Per un 25 Aprile nel segno della reale lotta del proletariato italiano, per la controffensiva operaia e popolare

Il 25 aprile da anni è stato svuotato del suo significato storico, sociale e di classe da parte delle classi dominanti, i loro mezzi di comunicazioni e organizzazioni politiche e sindacali. Il 25 Aprile 1945, fu il giorno della grande insurrezione di Milano, considerato come atto finale della lotta di liberazione nazionale che chiuse il periodo del “ventennio fascista” e dell’occupazione nazista.

È un grande giorno. È il grande giorno. C’è tutta la città che corre che grida, che risorge. Per ore e ore le squadre dei GAP e dei SAP, degli operai, dei giovani, in attesa delle formazioni di montagna in marcia verso Milano, corrono da un quartiere all’altro per eliminare un nido di resistenza fascista, per arrestare un gerarca, per costringere alla resa un reparto tedesco. Quarantotto ore prima eravamo pochi, ora siamo folla. Però, dietro di noi a sorreggerci, ad aiutarci, a nasconderci, a sfamarci, a informarci, c’è sempre stata questa massa di popolo che ora corre per le strade, si abbraccia e ci abbraccia, e grida: “Viva i partigiani.” Da Senza tregua di Giovanni Pesce, cap. Cap. XIV – A ritmo serrato, Feltrinelli, Milano

Fu l’apice della riscossa del popolo italiano, massacrato per vent’anni da un regime reazionario ed anti-popolare. Fu allo stesso tempo una liberazione nazionale senza vera giustizia per le masse lavoratrici e popolari italiane, che non distrusse l’origine del male che generò il fascismo ed il nazismo, e contro il quale si scagliò il proletariato italiano guidato dai comunisti; il 25 Aprile, viene mascherato da un anti-fascismo formale da un lato e dal revisionismo dall’altro, si nasconde il carattere popolare e di classe di quella lotta per la trasformazione sociale per la quale migliaia di partigiani comunisti si gettarono nella lotta armata e per la quale trovarono la morte, la tortura, la prigionia, l’esilio tanti operai, contadini, giovani.

Fu una lotta popolare comune a molti paesi europei dove la borghesia istituì regimi fascisti e nazisti. Eroica la lotta internazionalista in Spagna, eroica la resistenza partigiana in Francia contro l’occupazione nazista, eroica la lotta partigiana in Germania, eroica la lotta dei partigiani comunisti in Jugoslavia, eroica la guerra condotta dall’Armata Rossa, guidata da Stalin, nell’est europa a difesa del primo Stato Operaio e Contadino minacciato e semi-distrutto dall’imperialismo nazista tedesco, che con tenacia assestò un colpo mortale e decisivo a Hitler ed il suo esercito, con la storica vittoria nella battaglia di Stalingrado del 2 Febbraio del 1943 che diede impulso e fiducia nella possibilità reale di sconfiggere il nazi-fascismo a tutte le masse lavoratrici e popolari in Europa; in Italia dopo questo grande evento, si svilupparono nel marzo ’43 le lotte operaie di sciopero a Torino e Roma, che assestarono il primo duro colpo al Fascismo mussoliniano, che sancirono anche il legame indissolubile tra la lotta operaia e la lotta comunemente riconosciuta come partigiana, e la forte guida delle organizzazioni comuniste, ma anche socialiste e anarchiche (senza dimenticare l’esperienza degli Arditi del Popolo). Il Partito Comunista d’Italia sez. della Terza Internazionale, in stato di clandestinità condusse una tenacia lotta per tutto il ventennio fascista, e dal ’43 fu la principale organizzazione politica all’interno del Comitato di Liberazione Nazionale e fuori da esso, con i GAP costituiti per iniziativa del Partito Comunista. Migliaia di comunisti si gettarono nella lotta armata, salirono nelle montagne e si riversarono nelle città spinti dalla prospettiva rivoluzionaria della liberazione sociale dalla Borghesia per un nuovo ordine sociale: instaurare anche in Italia il potere dei lavoratori e la nuova società socialista, senza più l’oppressione e lo sfruttamento della classe borghese. La lotta contro il fascismo mussoliniano prima e l’occupazione nazista, sulla base di ciò, per il proletariato italiano era una fase determinata nel quadro della lunga guerra di classe.

Per questo noi Comunisti marxisti-leninisti, pur riconoscendo il ruolo delle altre formazioni politiche anti-fasciste (dai socialisti, al Partito d’Azione, ai liberali, ai popolari, ai democristiani) che fecero una scelta di parte e che diedero nel complesso un carattere composito ed anche interclassista al CLN, non cadiamo nella retorica della conciliazione e del nuovo ordine democratico-costituzionale borghese. Non tradiamo una seconda volta lo spirito rivoluzionario, dei compagni e delle compagne, degli operai e delle operaie, dei contadini e delle contadine, della gioventù proletaria, delle masse popolari italiane.

