L’unico cambiamento reale è il superamento del capitalismo!

La mannaia liberal-capitalista ordinata dall’Ue e dai suoi criminali organismi, ha colpito anche l’Italia e trova unanime consenso tra tutte le forze politiche parlamentari e dal Presidente della Repubblica. La discussione infatti è sul tempo d’applicazione, tutti vogliono lavarsene le mani… oppure si sofferma sui dettagli, ma noi comunisti sappiamo che è il capitalismo la matrice di tutto questo, al di là dei gestori del potere politico tutti al servizio del capitalismo e degli interessi della classe dominante, la borghesia industriale, bancaria e finanziaria! La plutocrazia ed il potere dei monopoli stanno portando avanti un attacco senza precedenti ai popoli. I governi ed i parlamenti non hanno alcuna sovranità nazionale ma applicano i diktat imposti da organismi sovrastatali globali e totalitari, come gli usurai del FMI, i criminali delle agenzie di rating, della BCE(dove si insidierà presto Mario Draghi quello che Vendola ha indicato con Ratzinger come uno degli autori del cambiamento positivo in atto in Italia) e del WTO, i gruppi capitalisti di terroristi legalizzati che periodicamente si riuniscono segretamente, come il “Bilderberg”. Il tutto sotto il34117_126145690759512_100000922456857_126341_679095_n.jpg grande protettorato dell’Unione Europea. Dalla Grecia al Portogallo passando per Spagna, Irlanda e i paesi dell’ex blocco sovietico, la borghesia schiaccia i lavoratori applicando le stesse ricette: attacco generale contro le conquiste sociali strappati con decenni di dure lotte sociali e politiche, far pagare ai lavoratori i miliardi regalati ai banchieri per salvarli dal fallimento, spremere i lavoratori per destinare ai più ricchi gli interessi del debito pubblico creatosi a seguito dei regali fiscali accordati a questi privilegiati. La crisi internazionale del capitalismo rende le oligarchie finanziarie e militar-industriali più autoritarie e bellicose nella loro corsa per far crescere senza limiti i loro scandalosi profitti ed estendere la loro sfera d’influenza, sfruttamento e di dominio. Ci dicono di rinunciare a quote di salario e dignità, a pause e sicurezza, ad anni di pensione o sarà peggio. Rinunciate ad uno stato che possa dare equità, democrazia e giustizia sociale o sarà bancarotta. Rinunciate se no faremo la fine della Grecia. Ma, nessuno si chiede quando potranno migliorare le condizioni sociali e materiali dei proletari? Quando queste misure “d’emergenza” lasceranno il posto all’aumento di salari e pensioni, riduzione della disoccupazione e precarietà, all’estensione di tutele e diritti e al benessere sociale per tutti? La verità è che tali “sacrifici” vengono imposti alle classe popolari, ai salariati, da almeno 20 anni, cioè da quando si è imposto su scala globale il libero mercato che con la caduta del “muro” si annunciava come “la fine della storia” che avrebbe dato, ricchezza, benessere e democrazia a tutti, mentre gradino dopo gradino è stato solo un progressivo e costante peggioramento delle condizioni di vita, di lavoro, di salario, morali e sociali dei lavoratori e dei giovani. I regimi “democratici” bipolaristi (costituiti dai due grandi “poli” centrodestra e centrosinistra come da modello capital-liberista imposto dagli Usa) in tutta Europa assolvono al compito di applicare leggi e misure antipopolari che servono a conservare privileggi e profitti della classe al potere, pe222815_130689523676222_100002055253684_213422_319565_n.jpgrseguendo nei diktat imposti dal FMI, dalla BCE, dal WTO, dall’Ue, dai gruppi dei grandi capitalisti che si riunisco “segretamente” per accumulare ancora ricchezza e potere ai danni dei lavoratori, come il gruppo “Bielderberg” (di cui i Prodi e il Padoa Schioppato erano ospiti frequenti, come l’attuale ministro Tremonti), tutti organismi sovrastatali globali e totalitari che hanno cancellato ogni sovranità nazionale a governi e parlamenti, e quindi ai popoli d’Europa e del mondo(la democrazia liberale tanto annunciata come panacea di tutti i mali, in realtà è una dittatura dei monopoli e della classe dominante). Tutto ciò con la compiacenza attiva della socialdemocrazia e della Confederazione Sindacale Internazionale (di cui fan parte la Cgil, la Cisl e la Uil) nella cogestione del sistema capitalista ed imperialista, facenti tutti parte di quell’apparato politico-ideologico costituito da politicanti, sindacalisti ed intellettuali, incaricato di impedire che la classe lavoratrice si organizzi e possa  agire per la classe (denigrando e provocando, se non anche reprimendo, le forze politiche e sindacali di classe, costituendo un blocco unico di forze anticomuniste ed antilavoratori con liberali e riformisti come da prassi nei momenti di crisi) fermando e rovesciando tale processo, incanalando ed inglobando nel sistema la rabbia ed il disagio sociale di milioni di lavoratori facendogli digerire tutti i “sacrifici” in nome del sano e concreto “realismo” e del “se no sarà peggio”. Negli ultimi vent’anni i governi di centrodestra e centrosinistra hanno portato avanti lo stesso programma su lavoro; dall’abolizione della scala mobile al governo Amato che ci portò definitivamente nell’era della concertazione, al ’97 con i duri sacrifici che ci impose il governo Prodi per entrare nell’Euro, per arrivare al governo Berlusconi del 2004 con la “legge Biagi” (Pacchetto Treu, legge Biagi, attacco costante all’art.18, al concordato sul lavoro fino ad arrivare al “marchionnismo” replicato in altri settori ed aziende, lodato dal centrodestra e dal centrosinistra come risposta giusta al contesto economico sociale e storico attuale). Stesso programma sulla scuola; le varie riforme che hanno progressivamente privatizzato l’istruzione e messo al servizio del mercato l’Università (Ruberti, Berlinguer, Fioroni, Moratti, Gelmini). Come in politica estera; guerre imperialiste per la conquista di nuovi mercati, manodopera a basso costo da porre in concorrenza con i lavoratori dei paesi capitalisti più sviluppati, ed espropriazione delle risorse naturali.

