I Predoni della Nato alla conquista della Libia

di Andrea Pavone (Circolo “A.Gramsci” Riposto)

Ebbe a dire Lenin cent’anni fa…

“su questa base economica le guerre, finché sussiste la proprietà privata dei mezzi di produzione, sono assolutamente inevitabili… La proprietà privata, basata sul lavoro del piccolo padrone d’azienda, la libera concorrenza, la democrazia, tutte queste parole d’ordine di cui i capitalisti e la loro stampa si servono per ingannare gli operai e i contadini, appartengono ormai al passato: il capitalismo si è trasformato in un sistema universale di oppressione coloniale e di strangolamento finanziario dell’immensa maggioranza del globo da parte di un pugno di paesi “progrediti”, e la divisione di questo “bottino” ha luogo fra due o tre rapaci universalmente potenti, armati da capo a piedi, che trascinano tutto il mondo nella loro guerra per la divisione della loro preda” (Lenin, L’imperialismo come fase suprema del capitalismo, Iª ed. 1916).

Un’altra guerra si sta consumando, questa volta è toccato alla Libia. Un’ operazione portata avanti da una repentina (ma capillare ) campagna mediatica confezionata ad hoc, fatta di menzogne e che punta il dito sempre sugli intramontabili diritti umani negati dal potere bruto di Gheddafi, come causa giustificatrice di un intervento armato in uno Stato straniero. A dire la verità il copione è stato riproposto per l’ennesima volta, non fosse altro che “interventi umanitari” del genere sono stati eseguiti anche in Somalia, nel Kosovo, in Afghanistan, in Iraq (quando toccherà all’Iran?), con esiti disastrosi per quelle popolazioni e per gli Stati stessi, smembrati e lasciati a sé stessi. La Libia era nella lista nera, prima o poi sarebbe stato il suo turno. Si intende, i diritti umani non trovano posto nella spartizione imperialistica e non hanno importanza alcuna. Non si capirebbe, infatti, il mutevole atteggiamento di molti leader, come  la calorosa accoglienza due anni fa di Hilary Clinton nei confronti di Gheddafi o i trattamenti che il leader libico ha ricevuto dai principali capi di Stato e di Governo europei (Berlusconi in primis). Cosa è cambiato allora? Cosa ha spinto le principali potenze occidentali a questa improvvisa guerra di spartizione della ricchezze naturali della Libia?

Le potenze imperialistiche, Francia ed Usa in primis, hanno approfittato del vento di cambiamento che sta soffiando nel Nord-Africa e nel Medio Oriente per iniziare una guerra nei confronti di uno Stato indipendente, con soli 6 milioni di abitanti, ma ricco di riserve energetiche. Le rivolte che ci sono state in Tunisia ed in Egitto (dove gli Usa hanno fatto e continuano a fare ciò che vogliono), fortemente popolari e progressiste, non potevano non essere sfruttate anche in Libia. Rivolte  strutturalmente diverse (in Libia la fame ed il lavoro non mancavano come in Tunisia, per intenderci) ma comunque utili per trasformare una guerra civile (o poco meno) in qualcos’altro. Anche perché in Libia manca un forte Stato centrale. Non potrebbe essere altrimenti visto che ai tempi della II indipendenza la Libia altro non era che uno stato ad economia pre-capitalistica. Il ruolo fondante della borghesia e del capitalismo, presente in Occidente, che spazzava via i vincoli feudali ed aristocratici non era presente in Libia in modo consistente nel ’69. Un demerito di Gheddafi è stato sicuramente quello di non aver saputo cementificare il suo popolo, di non esser riuscito a completare il processo di unificazione statuale. La Libia è divisa in circa 140 clan, tribu, famiglie ed in tre regioni (Fezzan, Tripolitania, e Cirenaica). Proprio nella Cirenaica, regione dove la ribellione si è manifestata, ci sono sempre state famiglie lontane a Gheddafi, gruppi che in questi giorni inneggiano al Re Idris, quello della I indipendenza libica, e addirittura ai francesi ed a un loro sempre piu importante coinvolgimento. Pare chiaro il movente: gli insorti sono stati armati e sostenuti, sin dall’inizio, dalle potenze imperialistiche, in primis i francesi che hanno enormi interessi negli Stati limitrofi. Come sarebbero potuti resistere per tutto questo tempo? Dove avrebbero preso le armi? Come si spiega la guerra lampo contro la Libia, in violazione della stessa Carta dell’Onu che, prima di ogni intervento militare, vuole che siano provate tutte le piste diplomatiche? Da chi è composto questo Governo Provvisorio?

