Fare come in Grecia. Diffidate da chi ha gettato la bandiera rossa in un fosso e chi pratica il “compromesso di classe”.

Chi dice il contrario deve spiegare come aumentare i salari, frenare il rialzo dei prezzi al consumo, arginare il sistema di  istruzione privata, come ridurre l’età pensionabile a 55 e 60 anni quando la via a senso unico indicata dalla UE è volta a meglio servire gli interessi dei grandi monopoli e accrescere lo sfruttamento dei lavoratori. Le soluzioni neoliberiste e antipopolari sono trappole sempre in agguato. L’esempio offerto dal governo Prodi ci insegna come queste soluzioni siano dolorose per la popolazione e come lascino le forze popolari completamente in balia dei manager del sistema politico e borghese. È sempre la stessa musica: dopo Prodi viene Berlusconi e viceversa! (Aleka Papariga, segretaria del KKE)

12.2.jpgIl perché di questo mio scritto, risponde alla necessità di una riscossa del pensiero e della pratica comunista, non come “sloganismo-testimoniale” ma come unica risposta reale possibile e concrete alle esigenze e agli interessi della classe lavoratrice italiana ed internazionale. La citazione della compagna Papariga, rappresenta per bene come bisogna proporre al proletariato l’alternativa politica e sociale del social comunismo, spogliando di tutta le retorica impregnata di opportunismo e promesse delle forze della “sinistra borghese” cioè quelle socialdemocratiche e liberaldemocratiche, che ancora oggi incanalano negli schemi economico-sociale e politici dell’attuale sistema, le speranze della classe lavoratrice, promettendo “lavoro”, “occupazione”, “libertà”, “diritti”, “sviluppo” ecc… cioè tutte le parole d’ordine che i politicanti della finta sinistra, periodicamente rispolverano per annichilire ed illudere la classe lavoratrice (già di per sé molto poco classe ma spesso singoli individui antagonisti tra di loro). La citazione con cui ho aperto questo mio scritto ha anche un altro significato e cioè l’unica possibilità per i comunisti di tornare protagonisti: FARE COME IN GRECIA! “Socialismo o Barbarie” oggi come prima ricopre un significato concreto derivato dalla pratica quotidiana, un lavoratore succube delle esigenze dell’anarchia di mercato, in cui i padroni in cerca di superprofitti, producono producono e continuano a produrre senza alcun pensiero finalizzato alla soddisfazione dei bisogni ma solo a quello dei propri profitti, spremendo il più possibile il lavoratore sia come ritmi di lavoro e sia come “diritti e salari” che vengono progressivamente ristretti per allargare la forbice di espropriazione al lavoratore di lavoro gratuito a solo vantaggio del profitto. Il caso Fiat è emblematico, alcuni sindacati come Cisl e Uil e partiti di centrodestra e centrosinistra (tra tutti il Pd ma anche l’IdV) hanno fatto passare l’accordo come unica possibilità (di conseguenza la lettura che se ne può dare è che, capitale e lavoro non sono conciliabili mai a vantaggio del lavoro ma solo del capitale) sfruttando il ricatto economico i padroni quindi porteranno ancora a lungo (se si mantiene questo “stato delle cose”) il loro contro-attacco (dopo gli anni dell’offensiva operaia grazie alla grandiosa influenza del blocco socialista e dell’azione politica e sociale del movimento comunista internazionale) al “lavoro e salario” che i sindacati collaborazionisti fascisti e i partiti padronali dicono di voler garantire e mantenere. Ma non bisogna rinchiudere la vicenda Fiat alla sola Fiat, questo è il gioco invece fatto dalla “sinistra radicale” sia politica che sindacale, che nasconde in se una contraddizione importante che ne sminuisce il suo effettivo e concreto lavoro di opposizione a tale attacco. Se il problema Fiat è solo Fiat, l’opposizione all’interno delle loro fabbriche ed il successivo compromesso contrattuale basterebbe a risolvere il problema, ma invece è palese che non è per nulla così. I padroni non possono esser suddivisi in “buoni” e “cattivi” come faceva Bertinotti ed i suoi successori oggi, ma essi rispondono come i lavoratori in realtà alle esigenze del mercato e del profitto, sono anch’essi quindi succubi del modo di produzione capitalista, ma a differenza dei lavoratori beneficiano di tutti i privileggi che esso dà. Detto in parole povere, Marchionne non propone quel piano perché “cattivo”(tra l’altro Bertinotti mise Marchionne tra i buoni e solo questo basterebbe per capire la sua capacità di lettura della realtà), ma  perché è l’unico modo di restare sul mercato della Fiat. Dentro questa vicenda, ciò che non è stato posto in risalto da tutti quindi, è il carattere violento e coercitivo del capitalismo.