Hanno voluto l’estensione selvaggia del lavoro precario e licenziamenti più facili perché dicevano avrebbero consentito più lavoro, la realtà dice che invece si è costretti perfino a lavorare gratis, li chiamano stage, o che addirittura bisogna pagare per avere maggiori possibilità di lavorare, li chiamano master. Hanno promesso milioni di posti di lavoro ricchezza e felicità per tutti ma la realtà dice che la disoccupazione aumenta in tutta Europa ed i salari sono fermi o in ribasso (x non parlare dei salari precari, part-time e tutte le altre forme di lavoro imposte dal mercato). Malgrado questa realtà il regime bipolare borghese continua a parlare di costi del lavoro eccessivi, di aiuti all’aziende, di eccessiva burocratizzazione, di “merito” in poche parole per il regime bipolarista non è il sistema da mettere in discussione ma i diritti dei lavoratori, e dopo anni in cui ci si affrettava a dire che la “crisi era ormai passata” o che era “ben superata”, ora annunciano ed applicano la nuova mannaia europea per l’Italia con duri sacrifici alle classi popolari come se sono i lavoratori a vivere nei privilegi e nel lusso.

 230441_170967912962225_100001470511966_462245_6309484_n.jpgTutte le forme di gestione sono state testate al fine di prevenire ed evitare le crisi,sia le ricette neoliberiste che le miscele di politiche socialdemocratiche. Tuttavia, le leggi del capitalismo persistono. Il capitalismo è un sistema di “crisi” di sovrapproduzioni, che si sono manifestate in tutti i periodi a prescindere dalla forma di gestione del sistema capitalista. Comprimendosi i profitti, la classe capitalista non ha altro modo per garantirsi lo stesso livello di profitti precedenti alla “crisi” che sottrarre “salario” (sotto varie forme, aumento dell’orario di lavoro, minori diritti, minori pause e sicurezza, abbassamento cioè del costo del lavoro, maggiore concorrenza sia interna che esterna per i lavoratori) ai lavoratori e creare bolle speculative. Il capitalismo fintanto che si svilupperà, sarà sempre più reazionario, intransigente sulle rivendicazioni del popolo, barbaro, pericoloso e parassitario. La causa della crisi economica è in ragione del profitto capitalistico da estrarre attraverso un livello sempre più intenso di sfruttamento dei lavoratori, vera forza trainante della produzione e dell’economia. I capitalisti producono per conseguire utili e, allo stesso tempo, indeboliscono il potere d’acquisto dei lavoratori. Negli ultimi anni si è proceduto verso una accumulazioni ed accentrazione  senza limiti dei profitti da parte dei capitalisti dovute ad uno sfruttamento maggiore dei lavoratori, che di riflesso invece sono sempre più poveri, calano i consumi e ciò incide inevitabilmente nei profitti stessi. Avviene così un crollo tendenziale del “saggio di profitto” dal quale il capitalismo è vero non è mai precipitato ma anzi ha continuato a svilupparsi(ma a vantaggio di chi?);  Le cose peggiorano progressivamente! La ricchezza si concentra nelle mani di pochi e il ceto medio sta scomparendo con l’ampliamento del proletariato, dovuto appunto alla progressiva caduta dei profitti soprattutto della piccola borghesia. La globalizzazione ha risposto alla necessità di allargare i “consumatori” ma ha imposto livelli sempre più bassi di costo del lavoro, causando concorrenza tra lavoratori a tutto vantaggio dei padroni e dei loro profitti, ha importato migranti da sfruttare nelle terre e nelle fabbriche, e la possibilità per i padroni di chiudere le fabbriche e spostare la produzione in paesi dominati, dove i lavoratori sono privi di organizzazione e di tutele, dove il costo del lavoro è minore.