Il popolo libico è, complessivamente, dalla parte di Gheddafi. Questo personaggio, bistrattato unanimemente (ma solo adesso!!!) da tutti i primi ministri occidentali, ha dato tanto al suo popolo per buona parte degli anni in cui è stato al potere. Dal 1969 con la II indipendenza, cioè da quando prese il potere, portò immediatamente due cambiamenti importanti: 1) In poco tempo fece andar via le compagnie petrolifere straniere e fece sì che la National Oil Company detenesse il 70% del petrolio libico, con funzioni di raffinazione, partecipazione e controllo. 2) Non rispetto i contratti di affitto delle basi estere inglesi ed americane, che vennero subito rimosse. In una base americana circa 6000 persone vivevano nel lusso sfrenato in un’oasi che godeva del beneficio di extraterritorialità. Gheddafi andò avanti nelle riforme (lavoro,istruzione, sanità con la Libia che sconfisse in breve la malaria), seppur in quella concezione di socialismo islamico e pan-arabo, riassunta nel suo libro Verde, che certamente non può dirsi vicina ai comunisti(Gheddafi rimane un anticomunista). Fu comunque un antimperialista e, rispetto al Re Idris, succube delle potenze occidentali, seppe dare dignità al suo popolo. È chiara poi la svolta di Gheddafi, divenuto successivamente un satrapo, un leader istrionico capace di far accordi con le potenze occidentali, ricordiamo quelli sui respingimenti con l’Italia, che hanno visto morire migliaia di persone che richiedevano asilo (responsabilità che sono anche nostre, altro che diritto umani!!!) e che non ha saputo allargare la sua base sociale e proseguire, dopo una prima fase sicuramente positiva, al miglioramento delle condizioni di vita del popolo libico. In fin dei conti Il colonnello ha le sue responsabilità e nessuno le nega, ma occupa legittimamente il suo posto e rivendica questa sua posizione. Quello che non è legittimo, ma anzi rappresenta uno sfregio alla nostra Costituzione, ma anche ai principi dell’Onu è l’attacco imperialistico dell’Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti (con il nostro paese in una condizione di pietosa debolezza e subalternità rispetto alle mire espansionistiche degli altri imperialismi!!!). La Carta delle Nazioni Unite dice chiaramente che, prima di qualunque attacco militare deve essere provata la soluzione diplomatica. Invece si è fatto l’opposto, violando palesemente le regole. C’era stata una proposta da parte dei paesi latino-americani che, per volontà del Presidente Chavez, avevano tentato la via diplomatica, riconoscendo in Lula l’esponente (accettato da Gheddafi) che doveva mediare con il leader libico. Ma non si è data importanza alla via diplomatica, bisognava velocemente entrare in guerra. Il pretesto era eccezionale: tutelare gli insorti, difendere i diritti umani!!!

Subito il Parlamento italiano si è schierato, cosi come buona parte delle forze di centro-sinistra hanno benedetto gli insorti, richiamando motivi quali l’autodeterminazione dei popoli e la voglia di cambiamento da parte del popolo oppresso. La macchina della propaganda, anche questa volta (ricordiamo bene il caso dell’Iraq e le prove sulle armi di distruzione di massa!!!) ha lavorato in modo alacre, colpendo l’immaginario collettivo con video shock ed immagini forti. Per giorni ci hanno propinato il video del cimitero delle fosse comuni, prova indelebile delle atrocità commesse dal regime e che si è rivelato essere un video vecchio di ristrutturazione del cimitero di Tripoli (Cosi la Stampa del 26 febbraio).

Le ragioni di quest’altra guerra “umanitaria” sono palesi.

La Libia ha riserve energetiche pari a 50 miliardi di barili, possiede petrolio con un basso tenore di zolfo ed i costi di estrazione sono tra i piu bassi del mondo: poco piu di un dollaro al barile, venduto per oltre cento volte tanto. Ma non c’è solo questa ragione. La Libia è al centro del mediterraneo, in un’area che da un punto di vista geopolitico è troppo interessante per le potenze occidentali e che permetterebbe la riconquista del continente africano. Si è fatto tutto in fretta, infatti, prima con la “No fly zone”, poi si è arrivati ai bombardamenti, adesso tocca alla Nato, con tanto di divisioni inter-imperialistiche su chi deve avere la cabina di regia nell’operazione. Il Pd che ha votato a favore dell’operazione e le altre forze politiche si sono schierati, senza se e senza ma, dalla parte dei diritti umani, strumento prezioso oramai per scatenare guerre in tutto il pianeta(vergognose le dichiarazioni di D’Alema & Co). Gli Usa, del Presidente Obama “premio nobel per la pace”(proprio lui che sta seminando guerra in tutto il mondo e rafforzando la presenza dei soldati Usa in Afghanistan) hanno riproposto in modo subdolo le stesse motivazioni che ripetono da anni, la stessa concezione nell’esportare la democrazia con le bombe, a garanzia esclusiva dei diritti umani. Ora che questi diritti, di per sé importanti ma espressione solamente di un formalismo giuridico stagnante, possano essere stati anche violati, in determinate circostanze da Gheddafi, è un conto. Che, invece, vengano presi come escamotage per causare l’ennesimo disastro umanitario per scopi imperialistici è un altro. I diritti umani, cosi come sono concepiti, sono i diritti dell’occidente, i diritti che appartengono a quelle potenze che decidono quando e se andare in guerra, che li usano per saccheggiare alcuni Stati e se ne fregano se in altri vengono violati costantemente (come in questi giorni in Yemen o in Arabia Saudita, califfati vicini agli Usa o, oramai da decenni, in Palestina etc etc), che si inseriscono in quelle che il Prof. Losurdo chiama “rivoluzioni colorate” per arrivare ad uno smembramento degli Stati e porre fine alla loro indipendenza politica ed economica.

Occorre che la sinistra si organizzi contro questa ennesima guerra, che non si lasci abbindolare, che sappia leggere le situazioni nei vari paesi. Servirebbe all’Italia, oggi piu che mai, un partito comunista che si riappropriasse dell’analisi marxista e che non prescindesse dalla categoria dell’ imperialismo

I Predoni della Nato alla conquista della Libiaultima modifica: 2011-03-28T16:08:00+02:00da dalai87
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