Lavorare per 3.50 l’ora l’avete chiamata modernità, il licenziamento giusta causa, l’imperialismo guerra umanitaria… e bruciare una cammionetta dei cc violenza.

E’ passato oramai qualche giorno dalla giornata di sabato, ed abbiamo tutti assistito alle solite chiacchiere come dopo il 14 Dicembre. Addirittura in questo caso è sorta la moderna caccia alle streghe via internet, che si aggiunge all’infamante azione di consegna alla polizia dei compagni dell’autonomia ad opera dei “pacifici”. Le chiacchiere strumentali da parte dei partiti borghesi ed opportunisti, fanno da propaganda per chi al corteo non c’era e soprattutto non c’era a San Giovanni. Non mi dilungo, faccio solo la premessa per il comunicato del collettivo “Senza Tregua”, che analizza nel migliore dei modi gli avvenimenti di Sabato 15 Ottobre.

Lavorare per 3.50 l’ora l’avete chiamata modernità, il licenziamento giusta causa, l’imperialismo guerra umanitaria… e bruciare una cammionetta dei carabinieri violenza. Tutto questo frutto di un mondo capovolto e da menti drogate dalla classe dominante! Gli indignati ed il popolo viola sono i due involucri migliori della classe borghese creati per imbrigliare la classe operaia (incastrata dentro organizzazioni politiche e sindacali asservite agli interessi del capitale) ed i ceti popolari, nella difesa del LORO sistema. La difesa delle carnevalete di sabato, nn si può nn definire così quel imponente corteo (che si sono impadroniti della parola d’ordine lancita dal partito comunista di grecia “people of europe, rise up”), da parte dei banchieri e dei politici, ne è stata un ennesima dimostrazione se ancora ne serviva alcuna. Il corteo indignados era composto da una massa di ragazzini che ballavano e bevevano come in discoteca, da cammion che distribuivano birra, da borghesucci con le tasche piene, dai tamburelli, da slogan populisti e qualunquisti, americanisti, slogan di Jobs (un capitalista e dio del consumismo), a tratti sembrava una sfilata di carnevale e niente di più(questa era la testa del corteo, quella per l’appunto degli indignados) a cui la gente a bordo strada fotografava divertita come per uno spettacolo teatrale. A dominare sabato è stata una manifestazione interclassista, vuota di contenuti e senza un minimo di conflittualità, l’estetica totalmente innoqua a quei “signori” che infatti hanno lodato queste manifestazioni. Il successo, come partecipazione, di tale manifestazione è stato in grande parte dovuto all’adesione impressionante di un gran numero di organizzazioni politiche sindacali e sociali, in parte confluite nel comitato 1 Ottobre, ed altre che si sono mosse al di fuori dello stesso. Prima del 15 Ottobre numerosi sono stati i tentativi di far coincidere tutte le posizioni, ma alla fine non si è giunto all’unamità su nessun punto, ne come organizzazione e percorso del corteo ne come piattaforma e contenuti. Ed il risultato si è visto poi Sabato in piazza. La centralità della “protesta” è affidata agli indignados dai media capitalisti e dalla classe dominante, in quanto non è altro che un ammucchiata interclassista innoqua al sistema stesso. Criticano la finanza e i politici arraffoni come il male per il capitalismo e che mettono a rischio il loro futuro da PADRONI! Alla testa del loro movimento in realtà c’è chi dicono di combattere. Diciamolo chiaramente, Sabato è fallito il loro tentativo di imbrigliare la rabbia sociale nel qualunquismo e nel pacifismo riformista, ed a qualche politicante opportunista di farsi propaganda elettorale, come Vendola ad esempio. Dall’altra parte la conflittualità è lasciata in mano di chi vive il suo attivismo come un puro e semplice scontro con la polizia, senza che questa violenza sia finalizzata ad alcun che. Il problema non è la VIOLENZA, il problema è la DIREZIONE DELLA LOTTA! Tutto ciò rafforza la questione dell’organizzazione di classe, del partito di classe e del sindacato di classe, dell’indirizzo alla lotta e della conflittualità, che non dia spazio ad azioni di violenza non rivoluzionaria, che coinvolgono lavoratori, precari, disoccupati, compagni e non, che sfogano la loro rabbia in queste azioni. Si perchè un aspetto che tutti vogliono nascondere, affidandosi ai soliti Black Bloc(se vogliamo parlare di infiltrati dovremmo riferirci in realtà a quella moltitudine di gente che di anticapitalista non aveva proprio nulla, ed il corteo si diceva anticapitalista almeno così l’hanno propagandato!), è il fatto che a San Giovanni eravamo un migliaio di persone, chi organizzato e chi no, che senza un preaccordo ci siamo uniti nello scontro diretto con la polizia e nella resistenza ai suoi attacchi. Questo avviene dopo il 14 Dicembre. Chi ancora pensa ai movimenti colorati, alle carnevalate in piazza come una risposta è completamente fuori strada. Chiudo dicendo che noi che eravamo a San Giovanni non dimenticheremo la cotardia e l’infamità delle organizzazioni che hanno abbandonato la piazza e/o si sono schiarati di fatto con la polizia.