Ora non mi dilungo su come siamo arrivati a questo punto e su come e perchè si sia dissolta la sinistra ed i comunisti in Italia, ma ciò a cui bisogna guardare è il presente e soprattutto il domani. Chiediamoci allora perché proprio oggi si sviluppa e dilaga il revisionismo? Perché si propaganda la caduta delle ideologie? E perché si cercano di teorizzare le “terze vie” (dal vendolismo al grillismo per esempio, cioè la gestione belle e pulita del capitalismo)? La risposta a tutto questo è sempre una sola, il capitalismo è in una crisi strutturale e quindi bisogna creare confusione tra la gente perché essa non reagisca concretamente contro di esso, non capisca, non analizzi il perché. Allora, bisogna rispolverare il “materialismo storico” per cui il capitalismo è un processo storico al pari dei precedenti modi di produzione e come tale destinato a morire sulle proprie contraddizioni. Negli ultimi anni si è proceduto verso una accumulazioni ed accentrazione  senza limiti dei profitti da parte dei capitalisti dovute ad uno sfruttamento maggiore dei lavoratori, che di riflesso invece sono sempre più poveri, calano i consumi e ciò incide inevitabilmente nei profitti stessi. Avviene cioè un crollo tendenziale del “saggio di profitto” dal quale il capitalismo è vero non è mai precipitato ma anzi ha continuato a svilupparsi(ma a vantaggio di chi?); la globalizzazione ha risposto alla necessità di allargare i “consumatori” ma ha imposto livelli sempre più bassi di costo del lavoro. Tali contraddizioni possono esplodere in breve tempo, e per i comunisti si stanno aprendo spazi inimmaginabili a vent’anni della caduta del blocco socialista. Fra l’altro un ulteriore aspetto da non sottovalutare è l’ampliamento del proletariato, dovuto alla progressiva caduta dei profitti soprattutto della piccola borghesia. Sembra paradossale tutto questo se guardiamo alle cifre prossime al 2% su cui viaggiano i partiti comunisti maggiori in Italia (Prc e PdCI). E’ a mio parere un grave errore partire dalle cifre elettorali per giudicare i comunisti e le loro possibilità, il che confonde parecchio anche nel tema attualismo dell’Unità. La questione non deve esser posta nell’unire formazioni politiche che il proletariato non ha riconosciuto come proprie, ma costruire la vera unità come la intendevano Marx e Lenin ad esempio, l’unità della classe lavoratrice, l’unità del proletariato. Questo può avvenire con 10 partiti comunisti o anche con uno solo, la discriminante è la capacità teorica e pratica con la quale si opera. Il primo passo è questo, non unire elettoralmente formazioni politiche per eleggere uno due cinque dieci deputati o consiglieri, spesso tramite compromessi che ne sminuiscono del tutto la loro sostanziale presenza nei parlamenti.  