Dal 1945 ad oggi, passando per il nuovo ordine democratico-costituzionale borghese sancito dalla vittoria della Repubblica del 1948, si è continuato a sviluppare il potere sfruttatore delle classi dominanti, dove una minoranza della società possiede il monopolio economico e politico a difesa dei propri interessi contro le aspirazioni e necessità della classe operaia e delle masse popolari. 30 anni di dure lotte operaie si sono svolte nel primo periodo dell’ordine democratico-costituzionale borghese (dominato dalla Democrazia Cristiana, dal Vaticano, dagli Stati Uniti e dalla Mafia), lotte che hanno strappato grazie ai favorevoli rapporti di forza garantiti dal Blocco Socialista, le conquiste sociali e politici, i diritti sul lavoro, che hanno alleviato la condizioni di sfruttamento capitalista. Lotte represse duramente dallo Stato Borghese, che sono costate la vita a centinaia di compagni e compagne, di sindacalisti, di operai e operaie, di contadini, di studenti ecc… Lotte contraddistinte dalla forte azione di classe dei comunisti, che videro tradite le loro aspirazioni rivoluzionarie dal servilismo della sinistra.

Chiusa la prima fase (la I Repubblica), si è aperta una nuova fase dopo il riposizionamento interno all’ordine Borghese con la cossi detta II Repubblica, che si contraddistingue per l’incessante lotta di classe dall’alto chiudendo l’epoca dell’avanzata (seppur tradita, incastrata, frenata) nei diritti sociali e politici per la classe operaia e le masse popolari italiane. Disciolta l’organizzazione di classe inglobata negli interessi del capitale, si è aperta una stagione politica nata dal “Britannia” che ha imposto politiche neo-liberiste, con privatizzazioni e svendita delle imprese pubbliche, integrata nel recinto stabilito dall’Unione Imperialista Europea con il Trattato di Maastricht, con la progressiva offensiva contro le conquiste della classe operaia nella fase precedente (abolizione della scala mobile, all’istituzione del precariato con la legge Treu implementata dalla legge Biagi, l’offensiva contro le pensioni, fino al dichiarato attacco contro il Contratto Nazionale, l’abolizione dell’art.18, la libertà di licenziamento, il taglio dei salari, l’aumento dei ritmi e intensità di lavoro), l’accentramento e l’accumulazione sempre in meno mani della ricchezza, e l’intensificazione dell’attività militare integrata nel quadro dell’alleanza atlantica della Nato: dalla Jugoslavia, alla Somalia, all’Iraq, all’Afghanistan, al Sahara, Rep. Centrafricana, alla Libia, al Mali, alla Siria, all’Iran per finire con le provocazioni contro la Corea del Nord.

Con l’acuirsi della crisi, si evidenziano sempre di più le due contraddizioni principali del capitalismo monopolista maturo, da un lato l’intensificazione dello sfruttamento interno e la distruzione della base produttiva per favorire la redditività del capitale, e sull’altro lato le tensioni interimperialiste e le guerre per la spartizione delle quote di mercato e materie prime, con il rischio sempre più reale di un conflitto mondiale (soluzione storica della crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione). L’attualità dell’offensiva capitalista, in un quadro di generale cristi strutturale e sistemica del capitalismo monopolista maturo, determina gli stessi principi che spinsero migliaia di lavoratori e lavoratrici, compagni e compagni, ad ingaggiare una dura lotta contro l’ordine fascista prima e l’ordine borghese democratico poi; la lotta contro un barbaro sistema, in cui gli scopi della produzione collimano con quelli del capitale per conseguire profitti e dove gli esseri umani sono solo un mezzo per raggiungerlo; disoccupazione, precariato e ipersfruttamento del lavoro, nessuna prospettiva per i giovani, servizi sociali in regressione, forte regresso della condizione proletaria, forbice sempre più larga tra “ricchi” e “poveri”, potere alle grandi forze economiche con la riduzione sempre più ampia degli spazi democratici pur solo formali, questo è il frutto dell’antiumano sistema capitalistico, che l’ideologia dominante ritiene “naturale” e “definitivo”; un sistema che si fonda sulla strutturale divaricazione tra chi possiede e controlla i mezzi di produzione e di comunicazione e la grande massa di coloro che sono subordinati e subalterni a cui viene dato e tolto il lavoro dai capitalisti, proprio come una merce. Dai detentori del capitale dipende l’esistenza dei più, assoggettata alle decisioni dei relativamente pochi centri di potere economico alla ricerca del massimo profitto.

