Gestiamo la dittatura del capitale o vogliamo esercitare la dittatura del proletariato?

394510_256081607787644_100001574203223_736958_441374942_n.jpgCari compagni:

Il PCPE ha sempre considerato il progresso del coordinamento internazionale del movimento rivoluzionario come un elemento essenziale del proprio progetto politico. Quindi per noi è molto importante la partecipazione a questo 13 ° Incontro Internazionale. Consideriamo azzeccato il titolo scelto per questa occasione, perché sicuramente il socialismo è il futuro, l’unico futuro che possa garantire la dignità di tutta la classe operaia e dei settori popolari nel mondo.

Riteniamo che sia fondamentale conseguire accordi e progressi concreti in questo 13° incontro internazionale, in quanto la situazione che abbiamo di fronte è veramente grave.

Sono passati 20 anni dal trionfo della controrivoluzione in Unione Sovietica e del blocco socialista europeo nel suo insieme e stiamo oggi assistendo che il sistema capitalista, che si credeva invincibile, attraversa una crisi brutale risultato di dinamiche interne e delle proprie leggi di sviluppo. La crisi generale del capitalismo non è scomparsa con la scomparsa del campo socialista, ma si è aggravata e minaccia seriamente la sopravvivenza stessa dell’umanità.

I partiti che proveniamo dai paesi membri dell’Unione europea, ci troviamo ad affrontare una sfida di grande importanza: l’illusione generata negli anni nei lavoratori dei nostri paesi, basata su un capitalismo dal volto umano ipocritamente chiamato “stato sociale” che si sta sgretolando sotto la pressione esercitata dai capitalisti per cercare di mantenere il tasso di profitto. Questo “welfare state”, che si basa su organizzazioni social-democratiche per convincere la classe operaia che non ha bisogno di prendere il potere, è servito da freno alle aspirazioni rivoluzionarie dopo la vittoria contro il nazi-fascismo, non è mai stato una negazione del modello capitalista, non ha mai abbandonato i criteri di sviluppo e di accumulazione capitalistico, non ha significato altro che una forma raffinata della dittatura del capitale. Oggi, quando la crisi capitalista spinge i capitalisti e li rende consapevoli del fatto che l’auto-limitazione concordata con i social-democratici non sono utili per riprendere il ciclo della riproduzione allargata del capitale, avanzano rapidamente verso un modello più grintoso e più violento, mettendo in dubbio anche molti meccanismi della formale democrazia borghese.

La domanda che poniamo è qual è il compito dei comunisti in questa situazione? Dobbiamo condurre la lotta per recuperare un modello obsoleto, come lo stato sociale, senza mettere in discussione le fondamenta stesse del capitalismo e raccontare alla classe operaia ed ai settori popolari che quello che noi proponiamo è una migliore gestione del capitalismo? Oppure, abbiamo intenzione di condurre la lotta per il rovesciamento del capitalismo morente, dicendo alla classe operaia ed ai settori popolari che non possono avere una vita dignitosa sotto il capitalismo, dal momento che è il capitalismo come sistema che ha causato la crisi e l’impoverimento di grandi masse di lavoratori e che lo continuerà a fare? Cioè, la domanda che ci poniamo è gestiamo la dittatura del capitale o vogliamo esercitare la dittatura del proletariato?

Dalla risposta che diamo a questa domanda dipende la nostra credibilità come organizzazioni rivoluzionarie con le masse, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Non è quindi un argomento che deve essere discusso solo in un area regionale di lotta o in un altra, ma è un dibattito che interessa l’intero movimento comunista internazionale nel suo insieme, perché la strategia dei comunisti e dei lavoratori deve essere coordinata, deve essere consensuale, ma  deve essere diretta in senso rivoluzionario e non può perdere di vista il compito storico della classe operaia, che non è altro che la costruzione del socialismo-comunismo. Quelli che come noi caratterizziamo l’attuale epoca come la transizione dal capitalismo al socialismo, non abbiamo alcun dubbio su quale sia il nostro compito.

