La risposta deve essere adeguata all’attacco dell’oligarchia

Come giustamente ricordano i compagni spagnoli del PCPE, “Ogni momento storico, nello sviluppo della lotta di classe, ha il suo programma e la sua strategia di forza per conquistare le posizioni corrispondenti allo sviluppo concreto delle contraddizioni capitale-lavoro.” Oggi, l’aggravarsi della crisi strutturale e della recessione intensifica l’attacco delle classi dominanti contro i diritti e le condizioni di lavoro e di vita della masse lavoratrici. Dall’inizio della crisi nel 2008 ad oggi, il numero di lavoratori disoccupati ha raggiunto i 25 milioni (2.05 milioni in più nell’ultimo anno), di cui 18 milioni nell’eurozona(2.1 milioni in più nell’ultimo anno). In Italia la disoccupazione ha raggiunto quasi l’11% (758.000 “nuovi” disoccupati nell’ultimo anno), ovvero più di 2.8 milioni della forza lavoro, in cui il 36% dei nostri giovani è disoccupato. A questi dati vanno aggiunti quelli degli inoccupati e sotto-occupati, sempre in numero maggiore visto l’utilizzo di tutte le “nuove” forme contrattuali che rendono sempre di più sottomesso, ricattabile e senza diritti il lavoratore, soprattutto giovane (1 su 2 è precario). Situazione questa che a Messina e provincia si fa ancora più grave, come testimoniano i dati con più del 40% della forza lavoro tra i 15-24 anni disoccupato, con una disoccupazione totale provinciale di circa il 13%, mentre gli inoccupati toccano il 60%. Nei primi sei mesi dell’anno 3.000 lavoratori (essenzialmente operai ed artigiani) nella nostra provincia hanno perso il lavoro, chi per licenziamento chi per chiusura. L’attacco senza precedenti alle pensioni, di cui molti precari di oggi, vedranno forse solo qualche briciola; l’aumento della tassazione indiretta come l’IVA e le accise sulla benzina; l’ulteriore deregolamentazione del cosiddetto “mercato del lavoro”, con tra le altre l’abolizione di fatto dell’art.18; la privatizzazioni e le liberalizzazioni di settori, i cui costi ricadranno sulle masse popolari ed ingrasseranno i profitti dei capitalisti monopolisti; l’attacco al sistema sanitario. In tutta Europa cresce la povertà tra le masse lavoratrici e popolari, con una cifra astronomica di circa 115 milioni di persone che vive sotto la soglia di povertà, 160 milioni se aggiungiamo quelli a rischio povertà. Migliaia di famiglie non possono più permettersi di soddisfare i propri bisogni fondamentali, come la salute, gli alimenti e la casa. Emblematici i dati sugli sfratti che lo scorso anno hanno colpito circa 56 mila famiglie nella grande maggioranza sono state famiglie operaie, ma anche artigiani e piccoli commercianti, segno ulteriore della proletarizzazione della “piccola borghesia”.