FARE COME IN GRECIA, dicevo prima, allora riprendo due passi recenti pronunciati dalla Papariga: “Riteniamo che nelle condizioni di crisi il partito comunista e il movimento sindacale debbano ingaggiare una lotta molto complessa. Da un lato devono porre le priorità e creare le condizioni per unire i lavoratori sulla base dei problemi quotidiani acuiti dalla crisi, così da indurre all’azione ampie masse della classe lavoratrice, soprattutto i gruppi giovanili che a livello politico sono relativamente immaturi e sono stati educati in una fase di arretramento del movimento operaio rivoluzionario. Nel contempo i fronti di lotta dei vari ambiti e luoghi di lavoro dovranno essere uniti in un unico movimento di lotta per il ribaltamento dei rapporti di forza e il rovesciamento del potere dei monopoli, nella direzione della prospettiva socialista. Naturalmente questa non è cosa facile, perché in condizioni di crisi il radicalismo si scontra con la violenza di Stato e l’intimidazione ideologica, oltre che contro la diffusione sistematica di visioni riformiste e opportuniste che confondono, indeboliscono, frammentano e assimilano la coscienza. Tuttavia, non esiste altra alternativa alla strategia di rottura e rovesciamento. Ciò che oggi è evidente, e che costituisce un elemento relativamente nuovo, è che il sistema capitalistico a livello nazionale, regionale e internazionale ha uno spazio di manovra molto limitato nella gestione della crisi rispetto al passato, a causa della concorrenza, la sempre maggiore anarchia della libera circolazione dei capitali, l’aumento del numero dei centri imperialisti che lottano per nuova spartizione dei mercati, ecc. I limiti storici del sistema capitalistico si sono fatti più evidenti oggi che durante la crisi del 1929-1933 o anche degli anni Settanta. Le lotte che si limitano ad alcune rivendicazioni frammentate, che mirano a smussare le conseguenze della crisi, non sono efficaci: i governi mostrano resistenza, azzardano qualche rischio, ma non possono fare le concessioni del passato.” Quindi a chi ci accusa di sognare o straparlare di rivoluzioni, ciò che dobbiamo controbattere è prima di tutto un effettiva azione quotidiana di presenza ed organizzazione dei lavoratori (non un azione di delega elettorale), ma anche una semplice domanda: il capitale è nelle condizioni di far delle concessioni? La realtà dice chiaramente di NO, come detto prima, ciò è rappresentato dal caso Fiat, l’emblema del fallimento storico della socialdemocrazia fallita in tutta Europa,  SeL(in netto ritardo rispetto all’Europa)  nasce proprio in questo contesto dell’illusione riformista di “miglioramento” delle condizioni dei lavoratori senza intaccare la struttura e la sovrastruttura capitalista e borghese. Ciò oggi rappresenta una vera e propria illusione con cui SeL sta accecando molti lavoratori e giovani italiani, approfittando del disagio, della rabbia, con cui le masse reagiscono spesso al progressivo peggioramento delle loro condizioni (senza esser ovviamente in grado di porre una seria analisi e quindi la giusta risposta), inglobandoli nei canali istituzionali della gestione del potere capitalista, illudendoli e rendendoli innocui! La Rifondazione bertinottiana che ha partorito SeL, partiva dalla stessa cosa, cioè lo scongelamento dei “voti comunisti” rendendoli utili al miglioramento (tanto da affidarsi come detto prima anche ai “borghesi buoni” come Marchionne!), andò al governo con percentuali vicini se non addirittura oltre l’attuale (probabile) 8% attribuito a SeL, cosa è cambiato? Nulla, se non il rafforzamento del potere borghese e del bipolarismo parlamentare, ed un progressivo arretramento nei diritti della classe lavoratrice.

