La libertà individuale come scusa per il crimine sociale

rompi+le+catene.jpgData la situazione sempre più disperata vissuta dalla classe lavoratrice per l’attuale crisi del capitalismo non mancano i portavoce tirapiedi dei padroni e delle banche che cercano di scaricare sulle spalle dei lavoratori la colpa per l’inferno che sono obbligati a soffrire. Secondo questi mascalzoni coloro che subiscono uno sfratto dovevano saperlo prima di firmare un contratto di mutuo. O coloro che sono disoccupati avrebbero dovuto essere più “competitivi” e lavorare di più per meno, invece di preferire di “vivere senza lavorare” raccogliendo il sussidio di disoccupazione. “Quello che succede a ciascuno è colpa sua”, ci viene detto. Nulla succede all’individuo,  secondo loro, che non sia la sua volontà razionale e cosciente. “Tu firmi un contratto perché vuoi, nessuno ti obbliga”, ci ripetono. Ci presentano il sistema capitalista come il paradiso dell’individuo, in cui ognuno è padrone del suo destino e dipende solo da se stesso per sopravvivere e prosperare. E’ la concorrenza, tutti contro tutti. Che ciascuno si guadagni le castagne come può!

Ma succede che in questa guerra apparente di tutti contro tutti, mentre la stragrande maggioranza non ha altro che pietre, pochi hanno carri armati e artiglieria. La presunta guerra di tutti contro tutti si rivela essere una guerra di classe contro classe. I lavoratori sono privati ​​di tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere, mentre una minoranza di imprenditori e banchieri monopolizza le fabbriche, le aziende, il denaro per finanziarle, ecc … Solo se i primi si sottomettono alle condizioni imposte dai secondi, questi gli daranno il sostentamento minimo di cui hanno bisogno. Non vi è alcuna “scelta libera e volontaria”, a meno che non si creda che scegliere tra la fame e la schiavitù sia una tale scelta. Ma con la firma di un contratto di lavoro si maschera questo rapporto di dominazione da parte del datore di lavoro sul lavoratore. Il rapporto sembra una mera operazione libera, un semplice scambio di oggetti equivalenti. Questa apparentemente inoffensiva operazione di compravendita nasconde un autentico ricatto derivante dallo sfruttamento di una classe da parte di un’altra. A quanto pare i lavoratori sembrano liberi di scegliere se collaborare o meno alle condizioni imposte da un determinato datore di lavoro. Ma la minaccia di non avere nulla per sopravvivere, vestirsi o mangiare costringe i lavoratori ad accettare condizioni di sfruttamento imposte dai padroni. Che cosa resta, allora, della libertà individuale? Lo scegliere tra sfruttamento e fame. Ed è ovvio che nessuno sano di mente potrebbe optare per la seconda opzione.

E lo stesso potremmo dire dei mutui e delle sue vittime. Per caso non si è spinto milioni di persone a contrarre mutui ipotecari durante gli anni della famosa bolla? Anche se molti lo hanno dimenticato, risuonano ancora quelle voci che tacciavano di “stupido” coloro che non contraevano un mutuo ed erano senza una loro casa di proprietà. Con questi tipi di interessi zero o vicino allo zero, cosa c’era da perdere? Stavano mentendo! Ma il relativo boom economico è terminato e la crisi di sovrapproduzione capitalista, contenuta per qualche tempo, è emersa con ancora più forza di prima. Milioni di posti di lavoro sono stati distrutti. Il salario di coloro che mantengono i loro posti di lavoro sono stati tagliati. I mutui sono diventati insostenibili e il mito dei “stupidi” che non li hanno contratti è caduto. Adesso i “stupidi” sono coloro che hanno contratto un mutuo ipotecario “al di sopra delle proprie possibilità”. Ora sembra che nessuno incitava a questo, che nessuno ha approfittato della situazione per vendere l’illusione che indebitandosi si poteva diventare proprietari, anche quando si arriva a malapena a fine mese. Si dice che erano persone adulte che “liberamente” hanno accettato di pagare quello che dovevano. Ma non si dice nulla su come la classe dei banchieri e uomini d’affari hanno promosso il credito spazzatura per contenere la sovrapproduzione che loro stessi hanno creato competendo tra di loro per conquistare mercati e rovinarsi l’un l’altro. Nulla si dice in merito a come questo credito si fomentò per far si che i lavoratori consumassero in massa, mentre gli venivano pagati salari sempre più. Imprenditori e banchieri hanno spinto i lavoratori in maniera massiccia nel baratro. Ma adesso questi stessi imprenditori e banchieri intendono, sia direttamente o attraverso i loro portavoce tirapiedi, dire ai lavoratori che sono essi che hanno la colpa della loro situazione precaria.

Imprenditori e banchieri proclamano solennemente la libertà dei lavoratori come individui. Ma questa libertà individuale può essere esercitata solo dentro le coordinate stabilite da quegli stessi imprenditori e banchieri che monopolizzano i mezzi di produzione e di scambio. Questa libertà individuale così tanto solennemente proclamata si riduce, come già detto prima, allo scegliere tra sfruttamento e fame. E’ la libertà di scegliere tra attaccarsi a un chiodo ardente o lasciarsi cadere. Ma i chiodi ardono sempre più. La disoccupazione cresce costantemente. Gli sfratti continuano. Continua il taglio dei diritti sociali e lavorativi. Continua la distruzione di tutte le conquiste operaie e popolari. Continua lo smantellamento della sanità e dell’istruzione pubblica. Continua il peggioramento delle condizioni di vita della classe lavoratrice. Continua il crimine sociale. Un crimine la cui responsabilità si cerca di evitare appellandosi alla libertà individuale.

Di fronte allo sprofondare nella fame e nella disperazione vi è una sola alternativa: organizzarsi e lottare. Precisamente, all’organizzarsi e lottare, la classe lavoratrice deve porre fine alla competizione tra i suoi membri. Bloccare questa competizione di cui banchieri e imprenditori si approfittano per spingere verso il basso i salari e le condizioni di lavoro. Da qui l’isteria delle banche, dei padroni e dei loro servi tirapiedi contro i picchetti e gli “escraches”, usando l’accusa di violare la sacrosanta libertà individuale. Per loro è meglio che la classe lavoratrice si rassegni e i suoi membri si limitano a competere tra di loro per non essere disoccupati e senza casa, anche se questo significa chinarsi al livello di bestie da soma, di fronte alla minaccia della fame e dell’indigenza. Ma la classe che non ha altro che la sua forza lavoro per sopravvivere non può accontentarsi di questa falsa libertà individuale che non è altro che un bavaglio per sottometterla allo sfruttamento. Solo organizzandosi e lottando contro questo regime di schiavitù malcelata i lavoratori possono aspirare ad esercitare veramente la loro libertà.

Claudio Spartak

«Noi abbiamo costruito questa società non per ledere la libertà personale, ma perché la persona umana si senta realmente libera. L’abbiamo costruita nell’interesse di una effettiva libertà personale, di una libertà senza virgolette. Per me è difficile immaginare quale può essere la «libertà personale» di un disoccupato che ha fame e non trova lavoro. La libertà effettiva si ha soltanto là dove è abolito lo sfruttamento, dove non c’è oppressione di una persona da parte di un’altra, dove non c’è disoccupazione e accattonaggio, dove l’uomo non trema al pensiero che domani potrà perdere il lavoro, l’abitazione, il pane. Soltanto in tale società è possibile una libertà personale, e qualsiasi altra libertà, effettiva e non fittizia». Stalin

La libertà individuale come scusa per il crimine socialeultima modifica: 2013-05-27T14:12:00+02:00da dalai87
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