Riscatto. Chi non china la testa è Comunista!

Il capitalismo italiano sta oggi portando il suo attacco decisivo al cuore della classe operaia. Stringe i ranghi, rinnova le attrezzature, scarica sul proletariato ciò che i nuovi assetti internazionali della produzione e del mercato richiedono, il tutto affinché la grande impresa ritrovi il suo posto nelle gerarchia imperialista. L’antagonismo tra i bisogni del proletariato e le necessità del capitale, sono inconciliabili, e rendono naturale lo scontro di classe. Al di là delle sciocchezze di propaganda ideologica capital-liberista che offre come capro espiatorio la questione finanziaria, questa crisi è sistemica e non passerà da sola o con qualche aggiustamento. Si tratta di una crisi di accumulazione di capitale e sovrapproduzione di merce, cioè troppo capitale non valorizzato che risiede nelle mani di poche persone ed un eccesso di merci che non si trasforma in profitto in quanto non si vende. La radice del problema sta nella contraddizione principale del sistema,tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione capitalista dei suoi risultati. Il capitalismo, non avendo una soluzione realmente pacifica per la soluzione delle sue contraddizioni interne, attacca e indebolisce i lavoratori proletari attraverso la distruzione sistematica di tutte le forme di tutela che i lavoratori con un insieme di lotte, movimentiste, politiche e sindacali si sono conquistati all’interno del sistema borghese dal post-fascismo ad oggi. Gli accordi di Pomigliano e Mirafiori, che sono solo gli ultimi e quelli che hanno ricevuto l’amplificazione mediatica più imponente, dimostrano che per trovare una via di uscita dalla crisi in cui si contorce il mondo capitalistico e per accaparrarsi il massimo profitto, i padroni ricorrono al saccheggio e all’assedio degli operai. Il grande capitale, utilizzando il ricatto occupazionale e servendosi delle leggi antioperaie approvate dai vari governi (di cui l’attuale governo Berlusconi è di certo il più reazionario), cerca di dividere maggiormente la classe operaia, con mille divisioni del lavoro, precarietà e la concorrenza tra lavoratori di diverse fabbriche o nazioni, di ridurre il suo misero salario, di peggiorarne ancor più le condizioni di lavoro (ritmi e turni massacranti, abolizione pause, aumento dell’orario, etc.), di privarla dei suoi diritti democratici, di distruggere tutte le organizzazioni che si oppongono all’attacco padronale. Cerca di far diventare il lavoratore una unità ubbidiente che produce e consuma senza diritti, creando abissi di differenze salariali che pongono in concorrenza i lavoratori nel mondo, con vantaggi solo per i gruppi oligarchici dei produttori, a ciò è servita la globalizzazione neoliberale del capitalismo, l’ultima barbarie dell’umanità, che si basa sulla falsa illusione che la libertà di impresa e l’assenza di leggi e limiti di tipo sociale, fiscale e statale, liberi la spinta innovativa e nel contempo l’abbondanza delle merci in offerta. Il che in effetti avviene, ma sta trasformando il ruolo dei paesi occidentali da potenze industriali produttive a soggetti passivi del consumo con salari e diritti a scendere causando le sovrapproduzioni, in quanto i bassi salari non sono sufficienti a tenere accesa l’offerta enorme del consumo di merci e beni inutili. In sostanza la Globalizzazione non è altro che la realizzazione della massima opportunità d’arricchimento per i monopoli del mercato, un odiosa oligarchia indifferente ed ingorda, nell’accaparramento di finanze degli stati, fino a mandare in crisi i servizi e il welfare pubblici per i cittadini, resi nel contempo sempre più precari e disoccupati. Negli ultimi vent’anni i governi di centro destra e centrosinistra hanno portato avanti lo stesso programma su lavoro (pacchetto Treu, legge Biagi, attacco art.18, concordato sul lavoro, piano Marchionne) sulla scuola (di cui la Gelmini è solo la fase finale dell’opera di privatizzazione di Ruberti, L.Berlinguer, Mussi, Fioroni, Moratti) e sull’immigrazione (Turco-Napolitano, Bossi-Fini ed ora Maroni) e politiche estere (guerra in Jugoslavia, Afghanistan ed Iraq, sostegno ad Israele nel genocidio palestinese), darsi ancora oggi quindi l’obiettivo di conservare l’esistente equivale a condannarsi alla sconfitta. I padroni ed i loro servi politici e sindacali nazionali ed internazionali, non possono rappresentare la soluzione in quanto sono la causa stessa, loro ed il sistema capitalista ed ogni proposta di uscita pacifica e di conservazione (il capitalismo buono!) è solo una illusione. La classe operaia e gli altri lavoratori sfruttati (i precari di ogni genere, universitari, staggisti, la classe contadina, i pastori) possono respingere l’offensiva capitalista unendo tutte le lotte, realizzando un fronte comune unico di lotta contro il capitalismo; la questione non è solo operaia o peggio Fiat, ma riguarda tutti, ed attorno agli operai deve di conseguenza stringersi la più vasta solidarietà degli altri lavoratori, degli studenti e di tutti gli strati popolari colpiti dalla crisi capitalistica. Uniamoci e lottiamo contro lo sfruttamento capitalistico, dandoci un programma comune minimo contro i licenziamenti, per la difesa dei posti di lavoro, l’aumento dei salari, la difesa e l’estensione dei diritti democratici e sindacali dei lavoratori. Ma non basta più limitarsi alle sole rivendicazioni, ma serve una prospettiva autenticamente rivoluzionaria, per il rovesciamento del capitalismo e l’edificazione del socialismo. Una lotta che deve essere continua, duratura, radicale ed internazionale. I recenti fatti del Maghreb, e  in Albania, dopo la Grecia, non sono esclusivamente fatti politici ma soprattutto sociali, dovuti allo sfruttamento dei lavoratori ad opera delle aziende internazionali (italiane soprattutto), e del saccheggio delle risorse nazionali. Una risposta internazionale, movimentista, politica e sindacale, per redere ingovernabile il sistema e la crisi alla borghesia padronale e alle lobby finanziarie e bancarie nazionali ed internazionali ed imporre i nostri bisogni di classe.

 

IL LAVORO E’ UN DIRITTO

IL COMUNISMO UN DOVERE!

Venerdi 28 Gennaio a Palermo manifestazione/sciopero generale con i Cobas p.zza Politeama h. 9.30

Riscatto. Chi non china la testa è Comunista!ultima modifica: 2011-01-25T15:58:00+01:00da dalai87
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