La III internazionale ci consegna la definizione più precisa e completa sul fascismo definendolo “la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionaripiù sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario”

L’antifascismo è conseguente solo se è consapevole del ruolo che i fascisti hanno svolto e svolgono nell’ambito della feroce lotta di classe che il capitalismo sta combattendo contro i lavoratori e le lavoratrici, ruolo che si inserisce in un quadro di offuscamento della realtà della lotta di classe e di intimidazione verso coloro che operano per la riorganizzazione della classe, ad opera anche dei mass media e delle forze dell’ordine che sono attori integranti e in cui il ruolo di protagonista è giocato dalle forze di governo, dai loro alleati politici e dai potentati padronali, economici e finanziari. 

La resistenza ha sicuramente contribuito al miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia, dopo la guerra. Proprio perchè c’è stata la Resistenza, perchè c’erano i comunisti a guidarla, è stato possibile ottenere quei miglioramenti. Se non c’erano i comunisti saremmo sicuramente in una situazione peggiore. Ma la borghesia continua a sfruttare gli operai. Io sono per la rivoluzione, partirei subito, anche domani […] Quando ci fu l’attentato a Togliatti aspettavamo un segnale dal Partito e la lotta partigiana sarebbe ripartita. Eravamo tutti pronti a combattere la borghesia. Purtroppo il via non è mai arrivato. Abbiamo perso una grande occasione. Senza rivoluzione non si impedisce lo sfruttamento dei lavoratori. Vorrei che si iniziasse domani una lotta decisa per buttar giù la borghesia che sfrutta gli operai. Non come i ministri di sinistra di oggi che dicono: “Faremo domani”. E’ come la questione delle 35 ore. E’ una rivendicazione giusta e storica della classe operaia, bisognerà arrivare anche alle 20 ore. Ma bisogna lottare oggi, non rimandare. La classe operaia arriverà a comprendere che i borghesi sono pieni di milioni, mentre l’operaio va via scalzo. Bisogna fare la rivoluzione, è la sola alternativa per cambiare le cose. […] Io inizierei subito, non domani. E’ sicuramente necessario cominciare a organizzarsi, avere un Partito Comunista e anche un esercito, dei combattenti proletari.” * Parola del Comandante “Giacca” Mario Toffanin, Comandante dei GAP di Udine condannato all’ergastolo (pena commutata a 30 anni) dalla giustizia borghese italiana e graziato da Pertini nel 1975.

Per non tradire la lotta partigiana, per non tradire la memoria dei compagni e compagne, morti, torturati, imprigionati per mano dell’ordine borghese fascista prima e dell’ordine borghese democratico poi, bisogna quindi lottare per la liberazione sociale, per una società senza padroni e sfruttamento, senza disoccupazione e povertà, guerre e regressione. Per la società dove la ricchezza prodotta dai lavoratori non sarà sottratta dall’oligarchia finanziaria capitalista parassitaria. 

*tratto da “Intervista al Comandante Giacca: la verità su Porzus“.

S.V.

CSP-PC su 25 Aprile e 1 Maggio: http://www.comunistisinistrapopolare.com/2013/04/17/il-volantino-viva-il-25-aprile-ed-il-1%C2%B0-maggio-per-la-pace-il-lavoro-ed-una-vera-democrazia-popolare/

Scritto di M.Rizzo in onore del Comandante “Gemisto”: http://www.comunistisinistrapopolare.com/2013/04/16/onore-e-gloria-a-francesco-moranino-comandante-partigiano-artefice-della-resistenza-che-dette-la-liberta%E2%80%99-all%E2%80%99italia-la-memoria-come-strumento-di-lotta-al-revisonismo-storico-impera/

CSP-PARTITO COMUNISTA Sicilia, il 25 Aprile 2013 sarà in Piazza a Catania e a Niscemi, con i compagni e le compagne del Collettivo Red Militant (Circolo Lenin di Catania), nel segno della comune visione rivoluzionaria e dell’obiettivo della costruzione del Partito Comunista. PER UN 25 APRILE DI RESISTENZA VERA! Invitiamo i compagni e le compagne, i/le simpatizzanti ad unirsi a noi con le gloriose bandiere rosse e comuniste della Resistenza e della lotta di classe.

Per un 25 Aprile nel segno della reale lotta del proletariato italiano, per la controffensiva operaia e popolareultima modifica: 2013-04-23T01:06:00+02:00da dalai87
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