“Perché la lotta sia efficace, un presupposto fondamentale è che siano comprese le cause reali della crisi. Le cause della crisi odierna sono le stesse della crisi del 1929-1933, le stesse della crisi dell’inizio degli anni ’70, di quelle delle cosiddette tigri asiatiche del 1997, della Russia del 1998, dell’Argentina e di altri paesi dell’America latina, e recentemente degli Stati Uniti. D’ora in avanti le cose peggioreranno se non lavoriamo per un cambiamento politico radicale. Il capitalismo fintanto che si svilupperà, sarà sempre più reazionario, intransigente sulle rivendicazioni del popolo, barbaro, pericoloso e parassitario. La causa della crisi economica è in ragione del profitto capitalistico da estrarre attraverso un livello sempre più intenso di sfruttamento dei lavoratori, vera forza trainante della produzione e dell’economia. I capitalisti spingono all’estremo l’aumento della produzione per il desiderio di super-profitti. Producono per conseguire utili e, allo stesso tempo, indeboliscono il potere d’acquisto dei lavoratori. I lavoratori patiscono sia quando i profitti crescono o si riducono. Sono i più penalizzati nella fase di crisi.[…] tutti i partiti, al di là delle sfumature sulle singole questioni. Tutti insieme convengono sulla posizione che le grandi imprese devono essere rafforzate. Non possono e non vogliono colpire il bersaglio[…]La questione è se il percorso di sviluppo capitalista, che porterà un nuovo ciclo di crisi, è nell’interesse del popolo o se il popolo debba scegliere un percorso radicalmente diverso, come propone il KKE: una società dove crisi e sfruttamento, disoccupazione e insicurezza siano relegati al passato. Il rovesciamento del potere dei monopoli, e non solo l’abbattimento di un governo conservatore, è oggettivamente all’ordine del giorno. Così oggi è di vitale importanza che il popolo e la classe operaia impongano, con la loro forza, il potere e l’economia popolare”. Chi ci parla ancora di nuovi governi, governi progressisti, dei buoni padroni, che non ci sono altre alternative ecc… dobbiamo dire chiaro e tondo, che l’unica illusione, con la quale hanno mantenuto i loro posti dentro il sistema ben saldi per anni cianciando di rappresentare i lavoratori e le generazioni future, l’unica illusione è quella di voler governare per il popolo “senza intaccare il potere dei monopoli. Nessun governo è in grado di attuare una linea politica favorevole al popolo senza una radicale violazione degli interessi dei monopoli e degli impegni nelle unioni imperialiste”. Ci spiegassero come allora, ma non lo faranno, chiederanno solo il voto (in nome dell’antiberlusconismo di maniera). C’è ne accorgeremo solo dopo, come c’è ne siamo accorti dopo ogni nuovo governo, Ulivo, Unione… e via discorrendo. Le loro modalità di intervento d’altronde sono ormai ben conosciute, sarebbe una sorta di Keynesismo Obamiano, come spesso in tempo di crisi i padroni richiedono, si socializzano le perdite, insieme a nuove guerre imperialiste alla ricerca di nuovi sbocchi  commerciali e nuove espropriazioni di materie prime(non sorprende quindi l’intervento in Libia dove fra l’altro il centrosinistra italiano come quello europeo sono in prima linea!). In Grecia nei giorni scorsi una imponente manifestazione del KKE  ha portato migliaia davanti al Parlamentodi operai, lavoratori autonomi e giovani, bandiere rosse in mano, annunciando la loro azione di controffensiva al sistema capitalista neoliberale, senza compromessi con altre forze politiche moderate o progressiste che siano, nella direzione della rottura con il potere del capitale, per il suo rovesciamento, per la conquista del potere popolare e la costruzione dell’economia popolare: i principali mezzi di produzione diventino di proprietà del popolo” e si adotti una “pianificazione dell’economia popolare centralizzata e scientificamente organizzata”. Solo con un adeguato lavoro teorico, con le alleanze politiche-sociali, con nuove forme di organizzazione dei lavoratori (al di là dei sindacati maggiori) e dei giovani, con la costruzione di un blocco compatto di lavoratori (unità proletaria) e la guida dei comunisti, con l’importante azione del sindacalismo di base, la classe lavoratrice assumerà coscienza e fiducia e potrà incidere politicamente e socialmente sul corso della storia. Di seguito alcuni punti del programma del KKE:

