ai diritti generalizzato in tempi di crisi che colpiscono noi, il mondo del lavoro e dei beni comuni. Hanno tentato di isolarci, di dividerci, di metterci ai margini della società. Ci mobilitiamo perchè vogliamo uscire da questa marginalità e riprenderci il diritto a cambiare la politica e a riconquistare un presente e un futuro all’altezza dei nostri sogni, di essere realmente liberi dalle nuove schiavitù. L’attacco che subiamo nelle scuole e nelle università è lo stesso che propone la Confindustria agli operai di Pomigliano, è lo stesso che subiscono le popolazioni campane sommerse dai cumuli di immondizia, è lo stesso delle popolazioni aquilane prese per i fondelli dall’illusione della “ricostruzione”, è lo stesso degli immigrati di Brescia saliti su una gru ed espulsi appena scesi.

Il governo Berlusconi sta per cadere. Forse è già caduto: a prescindere dall’esito del voto parlamentare del 14 dicembre, il blocco sociale che ha irresponsabilmente sostenuto il governo finora si è sgretolato, sotto i colpi degli scandali sessuali, della corruzione ostentata. La fine di questo governo, che definiremmo ridicolo se non fossero tragiche le conseguenze del suo operato sulla vita di tante donne e uomini, non può che essere una buona notizia per qualsiasi cittadino, e come tale va celebrata. Ma ci sarebbe poco da festeggiare, la sera del 14 dicembre, se Berlusconi cadesse al termine di una partita giocata interamente all’interno del Palazzo. Non ci basta.

La liberazione che meritiamo richiede un risveglio collettivo, richiede la rivolta pacifica e determinata di chi è stanco di essere suddito, richiede che noi, uomini e donne che vivono in questo paese, scendiamo in piazza per sfiduciare davvero Berlusconi. Non aspettiamo Fini o suoi simili, non appendiamoci ancora una volta all’effimera volontà di parlamentari comprati e venduti come vacche da latte, non sottoponiamoci al supplizio di dover assistere da spettatori al tragicomico spettacolo che è diventata la nostra democrazia. La vera opposizione siamo noi, come abbiamo ampiamente dimostrato nelle tante lotte che abbiamo condiviso negli ultimi anni, nel grande silenzio della “grande politica”.

Il 14 dicembre saremo in piazza in tutta Italia ma non ci limiteremo a sfiduciare il governo, al contrario, dimostreremo che noi, generazione precaria e senza futuro, non siamo sfiduciati. E’ arrivato il momento di passare dalla resistenza alla riscossa. Sosteniamo l’appello lanciato dal percorso “uniti vs la crisi” che convoca le iniziative per quella data, lo raccogliamo e lo rilanciamo all’interno dei territori, nelle scuole e università perchè convinti che la mobilitazione per il 14 si debba allargare e moltiplicare con l’obiettivo di un’ampia partecipazione popolare.

Il governo è precario come noi, ma, a differenza di Berlusconi e dei suoi vassalli di oggi e di ieri, a differenza di chi lo sostiene e di chi abbandona la barca, noi non cadiamo. Noi il giorno dopo saremo ancora lì, nelle scuole, nelle università, tra le macerie di questo paese, pronti a costruire un’alternativa, pronti a ricostruirci il futuro. Se il 14 dicembre finirà un’epoca, la prossima saremo noi. Facciamo delle mobilitazioni di questi mesi, delle relazioni che abbiamo costruito, delle idee che abbiamo elaborato, l’inizio della nuova Italia. Mobilitiamoci in tutte le città, invitiamo la società civile, i lavoratori e le lavoratori, il mondo della cultura e i cittadini in lotta a costruire con noi una vera e propria giornata di liberazione. Mandiamolo a casa, costruiamo il futuro.

IL 14 DICEMBRE PER LA CADUTA DEL GOVERNO E PER L’ALTERNATIVA DI SISTEMA

Che la crisi la paghino i padroni!

