“Mettere la classe operaia in marcia come classe”

spagna,minatori,scioperoCirca 200 minatori dei bacini minerari del nord della Spagna hanno iniziato venerdi 22 Giugno una marcia verso Madrid, dove confluiranno l’11 Luglio in una grande manifestazione contro i tagli, che porteranno alla chiusura delle miniere, dell’UE e del governo spagnolo.

I minitori asturiani raggiungeranno lunedì gli altri 60 minatori di Leon e da qui si incammineranno insieme verso la capitale, percorrendo più di400 Km.

La mobilitazione dei minatori iniziata il 23 Maggio scorso, inizialmente con 4 giorni di mobilitazioni, si è trasformata dal 1° Giugno in uno sciopero continuato ed a tempo indeterminato, con barricate, violenti scontri conla GuardiaCivil, manifestazioni, blocchi stradali e ferroviari, che ha visto l’ampia solidarietà di altri settori lavoratori e delle masse popolari. Lo scorso 18 Giugno nel giorno dello sciopero generale nelle regioni minerarie, grandi manifestazioni popolari hanno invaso le strade di alcune città, come Oviedo, dove si sono radunati più di 50.000 minatori, e come  Leon dove più di 15.000 persone hanno manifestato a fianco dei minatori, giungendo fino al consiglio provinciale che è occupato da sei minatori dal 4 Giugno scorso.

I diktat dell’UE seguiti fedelmente dal governo spagnolo segnano nella pratica, la chiusura delle miniere di carbone, lasciando più di 30.000 famiglie senza mezzi di sussistenza. Infatti, il governo spagnolo nonostante che si sia pronunciato in modo contrario alla decisione dell’UE di sospendere i finanziamenti al settore minerario spagnolo nel 2018, haprovveduto a tagliare i finanziamenti spagnoli del 63% comportando la chiusura immediata di decine di miniere, con circa 8.000 minatori che perderanno da subito il lavoro. Nello stesso periodo, il governo dell’oligarchia destina 23 MILIARDI al salvataggio di BANKIA.  

La crisi del capitalismo continua e le misure imposte dalla Troika e che i governi di turno assumono sotto dettatura dell’oligarchia consistono nel gettare sistematicamente sulle spalle dei lavoratori il peso della crisi. Ciò dimostra sempre più in modo evidente la natura di classe dell’UE e dello Stato come l’irriformabilità del capitalismo, che soprattutto nella sua fase di crisi strutturale dimostra tutta la sua barbarie e violenza sociale, non avendo altra alternativa per recuperare la redditività del capitale che accrescere lo sfruttamento, distruggere le forze produttive e scatenare guerre per la lotta dei mercati, delle rotte commerciali e lo sfruttamento delle materie prime.

Non si preoccupano per nulla del futuro delle famiglie dei lavoratori, non si preoccupano per nulla del futuro di intere regioni che vivono sul lavoro d’estrazione, non si preoccupano per nulla della gioventù che si vede tagliato il suo futuro. 

Non si tratta di indefiniti “indignados” nelle varie modalità, ma si tratta di lavoratori che subiscono quotidianamente le contraddizioni del sistema capitalistico imperialista e dalla loro lotta arriva una grande lezioni a tutta la classe lavoratrice del continente, in particolare dei lavoratori dei paesi cosiddetti PIIGS, che subiscono due volte la crisi e le politiche di gestione stabilite dai paesi economicamente più forti e dai vari governi delle borghesie autoctone. L’unità e le modalità di lotta, l’appoggio dei settori popolari della popolazione, la comune mobilitazioni di altri settori lavorativi, ci sta a dimostrare la propensione, la disponibilità, la necessità e la potenzialità di un vero conflitto che molti credono impossibile.

In questa lunga mobilitazione, l’aspetto sostanziale è l’unità di classe e popolare che non solo fortifica quell’alleanza vitale per resistere all’offensiva capitalista, ma rappresenta un tassello cruciale per la costruzione di un ampio movimento operaio-popolare in grado di rispondere concretamente a quest’attacco, prendendo in mano direttamente il proprio destino, rifiutando quelle pratiche conciliatorie e difensiviste, che servono solo a far digerire tutto ai lavoratori, che fanno prevalere il disfattismo, il fatalismo, rendendoli inoffensivi e divisi. L’unità e l’elevazione della coscienza del proprio ruolo storico, sono determinanti in questa determinata fase storica, in cui le classi dominanti stanno sferrando un duro e continuo colpo alle conquiste sociale costate anni di lotte e di sangue al proletariato mondiale. Rigettare il modello del patto sociale e le pratiche concertative, unendo le lotte al di là delle cupole sindacali, unendo alla tenacia, alla rabbia, alla solidarietà, la prospettiva di un cambiamento radicale. La situazione ha solo due sbocchi: o il potere rimane nella mani dell’oligarchia, della borghesia predatrice, dei padroni e banchieri e ciò significherà ogni sorta di sacrifici e repressione per la classe lavoratrice. Oppure il potere passa nelle mani degli operai, dei lavoratori, delle masse popolari, guidate dall’avanguardia politica, e in questo caso vi sarà l’abolizione della tirannia dell’oligarchia finanziaria, dei banchieri, dei padroni ed il frutto del lavoro degli operai e dei lavoratori sarà destinato al soddisfacimento delle necessità delle masse popolari.

 

“Mettere la classe operaia in marcia come classe”

Unità e lotta, fino alla vittoria!

“Mettere la classe operaia in marcia come classe”ultima modifica: 2012-06-24T00:44:08+02:00da dalai87
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