“Si partirà dalle unità produttive con rappresentanti eletti e revocabili e si estenderà a ogni settore, in tutte le regioni. I rappresentanti dei lavoratori nelle unità produttive di Stato parteciperanno negli organi elettivi del potere statale, così come i soci di cooperative, gli studenti, i pensionati ecc. Anche ai più alti livelli di potere statale, i rappresentanti non saranno permanenti ma revocabili. I rappresentanti eletti non avranno alcun vantaggio speciale o privilegi.”

“Il controllo operaio, la partecipazione del popolo saranno garantite non solo attraverso le leggi e le istituzioni ma anche attraverso misure concrete, quali l’estensione del tempo libero dei lavoratori in modo che sia loro possibile esercitare il controllo operaio. “

“Il controllo dei lavoratori e la politica di perequazione sociale e salariale contribuiranno alla drastica riduzione della corruzione dei pubblici dipendenti, nonché fenomeni di cattiva amministrazione. “

“La produttività del lavoro aumenta con l’uso delle tecnologie e attraverso la partecipazione del cittadini e il controllo operaio. La riduzione del costo del lavoro e dei materiali saranno realizzati con il contemporaneo incremento della produttività, non avendo nulla a che fare con la ricerca della competitività capitalistica.”

“La cancellazione del debito pubblico, che non è dei lavoratori e che ha superato 340 miliardi di euro, crescendo nel 2010 di 41 miliardi di euro. “

– “Il ritiro del Paese dalla UE e da ogni alleanza imperialista creerà le condizioni favorevoli per relazioni internazionali di cooperazione reciprocamente vantaggiose. Il potere popolare è l’unico che può usare efficacemente le contraddizioni interimperialiste per il benessere della società e difendere efficacemente i diritti sovrani del paese.”

“Aumento al 45% della tassazione sui profitti delle imprese e sui beni della Chiesa, aumento dell’IVA sui beni di lusso.”

“Noi ci battiamo per la restituzione al popolo di tutte le tasse percepite dal governo centrale per conto delle amministrazioni locali e a loro mai trasferite. Questo denaro appartiene ai lavoratori, i quali vengono privati del reddito, direttamente e indirettamente, da tasse aggiuntive.”

“Pianificazione centralizzata da parte degli organi statali competenti, che programmino, realizzino e gestiscano le opere guidati dai problemi e dalle esigenze dei lavoratori (es. abitazioni per il popolo, scuole moderne, asili, centri culturali, centri per la salute, per la difesa da inondazioni, incendi, terremoti, condizioni meteorologiche estreme, cadute di massi e valanghe, inquinamento atmosferico e idrico, ecc, per un sistema di irrigazione, depurazione e riciclaggio non privatizzato, per il miglioramento delle condizioni di vita sociale nei quartieri popolari e nelle campagne attraverso la creazione e il consolidamento di servizi pubblici e gratuiti in sanità, istruzione, centri sportivi e culturali).”

“Lotta per trasformare comunicazione, energia e trasporto in servizi sociali. Organismi unificati ed esclusivamente pubblici, in settori di importanza strategica, che appartengano al popolo e a disposizione delle esigenze popolari.”

“Politiche per lo sviluppo dell’edilizia popolare per mezzo di programmi che permetteranno di coprire i bisogni fondamentali del popolo. Misure speciali per le giovani coppie attraverso programmi economici speciali. Un’accurata pianificazione per la prevenzione dalle conseguenze dei terremoti e misure per affrontare le situazioni immediatamente successive ai terremoti.”

“Un moderno sistema sanitario generale, comune, esclusivamente pubblico e gratuito – sistema di welfare, prevenzione e servizi medici di emergenza per tutti, interamente finanziato dallo Stato.”

“Tutti i finanziamenti devono essere forniti dallo Stato. Abolizione di tutte le attività commerciali nel settore sanitario e nel welfare. Fine di ogni forma di pagamento dei servizi sanitari e dei farmaci per tutti. Abolizione dei contributi dei fondi di previdenza sociale nel sistema sanitario.”

“Sviluppo pianificato di un pubblico e libero accesso agli ospedali e ai centri sanitari nelle città e nelle campagne, che devono essere composti integralmente da professionisti con contratto a tempo indeterminato, con attrezzature adeguate e moderne, in modo che ogni esigenza possa essere adeguatamente soddisfatta, in modo rapido e vicino al luogo di residenza del paziente.”