IL 14 DICEMBRE TUTTI IN PIAZZA

PER LA CADUTA DEL GOVERNO BERLUSCONI

E PER L’ALTERNATIVA DI SISTEMA

Dopo la grande manifestazione del 16 ottobre, sostenuta da un fronte andato ben oltre il ruolo dei metalmeccanici, contro le politiche antioperaie di Berlusconi ed i ricatti di Confindustria, oggi sono le lotte degli studenti e dei lavoratori della Scuola e dell’Università, il cui futuro è colpito duramente dai tagli del Governo, a mettere a nudo molte delle contraddizioni irrisolte sul terreno politico e sociale nel paese.

Le mobilitazioni degli operai, dei precari e degli studenti cominciano a dilagare, occupando i tetti e le piazze, fanno irruzione nelle strade e nei mezzi di comunicazione, ed oggi rappresentano l’unico vero segnale anche in Italia di quella opposizione politica e sociale che si sta manifestando in tutti i paesi europei contro la crisi capitalistica e contro i dettami di governi nazionali, UE e FMI. Le contraddizioni che stanno esplodendo nelle piazze mettono a nudo l’inconsistenza politica di una prospettiva di gestione della crisi interna alle compatibilità imposte dagli interessi del padronato e del  capitalismo internazionale.

Viene sempre meno il ruolo storico di un riformismo basato sull’illusione di un “capitalismo dal volto umano”. Non serviranno iniezioni di “liberismo sociale” per ridare a questo modello economico-sociale un ruolo “progressivo” o di “crescita” come favoleggiano, invece, settori vicini al centrosinistra pronti a tutto pur di ripresentarsi al Governo e dimostrarsi affidabili alla Confindustria e ai poteri forti.

Per far ripartire i profitti ai livelli ritenuti necessari per la competizione internazionale, il padronato e le classi dominanti italiane (così come quelle di tutti i paesi a capitalismo avanzato) hanno bisogno di distruggere per ricostruire sulle macerie un sistema completamente a loro immagine e somiglianza. Hanno quindi bisogno di cancellare i diritti (lavoro-welfare-reddito-ambiente) e la democrazia formale fin qui conosciuta. Niente tutele e niente opposizione. Solo chi si candida a essere perno di questa politica viene sostenuto. A questo, sostanzialmente, si deve la crisi interna al centrodestra, la costruzione di possibili alleanze ancora più moderate al centro o a “sinistra” e il nuovo Patto Sociale sostenuto anche dal PD.

Questa crisi provoca smottamenti interni alle classi dominanti e lotte di potere per cercare un’uscita a destra. Le classi sociali subalterne, le uniche che ne pagano i costi, non hanno nessun interesse alle soluzioni che il potere dei padroni vuole imporre. Come comunisti dobbiamo lottare per la difesa degli interessi dei lavoratori e dei diritti sin qui acquisiti. Questo sarà possibile solo con la riconquista di un’autonomia nella difesa degli interessi di classe dei soggetti sfruttati dalle compatibilità governiste. La mancanza di un’alternativa reale rischia di frustrare ancora una volta le aspettative di cambiamento sociale che sorgono dentro i movimenti di resistenza e di renderle funzionali al sostegno di futuri governi filo-capitalisti.

C’è bisogno di un forte Partito comunista radicato in queste lotte e con una prospettiva anticapitalista e antimperialista. Per superare l’attuale frammentazione e marginalità del movimento comunista bisogna legare questo percorso di ricomposizione alla ricostruzione di uno spazio per l’alternativa di sistema e non per una mera alternanza di governo. Per questo il ruolo che spetta ai comunisti oggi è quello di tornare ad essere “cuore dell’opposizione di classe” e non “stampelle di governo”.

Oggi riteniamo importante sostenere le mobilitazioni in funzione della caduta del governo Berlusconi e della sua opzione bonapartista di gestione del potere. Infatti, per le ricadute politiche e sociali, non è la stessa cosa se il governo cade da “destra” per inciuci interni all’attuale esecutivo e per la crisi del suo blocco sociale di riferimento, oppure se cade da “sinistra” per le mobilitazioni di piazza di chi resiste alla macelleria sociale di cui questo governo, e chi si candida oggi a sostituirlo, si fanno portatori.

DENTRO IL PARLAMENTO UNITI PER LA CRISI, FUORI DAL PARLAMENTO UNITICONTROLACRISI!!!

Il 14 Dicembre…ultima modifica: 2010-12-12T15:38:04+01:00da dalai87
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