Non soffermiamoci ai loro giochi, che mirano a non mettere in discussione il sistema ma la sua gestione dando la colpa a “ladri” o “cattivi manager” o “al sistema politico” o il “debito”, questi sono solo i sintomi, non la malattia. La proprietà privata dei mezzi di produzione è sempre più in conflitto con le esigenze popolari. La proprietà privata accumula enormi quantità di capitale che sono difficili da investire e ripagati, produce grandi quantità di merci che non possono essere venduti, la via d’uscita dalla crisi per il bene del capitale presuppone la distruzione delle conquiste dei lavoratori e dei diritti, rendendo la forza lavoro più economica al livello più basso possibile, brutale sfruttamento e la disoccupazione di massa. Non ci sono soluzioni interne al capitalismo che possono esser accettate dai lavoratori.

Per ciò bisogna evitare reazioni naturali delle masse, come la rassegnazione o lo spontaneismo; Bisogna reagire con l’organizzazione come classe per la classe, della classe operaia, dei lavoratori pubblici e privati, dei precari, dei disoccupati, in modo consapevole che non bisogna mettere in discussione la gestione, ma il sistema e che l’unico cambiamento reale è il suo superamento. E’ la classe lavoratrice che produce la ricchezza, siamo NOI, a noi spetta il diritto al potere politico ed al controllo della produzione, non siamo noi che dobbiamo qualcosa alla Borghesia Industriale e Bancaria, 154254_163309813704221_154513324583870_282588_1405586_s.jpgsono loro che debbono a noi ciò che produciamo, la nostra ricchezza ed i mezzi per produrla. Non abbiamo bisogno di movimenti passivi, astratti e generici, interclassisti e senza ideologia ed alternativa, intrappolati dentro slogan insulsi o di carattere reazionario, come gli “indignados” dietro dei quali si celano le stesse mani che reggono oggi il sistema, che mirano a raccogliere le masse che giustamente si sentono tradite e deluse dai partiti (a cui molti di loro hanno fin ora dato sostegno). Non basta che cada un governo, ne verrà subito dopo un altro dello stesso carattere, non basta prendersela con i privileggi della politica, tolti i privileggi il potere resterà sempre alla stessa classe al potere. Non abbiamo bisogno, di movimenti generici senza una  alternativa sulla scia dei movimenti Hippy sessantottini. Abbiamo bisogno di una organizzazione di classe, nei posti di lavoro, fabbrica per fabbrica, quartiere per quartiere, scuola per scuola, senza deleghe e rappresentanza, ma col protagonismo del popolo lavoratore, del Partito della classe lavoratrice, il Partito Comunista ed il Sindacato dei lavoratori, abbiamo bisogno di un movimento radicale che miri al superamento del capitalismo, della società dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’appropriazione da parte di una parte parassitaria della società delle ricchezze prodotte dai lavoratori. Abbiamo bisogno di contrapporre al parlamento dei nominati rappresentanti degli interessi della Borghesia Industriale, Bancaria e Finanziaria, l’Assemblea Nazionale dei Lavoratori composta direttamente dai lavoratori eletti democraticamente dagli stessi lavoratori, categoria per categoria, settore per settore. Uscita dall’Europa dei Capitali e dai loro criminali organismi e dall’Euro, non pagare alcun debito alle banche, la nazionalizzazione delle grandi imprese e delle banche, la loro gestione pianificata con la partecipazione ed il controllo del popolo lavoratore, la sovranità popolare della moneta, per la totale indipendenza dei popoli dal potere parassitario finanziario e bancario e per l’emancipazione totale del popolo lavoratore dalla borghesia industriale.

 

“LA LEGGE E’ CIO’ CHE E’ GIUSTO PER I LAVORATORI!”

RIZZO:IL POPOLO ITALIANO NON PAGHI IL DEBITO.FUORI L’ITALIA DALLA UE.

(AGENPARL) – Roma, 12 lug – “Il debito pubblico è una corda appesa al collo dei lavoratori. Dietro la parola d’ordine ideologica del pagamento del debito per vent’anni sono passati i peggiori attacchi ai diritti di chi lavora. Per mesi banchieri e politici di ogni schieramento si sono rincorsi a vicenda affermando che la crisi era finita e che il peggio era passato. Dopo aver messo le mani nelle tasche dei lavoratori per garantire prestiti a fondo perduto alle banche, ora si apprestano a richiedere ulteriori sacrifici, che tradotto vuol dire tagli ai servizi pubblici, all’assistenza sanitaria, alla scuola, alle pensioni e ai salari. Tutto questo per rientrare nei parametri del debito pubblico e assecondare le mire di potenti gruppi economici che si nascondono dietro agenzie di rating di cui nessuno comprende la funzione, se non la finalità di trarre profitto sulle spalle di chi lavora. L’Italia non paghi il debito verso le banche e le grandi imprese, sempre pronte a far ricadere sulla collettività i costi delle loro perdite. Fuori l’Italia dall’Unione Europea, sempre pronta a salvare banche e monopoli, chiedendo sacrifici sempre e solo ai lavoratori”. E’ quanto si legge in una nota di Marco Rizzo, Segretario Nazionale di Comunisti Sinistra Popolare.

L’unico cambiamento reale è il superamento del capitalismo!ultima modifica: 2011-07-07T17:14:00+02:00da dalai87
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