“Una rete statale di strutture sociali con servizi gratuiti e completi per la famiglia, bambini, anziani, disabili, senza pre-condizioni ed eccezioni.”

“Luoghi di vacanza di proprietà dello Stato gratuiti per i figli dei lavoratori e dei disoccupati, e degli strati popolari.”

“Ci battiamo contro ogni provvedimento per la differenziazione-decentramento dei programmi scolastici e delle scuole (le zone di flessibilità, i programmi UE, la valutazione di insegnanti e scuole, l’assunzione di insegnanti attraverso gli enti locali), che estendono le divisioni di classe, gravano economicamente sulle famiglie degli strati popolari, aumentano la redditività del capitale. Noi respingiamo le “zone educative prioritarie ” che coprono e intensificano le disuguaglianze”.

“Nessun accesso consentito agli interessi commerciali, sotto l’ombrello della comunità locale o delle Ong, nell’amministrazione e gestione delle scuole. Nessun aumento delle imposte locali per il funzionamento delle scuole o la creazione di “università” e facoltà municipali, non più tasse sui genitori, nessuno “sponsor” in materia di istruzione.”

“Assunzione di massa del personale educativo, con l’unica condizione consistente nel titolo di laurea. Tutto il personale con contratti a termine deve essere stabilizzato. L’assunzione di insegnanti e ogni tipo di personale ausiliario deve essere effettuata a livello centrale.”

“Abolizione dei nidi d’infanzia privati, nonché dei rispettivi servizi comunali che funzionano sulla base del profitto. Immediata abolizione delle tasse scolastiche.”

“Infrastrutture per i servizi medici e le prestazioni sanitarie nelle scuole, edifici scolastici moderni e sicuri, adeguatamente attrezzati con laboratori, palestre, strumenti musicali, biblioteche, sale mensa, e progettati in base alla loro funzione educativa.”

“Sistema di istruzione esclusivamente pubblico e gratuito. Divieto di qualsiasi attività imprenditoriale nel campo dell’istruzione. Obbligo di due anni di istruzione prescolare. Una scuola secondaria di 12 anni per tutti, senza discriminazione di classe e razza. Formazione professionale inclusa nel sistema educativo statale gratuito successivo al programma scolastico di 12 anni. Diciamo no al “Quadro delle qualifiche” e lottiamo in modo che la laurea sia l’unica pre-condizione per questa professione.”

– “Lavoro stabile e permanente per tutti. Tutti coloro che lavorano con contratti flessibili devono essere resi permanenti senza condizioni. Queste forme di lavoro devono essere abolite per legge. L’abolizione dello “Stage” nel settore pubblico e privato e di ogni forma di lavoro senza tutele.”

– “L’assorbimento di tutti i lavoratori delle aziende municipali che sono state esternalizzati con contratti a tempo indeterminato, con pieni diritti lavorativi e di sicurezza sociale”

– “Misure di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con la creazione delle corrispondenti infrastrutture e unità sanitarie e di un organo nazionale di medici specializzati nelle malattie professionali, tecnici della sicurezza e infermieri. Divieto di ogni attività commerciale in questo settore.”

– “Misure per le donne che lavorano: divieto del turno notturno per le lavoratrici dell’industria come per altre professioni, a partire dall’inizio della gravidanza fino al raggiungimento da parte dei bambini dell’età pre-scolare. Gravidanza, parto e allattamento, 2 mesi prima e sei mesi dopo la nascita, con retribuzione piena, con diritti previdenziali e di congedo parentale per un anno uguali per tutte le donne che lavorano, nel settore pubblico come nel privato. Riduzione dell’orario di lavoro da una a due ore per la madre o il padre fino a che i figli siano inseriti nella scuola materna.”

– “Aumento del congedo parentale nel caso in cui i bambini siano malati o per la loro assistenza a scuola. I membri delle famiglie monoparentali dovrebbero lavorare solo al mattino fino che i bambini raggiungano l’età di dieci anni. Regolamenti più favorevole per le donne che lavorano.”

