Lotta alla casta o lotta di classe?

E’ un processo in atto da qualche anno, ad iniziare dall’intellettuale comico da 4 mln l’anno Grillo per passare ai giornalisti del giornale della borghesia italiana Rizzo e Stella del Corriere della Sera, supportati dal giornalista “rribbelle” Travaglio il sionista e su cui oggi vuol sparare gli ultimi colpi per restare in piedi alla prossima caduta di Berlusconi, anche l’ex magistrato Di Pietro. Mi riferisco alla lotta alla casta politica, ai costi della politica. Cosa accomuna oggi questi alla confindustria ed ai potentati economici internazionali? Guarda caso proprio i famosi tagli alla politica come ricetta per uscire dalla crisi. Allora a questo punto mi sorge spontanea una domanda, ma sono i costi della politica a determinare la crisi o è il capitalismo a generare la sua crisi? Ci viene detto che i costi della politica devono esser allineati a quelli europei, ne conviene che quelli europei tipo Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, ma gli stessi USA, hanno costi nettamente minori rispetto a quelli della “casta italiana”, quindi in questi paesi per caso non esiste la suddetta “crisi”? Perché non parliamo anche dei lacchè del capitalismo, dei direttori dei giornali che assolvono al compito di propagandare il capitalismo ed il modello sociale gerarchico borghese, i manager che guadagnano quanto 6400 operai, i compensi d’oro ai banchieri ed ai consigli di amministrazione (vedi la liquidazione di Profumo) ed i patrimoni di certi “grandi imprenditori” che ammontano a cifre astronomiche che se sommate equivalgono alla ricchezza di un intero stato? I problemi dell’Italia non sono anche comuni al Portogallo di Socrates (socialista), alla Spagna di Zapatero (socialista), alla Grecia di Papandreu (socialista)ecc…, o è anche qui un problema prettamente italiano legato alla figura di Berlusconi, come invece concordano il centrosinistra e Marchionne? Questo ha determinato negli anni la sostituzione con la lotta alla casta della lotta di classe, dando in pasto al popolo il privilegio del politico o del sistema politico estraniando completamente esso dal sistema economico e sociale, in modo da orientare su canali morti comodi alle lobby finanziarie ed al capitalismo, la rabbia ed il disagio sociale dei settori popolari della società. Per la maggioranza del popolo è molto facile identificare in essi il problema su cui scaricare tutto, il resto viene tutto messo sotto sigle incomprensibili ai più, come spread, BOT, CCT, BTP, i mercati, le borse, gli short selling, le agenzie di rating, oppure viene totalmente non detto. E’ un aspetto molto sottovalutato questo che ha generato pseudo movimentucci (grillini ed il popolo viola su tutti) o correnti di pensiero idolatrate dai Santoro e compagnia, che mentre essi ci invitavano al fanculo libero verso i politici, chi ci informava con chi andava a letto Berlusconi per arrivare poi alle pentolate in difesa della magistratura (sic!), le oligarchie finanziarie portavano avanti il loro progetto eversivo per stravolgere la società mondiale con le loro pratiche di sottomissione dei popoli costituendo un unico superstato con un grande “governo” dittatoriale, totalitario e sovrastatale comandato dalle grandi istituzioni economiche ed i governi locali applicavano ed applicano le direttive delle borghesie industriali, bancarie e finanziarie. Scindere la cossi detta “casta” dal sistema economico-sociale è un errore d’analisi profondo, che serve a confondere e controllare il popolo. Una versione per le democrazie occidentali delle cossi dette “rivoluzioni colorate” made in Usa nei paesi dell’Est. Il parlamento è uno strumento dello stato capitalista, dove i governi ed i deputati/senatori non sono altro che espressione e ratificatori degli interessi della classe dominante e dei poteri criminali, nonché dei potentati economici sovranazionali come il Bilderberg, organizzazioni internazionali come l’FMI, la Banca Mondiale, il WTO, sotto ricatto delle agenzie di rating e succubi dell’imperialismo americano, della Nato e dell’UE. Scindere la casta dalla classe, apre le porte a nuovi poteri reazionari della classe dominante, e ad una ulteriore sconfitta delle classi subalterne. Detto chiaramente, la politica è stata messa da parte ormai da anni ed il vero obiettivo