COL CONSENSO DEI SOTTOPROLETARI PIÙ FORTE CONTRO GLI OPERAI

Nel blocco sociale che lo sorregge Berlusconi ha conquistato anche il sottoproletariato al quale ha fatto sognare il colpo fortunato, l’arricchimento rapido, l’azzeramento di qualsiasi malefatta Capo del capitalismo dei servizi, dai finanziari a quelli dell’informazione. Capace di stringere un patto di ferro con la piccola e media industria e con una parte di artigiani e bottegai sul semplice programma di un rapporto fiscale elastico con lo Stato, regolato da colpi di spugna periodici e da una difesa a oltranza delle rendite medio-alte, e di un sostegno legislativo al rapporto di lavoro caro alla piccola e piccolissima sottoborghesia industriale e dei servizi che è quello classico: niente sindacato, libertà di licenziamento, nessuna regola sugli orari e sui tempi di assunzione, un rapporto di lavoro che il governo di centrodestra ha anche sistemato nella legge Biagi. In grado anche di avere l’appoggio di parte della grande borghesia industriale. Questo è Berlusconi e questa è la sua forza, un potente blocco sociale che ha saputo formare e stringere attorno a sé. A fianco a queste classi ha conquistato anche un sottoproletariato a cui ha fatto sognare il colpo fortunato, l’arricchimento rapido, l’azzeramento di qualsiasi malefatta. Ma chi sono oggi i sottoproletari in Italia? Sottoproletriato è un termine tradotto impropriamente dal tedesco Lumpenproletariat che significa «proletariato straccione»: Marx ed Engels lo usarono per indicare la parte del proletariato che aveva perso la connotazione di classe, composta in primo luogo da coloro che a causa dell’eccedenza di manodopera erano disoccupati cronici o occupati irregolarmente, una massa di persone che vivevano costantemente al di sotto delle condizioni medie della classe operaia, escluse dal processo produttivo e perciò ai margini dei consueti relativi rapporti sociali. Ma nell’uso del termine che fanno Marx ed Engels esso è comprensivo dei «declassati», i rifiuti cioè delle altre classi, i falliti sociali o, per dirla con la definizione di Marx, la «schiuma della società», e i bohémiens intellettualoidi non sempre indigenti ma comunque anch’essi rifiuti della loro classe, la borghesia. Il concetto di sottoproletariato è quindi abbastanza fluido e si riferisce oltre che a un gruppo sociale anche a una mentalità, che Marx rilevava persino a livello dell’aristocrazia finanziaria dove le inclinazioni sono la «riproduzione del sottoproletariato alla sommità della società borghese». In opposizione al proletariato, e in particolare alla classe operaia industriale, si può dire che il sottoproletariato esiste al di fuori del lavoro sociale, è parassitario e possiede una mentalità antisociale, individualista, debole e pronta a ogni compromesso. Esso costituisce uno strato sociale sul quale la borghesia ha potuto contare nei momenti decisivi della lotta di classe. Marx si scagliò contro di esso con particolare violenza quando, ad esempio, nel 1848 la borghesia per schiacciare gli insorti di Parigi raccolse le «guardie mobili» tra i sottoproletari opportunamente prezzolati. Questi «… in tutte le grandi città [formano] una massa nettamente distinta dal proletariato industriale, nella quale si reclutano ladri e delinquenti di ogni genere, che vivono dei rifiuti della società – gente senza un mestiere definito, vagabondi, gens sans feu et sans aveu, diversi secondo il grado di civiltà della nazione cui appartengono, ma che non perdono mai il carattere di lazzaroni» (Marx, Lelotte di classe in Francia dal 1848 al 1850).

Anche nell’opera Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in cui analizzò il fallimento dell’esperienza rivoluzionaria in Francia del 1848, quando il proletariato aveva assunto per un breve momento la funzione di guida, e il percorso che da esso portò al colpo di stato di Luigi Bonaparte e alla seconda restaurazione imperiale, Marx considerava attentamente la funzione “politica” del sottoproletariato: Bonaparte si avvalse dell’appoggio dei contadini, dell’alta finanza e della burocrazia, utilizzando strumentalmente il sottoproletariato urbano, per conquistare il potere presidenziale che poi rafforzò fino alla proclamazione dell’impero, la piena dittatura della borghesia che guidò col nome di Napoleone III. In ogni epoca storica del capitalismo particolarmente segnata dalla crisi economica, politica e sociale, dall’elevata disoccupazione e dalla decadenza sociale e morale della borghesia, il sottoproletariato cresce nel numero e nella “forza” sociale. È allora, come osserva Marx, che più facilmente la borghesia coltiva nei sottoproletari le ambizioni di arricchimento individuale e la disponibilità a ogni più vigliacco compromesso, è allora che la borghesia concede loro visibilità sociale e qualche temporaneo vantaggio, conquistandone il consenso e manovrandoli in funzione antioperaia. Così è accaduto anche durante il fascismo, quando sottoproletari e piccolo borghesi rovinati dalla crisi (e fra gli uni e gli altri i confini non erano affatto netti) furono i più furibondi mazzieri scatenati dal regime contro gli operai e gli antifascisti.

Nell’attuale epoca storica tutte le condizioni sopra descritte si stanno verificando e favoriscono l’ampliamento numerico e l’espressione più conseguente di questo strato sociale. Il sottoproletario, slegato dal processo di produzione manuale o dal lavoro intellettuale, privo di una coscienza di classe, messo ai margini della società, non può non prendere ad esempio un Berlusconi che ha potere e se ne vanta, è ricco e se ne vanta, si prende le donne che vuole e se ne vanta, fa il guappo, il delinquente e il mafioso e in pari tempo fa la vittima, si vanta di rimanere impunito e se ne frega di chi lo accusa. Chi meglio di Berlusconi può rappresentare l’inarrivabile esempio da imitare, il sogno compiuto dell’uomo individualista che con la pancia piena può spavaldamente e impunemente sbavare, fottere e scoreggiare sulla testa degli altri, di un popolo intero? Chi meglio di Berlusconi, quando col piglio populista di un descamisado Perón issato sul predellino di un’auto arringa la folla, incarna proprio quei caratteri tipici dei sottoproletari, l’autoritarismo e l’inganno, la boria e la sicumera, la sbruffoneria e l’indifferenza o il rancore nei confronti degli operai e dei lavoratori salariati, con la differenza che in lui si manifestano in maniera compiuta e politicamente mirata e nel sottoproletario come più o meno rozzo abbozzo di un’identità malata, sottomessa ed emarginata? Poiché la presenza del sottoproletariato è strettamente connessa alla struttura produttiva della società capitalistica, esso scomparirà con la distruzione dei rapporti di produzione capitalistici, che lo riproducono costantemente. Perciò la classe operaia che in Italia inizia a collegarsi in maniera indipendente deve assumere su di sé anche il problema della sua esistenza, non solo come classe liberatrice della società intera ma anche per evitare di lasciar spazio a strumentalizzazioni, come sta già accadendo, da parte della borghesia e di Berlusconi in particolare. Anzi proprio in una prospettiva di radicale mutamento sociale essa deve porsi come forza egemone in grado di sollecitare la partecipazione attiva e il potenziale di lotta di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono dal sistema capitalistico, di fatto, oppressi o emarginati.

da operaicontro.it

COL CONSENSO DEI SOTTOPROLETARI PIÙ FORTE CONTRO GLI OPERAIultima modifica: 2011-02-19T14:51:47+01:00da dalai87
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