Il comunicato del collettivo Senza Tregua:

NO A BUONI E CATTIVI, IL CONFLITTO SOCIALE NON PUO’ RIDURSI AD UN TEATRINO.

Il 15 ottobre è stata una giornata complessa, il cui giudizio non può esaurirsi nelle poche righe di un comunicato ma in analisi profonde che tutto il movimento dovrà condurre in questi giorni.Lo diciamo subito per non generare equivoci, noi non condividiamo le macchine bruciate e azioni simili, che non fanno altro che alienare simpatie alla protesta. Queste modalità di azione non rappresentano le nostre pratiche politiche, ma i problemi reali sono altri. Questo è solo l’effetto della mancanza di prospettiva politica presente in quella piazza. A vedere le immagini dei “draghi ribelli” e delle migliaia di flash mob che in questi mesi hanno animato le proteste in Italia viene da chiedersi, ma può essere questa l’immagine che viene data del conflitto sociale in atto in questo Paese?

Possono essere draghetti di carta, nani e ballerine a rappresentare la rabbia ed il disagio di migliaia di lavoratori che ogni giorno non sanno come far arrivare a fine mese una famiglia? Può ridursi tutto ad un teatrino? E con tutta la complicità e la solidarietà per la lotta degli artisti del Teatro Valle, non si può pensare che operai, studenti, immigrati, chi perde la casa perché non può pagare un mutuo, possa essere disposto ad indossare una maschera e recitare per un giorno una parte che gli viene assegnata. Già ne ha abbastanza della parte che gli viene assegnata da questo sistema. Se questo è ciò che pensa, chi dirige questo movimento verso un pacato confluire all’interno del sistema, chiedendo gli eurobond o meno finanza, senza scavare alle fondamenta del problema, si sbaglia di grosso. Noi di Senza Tregua abbiamo sempre creduto nella necessità di un serio confronto politico sulle ragioni della protesta, noi vogliamo discutere di politica, cosa che non è stata possibile nei tavoli di organizzazione del 15 ottobre. Non condurre a fondo una discussione politica vuol dire non condividere obiettivi di fondo, modalità organizzativa e lasciare che ognuno decida autonomamente il da farsi. Ed in un corteo dove si doveva decidere tra draghetti e tende, con un palco e il sapore di campagna elettorale da una parte, e espressioni conflittuali di vario genere – su molte delle quali abbiamo espresso chiaramente le nostre riserve  – non ci stupiamo che molti abbiamo optato per le seconde, di fronte al peso della propria condizione e della crisi. La retorica del black block ha fatto il suo tempo; chi cerca il corpo estraneo contro cui scagliarsi non capisce la gravità dell’attuale condizione sociale di centinaia di migliaia di persone. A parte episodi isolati ieri, di azioni di piccoli gruppi, in occasione delle cariche della polizia in via Labicana e all’entrata stessa di Piazza San Giovanni, abbiamo visto centinaia di manifestanti reagire all’ingresso dei mezzi della polizia. Chiamarli black block è troppo comodo. E’ non voler capire cosa succede. E’ non voler capire il livello di esasperazione sociale che c’è nel Paese.Il nostro compito è dare oggi a quella reazione una dimensione politica, che vada ben al di là della logica estetica dello scontro. E’ incanalare la forza in un grande progetto di cambiamento, che metta in discussione dalle radici questo sistema, che punti a costruire una società nuova fondata sull’uguaglianza sociale e non sul profitto. Questa è la grande sfida che noi vogliamo cogliere, ed è il vero superamento di tutto quanto accaduto non solo ieri, ma in questi ultimi vent’anni.

Collettivo SENZA TREGUA

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Lavorare per 3.50 l’ora l’avete chiamata modernità, il licenziamento giusta causa, l’imperialismo guerra umanitaria… e bruciare una cammionetta dei cc violenza.ultima modifica: 2011-10-19T16:49:00+02:00da dalai87
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