A livello europeo, come a livello italiano, si mostrano i primi pesanti effetti concreti nelle vite delle masse popolari e lavoratrici; soprattutto nei paesi “etichettati” come PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) la classe operaia inizia timidamente a muoversi, con le eroiche proteste e mobilitazioni degli operai dell’Acciaieria Greca di Atene, in sciopero prolungato per più di 6 mesi, ai minatori spagnoli che hanno elevato il livello di scontro di classe, di metodo e di organizzazione nel paese iberico, avviando un processo di lotte operaie di massa ancora in corso contro le politiche del governo locale che risponde agli interessi dell’oligarchia ed applica i dicktat della Troika (UE,BCE,FMI). In Italia assistiamo ai primi focolai della risposta operaia, dagli operai dell’IlVA, ai minatori del Sulcis, agli operai dell’Alcoa, senza dimenticare le lotte degli operai della Fincantieri, della FIAT di Pomigliano, della Jabil, dell’ex Alfa di Arese. Si registra una ripresa delle lotte operaie, anche se debole ed irregolare. Per ora la classe operaia, sconfitta, divisa e incastrata non reagisce come classe e con la radicalità e metodi corrispondenti al livello delle politiche dei governi della borghesia e dell’imperialismo. Questo ci indica a noi marxisti leninisti il compito immediato, elevare la coscienza e l’organizzazione delle lotte dei lavoratori, unire la classe operaia lottando come in classe in sé e per sé, entrando nella contraddizione capitale-lavoro sviluppando gli elementi politici, rivendicativi e i metodi di lotta che ne rafforzino la posizione di fronte alla classi dominanti, ed i loro rappresentanti politici. Le pratiche sindacali della concertazione e della divisioni dei lavoratori, e il riformismo e l’opportunismo (figli del revisionismo) delle forze della defunta sinistra di classe, hanno introdotto nella classe da almeno 30 anni la consapevolezza che non vi è alcuna alternativa al capitalismo, che esso in realtà è il sistema naturale. Costoro hanno disarmato il movimento operaio attraverso la politica della riconciliazione, del dialogo sociale, della cooperazione di classe, della sottomissione ai padroni e agli organismi imperialisti. Ingannano, illudono e disorientano i lavoratori impedendone la lotta e la reale presa di coscienza dello stato delle cose, rendendoli inoffensivi. Oggi in una fase così avanzata del livello di attacco contro la classe lavoratrice e le masse popolari, la borghesia cerca in tutti i modi di impedire loro la consapevolezza di essere classe in sè in lotta per il potere, da un lato con il riformismo “radicale” della defunta sinistra di classe che illude in soluzioni pacifiche ed interne al sistema istituzionale borghese ed il regime socio-economico e produttivo capitalista, con parole d’ordine interne allo “Stato Sociale” e metodi idealistici come un illusorio “referendum” che si svolgerà non prima del 2014(ovvero dopo le elezioni “bluff”, di un parlamento e rispettivo governo di semplice amministrazione, senza alcuna autonomia in materia economica e sociale) per contrastare l’attacco contro il “mondo del lavoro”; dall’altro lato la borghesia “crea” movimenti di protesta funzionali ai propri scopi, che mirano ad assorbire la rabbia sociale per incanalarla nell’interclassismo e nella legittimazione stessa dell’attuale sistema, di cui si critica idealisticamente qualche aspetto, molto lontano dalla contraddizione tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione privata dei suoi risultati. Ovvero lontana dalla concreta realtà del lavoro, delle fabbriche e dalla contraddizione centrale capitale-lavoro. La priorità oggi è organizzare il contrattacco, della classe operaia unita agli altri strati popolari, contro il governo dell’oligarchia, e l’asse Unione Europea, Euro e Nato, che costituiscono gli organismi su cui si basa il capitalismo imperialista europeo, che esprimono chiaramente quale sia l’unica strategia che hanno per tentare di cercare una via d’uscita favorevole agli interessi della plutocrazia e dell’oligarchia: aumento dello sfruttamento della manodopera operaia, distruzione delle forze produttive, saccheggio della proprietà pubblica (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) e guerre per la conquista delle risorse naturali.

L’unità di classe e l’elevazione della coscienza del proprio ruolo storico, sono determinanti in questa determinata fase storica, in cui le classi dominanti stanno sferrando un duro e continuo colpo alle conquiste sociale costate anni di lotte e di sangue al proletariato mondiale. Rigettare il modello del patto sociale e le pratiche concertative, unendo le lotte al di là delle cupole sindacali, unendo alla tenacia, alla rabbia, alla solidarietà, la prospettiva di un cambiamento radicale. La situazione ha solo due sbocchi: o il potere rimane nella mani dell’oligarchia, della borghesia predatrice, dei padroni e banchieri e ciò significherà ogni sorta di sacrifici e repressione per la classe lavoratrice. Oppure il potere passa nelle mani degli operai, dei lavoratori, delle masse popolari, guidate dall’avanguardia politica, e in questo caso vi sarà l’abolizione della tirannia dell’oligarchia finanziaria, dei banchieri, dei padroni ed il frutto del lavoro degli operai e dei lavoratori sarà destinato al soddisfacimento delle necessità delle masse popolari.

COSTRUIRE COMITATI DI LOTTA UNITARIA NELLE FABBRICHE E IN TUTTI I POSTI DI LAVORO, CHE COSTITUISCANO I GERMI DEL POTERE OPERAIO-POPOLARE RIVENDICANDO IL DIRITTO DEI LAVORATORI DI DECIDERE, IMPEDIRE I LICENZIAMENTI, RAFFORZARE LA COSTRUZIONE DEL PARTITO COMUNISTA(CSP-PC), PROCLAMARE LO SCIOPERO GENERALE CHE BLOCCHI LA PRODUZIONE!!!

SENZA I LAVORATORI NULLA SI MUOVE

SIAMO NOI LAVORATORI CHE PRODUCIAMO LA RICCHEZZA, A NOI LAVORATORI SPETTA IL POTERE!

Csp-Partito Comunista Messina – www.partitocomunistasicilia.it/messina

mail:comunicazioni@partitocomunistasicilia.it

per adesioni messina e provincia: 338-7886131

La risposta deve essere adeguata all’attacco dell’oligarchiaultima modifica: 2012-09-17T17:10:00+02:00da dalai87
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