rimane quello di cancellarla completamente come la sovranità popolare e nazionale, a vantaggio del potere assoluto delle banche e delle lobby finanziarie, che hanno ormai il controllo del sistema produttivo. Siamo all’ultima fase del capitalismo, l’imperialismo (predetto ampiamente da Lenin): Far passare il concetto che la colpa della crisi sia nell’ordine; dello Stato, dei politici e della spesa pubblica, vuol dire in modo camuffato che la colpa è da ricercare in tutte quelle normative “vecchie ed anacronistiche da stato sociale troppo pesante” che ha garantito troppe persone e che ha quindi generato il debito pubblico. Cioè le pensioni, la sanità pubblica, il lavoro garantito, servizi pubblici ecc…, che poi è ciò che ha sempre detto anche Berlusconi (il cavallo di troia in tutti questi anni della borghesia industriale e finanziaria italiana), “L’Italia è un paese troppo poco liberale”difatti nelle perfette democrazie liberali come in Usa, tutto questo non dovrebbe esistere, ne diviene che la soluzione sia neanche a dirlo, quella di svendere lo Stato al privato, liberalizzare il mercato, privatizzare tutte le aziende in mano pubblica, nuove riforme del mercato del lavoro, pensionamento posticipato, deregolamentazione della pubblica amministrazione, insomma ciò che la confindustria ha pubblicato come manifesto politico sul Sole 24 Ore (ah ovviamente il classico taglio ai costi della politica). Ma questa non è per caso la ricetta in atto da quasi ormai 30 anni in Italia e non solo, con governi sempre più fantocci di destracentrosinistra? Tutto questo quindi è stato preparato ampiamente nel corso di questi anni, idolatrando(tutto l’arco parlamentare concorda con ciò, ed anche buona parte del sindacalismo) tramite l’utilizzo di classe dei media (tutti in mano ai potentati economici nazionali ed internazionali) una cultura ultraliberista nel paese, senza alcuna opposizione ad essa e purtroppo senza alcuna alternativa che costringe ad adeguarsi. Dietro la dialettica sul debito(non certo creato dallo stato sociale, ma bensì dai regali finanziari alle classi dominanti, ai banchieri, grazie alle spese militari per mettere sotto dominio politico, economico e militare popoli e stati per rispondere alle esigenze del capitalismo di allargare i mercati ed i consumatori e di avere manodopera a basso costo, e di rapinare le risorse naturali di questi paesi, ecc…), si cela quindi l’interesse a rispondere ad una crisi strutturale del capitalismo causa del profitto capitalistico da estrarre attraverso un livello sempre più intenso di sfruttamento dei lavoratori, vera forza trainante della produzione e dell’economia che per conseguire utili allo stesso tempo, indeboliscono il potere d’acquisto dei lavoratori. Negli ultimi anni si è proceduto verso una accumulazioni ed accentrazione senza limiti dei profitti da parte dei capitalisti dovute ad uno sfruttamento maggiore dei lavoratori, che di riflesso invece sono sempre più poveri, calano i consumi e ciò incide inevitabilmente nei profitti stessi. La crisi è del capitalismo, in ragione della contraddizione principale tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione capitalista di essa. Non è quindi assolutamente vero che l’Italia ha vissuto sopra le proprie possibilità, è ciò è detto chiaramente dal fatto che le nostre capacità produttive in tutti questi anni sono state seconde solo alla Germania in Europa, ma siamo continuamente scesi invece come ricchezza dello Stato e delle famiglie (militant, ndr), chiaro segno quindi che c’è stato uno spostamento di profitto dai lavoratori ai padroni sotto varie forme, e nonostante un miglioramento generale delle comunicazioni, dei mezzi produttivi e di trasporto, siamo sempre più poveri e con un costante innalzamento della diseguaglianza sociale. Siamo arrivati all’ultima fase del capitalismo; l’imperialismo ed il potere assoluto dei monopoli. Per accrescere i loro profitti, portano avanti l’attacco definitivo allo Stato ed alla sovranità nazionale e dei popoli (quindi alla stessa democrazia borghese). No, non è proprio un problema di casta politica, ma è una violenta lotta di classe senza (ancora) controparte!

Lotta alla casta o lotta di classe?ultima modifica: 2011-08-11T13:11:00+02:00da dalai87
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