Questa è la tribuna da cui si dovrebbero evidenziare e ricordare queste importanti questioni. I partiti e le organizzazioni che sono qui sono comunisti, non qualcos’altro. Come partiti comunisti rappresentiamo ed organizziamo un settore specifico e la maggioranza della società, la classe operaia, dobbiamo cercare alleanze con altri settori sociali, ma non abbiamo mai perdere di vista né la nostra natura, né la natura di classe della società e dello Stato. Non dobbiamo mai perdere di vista questo fatto, o tentare di camuffare ricorrendo a vecchie posizioni ideologiche che tanto danno hanno fatto al nostro movimento ed alla classe operaia internazionale.

Compagni, la nostra lotta è una lotta politica, ma anche ideologica. Le situazioni di relativa debolezza che soffriamo di fronte agli attacchi del capitalismo in tutte le sfere non può farci dubitare degli elementi essenziali che compongono il partito della rivoluzione, ed i nostri obiettivi da perseguire come comunisti.

L’America Latina, che per molti anni ha sofferto saccheggi e ruberia da parte delle potenze imperialiste dell’Unione europea e degli Stati Uniti sono ora in una situazione molto diversa dall’Europa: i processi popolari avanzano e i partiti comunisti si rafforzano, ma c’è una forte confusione ideologica indotta da gruppi che non vogliono che la classe operaia prenda il potere, che il progresso di tutti i processi si muova per porre fine alla contraddizione principale, che rimane tra capitale e lavoro. Con una posizione umile e di supporto ai processi di liberazione in America, chiediamo ai partiti fratelli presenti e assenti di non ridurre la battaglia ideologica in modo che non vengano catturati dalle vedute ideologiche degli altri, per mantenere il loro profilo autonomo in questi processi in modo che quando le contraddizioni esplodono, la classe operaia e il suo partito comunista possano compiere il passo finale verso la conquista del potere.

Il sistema imperialista è il nemico di tutti i popoli. Il sistema imperialista non è solo rappresentato dagli Stati Uniti, ma anche da altre strutture come l’UE, la NATO, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. La nostra lotta non è contro l’imperialismo in astratto, ma contro i suoi meccanismi e strumenti. Il caso della Libia, o gli eventi in corso in Siria, stanno mostrando che alcune organizzazioni comuniste, sistematicamente, non analizzano la natura e il modus operandi delle potenze imperialiste. Ci sono momenti in cui non si può prendere una posizione intermedia, poiché questa posizione intermedia non dimostra l’autonomia del partito della classe operaia, ma, al contrario, mostra la paura di contraddire apertamente la posizione ideologica dominante, che non è altro che la classe dominate. La guerra è parte integrante della strategia di dominazione dell’imperialismo mondiale, la lotta contro la guerra imperialista richiede l’azione coordinata delle masse in tutto il movimento comunista internazionale.

Compagni, abbiamo davanti a noi un’opportunità storica di sfruttare la crisi strutturale del capitalismo per mostrare alla classe operaia e ampi settori della società i limiti storici del capitalismo. Si tratta di un compito di grande responsabilità e di grande importanza, che ci impone di essere il più coordinati possibile, ma anche il più ideologicamente uniti, sulla base del marxismo-leninismo. Il PCPE è disposto a prendere le misure necessarie per muoversi in tale unità.

Sviluppare azioni coordinate globali e / o regionale per il Movimento Comunista Internazionale è una priorità, e ci muoviamo in quella direzione. Azioni coordinate contro la guerra imperialista, per l’uscita dall’Unione europea, contro gli attacchi alla classe operaia da parte dei governi borghesi che approvano una riforma del lavoro dopo l’altro. Tutte queste azioni devono essere risolte sotto la direzione dei comunisti verso la rivoluzione socialista.

Iniziamo a creare strutture organizzative per permettere questo intervento nella realtà immediata dello sviluppo della lotta di classe internazionale.

Intervento del compagno Carmelo Suárez ‘per il Partito Comunista dei Popoli di Spagna all’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai ad Atene 9/11 Dicembre 2011

traduzione dalla spagnolo di Salvatore Vicario

Gestiamo la dittatura del capitale o vogliamo esercitare la dittatura del proletariato?ultima modifica: 2011-12-26T12:31:00+01:00da dalai87
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