“Salario minimo fissato a1.400 euro, pensione minima a 1.120 euro.”

– “Pensionamento all’età di 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, 55 e 50 per le professioni pesanti e dure. Pensionamento con pieni diritti, dopo 30 anni di lavoro.”

– “Abolizione di tutte le leggi, i meccanismi e le procedure che criminalizzano le lotte operaie e popolari e del sostegno all’intimidazione dei datori di lavoro.”

“Meccanismo unificato ed esclusivamente pubblico per la produzione e distribuzione di prodotti culturali e artistici, composto da enti pubblici (per teatro, cinema, radio-TV) che funzioni sulla base della pianificazione e del controllo sociale.”

– “Teatri e orchestre statali in ogni capoluogo, con libero accesso per il popolo. Condanniamo la politica di rapida commercializzazione e le operazioni speculative delle istituzioni culturali negli enti locali (organizzazioni culturali, imprese culturali comunali, festival, teatri comunali e regionali, ensemble municipali, gallerie comunali, ecc) che costantemente degradano il livello del prodotto artistico, aboliscono la sua libera distribuzione al popolo e lo consegnano alle imprese del settore della cultura.”

– “Libero accesso dei cittadini ai siti archeologici e a tutti i musei, gallerie, librerie, che devono essere esclusivamente di proprietà pubblica. Accesso gratuito degli studenti ai teatri comunali, cinema, ecc. Libera utilizzazione delle infrastrutture comunali (gallerie, teatri, centri culturali, ecc) per la promozione della creatività del popolo e degli artisti.”

– “Turismo sociale, vacanze gratuite per gli strati popolari poveri, i giovani ed i disoccupati.”

– “Nessuna tolleranza per le droghe e i loro succedanei. Creazione di un fronte contro le droghe da parte delle organizzazioni di massa dei movimenti popolari.”

– “Infrastrutture pubbliche e gratuite per la prevenzione-cura-riabilitazione in tutto il paese. Servizi esclusivamente gratuiti per prevenzione-riabilitazione-reinserimento sociale da parte di un ente pubblico nazionale. Disposizioni particolari per le persone tossicodipendenti riabilitate accusate di crimini nel passato.”

– “Libere attività sindacali e azione politica dei lavoratori, rispetto del diritto di sciopero. Stop ai licenziamenti e alle persecuzioni per attività politiche e sindacali. Stop alla sorveglianza elettronica dei lavoratori.”

– “Legalizzazione di tutti gli immigrati che vivono e lavorano nel nostro paese. Definizione dei loro diritti lavorativi e sociali. Abolizione di tutte le leggi reazionarie che penalizzano l’immigrazione o pongono ostacoli alla vita degli immigrati e dei loro figli che sono nati o cresciuti in questo paese. Speciali infrastrutture/servizi nei comuni e nelle autorità regionali che forniscano interpreti e avvocati per gli immigrati.”

“Abolizione del ruolo della “polizia municipale” come meccanismo di repressione, complementare alla polizia greca.”

– “Contro la distorsione della storia e l’equiparazione non scientifica di comunismo e nazismo promossa dall’Unione europea e dalle forze reazionarie della borghesia del paese. I limiti di legittimità sono stabiliti dall’attività del popolo e non dai rappresentanti della barbarie capitalista, il FMI e l’UE.”

 Facciamo conoscere il sistema che subiamo, applichiamo ciò che citiamo, non innalziamo più miti e leggende, facciamole! Ciò che in questi anni c’è mancato sono proprio gli esempi rivoluzionari, troppo passati ormai gli anni della rivoluzione d’Ottobre, gli anni del Che o del “Cile popolare”. FARE COME IN GRECIA!

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Fare come in Grecia. Diffidate da chi ha gettato la bandiera rossa in un fosso e chi pratica il “compromesso di classe”.ultima modifica: 2011-04-27T15:42:00+02:00da dalai87
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