Un po’ meno avvocati e un poco più socialisti.

Ogni volta che esplode il cossi detto “caso” i politici ed i giornali ci marciano sopra, un accusa di qua ed una di la. Il “caso” scoppia all’improvviso, poi indignazione, poi qualche condanna qua e la(forse), e poi… si ricomincia. Come al solito non esiste un analisi profonda e scientifica dei vari “casi” ed in particolare della corruzione. La corruzione non è idealmente di destra o di sinistra, non è un fatto episodico di qualche personaggio, la corruzione è una forma di capitalismo. La corruzione, è figlia della mentalità capitalistica di ognuno di noi, per cui tutto ha un valore, per cui tutto è merce, in cui tutto deve essere profitto. La corruzione nasce di pari passo con il capitalismo, e fin dall’inizio non è stata altro che una modalità che il capitalismo usa nel suo procedere storico e nel suo tentativo di governare il conflitto tra le classi, e che ne caratterizza pertanto la natura. Engels analizzando questo tema diceva: “la repubblica democratica, che nelle condizioni della nostra società moderna diventa sempre più una necessità inevitabile… non conosce più affatto ufficialmente le differenze di possesso. In essa la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma in maniera tanto più sicura. Da una parte nella forma della corruzione diretta dei funzionari, della quale l’America è il modello classico, dall’altra nella forma dell’alleanza tra Governo e Borsa”. Questo meccanismo, costituito dalla coppia corruzione/alleanza Borsa-Governo, è uno dei capisaldi della dimensione fenomenica del capitalismo. Esso, però, induce gli eredi della socialdemocrazia e del riformismo-revisionismo (in Italia “massime” gli ex del PCI) a vaneggiare sulla possibilità di uscire dalla crisi sol che si dia spazio al capitalismo buono (quello produttivo-industriale) e ai suoi aspiranti lacchè politici (il PD-IDV). Le grida scandalizzate di questi esponenti politici-culturali, non sono altro che l’espressione di una frazione della borghesia esclusa dal potere che utilizza i stessi metodi, gli stessi vizi, la stessa mentalità, di chi è al potere, cercando poi di far leva sull’indignazione delle masse proletarie. La mentalità borghese è fatta di gioco, di godurie, di piaceri, di denaro, di smania di arricchimento non con la produzione ma rubando ricchezze altrui già esistenti. Il mercato stesso è una forma di corruzione in cui il proletariato è partecipe in modo attivo, facendone da una parte vittime e dall’altra esecutori. Mi affido sempre al buon Marx: “La scambiabilità di tutti i prodotti, attività e rapporti con un terzo elemento [il denaro], con qualcosa di oggettivo che a sua volta possa essere scambiato indifferentemente con tutto… si identifica con la venalità e corruzione generali. La prostituzione generale si presenta come una fase necessaria del carattere sociale delle disposizioni, capacità, abilità e attività personali”. Nel capitalismo la corruzione è di massa ed essa, come tale, non può non intaccare anche il proletariato. Ecco perché ogni ritardo nella realizzazione del socialismo è un incentivo alla corruzione. La differenza sostanziale tra capitalismo e socialismo sta nell’abolizione della proprietà privata e quindi nella possibilità di gestire tale proprietà in maniera collettiva, sociale. Sotto il capitalismo, dice Marx, “gli individui sembrano entrare in un contatto reciproco libero e indipendente (questa indipendenza che in se stessa è soltanto… indifferenza) e scambiare in questa libertà” – bisogna dunque riprendere la lotta contro le apparenze e le mistificazioni; “gli individui sono ora dominati da astrazioni, mentre prima essi dipendevano l’uno dall’altro. L’astrazione… non è che l’espressione teoretica di quei rapporti materiali che li dominano” – cioè nella lotta contro le apparenze occorre chiarire nuovamente che il “nemico” è un’entità astratta: il capitale, è dunque contro il sistema della dipendenza materiale e contro la reificazione delle relazioni sociali che il proletariato deve battersi; “la fede nell’eternità di queste idee, cioè di quei rapporti di dipendenza materiali, viene naturalmente consolidata, nutrita, inculcata in ogni modo dalle classi dominanti”. Non può quindi essere una magistratura a porre la fine a tutto questo, tanto che anni dopo tangentopoli non solo non è stata debellata la corruzione ma è aumentata a dimostrazione che nessun “giustizialismo”, nessuna caccia al singolo “furbettino” rappresenta la soluzione, ma essa è il cambiamento di un sistema economico-sociale e politico dominato dal cinismo del profitto e su un apparato dello Stato complice e subalterno, per sua natura, alla dittatura del profitto.

“I nostri giornali non hanno articoli di sana propaganda elementare, ma tirate velenose e triviali, minaccia, ingiurie. Non si chiede agli avversari il loro programma quale che sia, per combatterlo alla luce dell’ideale proletario, ma si sfidano ad esibire la fedina penale. E il proletariato assiste a tutto questo, ignora che cosa è il socialismo ma impara purtroppo a sfuggire, a temere, a diffidare dei socialisti. Vi è una sola via di salvezza. Ricominciamo da capo. Piantiamo lì le “questioni morali” e diamoci alla propaganda di principio. Ladri ed onesti i borghesi per noi si equivalgono. Non travisiamo più il concetto della lotta di classe in una dubbia crociata per il rispetto della lotta di classe in una dubbia crociata per il rispetto ai codici dello Stato borghese. Adottiamo una tattica ultra-intransigente e il proletariato finirà per essere con noi. Allora soltanto noi avremo svegliato il leone che dorme e potremo spingerlo contro la borghesia nazionale di tutti i partiti che si fida tanto nel servilismo di queste infelici popolazioni. Mettiamoci al lavoro con fede rinnovellata e cerchiamo di essere, in una parola, un po’ meno avvocati e un poco più socialisti.” Da “L’Avanti!” quotidiano socialista del 1° novembre 1912

Un po’ meno avvocati e un poco più socialisti.ultima modifica: 2011-04-05T17:29:00+02:00da dalai87
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